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Melius Club

La vicenda Ramy


Roberto M

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briandinazareth
4 minuti fa, Roberto M ha scritto:

Da due a sette anni di carcere.

E per fortuna che sarebbe la parte meno rilevante.

 

l'occultamento delle prove, anche se non consideri gli altri reati, ha pene più severe.
anche se io mi riferivo alla gravità del comportamento non hai fini giuridici, un conto è l'eccesso colposo durante un inseguimento, un altro è minacciare, "brutalizzare" e alterare o eliminare delle prove.

comunque, se ci sarà la condanna per omicidio stradale, anche considerando tutte le attenuanti per il fatto che il reato è stato commesso nell'adempimento del dovere ecc , significherà che si ritiene che il responsabile abbia violato la legge e quello che prevede in casi simili. 

la polizia non è al di sopra della legge. 

 

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tralasciando chi, parlando con i colleghi, dice di aver brutalizzato il testimone al quale sono stati cancellati video fondamentali
e tralasciamo anche chi parlando al telefono si rammarica che ne fosse morto solo uno

concentriamoci su chi guidava

domanda:
Le regole di ingaggio per gestire l'inseguimento di un motociclo sono state rispettate?

stabiliamo questa cosa e poi ci ragioniamo su tutti assieme

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5 minuti fa, lello64 ha scritto:

Le regole di ingaggio per gestire l'inseguimento di un motociclo sono state rispettate?

Hai centrato perfettamente il punto: non esistono leggi, o altra norma fino a un livello più basso che stabiliscono in modo univoco cosa un rappresentante delle FFO= può fare e cosa non può/deve fare in quelle e mille altre fattispecie

Prova ora a immaginare la conseguenza di questo stato di fatto? :classic_biggrin:

Questa è l'Italia per chi non ancora ne avesse contezza :classic_laugh:

Questo dramma (almeno per uno che la pensa come me :classic_sad:) precede la successiva decisione lasciata secondo costituzione agli organi democraticamente eletti di stabilire cosa è lecito e cosa meno ovvero alle decisioni politiche differenti

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Facciamo anche un ripassino, che qua sono tutti di Collegno:

.

 

«Zecche appese a piazzale Loreto». Le chat tra i carabinieri del caso Ramy
Media vicini al governo, sindacati, componenti delle forze dell’ordine. Vasi comunicanti che alimentano una narrazione divenuta ormai egemone che serve a preparare il terreno ai decreti con misure illiberali, spacciati come soluzione per garantire sicurezza nelle città. Come soluzione per migliorare le condizioni di lavoro delle forze dell’ordine, che restano con organici insufficienti e stipendi bassi. Un incrocio tra mondi che emerge dagli atti che Domani può svelare, contenuti nel procedimento per la morte del giovane Ramy Elgaml, il giovane egiziano caduto dal motorino e morto dopo un inseguimento delle forze dell’ordine, il 24 novembre 2024. Negli atti emergono anche trattative con giornalisti per piazzare video e «dare in pasto qualcosa» ai media amici per orientare la realtà.

