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Dopo la morte c'è un'altra vita?


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2 ore fa, Gaetanoalberto ha scritto:

Cominciare adesso donando gli sterii?

Il cupio dissolvi è relativo alla vita, non agli sterii

@Savgal guardandomi attorno, con esperienza quotidiana, l'architrave della fede religiosa e la coesione sociale che ha ispirato in passato è già crollato da molti anni: qualcosa resiste ancora a livello istituzionale, e quasi esclusivamente la religione viene chiamata in causa come pretesto per aumentare il consenso socio-elettorale (tipo qualcuno che brandisce rosari come fossero kalashnikov), per il resto temo sia solo questione di tempo, quando una società ormai completamente atomizzata nei suoi componenti singoli imploderà rovinosamente, e non riesco ad immaginarne le conseguenze.

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ascoltoebasta

Credo non dovrebbero esserci architravi che faccian leva su paure,punizioni e/o giudizi divini,le considero catene logoranti,ritengo altresì che anzichè scrivere nuovi codici,quello stradale compreso,si dovrebbe dare inizio ad una scrittura di sani codici interiori,ma è un lavoro lento e a lunga prospettiva, in controtendenza al regnante" tutto e subito".

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Ma è davvero necessario abbracciare un credo religioso per credere o almeno sperare in un prosieguo post mortem?

:

Chi si professa ateo non crede in nessun dio, basta questo per concludere automaticamente che creda nel nulla dopo l'esistenza terrena?

:

Forse la mia è una domanda ingenua, ma leggendo il 3d mi è venuta spontanea.

:

Ringrazio quanti vorranno intervenire con le loro opinioni.

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La religione non l'ho mai ricondotta alla paura, al giudizio, alla punizione, o cose del genere

È vero che spesso c'è una componente etica molto forte, ma essa deve essere, per così dire, naturale e non imposta o autoimposta con la forza 

Sarebbe sufficiente pensare con animo sereno che comportamenti errati, con molta probabilità, porteranno effetti negativi, ovvero infelicità per se stessi e gli altri

 

  • Melius 1
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@shoegazer_82

Ripeto, il punto non è la fede in Dio e nell'immortalità dell'anima da un prospettiva individuale, bensì da quella sociale.

Il quesito che pone l'uomo folle di Nietzsche è cosa avverrà nel momento in cui la gran parte delle donne e degli uomini si convincerà che "Dio è morto".

 

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4 minuti fa, Savgal ha scritto:

gran parte delle donne e degli uomini si convincerà che "Dio è morto"

Bisognerebbe chiedere a chi si trova in quella posizione esistenziale

Da quello che vedo, un certo scientismo e riduzionismo abbastanza diffuso, potrebbe essere un effetto della morte di Dio

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briandinazareth
1 minuto fa, Savgal ha scritto:

Il quesito che pone l'uomo folle di Nietzsche è cosa avverrà nel momento in cui la gran parte delle donne e degli uomini si convincerà che "Dio è morto".

 

nulla di rilevante forse. anche considerando che quando nietzsche ha scritto, il livello di religiosità era molto elevato e che neppure si sarebbe potuto immaginare una secolarizzazione simile a quella attuale. 

in fondo cosa succede in repubblica ceca, in cina, in estonia e molti altri dove percentuali di persone sono atee o non religiose? si parla di percentuali fino all'80%.. 

inoltre non mi sembra che le società del passato fossero realmente più coese di quelle moderne.

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Ritengo che eccediate presupponendo che uomini e donne abbiano adeguata consapevolezza di se stessi e che i loro comportamenti siano guidati da valutazioni razionali. Il passato per tanti è il proprio destino, uomini e donne assomigliano più ai loro padri e alle loro madri che ai loro tempi. Inoltre, la consapevolezza di sé è spesso l'esito di un percorso, in cui lo studio e la conoscenza giocano un ruolo determinante. Riflessioni e dubbi su quel che si è e perché lo si è sono quasi sempre un "lusso" di persone colte e relativamente benestanti.

Si crede in Dio non sulla base di alcune considerazioni che sono state espresse in questo thread, bensì perché si è vissuti in una famiglia e in un ambito un cui si credeva in Dio e questa fede non era oggetto di valutazioni, ma un "fatto".

Nel momento in cui un "fatto sociale" diviene oggetto di una discussione vuol dire che non è più tale, è divenuta un problema, ma che tuttavia non è messo totalmente in discussione. Considerate che su Dio e tradizione si è costruita una campagna elettorale, e non solo in Italia.

