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Melius Club

E' importante che gli stati ristabiliscano la supremazia sulle grandi multinazionali.


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34 minuti fa, appecundria ha scritto:

Ma assai poca, negli USA ci sono una decina di aliquote sales tax e sono la stessa nazione.

Sono rientrato per una sorsata d’acqua e guarda quel che tocca leggere.

Il differenziale va da 0,005 al 40 %

anche da noi ci sono zone depresse in cui l’aiuto è opportunamente dovuto, vale anche per il Lussemburgo?
pensare che abbiamo fatto la guerra a Sanmarino per molto meno.

appe su….

8 ore fa, nullo ha scritto:

ora rimane da chiedersi, erano (sono) deficienti o collusi

Lascia l'ascia o prode Nullo!

Ragioniamo.

Esistono tre possibilità:

1 loro sono deficienti;

2 loro sono collusi;

3 tu non sei un esperto di diritto europeo e in generale di processi di coordinamento e unificazione sovranazionale.

I primi due sono autoesplicativi, oltre che più probabili.

Per il terzo, vorrei chiedere quale dottrina economica prescrive che in una unione di stati debbano avere tutti le stesse aliquote. Gli Usa non l'hanno, mi pare nemmeno la Svizzera, chi altro c'è?

E allora ripenso a quelli che non si vaccinavano perché il vaccino non garantiva l'immunità al mille per cento.

L'Unione ha sempre subito questo sport: fissare attese irragionevoli, irraggiungibili e forse nemmeno utili, allo scopo di poter dire: visto? La UE non serve a nulla. 

 

  • Melius 2
2 ore fa, nullo ha scritto:

da 0,005 al 40 %

L'Irlanda ha due aliquote per le aziende: 12,5 e 25%. Basse indubbiamente, ma tu davvero credi che qui si paga il 40%?

Ma il quaranta per cento di cosa? 😀

58 minuti fa, appecundria ha scritto:

Esistono tre 

Guarda che il discorso si era allargato, non estrapolare per distorcere.

ancora oggi ci sono paesi in Ue che sono veri paradisi fiscali e non ci si riferiva solo al web.

 

per il web trovare la quadra è ovviamente particolare, chi deve incassare e come ripartire è una bella lotta visto come lavorano e generano profitti, in più devi discutere con un soggetto forte, parliamo degli usa prevalentemente, più in là si vedrà.

Nel frattempo le nazioni con tassazione agevolata ne hanno tratto per un lungo periodo un grosso vantaggio proponendo accordi diretti con le aziende per cui le cifre sottratte agli altri governi si stimano in qualche centinaio di miliardi, magari ci si riferiva a questo circa una certa inefficienza.

ma evidentemente va bene così per te.

oppure no, chissà.

 

 

10 ore fa, appecundria ha scritto:

ma tu davvero credi che qui si paga il 40%?

Dipende, se le tasse le paghi fin in fondo e nel calcolo ci infili dentro tutti i singoli assolvimenti che lo stato richiede (giù fino alle marche da bollo virtuali o reali che siano) quella percentuale la superi molto allegramente.

Se invece le tasse le eludi -sport molto diffuso a livello aziendale- o le evadi -sport diffuso a livello generale- è un altro paio di maniche. 

Gaetanoalberto
1 ora fa, Velvet ha scritto:

Se

Io non mi lamento e non punto il dito ma, anche legittimamente e partendo dalla struttura dei costi detraibili, l’esercizio dell’impresa porta quasi sempre a profitti molto bassi o nulli.

I benefici li percepisco facendo l’amministratore e fissandomi il compenso, usando l’auto aziendale, mettendo a costo rappresentanza i pasti, rimborsandomi parte dei viaggi, e poi giocando sul valore in caso di cessione, tenendo conto anche della patrimonializzazione eventuale.

Questo, su scala megagalattica, vale per le multinazionali: i profitti sono reinvestiti, ma il valore cresce attraverso il prezzo di borsa, ed in caso di vendita la tassazione sarà una frazione di quella del lavoro.

E, ripeto, non lo dico affatto per puntare il dito e lamentarmi: magari ne fossi capace io. È assolutamente normale che correre il rischio d’impresa da qualche parte trovi  adeguata retribuzione.  E poi non è affatto facile sopravvivere sul mercato.

Tornando a quel se, diciamo che i meccanismi per ridurre il carico fiscale di solito ci sono, e lo dimostra la distribuzione statistica del gettito.