«Zecche appese a piazzale Loreto».
Le chat tra i carabinieri del caso Ramy Vendiamo il video «Bravo Ilario, uno è troppo poco. Bisognerebbe farne fuori di più. Ormai hanno preso il controllo di Milano sti bastardi». A parlare così è un carabiniere, ora in pensione, in una chat allargata con colleghi. Il periodo è quello successivo alla morte del giovane Ramy. Ma chi è l’Ilario con il quale si complimenta? Si tratta di Ilario Castello, diventato famoso per le sue ospitate in programmi e trasmissioni care alla destra di governo. Si presenta nel suo ruolo di sindacalista, segretario del nuovo sindacato dei carabinieri, parlando a nome e per conto dei militari. Un ruolo di cerniera tra i mondi: forze dell’ordine, media e politica. Raccoglie fondi, presenta proposte di legge, parla alla pubblica opinione. Eppure quando deve presentarsi davanti ai pm, secondo la procura mente. Quando il giovane Ramy ha perso la vita lui c’era, arrivato poco dopo, e firmava il verbale di arresto di Fares Bouzidi, l’amico di Ramy che guidava il motorino e che pochi giorni fa è stato arrestato per furto. Gli altri indagati sono sette carabinieri, tra questi c’è proprio Castello. «È una vergogna che il tuo collega sia indagato?», gli chiedevano in una trasmissione subito dopo la morte di Ramy. Castello rispondeva: «Assolutamente sì» negando l’impatto tra la gazzella dei carabinieri e lo scooter dopo aver parlato con il collega indagato. Il sindacalista ometteva di dire che era in strada anche lui quella sera, impegnato nella prima parte dell’inseguimento ai due ragazzi che non si erano fermati all’alt. Era alla guida della gazzella che aveva impattato inizialmente lo scooter, inseguimento che poi ha visto coinvolta un’altra macchina e altri militari. Castello avrebbe con altri tre colleghi riportato falsamente alcuni fatti nel verbale di arresto del conducente del motorino omettendo di riportare il contatto del motorino con l’auto dei militari. È scritto nell’avviso di conclusione delle indagini, firmato dai pm Marco Cirigliano e Giancarla Serafini, notificato lo scorso dicembre, «omettevano di menzionare l'urto tra i mezzi coinvolti», si legge. La difesa è pronta a dimostrare la correttezza delle condotte degli assistiti. Quei giorni di fine novembre 2024 sono ricostruiti nelle chat che Domani può rivelare. Emerge il tentativo di orientare la pubblica opinione. E per farlo diventano centrali i video di quella drammatica notte. Servono alla procura per ricostruire l’accaduto, ma diventano strumento per imporre una versione accomodante ai programmi televisivi e giornali vicini al governo. Castello, il 24 novembre, si informa con un collega: «Frà mi serve capire se le telecamere dove siamo noi riprendono e cosa riprendono». Poi parla con un collega per scaricarli, chiede password, «ma che minchia di sicurezza gli hai messo a sti file», dice Castello. Passano pochi giorni e racconta a un collega che in qualche modo è coinvolto anche lui perché guidava una delle due gazzelle, protagonista della prima parte dell’inseguimento. «Fai uscire il filmato», suggerisce l’amico carabiniere. Castello risponde: «È una dashcam a bordo di un autoradio (...) Devo muovermi bene frà, altrimenti mi arriva addosso uno scarico di mezza (...) Se il video è finito in procura non posso diffonderlo con leggerezza», dice Castello. Parla continuamente dei video con colleghi e anche giornalisti, ai quali promette un invio, non documentato in atti. Castello proprio sui video scivola davanti ai pm: «A domanda dell'autorità Giudiziaria se avesse fatto copia dei video contenuti nella dashcam e nella bodycam in uso del collega Zuddas, Nicola Ignazio dichiarava falsamente di non averne fatto copia, circostanza smentita dai messaggi intercorsi con il medesimo Zuddas in data 24 e 25 novembre 2024 e con altro soggetto non identificato in data 26 novembre 2024 e rilevati nel corso della consulenza informatica sul telefono in uso allo stesso», si legge nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari.

«Hanno rotto le p...»

Siamo al tre dicembre 2024. Le Iene, la trasmissione di Italia Uno, si occupano del caso. Nelle chat il disappunto è crescente. «Amico mio, che diamo in pasto alla stampa, ste Iene stanno rompendo le palle», dice Castello. Serve la stampa amica e vicina al governo. L’interlocutore risponde: «Lasciali perdere (...) dopo il funerale non se ne parlerà più». E qui Castello si spinge oltre, parecchio oltre, e dice: «Quindi il video non lo vogliamo vendere?». Restano solo parole. La risposta è negativa, perché «se no riapriamo il dibattito». In quei giorni Castello gestisce chat, in parte risulteranno cancellate, anche con giornalisti di diverse trasmissioni e direttori di giornali, di area governativa. Parlano di video da inviare, ma non si discute di soldi e non risultano invii. Il 16 gennaio Diritto e Rovescio, il programma di Rete 4, manda in onda in esclusiva un filmato ripreso dalla bodycam del carabiniere Zuddas in un servizio firmato dalla giornalista in contatto con Castello. La cronista chiaramente ha fatto solo il suo lavoro, il carabiniere sindacalista meno, stando all’accusa della procura. Durante l’interrogatorio Castello ha negato di aver dato i video alla trasmissione Mediaset e ha aggiunto: «Nel verbale di arresto non è stato dato atto della dashcam e della bodycam perché mi è sfuggito. Preciso che la dashcam è stata consegnata subito al nostro Comandante». La difesa di Castello è affidata all’avvocato Paolo Sevesi. «Il sindacato Nsc è politicamente indipendente, ha anche criticato pubblicamente i pacchetti sicurezza recentemente approvati dal governo. Castello, come segretario nazionale, è intervenuto pubblicamente in difesa della categoria, che in quel momento era sotto attacco della sinistra, esprimendo il pensiero del sindacato. All’epoca non era nemmeno indagato. Ora però serve una pacificazione fra i ragazzi dei quartieri e i carabinieri, che sono al servizio di tutti, di destra e di sinistra, la loro divisa deve restare orgoglio di tutti gli italiani», dice il legale.