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shoegazer_82
37 minuti fa, Savgal ha scritto:

@shoegazer_82

Ripeto, il punto non è la fede in Dio e nell'immortalità dell'anima da un prospettiva individuale, bensì da quella sociale.

 

beh, la seconda è frutto della prima, e la mia opinione sulle ricadute sociali l'ho espressa alla fine del mio post

tuttavia sono d'accordo con @briandinazareth che la domanda mi pare abbastanza anacronistica: Dio come ente creatore di mondi (ovvero un paradigma senza cui non si capirebbe il mondo) è morto da tempo, da quasi un secolo (come insegna Heidegger) siamo nell'era della techne

aggiungo che in passato civiltà - filosoficamente forse anche migliori della nostra - hanno fatto tranquillamente a meno di Dio (basti pensare ai greci che non credevano nell'aldilà e le cui divinità capricciose erano immanenti personalizzazioni del fato)

  • Melius 1
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Gaetanoalberto
2 ore fa, Savgal ha scritto:

fino a che punto la fede

Non credo sia ancora stata intaccata se non marginalmente l'influenza culturale dei due millenni di cristianesimo trascorsi.

La fede non è più il principio ispiratore esplicito e consapevole ma, quantomeno in termini di distinguo o a volte di contrapposizione, ha influenzato il pensiero successivo, ed infatti continuiamo a parlarne.

Non è detto, per il momento, che la minore religiosità e prospettiva di vita eterna si traducano in minor tenuta sociale.

Certo che é invece frequente in alcune aree politiche, il tentativo di appropriarsi del manto di una tradizione che pretende di richiamarsi a presunti e spesso male interpretati valori.

 

 

  • Melius 2
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briandinazareth
6 minuti fa, Savgal ha scritto:

Ritengo che eccediate presupponendo che uomini e donne abbiano adeguata consapevolezza di se stessi e che i loro comportamenti siano guidati da valutazioni razionali.

 

non lo penso neppure per quanto mi riguarda, gli esseri umani non sono creature razionali in generale.

la razionalità è qualcosa che si costruisce, sulla base di capacità che abbiamo, ma non è affatto automatica e molto spesso serve uno sforzo importante per esercitarla.

sul resto sono abbastanza d'accordo e spiega anche il perché sia un fenomeno molto raro cambiare religione da quella dei nostri padri e madri. molto più facile abbandonarla in favore di ateismo o agnosticismo.

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briandinazareth
11 minuti fa, Savgal ha scritto:

Considerate che su Dio e tradizione si è costruita una campagna elettorale, e non solo in Italia.

 

usate come clava contro gli altri e per creare un'identità e un'illusione di superiorità. 

alla fine pochi di quelli che abboccano a quella propaganda sono persone che credono e praticano effettivamente.

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@briandinazareth

Perdonatemi l'ennesima citazione.

 

In ciascuno di noi in proporzioni variabili c'è qualcosa dell'uomo di ieri; è proprio l'uomo di ieri che per forza di cose è predominante in noi, poiché il presente è solo poca cosa in confronto a quel lungo passato durante il quale ci siamo costruiti e del quale siamo l'emanazione. Solo che quest'uomo del passato non lo avvertiamo, perché è inveterato in noi; costituisce la nostra parte inconscia. Quindi tendiamo a non tener conto di esso né delle sue legittime esigenze. Al contrario, abbiamo una percezione vivida delle acquisizioni più recenti della civiltà, perché essendo recenti non hanno ancora avuto il tempo di organizzarsi nell'inconscio.

E. Durkheim “L'evoluzione pedagogica in Francia”

 

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Riprendo una citazione dello stesso autore già postata sopra.

"Ciò che è necessario perché l'ordine sociale regni è che maggior parte degli uomini si accontenti della propria sorte; ma ciò che è necessario perché se ne accontentino non è che posseggano più o meno, ma che siano convinti di non avere diritto ad avere di più."

Se non vi è più la fede e l'immortalità dell'anima a far sì che gli uomini si "accontentino" della loro collocazione nella società, ciò implica che questa debba essere giusta e razionale.

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18 minuti fa, Savgal ha scritto:

Si crede in Dio non sulla base di alcune considerazioni che sono state espresse in questo thread, bensì perché si è vissuti in una famiglia e in un ambito un cui si credeva in Dio e questa fede non era oggetto di valutazioni, ma un "fatto".

Questo è inconfutabile

Però c'è da dire che ciò può valere anche per i non credenti

Penso a quelle famiglie, a titolo di es. di sinistra e influenzate pesantemente dalla ideologia Marxista o affini

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