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Enorme blackout in tutta la Spagna, in Portogallo e in Francia


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Blackout in Spagna e Portogallo: ecco cosa è successo

di Luca Carra

Pubblicato il 29/04/2025

 

Il 28 aprile 2025 un blackout ha paralizzato Spagna, Portogallo e parte della Francia. Le indagini escludono un attacco informatico e puntano a uno squilibrio nella rete elettrica, forse amplificato dall’alta produzione da fonti rinnovabili. Un evento che mostra quanto la transizione energetica, pur necessaria, richieda strumenti avanzati per garantire sicurezza e continuità.

 

 

Energia

Il 28 aprile 2025 un blackout elettrico ha messo in ginocchio Spagna, Portogallo e parte della Francia, con danni e perdite economiche ancora da valutare. Le cause non sono ancora del tutto chiare. Escludendo, come sembra, attacchi informatici, restano sul tavolo diverse ipotesi tecniche. Potrebbe essersi trattato di un guasto locale alla rete che si è propagato rapidamente creando sbilanciamenti che non sono stati gestiti adeguatamente. È anche probabile che le fonti rinnovabili, per loro natura non programmabili, abbiano contribuito a mandare in tilt il sistema. Gli esperti stanno ancora dibattendo la dinamica degli avvenimenti, ma qualche punto fermo comincia a emergere.

 

Cronaca di un disastro

Il blackout è iniziato intorno alle 12:30 ora locale (Madrid) di lunedì 28 aprile. In pochi istanti gran parte della rete elettrica di Spagna e Portogallo è collassata, causando l'interruzione dell'alimentazione su quasi tutto il territorio. Anche alcune zone nel sud della Francia hanno subito brevi interruzioni, risolte grazie all'intervento tempestivo dei sistemi di protezione francesi.

 

Le analisi iniziali indicano che alle 12:38 il sistema elettrico della penisola iberica è stato disconnesso dalla rete elettrica francese e quindi dal resto della rete europea. Successivamente, alle 13:30 circa, è stata ripristinata la connessione tramite una linea elettrica a 400 kV tra la Francia e la Catalogna, ma inizialmente al solo fine di risincronizzare le reti, in quanto la linea riattivata non era in grado da sola di sostenere la domanda di energia dalla Spagna. 

 

Proprio nei giorni scorsi era stato dato risalto al fatto che il 60% dell’energia elettrica immessa nella rete iberica proveniva da fonti rinnovabili: energia eolica e fotovoltaica. La parte rimanente è prodotta in Spagna da centrali convenzionali o importata dagli stati limitrofi, in questo caso dalla Francia. A causa del guasto, la connessione con la Francia è venuta a mancare, lasciando Spagna e Portogallo a gestire l'emergenza.

 

Nel corso del pomeriggio sono stati riparati i guasti ed è stata riavviata l’immissione dell’energia elettrica nella rete elettrica nazionale, operazione resa lunga e laboriosa dall’elevato numero di fonti rinnovabili da ricollegare sulla rete. Il premier spagnolo Pedro Sánchez ha comunicato in un discorso a fine giornata che circa il 50% della fornitura elettrica nazionale era stato già ripristinato intorno alle 22, 

 

Prime ipotesi sulle cause

L'origine del blackout rimane oggetto di indagine. Nelle ore successive all'evento sono emerse alcune ipotesi. La prima su un possibile attacco informatico non sembra stare in piedi, mentre più probabile è che all’origine del collasso vi sia stata una "forte oscillazione del sistema elettrico europeo", come ha riferito Sánchez. In altre parole, qualcosa ha prodotto una significativa variazione della quantità di energia presente nella rete, che per fenomeni di risonanza hanno fatto crollare l'intero sistema iberico. Si è ipotizzato che variazioni estreme di temperatura o vento possano avere indotto oscillazioni meccaniche nei cavi elettrici sospesi e che quest’ultime avrebbero aumentato (sovramodulato) la tensione dei cavi da 400 kV determinando sfasamenti e perdita di sincronismo fra sezioni diverse del sistema elettrico, che sono stati eliminati disconnettendo le reti. Tuttavia dai primi controlli, variazioni così improvvise di vento o temperatura non sembrano essersi verificate. Tra le ipotesi più accreditate rimane quindi quella di un guasto grave in territorio spagnolo, probabilmente vicino al Portogallo, a cui è seguita la disconnessione a catena su vasta scala, come ha fatto la Francia secondo le dichiarazioni del gestore di rete francese.