.

«Questo testimone oculare da dove c... è uscito? C’era quello là che abbiamo brutalizzato con Gigi e basta. Questo qua da dove c... è uscito, questo che hanno intervistato (...) Siamo un’amministrazione a perdere, già che ci hanno tolto il settore per una settimana (l’area di controllo). Quando bisognava andare lì con battaglione e chi più ne ha più ne metta bisognava tirarli a uno a uno da dentro i palazzi per far vedere che sei uno stato forte»

 

 

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@indifd

queste sono tue personalissime fantasie :classic_biggrin:
secondo me tu

1) non sai dove cercare :classic_cool:
2) non sai come cercare :classic_blink: :classic_laugh:
3) hai solo voglia di dare fastidio :classic_dry:

fatti un giro con un assistente di ai :classic_unsure: e troverai riferimenti normativi, direttive, comunicati di sindacati autonomi, :classic_ohmy: e capirai tante piccole cosette :classic_wink: e tutti corredati di link ai rispettivi siti ufficiali :classic_dry:
 
per comodità di chi legge (non tua, tu è meglio se cerchi qualcosa per confutare quanto scriverò io :classic_biggrin:) riassumo cosa emerge:

Sì, esistono delle regole e delle linee guida ben precise, anche se nel nostro ordinamento non si parla tanto di "regole di ingaggio" (termine prettamente militare), ma piuttosto di protocolli operativi, circolari interne e principi normativi generali a cui le Forze dell'Ordine (Polizia, Carabinieri, Polizia Locale) devono rigorosamente attenersi.

Fermare un veicolo in fuga, e in particolar modo un motociclo (che espone il conducente a un rischio altissimo di lesioni letali), è una delle manovre più delicate e normate.

Ecco quali sono i capisaldi di queste regole:

1. Il principio di Proporzionalità

È la regola d'oro. La reazione delle Forze dell'Ordine deve essere sempre proporzionata alla gravità del reato commesso o presunto.

Se il motociclista fugge per aver forzato un posto di blocco stradale (es. per assenza di assicurazione o guida senza patente), il livello di forza e di rischio ammissibile per fermarlo è molto basso.

Se il motociclista sta fuggendo dopo aver commesso un reato gravissimo (es. omicidio, rapina a mano armata) o rappresenta un pericolo imminente per la collettività, le pattuglie hanno un margine di manovra più ampio, ma sempre entro i limiti di salvaguardia della vita umana.


2. Il divieto assoluto di manovre ad alto rischio (speronamento)

Le tecniche operative insegnate nei corsi di addestramento vietano categoricamente le manovre da "cinema". Nei confronti di un motociclo sono vietati:

Lo speronamento: Urtare intenzionalmente la moto con l'auto di servizio.

L'affiancamento e lo "schiacciamento": Stringere la moto verso il margine della carreggiata, il marciapiede o le auto in sosta.

Lo sbarramento stradale improvviso: Piazzare l'auto di traverso all'ultimo momento in modo che il motociclista non abbia lo spazio fisico per frenare.


3. Il "Tallonamento" a distanza di sicurezza

Le circolari interne (famose alcune note diramate dalla Polizia Stradale negli ultimi anni) raccomandano, in caso di fuga, di evitare l'inseguimento a folle velocità in contesti urbani per non mettere a rischio pedoni, altri automobilisti, gli agenti stessi e il fuggitivo. La direttiva operativa standard prevede:

Tallonare il veicolo a distanza di sicurezza tenendo accesi i dispositivi luminosi e sonori (lampeggianti e sirene).

Rilevare la targa e il modello del mezzo.

Coordinarsi via radio con la centrale operativa per allestire controlli o posti di blocco in sicurezza lungo le possibili vie di fuga, o per rintracciare il soggetto in un secondo momento.


4. Interruzione dell'inseguimento (Desistenza)

Se la centrale operativa o il capopattuglia si rendono conto che l'inseguimento sta assumendo connotati di eccessiva pericolosità (ad esempio, il fuggitivo entra a tutta velocità in un centro abitato affollato, o guida contromano), la regola prevede di interrompere l'inseguimento. La ratio è chiara: la tutela della vita umana (anche quella di chi sta sbagliando) e dell'incolumità pubblica vale più di una sanzione amministrativa o di un arresto per resistenza a pubblico ufficiale.

 

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3 ore fa, robem ha scritto:

non so chi tu sia e quali responsabilità tu ricopra nella vita reale. Però ti faccio notare che ti rivolgi a tutti con questo tono da maestrino saccente

Ma non è che nella vita reale fa proprio il maestrino saccente come professione? Perché in tal caso...🤣

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