1 ora fa, Velvet ha scritto:

giù fino alle marche da bollo virtuali o reali

Però bisogna confrontare mele italiane con mele irlandesi. Il primo trasferimento di multinazionale americana in Irlanda, a Galway, l'ho visto 30 anni fa e le motivazioni erano tante, principalmente i costi del personale rispetto a UK accompagnati dalla buonissima qualità del personale stesso. Poi, sì, c'erano discrete agevolazioni ma già era secondario. Men che meno si badava alle tasse ché paradisi fiscali c'è n'è anche negli Usa.

Alta qualità del personale a basso costo e che parla inglese, questo li smuove. Almeno nel mio settore. 

10 ore fa, nullo ha scritto:

Guarda che il discorso si era allargato, non estrapolare per distorcere.

Io non distorco niente, semmai sei tu che segui logiche non convenzionali nel pensiero classico.

E nota la signorilità della risposta ad un'offesa seria. Il resto del post non lo leggo nemmeno, ovviamente. 

@Gaetanoalberto

però non mescoliamo il tutto.

ci sono stati e ci sono accordi diretti tra stati e aziende che non sono alla portata di tutti e hanno deroga conseguenti, vedi in precedenza il citato accordo tra Apple e Irlanda, ma ci sono altri esempi da portare.

tra l’altro ancora si discute se ciò sia una violazione o meno degli aiuti di stato, segno che la legislazione difetti non poco.

ma anche quella nuova propone lacune, senza contare che tramite artifici e leggi locali poi l’utile lo si disegna ad hoc. Insomma la concorrenza fiscale esiste, e può pure essere pure un bene, ma la concorrenza tra uno staterello, o una isoletta, rispetto ad uno stato di grandi dimensioni è da regolare bene, tanto per dire, io roba come Lussemburgo e simili li piallerei.

chissà perché banche, e aziende come Ferrero e altri ci hanno piantato sedi.

Uno dei tanti articoli tanto per rifletterci sopra:

 

https://it.euronews.com/my-europe/2024/01/05/le-lacune-e-le-scappatoie-della-nuova-tassa-sulle-multinazionali

 

10 minuti fa, appecundria ha scritto:

Però bisogna confrontare mele italiane con mele irlandesi. Il primo trasferimento di multinazionale americana in Irlanda, a Galway, l'ho visto 30 anni fa e le motivazioni erano tante, principalmente i costi del personale rispetto a UK accompagnati dalla buonissima qualità del personale stesso. Poi, sì, c'erano discrete agevolazioni ma già era secondario. Men che meno si badava alle tasse ché paradisi fiscali c'è n'è anche negli Usa.

Alta qualità del personale a basso costo e che parla inglese, questo li smuove. Almeno nel mio settore. 

Mah... Nell'it abbiamo assistito ad una indianizzazione spinta ad esempio. Ma se parli con qualunque manager ti dice che piuttosto di essere costretto a lavorare ed interagire con gli indiani si farebbe monaco buddista. 

Ma il costo del personale ingleseparlante e qualificato sulla carta (ma in realtà mi dicono non molto) è talmente basso che le aziende vanno lì comunque. 

5 minuti fa, appecundria ha scritto:

resto del post non lo leggo nemmeno, ovviamente. 

 E un bel chi se ne sbatte?

nelle tue piccate repliche distorci eccome, condite spesso da un fascista e un leghista che non mancano quasi mai,  puoi invece di dialogare, correggere e insegnare quel molto che sai con ben altri modi.

briandinazareth
1 minuto fa, Velvet ha scritto:

Ma se parli con qualunque manager ti dice che piuttosto di essere costretto a lavorare ed interagire con gli indiani si farebbe monaco buddista. 

 

dipende... 

bisogna anche considerare che moltissimi manager italiani sono abituati a lavorare in modo non strutturato e un po' cantinaro, in india invece si ragiona in modo anglosassone. 

si segue il processo, deve essere on the book, le responsabilità devono essere chiare e definite ecc. 

in genere le difficoltà che si trovano con gli indiani sono le stesse che molti manager italiani incontrano quando lavorano con gli americani. 

ovviamente se vai al super-risparmio avrai indiani poco preparati, ma vale ache per gli italiani...

4 minuti fa, briandinazareth ha scritto:

bisogna anche considerare che moltissimi manager italiani sono abituati a lavorare in modo non strutturato e un po' cantinaro, in india invece si ragiona in modo anglosassone. 

Mah non saprei non è il mio settore. A portata di mano ho solo un manager Siemens di area tecnica e uno di primaria software house con sede lavorativa in Australia ed entrambi mi hanno raccontato le medesime horror stories. 

Ovvero che per cavare un ragno dal buco da un team di indiani serve 10 volte il tempo e l'energia rispetto ad un team europeo.

Ovviamente costa 20 volte meno perciò c'è margine. 

 




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