 

La coda lunga di un guasto locale

Per capire come un singolo evento possa degenerare in un blackout generalizzato è utile analizzare i meccanismi di funzionamento e stabilità della rete elettrica, confrontando questo episodio con casi analoghi del passato.

 

La rete elettrica continentale è, da anni, una fittissima ragnatela di linee più o meno importanti in termini di energia trasportata. Questa rete è gestita in modo dinamico e in stretto coordinamento dai vari gestori nazionali, in Italia da Terna. Se si verifica un guasto, i sistemi di protezione agiscono prontamente isolandolo e provvedendo a incanalare l’energia su altre direttrici. Ciò può determinare la sofferenza di una o più linee, soggette a sovraccarichi, che se prolungata può portare a nuove situazioni critiche o addirittura guasti, con un effetto domino. In questi casi, gli operatori di rete fanno una specie di triage delle utenze, disconnettono le linee ritenute meno importanti e cercano di fornire energia alle utenze critiche (ospedali, telecomunicazioni, organi di comando e coordinamento, ecc.). Se la crisi non viene gestita in modo appropriato si ha il collasso dell’intero sistema, ma non necessariamente la propagazione di guasti. «In fase di ripartenza è importante garantire la sincronia fra tutti i generatori connessi in parallelo» spiega Carlo Cecati, del Dipartimento di Ingegneria e scienze dell'informazione e matematica dell’Università dell’Aquila. «In presenza di migliaia di generatori di piccola taglia (in genere non più di alcuni MW) il riavvio del sistema è molto lungo, perché i generatori vanno riconnessi in sequenza. Infatti se questi iniziassero ad immettere energia elettrica con una differente frequenza e fase, si creerebbe una nuova condizione critica». 

 

Un parallelo storico utile è il blackout che colpì l'Italia il 28 settembre 2003, all'epoca il più grande mai avvenuto in Europa. In quel caso, la sequenza di eventi iniziò alle 3 di notte con la caduta di un singolo elettrodotto a 400 kV in Svizzera, nella zona del Lucomagno: un cavo entrò in contatto con un albero, provocando un corto circuito e venendo disattivato automaticamente. L'Italia in quel momento importava una porzione significativa del suo fabbisogno elettrico attraverso quella linea, perciò la sua perdita riversò improvvisamente la corrente su linee parallele dalla Francia, che in pochi minuti andarono in sovraccarico. Intorno alle 3:20, anche i restanti collegamenti con l'estero vennero meno e l'intera rete italiana si separò da quella europea.

 

Senza il supporto delle importazioni, la produzione interna italiana risultò improvvisamente inferiore alla domanda. La perdita di circa 7,5 GW di importazioni fece scendere la frequenza italiana a 49 Hz in pochi secondi; nonostante lo sgancio automatico di carichi, la frequenza continuò a calare fino al valore critico di 47,5 Hz, soglia alla quale tutti i generatori si sono disconnessi per autoproteggersi, causando il blackout. 

 

In altri casi può accadere il contrario: un eccesso improvviso di generazione in un'area isolata può far salire la frequenza oltre i limiti, portando alcuni impianti a spegnersi (protezione di sovrafrequenza) e potenzialmente invertendo il problema in un deficit successivo. 

 

«Le reti di trasmissione sono dotate di riserve primarie, secondarie e terziarie» spiega Filippo Spertino, del Dipartimento Energia del Politecnico di Torino. «Già nei primi decimi di secondo dal verificarsi di riduzioni di frequenza, interviene l’inerzia delle parti rotanti dei generatori e la riserva primaria dei grandi generatori per dare più potenza, così come dispositivi di controllo che possono inserire o togliere carico, e distacchi programmati di carichi meno prioritari quando la frequenza scende sotto soglie predefinite». Allo stesso modo, in caso di sovrafrequenza, alcuni generatori (soprattutto rinnovabili) sono programmati per ridurre la produzione o disconnettersi. Queste azioni, tuttavia, hanno dei limiti: sono efficaci per compensare squilibri moderati (fino ad alcune centinaia di MW). In eventi eccezionali come quello di ieri, la rapidità e l'entità del disturbo hanno probabilmente superato la capacità di compensazione immediata del sistema automatico, innescando il collasso.

 

Qualcosa di simile potrebbe essere accaduto il 28 aprile in Spagna e Portogallo.

 

Il nodo del bilanciamento e il ruolo delle fonti rinnovabili

Un aspetto chiave emerso in questo blackout è il delicato bilanciamento tra domanda e offerta di elettricità, specialmente in presenza di elevata generazione da fonti rinnovabili non programmabili. Il blackout si è verificato verso mezzogiorno di una giornata primaverile, orario in cui la produzione fotovoltaica era presumibilmente molto alta a fronte di una domanda elettrica non di punta.

