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Uno spettro si aggira per l'Europa - lo spettro del populismo


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1 ora fa, Savgal ha scritto:

Una mia lettura, la nostra Costituzione è strutturata per contenere i rischi del populismo. E' una sintesi tra più matrici culturali: il personalismo cattolico, il liberalismo e il marxismo

Più che del populismo direi dell'autoritarismo, anche se le due cose tendono a coincidere.

3 ore fa, nullo ha scritto:
3 ore fa, P.Bateman ha scritto:

Più o meno tutti assumono posizioni populiste, la differenza la fa la classe dirigente.

Ai loro tempi DC e PCI erano partiti populisti ma guidati da persone di alto livello.

Game,set, match…

senza troppi inutili giri di parole hai perfettamente centrato il momento.

complimenti per la sintesi che vale più di cento tronfie e inutili supercazzole, quando la realtà sta tutta in poche parole.

bravo davvero!

La prima volta che siamo d'accordo, mi sento a disagio.

extermination
41 minuti fa, P.Bateman ha scritto:

populismo direi dell'autoritarismo, anche se le due cose tendono a coincidere.

A noi ci va bene che siamo un popolo particolarmente eterogeneo che raramente “coincide” o converge su qualcosa nella forma di “grandi masse” travolgenti!!!

Se intendete aprire una discussione che non sia da social network su come i nostri padri costitutenti abbiano inteso porre dei vincoli al rischio del populismo nella nostra Costituzione, possiamo parlarne.

Le affermazioni apodittiche limitate a frasi di poche parole hanno tutto il sapore del populismo, che ha fra i suoi caratteri distintivi la rimozione della complessità.

extermination
23 minuti fa, Savgal ha scritto:

rimozione della complessità.

A me basta e avanza smarcare le complessità quotidiane che si presentano sul lavoro a cui dedico, dal lunedì al venerdì, buona parte della giornata; per dire che sono il classico utente social da 4 righe o poco più. 

Un'osservazione sulle contraddizioni del populismo. Una rivendicazione da parte dei populisti dei estrema destra è in una libertà anarchica (che si coniuga con il loro volersi prostrare dinanzi al capo), con il caso esemplare dei novax.

Un caso mi ha incuriosito, che riprende casi simili già avvenuti che toccano la scuola. Un'insegnante che di scuola dell'infanzia del trevigiano ha subito una serie di attacchi per la sua attività su OnlyFans, svolta al di fuori del servizio. Essere attivi su OnlyFans non ha conseguenze sulla salute del prossimo, come potrebbe avvenire nei casi di rifuto del vaccino, si pensi alla nuova diffusione del morbillo. Siamo al paradosso che si può liberamente essere veicolo di malattie infettive, con le conseguenze per il prossimo, ma non si può disporre del proprio corpo.

8 ore fa, extermination ha scritto:

Il populismo di Conte, è populismo buono!?

Così come Salvini è utile (non scrivo idiota) a tenere in piedi la baracca del governo, così un domani, lo sarà Conte (forse), riuscendo ad essere cmq meno bimbominkia e obiettivamente più presentabile.

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1 hour ago, Savgal said:

Un'osservazione sulle contraddizioni del populismo. Una rivendicazione da parte dei populisti dei estrema destra è in una libertà anarchica (che si coniuga con il loro volersi prostrare dinanzi al capo), con il caso esemplare dei novax.

Un caso mi ha incuriosito, che riprende casi simili già avvenuti che toccano la scuola. Un'insegnante che di scuola dell'infanzia del trevigiano ha subito una serie di attacchi per la sua attività su OnlyFans, svolta al di fuori del servizio. Essere attivi su OnlyFans non ha conseguenze sulla salute del prossimo, come potrebbe avvenire nei casi di rifuto del vaccino, si pensi alla nuova diffusione del morbillo. Siamo al paradosso che si può liberamente essere veicolo di malattie infettive, con le conseguenze per il prossimo, ma non si può disporre del proprio corpo.

confondi la diffusione con la sua inefficacia... piu altre cosette che ignori

extermination
1 ora fa, Savgal ha scritto:

che si coniuga con il loro volersi prostrare dinanzi al capo),

Mah! A me, sta storia dei populisti che si “genuflettono” dinanzi al “capo” senza se e senza ma ( ovvero senza far andare il cervello) convince sempre meno ( tolti i fessi)  

