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Melius Club

Gli USA, la Cina e la corsa alla AI, cambia tutto.


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briandinazareth
1 minuto fa, maurodg65 ha scritto:

Certo, con la differenza che negli USA avevano un maggiore livello di benessere diffuso nel resto del paese, metropoli escluse, nel passato remoto e recente rispetto ad oggi, che è poi uno dei motivi alla base del malcontento diffuso nella popolazione.

 

non è proprio così se guardi redditi, indice gini e costo della vita. 

 non è chiaro il livello di benessere raggiunto della cina, anche fuori dai grandi centri. 

non era chiaro neppiure a me, anche essendomi informato prima (ho letto pure i libri di rampini... :classic_biggrin:)

ma devi vederlo di persona...

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1 minuto fa, ferrocsm ha scritto:

Ma è questa? :classic_biggrin: 

SCOPRI L’ASSOCIAZIONE

Yoga della Risata e Oltre

L’associazione Yoga della Risata è nata a Roma il 21 maggio del 2008 

La mia associazione Yoga si chiama Ananda Marga.

Il Suo fondatore é stato riconosciuto come Taraka Brahma.. La Coscienza Suprema che prende corpo per ristabilire il darhma

Il Suo nome risuonerà in tutte le case del mondo a breve.

E forse si inizierà a parlare seriamente di certe questioni

 

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4 minuti fa, briandinazareth ha scritto:

non è proprio così se guardi redditi, indice gini e costo della vita. 

Oggi certamente, ma io parlavo di come era negli USA nei decenni passati.


 

5 minuti fa, briandinazareth ha scritto:

non è chiaro il livello di benessere raggiunto della cina, anche fuori dai grandi centri. 

non era chiaro neppiure a me, anche essendomi informato prima (ho letto pure i libri di rampini... :classic_biggrin:)

ma devi vederlo di persona...


Prendo atto perché non credo che a breve potrò verificare di persona.

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@maurodg65 Quanti ne vuoi. Per restare in tema, ad esempio deepseek si basa su pytorch, uno dei framework più utilizzati al mondo per deep learning, assieme a tensorflow, jax/flax ed altri. Tutta roba open source. Tutta roba usata da innumerevoli persone, che senza l'open source sarebbero tagliate fuori.

L'open source ha costretto i produttori di software proprietario ad abbassare i costi, liberandoci dal ricatto di chi praticamente in regime di oligopolio, deteneva le conoscenze informatiche. A vantaggio di tutti e non di pochi.

La gente vede solo i Gates e i Jobs, ma l'informatica vera, non quella per cettina56, sta dietro le quinte. Ben più di mezza internet sta in piedi grazie a software open source, apache, nginx, ad esempio. Senza parlare di tutti i servizi basati su php, node.js e mille altri. E poi i linguaggi di programmazione e rispettivi ecosistemi di applicazioni e librerie, python, ruby, rust, julia, perl, ecc... E poi, database, software e librerie per la cifratura delle comunicazioni che utilizziamo tutti senza saperlo, ecc....

Non ci sono 1 o 2 colossi software a fare la differenza, è un ecosistema che ormai è indispensabile e fondamentale per tutti.

Non esiste settore dove la quota di open source non sia considerevole.

L'informatica diffusa e accessibile è arrivata praticamente con l'open source.

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1 ora fa, Roberto M ha scritto:

I Cinesi ci porteranno “l’armonia dell’ambiente mediatico”.

 

2 ore fa, Roberto M ha scritto:

È si, il problema è la “tecnodestra”.

 

è proprio da questi esempi che si capisce che dell'argomento non ne sapete una mazza ... però è di conforto perché si sa, loro sono i cattivi, i buoni siamo noi

  • Melius 1
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La mappa dell’imperatore di Jorge Luis Borges

 

C’era una volta un imperatore avido e crudele. Aveva fatto costruire un’altissima torre in cima alla quale c’era una stanzetta con quattro finestre aperte ai quattro venti. L’imperatore si richiudeva nella stanzetta e passava le giornate a contare. Affacciato ad una delle quattro finestre, l’imperatore contava i campi, gli alberi, le case, i fi umi che c’erano nel suo regno sterminato. Dopo aver contato, l’imperatore annotava ogni cosa in certi suoi libriccini unti e pieni di orecchie per il troppo uso che ne aveva fatto.

Un giorno passò sulla sua testa uno stormo di passeri e l’imperatore si mise a contarli. “1337 o 1338? Maledizione, ho sbagliato il conto!” Il solo pensiero che ci fosse qualcosa nel suo regno che non fosse segnato nei suoi libriccini lo faceva impazzire.

Aprì la porta della stanzetta e scese a precipizio le ripide scale della torre.

