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“The Bell Curve: Intelligence and Class Structure in American Life” ovvero contro il diritto al suffragio universale


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20 minuti fa, Savgal ha scritto:

Ora si ipotizzi che la tesi del saggio sia corretta

È sbagliata ovviamente

Non è il QI che comanda

Sono i soldi

Da sempre

briandinazareth
27 minuti fa, Savgal ha scritto:

Il saggio fu scritto dal politologo conservatore Charles Murray e dallo psicologo Richard Hernstein. La tesi centrale era che il fattore più importante per il successo di una persona fosse la sua intelligenza.

 

quel saggio però è totalmente superato e aveva criteri sbagliati all'origine (ed era pilotato in una certa direzione).

dagli studi successivi, molto più estesi e dalle meta-analisi, risulta che il qi conta per circa il 20% del successo personale (sia economico che sociale). 

altre caratteristiche sono molto più importanti: contatti e famiglia di origine, quindi possibilità, che conta ben più del 50%. poi ci sono altre caratteristiche personali che anche loro sono intorno al 20%, quali estroversione, bellezza, altezza, carisma ecc.

questo vale in media, invece per le famiglie nei percentili più alti di reddito, l'importanza della provenienza diventa molto più importante, rendendo le altre caratteristiche molto meno influenti.
in pratica è molto improbabile che il figlio di una famiglia ricca possa non avere successo. 

così come è molto raro, in questo momento negli states, una persona intelligente che viene da una famiglia nelle face inferiori, possa avere successo. molto è legato alla scuola in quel paese. 

una cosa dello studio è invece vera: le persone più intelligenti e le persone piùdi successo fanno meno figli degli altri, in media. cosa questo porti a livello evolutivo difficile da dirsi e anche i tempi di una possibile diminuzione dell'intelligenza.

 

@briandinazareth

Non sono stato sufficientemente chiaro, peraltro ho scritto che mia figlia ha scritto un articolo per un esame per contestare la correttezza delle elaborazioni statistiche usate dagli autori. 

Ho riportato agli inizi ciò che ha detto Vance a proposito della battaglia che in Europa si sta conducendo contro le c.d. fake news. Vance ritiene che ciò limiti la libertà di parola, ma dando per scontato che il suffragio universale sia un diritto intoccabile.

La tesi è provocatoria partendo dal saggio e portando alle conseguenze estreme le sue tesi. Una delle conseguenze è appunto che chi non ha un quoziente intellettivo adeguato non dovrebbe avere diritto al voto. Negli USA i neri hanno avuto diritto al voto dal 1870.

Altrettanto provocatoriamente, le ideologie razziste striscianti discriminano per la razza, perché non discriminare per il quoziente intellettivo? Sempre provocatoriamente il quoziente intellettivo sarebbe meno discriminante rispetto a razza, colore della pelle, ecc., escluderebbe ed includerebbe senza tenerne conto. Se il singolo nero o l'asiatico sono più intelligenti del singolo bianco è quest'ultimo a dover essere discriminato. Il razzismo si regge sul postulato non espresso che chi fa parte di qulla razza è per definizione superiore a chi non ne fa parte, per cui, nella Germani nazista, anche il più stupido dei tedeschi poteva pensare di essere superiore a tutti i neri o slavi. Il quoziente intellettivo è paradossalmente meno disciminatorio e con esso si tocca un nervo scoperto.

«Verrà un giorno in cui sarà più grande onore avere il titolo di cittadino del Reich in qualità di spazzino che essere re in uno Stato straniero, e questo giorno verrà certamente, poiché, in un mondo come il nostro, che permette la mescolanza delle razze, uno Stato che dedica tutti i suoi sforzi allo sviluppo dei migliori elementi razziali deve fatalmente diventare il padrone del mondo.» Hitler

1 ora fa, briandinazareth ha scritto:

quel saggio però è totalmente superato e aveva criteri sbagliati all'origine (ed era pilotato in una certa direzione).

dagli studi successivi, molto più estesi e dalle meta-analisi, risulta che il qi conta per circa il 20% del successo personale (sia economico che sociale). 

altre caratteristiche sono molto più importanti: contatti e famiglia di origine, quindi possibilità, che conta ben più del 50%. poi ci sono altre caratteristiche personali che anche loro sono intorno al 20%, quali estroversione, bellezza, altezza, carisma ecc.

questo vale in media, invece per le famiglie nei percentili più alti di reddito, l'importanza della provenienza diventa molto più importante, rendendo le altre caratteristiche molto meno influenti.
in pratica è molto improbabile che il figlio di una famiglia ricca possa non avere successo. 

così come è molto raro, in questo momento negli states, una persona intelligente che viene da una famiglia nelle face inferiori, possa avere successo. molto è legato alla scuola in quel paese. 

una cosa dello studio è invece vera: le persone più intelligenti e le persone piùdi successo fanno meno figli degli altri, in media. cosa questo porti a livello evolutivo difficile da dirsi e anche i tempi di una possibile diminuzione dell'intelligenza.

 

Non servono test dell'ipotesi o meta-analisi, basta ricordarsi di un Gasparri, un donzelli o un Ciccio mojito.

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