 

Negli ultimi anni Spagna e Portogallo hanno visto crescere notevolmente la quota di eolico e solare nel loro mix elettrico, con momenti della giornata in cui gran parte del fabbisogno è coperto da queste fonti verdi. Questo fatto, peraltro, ha portato ad avere in questi Paesi prezzi all’ingrosso dell’elettricità più bassi d’Europa, con notevole vantaggio per le rispettive economie. In queste condizioni la rete iberica può trovarsi in esubero di generazione rinnovabile, rendendo necessaria l'esportazione di energia in eccesso verso l'estero o la riduzione della produzione rinnovabile per mantenere l'equilibrio.

 

È plausibile che poco prima del blackout del 28 aprile la Penisola Iberica stesse esportando energia verso la Francia (o riducendo al minimo la produzione convenzionale) a causa dell'abbondante produzione solare ed eolica di metà giornata. Se l'evento iniziale ha causato la separazione improvvisa dalle linee con la Francia, quell'energia in surplus non ha più avuto sbocco: in un istante la Spagna è passata da uno scenario di equilibrio, grazie alla possibilità di esportare energia, a una situazione di isolamento dove la generazione superava nettamente i consumi interni. La troppa offerta avrebbe fatto impennare la frequenza oltre il valore nominale di 50 Hz.

 

Di fronte a una sovrafrequenza improvvisa, i sistemi di controllo hanno reagito riducendo la produzione, e così si è passati da un eccesso a un deficit grave di generazione, producendo quella "forte oscillazione" del sistema descritta dalle autorità.

 

Qui emergono i limiti delle fonti rinnovabili attuali nella gestione della rete: esse sono collegate alla rete elettrica tramite inverter elettronici che, a differenza dei generatori tradizionali (turboalternatori di centrali termoelettriche o centrali idroelettriche), non hanno inerzia. Un basso livello di inerzia significa che la frequenza di rete cambia velocemente in seguito a uno squilibrio, lasciando meno tempo ai controlli per correggere la rotta. 

 

Lezioni per il futuro

L'ampia penetrazione di fonti rinnovabili nel sistema iberico potrebbe aver giocato un ruolo nell'evento, non come causa primaria del guasto ma come fattore di contesto che ha influenzato la risposta dinamica della rete. Un eccesso momentaneo di generazione rinnovabile nel sistema ha probabilmente amplificato lo squilibrio al momento della separazione dalla rete europea, e la bassa inerzia di sistema ha reso più rapida la cascata di eventi.

 

Se è vero che l'elevata interconnessione europea ha permesso di confinare il collasso all'area iberica e di fornire rapidamente assistenza di emergenza attraverso le frontiere, è anche vero che la dipendenza reciproca può innescare un effetto domino catastrofico se più livelli di sicurezza falliscono simultaneamente.

 

In attesa di conoscere nei dettagli cosa sia successo, l'incidente di ieri ci ricorda che la transizione energetica in corso, per quanto necessaria e conveniente, è anche costellata di sfide tecnologiche che evidenziano la necessità di investire in strumenti di stabilizzazione avanzati man mano che la transizione procede. 

 

«Per rendere la rete più robusta, in presenza di una quota importante di rinnovabili, si richiede l'installazione a breve termine di compensatori sincroni, come sta già facendo Terna in Italia, capaci di aumentare l’inerzia globale del sistema, seguiti da supercondensatori, batterie elettrochimiche e, dove possibile, impianti idroelettrici di pompaggio», sottolinea Filippo Spertino.   

 

«La presenza di sistemi di accumulo (idroelettrico, batterie) potrebbe eliminare il problema o comunque limitarne la propagazione. Una soluzione consiste anche nello strutturare il sistema energetico in più microreti, ciascuna autonoma rispetto alle altre ma interconnessa al resto del sistema, in modo da scambiare energia o prelevarla in caso di necessità. Un’altra soluzione sarebbe di introdurre nella rete stabilizzatori statici, capaci di smorzare le oscillazioni e quindi ridurre drasticamente la possibilità di propagazione del danno. Di certo, l’utilizzazione delle fonti rinnovabili richiede un ripensamento profondo di come le reti elettriche sono concepite e gestite», conclude Carlo Cecati. 

 

https://www.scienzainrete.it/articolo/blackout-spagna-e-portogallo-ecco-cosa-successo/luca-carra/2025-04-29

@captainsensible ho notato che sei probabilmente un addetto ai lavori e ho letto che qualche post addietro hai definito le centrali modulari o di "quartiere" (scusa le imprecisioni) una stupidaggine o qualcosa di simile.