Giunto nella sala del trono chiamò attorno a sé i suoi ministri ed ordinò loro che si facesse subito un inventario di tutto ciò che, vivente o inanimato, abitasse nel suo regno. I ministri si grattarono la testa perplessi. Da dove avrebbero incominciato a contare? E quanto era grande il regno? Molti di loro non avevano mai messo il naso fuori del portone del palazzo imperiale. E se una cosa veniva contata due volte? C’era da diventare matti.

Un ministro più scaltro degli altri disse che ci voleva una carta sulla quale fossero disegnati tutti i monti, i fi umi, le valli, i boschi, le città del regno. Allora sarebbe stato facile contarli.

Gli altri ministri approvarono: che si facesse subito una carta geografica! A nord del paese, in un antichissimo monastero, vivevano dei monaci che sapevano disegnare delle carte geografiche. Quattro di essi furono chiamati a corte e subito si misero al lavoro. Sette anni dopo, la prima carta geografica dell’impero era pronta.

La carta, spiegata sul pavimento, occupava una sala intera del palazzo imperiale.

Sulla carta erano disegnate tutte le montagne, le valli, i fiumi, le città e le strade del regno. Per la prima volta i ministri dell’imperatore videro dove si trovavano i freddi paesi del nord e le scoscese montagne delle nevi, dove nasceva il fiume che scorreva nella valle e dove cresceva il grano che dava la farina per gli spaghetti delle loro mense.

Ma l’imperatore non era soddisfatto. Sulla carta c’erano le città, i paesi, ma non c’erano tutte le case delle città, tutte le capanne dei villaggi, tutti gli alberi dei boschi. I monaci risposero che ciò non era possibile perché la carta che avevano disegnato era troppo piccola per contenere quelle cose.

“Fate allora una carta più grande!” rispose l’imperatore. “Che si faccia subito una carta più grande!” fecero eco i ministri in coro. I monaci ripiegarono pazientemente la carta geografica e si misero nuovamente al lavoro. Quattordici

anni dopo la nuova carta geografica dell’impero era pronta.

Per mostrarla all’imperatore la carta fu spiegata sul selciato della piazza più grande della città. Tutti erano meravigliati per l’accuratezza e la precisione del disegno. Sulla carta c’erano disegnate tutte le case, tutte le fattorie, tutte le stalle, tutti i porcili ed i pollai del regno. Si vedeva in quali terreni cresceva il grano, in quali il lino e la canapa: dove crescevano i boschi e selve e dove pascoli e brughiere.

L’imperatore arrivò a mezzogiorno, in sella al suo cavallo. Di lassù guardò la carta in lungo ed in largo. “Dove sono tutte le tegole dei tetti, tutte le foglie degli alberi, tutte le galline dei pollai? Su questa carta non si vedono”. Uno dei quattro monaci rispose timidamente che non c’era posto sulla carta per tutte quelle cose. “Che sia fatta una carta più grande!” rispose l’imperatore e andò via.

Questa volta i monaci persero la pazienza e tornarono sulle loro montagne. I ministri erano disperati. Se la carta non si faceva le loro teste sarebbero finite sotto la mannaia del boia. Pensa e ripensa alla fine ebbero un’idea: che si ordinasse a tutti i sudditi, pena la morte, di ricoprire di carta i loro campi, i boschi, le case, insomma ogni angolo del regno. Poi mille squadre di disegnatori avrebbero disegnato sulla carta tutto quello che c’era sotto: i tetti con tutte le loro tegole, i prati con tutti i fi li d’erba.

Per fabbricare tutta la carta necessaria furono tagliati tutti gli alberi del regno.

Gli uccelli non sapevano più dove posarsi e sulla carta non c’era nulla da mangiare. La terra non dava più frutti perché ovunque uno strato di carta la ricopriva. Nel paese arrivò la carestia e la gente moriva di fame.

Un giorno il popolo del regno si ribellò. Tutta la carta fu strappata e fu raccolta in un mucchio enorme intorno al palazzo imperiale. Poi qualcuno accese un fiammifero e dette fuoco alla carta. Subito si alzarono fiamme altissime.

Dell’imperatore e dei suoi libriccini unti e pieni di orecchie non rimase che cenere.

 

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Ho postato il racconto di Borges perché l'impressione che ho avuto è che gli statunitensi con l'IA volgiano fare come l'imperatore del racconto, ossia non una mappa, ma duplicare l'intero territorio. Per fare ciò sono ovviamente necessarie enormi risorse in termini di calcolo. Ma la mappa ha senso se semplifica in scala, non se duplica.

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extermination
Il 27/1/2025 at 13:07, briandinazareth ha scritto:

due ai cinesi hanno battuto i più potenti modelli americani, o1 di open ai compresi.

 

Il 27/1/2025 at 13:07, briandinazareth ha scritto:

crollano in borsa tutti gli attori americani della AI.

 
Aggiornamento : nasdaq in salita ! Ai cinesi in discesa!!

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