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Conoscenza (e scienza)


Savgal

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briandinazareth
4 minuti fa, mozarteum ha scritto:

Il fatto che la scienza spieghi il funzionamento del cervello in termini diversi da quelli tradizionali e piu’ fondati, pone la premessa per la possibilita’ di manipolazione dello stesso. Il farlo o non farlo non appartiene piu’ alla scienza ma, diciamo cosi’ per semplificare, alla sfera etica.

Ma se anche quest’ ultima diventa una funzione del cervello interna ad esso siamo da capo a dodici

 

nella pubblicità, nella politica, in come funzionano i social o i forum, molte di queste conoscenze sono già applicate. basta pensare alla scarica di dopamina dei like ai propri messaggi, strumento fortissimo per aumentare la nostra dipendenza, ai fini economici. 


la sfera etica è si interna al cervello, e la manipolazione della nostra mente in realtà non è un tabù, basti pensare all'uso dell'alcool.
certo, le conoscenze moderne permettono cose molto più sottili, ad esempiopossiamo già vedere cosa una persona sogna o pensa con un buon grado di approssimazione, in un futuro non lontano potremo "leggere la mente" per davvero, con un possibile impatto mostruoso, pensa solo a cosa possono farci le dittature...
 

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https://melius.club/topic/21272-conoscenza-e-scienza/page/3/#findComment-1274116
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17 ore fa, simpson ha scritto:

Non a caso, gli psicoterapeuti si formano sui casi specifici incontrati dai maestri

Altro fattore molto importante è interpretare correttamente i sintomi del paziente, per riuscire a distinguere quelli che sono riconducibili principalmente a problematiche nella strutturazione dell'io, esistenziali o spirituali

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@briandinazareth

Il testo sull'intelligenza artificiale che sto leggendo è molto impegnativo. Fino a quando le questioni poste erano relative alla logica, non ho avuto particolari difficoltà a seguire (grazie agli studi universitari). Il passaggio alle formulazioni probabilistiche (reti bayesiane), con la formalizzazione matematica rappresenta un grosso ostacolo, ma ho deciso di impegnarmi.

Per quanto concerne le classificazioni, il testo dedica capitoli alla rappresentazione della conoscenza. Ma specifica che la "ingegneria ontologica finora ha ottenuto un successo limitato". Riporta la citazione di un altro autore che afferma: "Ogni ontologia è un patto, un accordo sociale tra persone che hanno un interesse comune verso la condivisione. Quando gli interessi contrapposti pesano più della spinta alla condivisione, non può esserci un'ontologia comune."

 

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Quanto all'intelligenza, questa non è per nulla facile da definire. Ricordo gli studi di Kohler sugli scimpanzé quali primi esempi di comportamenti definibili come intelligenti. Lo scimpanzé chiuso in gabbia aveva a portata di mano un bastone, mentre le banane erano irraggiungibili. L'animale in poco tempo era in grado di utilizzare il bastone come strumento che gli consentiva di raggiungere le banane. L'autore definì questo comportamento come "ristrutturazione del campo cognitivo attraverso un atto di insight." Nel comportamento lo scimpanzé mette in relazione ciò che prima non lo era, mostrando anche un barlume di intenzionalità e consapevolezza. Il dubbio è se un computer, utilizzando degli algoritmi, sia in grado di fare la stessa cosa, senza attingere da conoscenze già presenti in internet.

 

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briandinazareth
1 ora fa, Savgal ha scritto:

con la formalizzazione matematica rappresenta un grosso ostacolo, ma ho deciso di impegnarmi.

 

è una parte che comunque puoi in gran parte saltare senza perdere il senso. 

 

1 ora fa, Savgal ha scritto:

Nel comportamento lo scimpanzé mette in relazione ciò che prima non lo era, mostrando anche un barlume di intenzionalità e consapevolezza. Il dubbio è se un computer, utilizzando degli algoritmi, sia in grado di fare la stessa cosa, senza attingere da conoscenze già presenti in internet.

 

la ia riesce a mettere in relazione ciò che prima non lo era (e non lo era neppure nel set di informazioni su cui ha imparato). 
anche la scimmia parte da delle conoscenze, oltre ad un patrimonio genetico che permette di fare cose pre-apprese. senza questo non è in grado di fare nulla, neppure la suzione senza la quale il cucciolo muore.

 

sulla coscienza e intenzionalità invece siamo in terra ingognita, anche perché, di nuovo, non abbiamo una definizione universalmente accettata.

se la coscienza e intenzionalità sono frutti dell'evoluzione (adattivi oppure no) è difficile che possiamo vederle in una ia, almeno se non le ha imparate. 
se invece sono caratteristiche emergenti, come alcune teoria sulla coscienza suppongono, è invece plausibile che a certe condizioni almeno la coscienza possa manifestarsi anche se non "costruita" ad hoc. 

 

 

1 ora fa, Savgal ha scritto:

Ma specifica che la "ingegneria ontologica finora ha ottenuto un successo limitato". Riporta la citazione di un altro autore che afferma: "Ogni ontologia è un patto, un accordo sociale tra persone che hanno un interesse comune verso la condivisione. Quando gli interessi contrapposti pesano più della spinta alla condivisione, non può esserci un'ontologia comune."

 

questo è un punto importante e a me viene il dubbio se sia conveniente avere un'ontologia totalmente condivisa.

il rischio potrebbe essere un'uniformità eccessiva e invece diversi approcci ontologici, anche contrapposti, potrebbero rivelarsi più utili nella comprensione della realtà. 

naturalmente una condivisione di massima è necessaria anche solo per la comunicazione tra diverse entità.
 

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7 ore fa, Renato Bovello ha scritto:

@Savgal Ti ringrazio per la  precisazione. Gli errori e gli strafalcioni restano ma ,almeno,ho capito il motivo in base al quale avete scritto quanto sopra . 

Io spesso scrivo male, per pigrizia soprattutto. Me ne scuso.

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