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Intelligenza artificiale


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briandinazareth
7 minuti fa, faber_57 ha scritto:

Guarda che l'AI incarna proprio ciò che per noi è "essenziale": superare i limiti, costi quel che costi.

 

Aggiungo: la maggiore intelligenza è la cifra che ci ha sempre fatto sentire diversi dal resto,  fino a vederci immagine di dio. 

 

Adesso siamo di fronte alla realtà: siamo molto meno speciali di quanto xi piaccia pensare,  come individui e come specie.

 

è chiaro che in tanti perdano la brocca, quando è successa una cosa simile,  con darwin, che comunque aveva pochi impatti sulla vita quotidiana,  tanti hanno perso la ragione (ed esistono ancora i creazionisti), figuriamoci di fronte alla più grande rivoluzione che l'uomo abbia mai sperimentato,  che accade in un millesimo del tempo che si sia mai visto. 

  • Melius 2
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In ogni caso, tanto sono spaventato dai possibili sviluppi della cosa, tanto sono curioso di sapere cosa potrebbe rivelarci una superintelligenza, quali potrebbero essere gli sviluppi della conoscenza con questo 'aiutino'. Per esempio, sviluppare finalmente la fusione nucleare o sapere come va a finire Beautiful.

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Professor Luciano Floridi, nel suo ultimo libro “La differenza fondamentale” (Mondadori), offre una prospettiva nuova da cui guardare l’Ai: non va intesa come una forma di intelligenza, bensì come una nuova forma di “agency”. Che cosa significa?

L’intelligenza è propria degli esseri biologici, capaci di dare senso e scopo alle proprie azioni. L’Ai, invece, non pensa né comprende: elabora dati e istruzioni secondo regole statistiche e logiche, producendo risultati che appaiono intelligenti a noi che li interpretiamo perché coerenti o utili. Comprendere questa differenza è fondamentale: solo distinguendo l’intelligenza umana dall’agency artificiale, senza attribuire alle macchine qualità che non possiedono, possiamo orientarne lo sviluppo in modo consapevole e responsabile. Se invece pensiamo all’Ai come a una vera intelligenza, capace di comprendere e decidere come un essere umano, rischiamo di alimentare un falso entusiasmo e aspettative irrealistiche, confondendoci sui problemi reali.

È questo, secondo lei, il meccanismo che sta gonfiando quella che per molti è la bolla dell’intelligenza artificiale?

Il collegamento tra entusiasmo e bolla è particolarmente forte. Chi sostiene che non si tratti di una bolla nel senso classico (come la dotcom o quella dei subprime) offre una chiave di lettura interessante: l’Ai non sarebbe un fenomeno speculativo o passeggero, ma una ristrutturazione profonda, paragonabile più alla rivoluzione industriale o alla costruzione delle ferrovie che non all’arrivo di internet. Se la consideriamo non come un’altra intelligenza, ma come una nuova forma di agency, cioè una forza capace di gestire informazioni, un nuovo motore informativo, allora diventa chiaro perché molti la vedano come una fase inevitabile di riconversione del sistema produttivo globale. In questa prospettiva, l’enorme flusso di investimenti non è solo frutto di euforia, ma parte di un processo di ricostruzione industriale: è come se stessimo elettrificando di nuovo il pianeta. Peccato però che il mondo reale non sembri seguire del tutto questa narrazione.

In che senso?

Se si guardano gli investimenti di chi dovrebbe acquistare e implementare l’Ai, i numeri non sono così alti. La retorica della “nuova reindustrializzazione del mondo” alimenta una corsa all’oro, con aziende come Nvidia che moltiplicano il loro valore, ma questa euforia finanziaria non trova ancora un riscontro proporzionato negli investimenti produttivi effettivi. Il venture capital e le Big Tech investono miliardi, ma le imprese, soprattutto le piccole e medie, si muovono con molta più cautela. L’offerta cresce più rapidamente della domanda: c’è una corsa a sviluppare l’Ai, ma ancora pochi la stanno davvero usando. È qui che si gioca il rischio della bolla. Mi auguro, però, che non esploda ma “sfiati”: che la domanda cresca gradualmente dal basso, permettendo alla tecnologia di radicarsi nel tessuto economico e produttivo invece di implodere sotto il peso dell’euforia.

https://www.huffingtonpost.it/cultura/2025/10/31/news/luciano_floridi_agency_artificiale-20414070/

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Notizie sparse....

Voi dite che possiamo stare tranquilli? (chissà i nostri figli)

https://www.corriere.it/economia/lavoro/26_febbraio_26/licenziata-perche-sostituita-dall-ai-il-tribunale-di-roma-legittimo-motivi-e-conseguenze-della-sentenza-40391204-5b8d-4c7f-bef8-017d339f4xlk.shtml
 

Licenziata perché sostituita dall’Ai, il tribunale: «Legittimo».
Il tribunale ha riconosciuto legittimo il licenziamento di una dipendente in un’azienda che ha introdotto l’intelligenza artificiale per migliorare l’efficienza

 

 

«Giugno 2028, la grande crisi: disoccupazione Usa al 10,2% e crollo in Borsa». Cosa c’è nel report sull’Ai che ha scatenato ondate di vendite nei mercati

 

 

L’allarme di Pignataro, l’uomo più ricco d’Italia: «Stiamo insegnando all’AI come renderci superflui»

Il fondatore del gruppo di servizi finanziari avverte che l’utilizzo dei modelli di OpenAI, Anthropic & co sta creando i presupposti per sostituire società di consulenza, studi legali e ogni altro intermediario di sapere

 

 

 

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49 minuti fa, LUIGI64 ha scritto:

L’intelligenza è propria degli esseri biologici, capaci di dare senso e scopo alle proprie azioni. L’Ai, invece, non pensa né comprende: elabora dati e istruzioni secondo regole statistiche e logiche, producendo risultati che appaiono intelligenti a noi che li interpretiamo perché coerenti o utili. Comprendere questa differenza è fondamentale: solo distinguendo l’intelligenza umana dall’agency artificiale, senza attribuire alle macchine qualità che non possiedono, possiamo orientarne lo sviluppo in modo consapevole e responsabile. Se invece pensiamo all’Ai come a una vera intelligenza, capace di comprendere e decidere come un essere umano, rischiamo di alimentare un falso entusiasmo e aspettative irrealistiche, confondendoci sui problemi reali.



Questa frase è una delle più cieche, autoreferenziali e meno intelligenti che si possa concepire.

Non c'è nulla che limiti ai soli esseri biologici la capacità di essere intelligenti e scegliere.

Nulla. Quella citata è un'asserzione completamente basata sul nulla, un atto di fede, scarso persino tra gli atti di fede.

Per ottusità come queste il genere umano rischia di finire malissimo, e tanto più ci si convincerà di essere superiori e imbattibili, tanto prima verremo battuti.

 

 

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