Se hai tempo e voglia, puoi chiarire qual è lo stato dell'arte del nucleare "sostenibile"?

captainsensible

@wow 

C'è un filone di studio per la realizzazione di reattori nucleari di piccola taglia (detti SMR), con tecnologia derivata da quelli della propulsione nucleare di navi e sommergibili, con potenza di qualche megawatt.

L'idea sarebbe quella  fare un certo numero di reattori distribuiti territorialmente più gestibili, nel senso che sarebbero quasi "trasportabili", al posto dei classici impianti nucleari.

E' tutto in fase di studio e non so se poi ci saranno effettive applicazioni.

https://www.ansaldoenergia.com/it/offerta/nucleare/innovazione-per-le-tecnologie-nucleari-del-futuro/small-modular-reactors

 

CS

  • Melius 1

Elementi "agili" in grado di compensare rapidamente il carico sono i BES - Battery Energy Storage.  Non a caso tra le prove eseguite per caratterizzare la "vita attesa"  delle batterie ve ne era una che prevedeva frequentissime inversioni della corrente (carica/scarica) 

Su questi impianti BES c'era un certo fermento di studi di fattibilità, gare e richieste di quotazione, almeno fino al 2024. 

 

  • Thanks 1

@captainsensible quindi queste centraline nucleari più gestibili potrebbero essere un'opzione, fermo restando tutte le problematiche relative ad approvvigionamento e smaltimento del combustibile. 

@Martin questi sistemi di accumulo che lavorano sempre in continua però non risolvono la necessità di dotare la rete di inverter, stabilizzatori etc, giusto?

21 minuti fa, wow ha scritto:

quindi queste centraline nucleari

Ho una grattuggia moulinex del piffero, avrà un ottantina di anni capace ancora di tritare un pezzo di legno, scommetto che se ne compro una nuova dura minga, mi chiedo, non è che le centraline nucleari fatte in cina.... Perché farmene scoppiare una dietro al cūlus non mi rassicura.

Dando una rapida occhiata, correggetemi se sbaglio, mi pare di aver capito che hanno trovato la causa del gran apagon ed è dovuta ad una variazione e instabilità di frequenza nelle forniture ad alta tensione innescata da produzione di energie alternative? Io fatico davvero a crederlo, fosse vero ritiro quanto di buono scritto su chi fornisce energia in Spagna, ma hanno usato roba da discount? 

Da quanto ho letto sulle cause e in risposta a una certa di colpevolizzazione delle fonti rinnovabili diffusa da certi "opinionisti orientati" mi pare che si possa affermare (sempre tenendo conto che non sono esattamente un addetto ai lavori) che:

a) il blackout avvenuto in Spagna possa essere stato causato più che dalla forte componente di rinnovabili nel mix, dalla scarsa dotazione di dispositivi destinati alla stabilizzazione in frequenza, tensione e fase della rete (condensatori, supercondensatori, stabilizzatori, batterie elettrochimiche, impianti idroelettrici di pompaggio, iniezioni o prelievi di potenza reattiva, reattanze induttive) di strumenti di controllo digitale e di previsione del carico anche con IA e da grossa inesperienza nella gestione

b) la geografia della penisola iberica (connessa essenzialmente con la Francia su tre/quattro dorsali) ha giocato un suo ruolo 

c) con il mix in atto al momento dell'incidente, in Europa continentale, l'incidente non sarebbe avvenuto perché la rete è più stabile, c'è più esperienza e una normativa più efficace

d) è preferibile avere nel mix una quota di potenza proveniente da fonti rotanti per rendere la rete più stabile ma con una opportuna gestione e implementazione di strategie di stabilizzazione della rete, della domanda e dell'offerta, sarebbe possibile avere quote abbastanza alte di ee da fonti rinnovabili

e) le centrali nucleari consentono di sopperire al fabbisogno di base con una generazione relativamente "rigida" ma non sono necessarie per la stabilizzazione della rete

f) Sistemi V2G e V2D (si parla di diffusione del trasporto elettrico) contribuirebbero alla stabilizzazione della rete 

g) le quote abbastanza alte di ee da rinnovabili consentono di moderare i costi in bolletta e quelli sociali determinati dalla produzione con fonti fossili, contrariamente a quanto letto in un tweet postato precedentemente che affermava che la produzione da rinnovabili è soggetta a sprechi pagati salatamente dalla collettività.

.

Critiche e correzioni ben accette. 