 

Personalizzazione autoritaria

“Io sono il popolo”. È questa la prima regola del populismo mussoliniano. Il Mussolini populista – e, dopo di lui, tutti i leader populisti fino ai nostri giorni – inizia da questa affermazione. Un’affermazione che sarebbe già di per sé prepotente, pretenziosa e illogica. Ma lui non si limita a questo. Del tutto indifferente al crampo logico-grammaticale in cui incorre, afferma anche l’inverso: “Il popolo sono io.” Se la prima affermazione si avventura in una sineddoche (la parte per il tutto) spropositata e già pericolosa, la seconda opera la violenta riduzione di una numerosissima pluralità alla singolarità del leader carismatico.

Il termine “populista” configura uno di quei casi in cui la parola dice tutto. Tutto e niente. Ribattezzando il singolo con il nome di un’entità collettiva, riduce il tutto al quasi-niente del singolo individuo: “populista”, io sono il popolo, il popolo sono io.

Questo “io” onnivoro precede ogni pensiero, argomentazione, programma; comporta una fortissima accentuazione di tipo personalistico dell’intera proposta politica. Nel caso di Benito Mussolini, l’ingresso in politica di questo “io onnivoro” viene annunciato da una rivoluzione nel linguaggio giornalistico. La si scopre se si vanno a rileggere i suoi articoli, efficacissimi, formidabili a modo loro, che rivoluzionarono il giornalismo del tempo. E, soprattutto, se li si confronta con i testi imbevuti di cultura letteraria ottocentesca che ancora dominavano la stampa italiana di inizio Novecento.

...Io. Io sono il popolo. Attenzione, come abbiamo detto di questa affermazione vale sempre anche l’inverso: il popolo sono io. Il popolo, le milioni di vite ridotte prima a massa e poi compresse dentro una sola persona. È ovvio, dunque, che basta già questa prima regola a definire il populismo mussoliniano come forte tendenza antidemocratica. Popolare, iperpopolare, quindi antidemocratica. Perché se io sono il popolo e il popolo sono io, chiunque non sia con me, chiunque non appartenga al popolo, sarà contro il popolo, fuori dal popolo, suo nemico.

Fedele alla sua prima regola, il leader populista stigmatizzerà ogni posizione politica a lui contraria non soltanto come contraria agli interessi nazionali, ma addirittura come estranea alla comunità nazionale. Antitaliana, antiamericana, antifrancese e via dicendo. Ciò basterà a dichiarare illegittima, quando non illegale, quella posizione antinazionale. I suoi rappresentanti riceveranno non soltanto critiche, ma attacchi sul piano personale, saranno insultati, additati come nemici del popolo, indicati a bersagli della sua ira violenta in qualità di traditori. Nei casi estremi saranno dichiarati “uccidibili”.

Polemica antiparlamentare

Prima di giungere a quel punto, però, nella sua fase ascendente, il populismo mussoliniano porta con sé una accanita polemica antiparlamentare. L’attacco retorico alla democrazia passa attraverso la propaganda contro il parlamentarismo. Perché? Perché il Parlamento rappresenta la moltitudine nella molteplicità: è il luogo delle mille differenze, degli interessi contrastanti, delle tante posizioni, una contro l’altra, avversarie, distinte, irriducibili. Il Parlamento è il sacrario della lenta, lunga arte della democrazia, il tempio della sua fragile bellezza. Ma, se io sono il popolo e il popolo sono io, il Parlamento diventa, allora, una perdita di tempo, un luogo di corruzione, di degenerazione patologica, di inadeguatezza, ruberie, privilegi di casta, il centro di un inutile caos cronico. Lo attende il destino dei deboli, degli inetti.

Non a caso, la violenta polemica antiparlamentare, che dipinge il Parlamento come un’inutile complicazione, un luogo di corruzione e inganno, un freno al processo di decisione politica, si ritrova all’origine di tutti i movimenti populisti, di ieri e di oggi, di destra e di sinistra.

L’archetipo di ogni successivo leader populista, Benito Mussolini, già nel 1919 definisce il movimento neonato dei Fasci di combattimento un “antipartito”, formula che riecheggia identica a cento anni di distanza nel nostro presente..

Tratto da:

 

 

 

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