1 ora fa, wow ha scritto:

con il mix in atto al momento dell'incidente, in Europa continentale, l'incidente non sarebbe avvenuto perché la rete è più stabile, c'è più esperienza e una normativa più efficace

Antonio, le normative che riguardano chi distribuisce energia  sono normative europee e si applicano appunto a tutte le nazioni europee  e quelle sono, se andando a prendere quelle riferite alla bassa tensione 100-1000V, come scritto in precedenza chi fornisce energia è vincolato a non andare oltre un +-1% dalla frequenza nominale, quidi per i nostri canonici 50Hz la variazione consentita potrà essere 49,5-50,5 del tutto ininfluente nel funzionamento di apparecchiature elettriche, oltre invece potrebbero innescarsi problemi, immaginiamo una qualsiasi apparecchiatura trifase equipaggiata da un motore asincrono 2 poli che alimentato alla sua tensione nominale (anche qui la norma stabilisce che la tensione non differisca al punto di consegna  di oltre un +-10% dal valore nominale di 400V quindi 360-440V) i giri nel funzionamento alla frequenza di 50Hz sono 3000, se scendessimo a 30Hz quei giri scenderebbero a 1800 e se invece salissimo a 70Hz salirebbero a 4200 pregiudicando il funzionamento di tale apparecchiatura, forse allora nel caso il problema possa essere avvenuto per una grave anomalia nelle alte tensioni 400000V, la bassa con i suoi sistemi di sicurezza è entrata in protezione causando l'apagon.

1 ora fa, ferrocsm ha scritto:

 le normative che riguardano chi distribuisce energia

Ferruccio, io che sono un ignorante con tanta voglia di imparare (e che si sorbisce i deliri del figlio energetico) ho riportato quanto in una interessante intervista di un prof di Sistemi Elettrici Per L'Energia del PoliMi 

https://www.radio24.ilsole24ore.com/home/programmi/focus-economia

Min.45,40

che confermava la bontà della normativa europea ma affermava che, probabilmente, la rete spagnola non recepisce pienamente queste normative in particolare modo per quanto riguarda le modalità di disconnessione dalla rete degli inverter. 

 

captainsensible

@ferrocsm in una rete elettrica attuale, le macchine che stabiliscono la frequenza sono quelle rotative, mentre gli inverter si sincronizzano e "seguono" le macchine rotative.

Sostanzialmente sono turboalternatori con generatori a 4 poli (raramente a 2) che girano a 1500 giri/min.

La loro velocità è influenzata dal carico che erogano: sostanzialmente quando erogano di più tendono a rallentare leggermente (e la frequenza si abbassa), quando erogano di meno accelerano, secondo alcune curve dette "curve di statismo".

Queste macchine sono dotate di protezioni di minima e massima frequenza del generatore per cui se la frequenza supera le soglie di tali protezioni, le macchine si disconnettono dalla rete e vanno in shutdown.

Se,  una macchina del genere si trova improvvisamente a dover erogare una quantità di carico eccessiva, perchè magari deve sopperire alla mancanze improvvise di produzioni di altre fonti, allora la sua frequenza si può abbassare sotto la soglia e la macchina si disconnette.

A questo punto un altra centrale si trova costretta a fornire l'energia di entrambe le fonti, anche essa scende di frequenza e si sconnette....insomma succede una reazione a catena e l'intero sistema si spegne.

 

CS

 

 

  • Thanks 1
5 ore fa, wow ha scritto:

non risolvono la necessità di dotare la rete di inverter, stabilizzatori etc, giusto?

I BES sono dotati di inverter molto rapidi nel prendere il carico ed erogarlo, i tempi di reazione sono paragonabili a quelli degli inverter solari. E' inoltre possibile regolare esattamente la quantità  di energia erogata e prelevata, da questo pdv sono adatti a fare da regolatori di rete.  

Ho avuto modo di vedere i requisiti di fornitura di alcuni di questi impianti e per tutti la potenza erogabile era tale da rendere molto breve l'ipotetico tempo di backup da batteria, il che indica che la loro funzione prevalente sarà proprio quella di  "peak-shaver" - "gap-filler". 

https://www.enelgreenpower.com/it/media/news/2023/04/bess-crescita-italia
 

 

Ecco come appare un impianto BESS da 250MW realizzato nei pressi di sottostazione Enel. L'area impegnata è di circa 4,5ha. 
 

Freccia Verde: FIla container batterie

Freccia Bianca: Fila container inverter 

Freccia Gialla: Stalli di attestazione alla rete di alta tensione 

Freccia Rossa: Trasformatore  MT/AT

 

image.png.bd9f7c3849b26ec76d1418dcbb7a3e31.png

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