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Il paradosso nell’elezione del nuovo Pontefice


Messaggi raccomandati

15 ore fa, maurodg65 ha scritto:

cattolici sono cittadini al pari degli atei, degli agnostici e di qualsiasi altro cittadino

Per fortuna nostra sono soprattutto più svegli :classic_biggrin::

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https://www.fanpage.it/politica/giovanardi-denuncia-ai-carabinieri-il-furto-della-sua-auto-ma-era-solo-parcheggiata/

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Giovanardi denuncia ai carabinieri il furto della sua auto: ma era solo parcheggiata
Credeva che gli avessero rubato l’auto l’ex senatore Carlo Giovanardi, che lo scorso 30 aprile aveva deciso di sporgere denuncia ai carabinieri di Castelvetro di Modena dopo che, di ritorno da un pranzo, non era più riuscito a trovare la sua macchina. In realtà, nessuno l’aveva rubata. La macchina era sempre stata lì dove l’ex ministro l’aveva parcheggiata qualche ora prima.

 

@UpTo11

"Sono arrivato intorno alle 13 a Castelvetro per un pranzo assieme ad alcuni amici. Credevo fosse una zona tranquilla, eppure due ore dopo, quando sono tornato indietro, non ho ritrovato più l’auto. 

 

Mi fossi presentato io per la denuncia in quelle condizioni di alterazione psichica mi avrebbero fatto l'alcol test e poi stracciato la patente. Ma a sua signoria tutto è dovuto, si capisce. 

 

  • Melius 1

A proposito di laicità, mi piace riportare le parole di Francesco estratte da un'intervista

Poco importa, ma sono molto d'accordo con lui :classic_smile:

 

 

Prendiamo il termine «laicità». La Chiesa non potrebbe dire chiaro e tondo che abbiamo bisogno di un modello laico che garantisca il rispetto di tutte le religioni, la tolleranza reciproca e la separazione tra sfera politica e sfera religiosa?

Francesco: Certo, io questo l’ho già detto. Lo Stato è laico. Questo cosa significa? Che è aperto a tutti i valori, e uno di questi valori è la trascendenza. E quando è aperto alla trascendenza, è aperto a tutte le religioni. La parola che mi convince di meno è «tolleranza». Perché  essere tolleranti vuol dire sopportare qualcosa che non ci piace. Non ci piace, ma la sopportiamo comunque. La tolérance, c’est un mot démodé, «tolleranza» è una parola fuori moda.

 

Alla tolleranza preferisce la parola «uguaglianza»?

Francesco: Sì, l’uguaglianza. Tutti uguali. Tolleranza è quando io porto la croce e, al contempo, tollero la croce di un’altra persona. Porto la croce di una religione, ma tollero la talaltra… Se ci atteniamo alla radice etimologica, «tollerare» significa permettere qualcosa che non dovrebbe esistere. E invece, in realtà, entrambe le cose hanno pari dignità. La laicità è lo Stato laico. Il che vuol dire aperto a tutti i valori. Uno di questi valori è la trascendenza. E a tal proposito vorrei fare una precisazione: lo Stato non può considerare le religioni come una sottocultura. Così facendo, infatti, nega la trascendenza. Uno Stato fatto di «sana laicità» ammette la trascendenza. Perciò a una donna deve essere consentito di portare il crocifisso, a un’altra il velo… Comunque sia, ciascuno esprime il proprio modo di trascendere con rispetto, non con «tolleranza». Con rispetto. Con l’uguaglianza dei diritti.

 

Lei quindi preferisce i termini «uguaglianza», «fraternità», «umanesimo» e «laicità»?

Francesco: La laicità dello Stato, sì. Perché esiste una forma di laicità che nasce da un malinteso, e consiste nel negare la possibilità di avere una religione. Si è laici quando si pratica una «sana laicità». Mi piace molto questo concetto. Una laicità che permette l’espressione verso la trascendenza, a seconda delle culture.

Tratto da:

 

 

 

 

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  • Thanks 1

https://www.lastampa.it/cronaca/2025/05/04/news/papa_italiani_progressista_giovani_conservatori-15130524/amp/
 

 

Papa, il 57% di italiani vuole un progressista: sorpresa dei giovani, i più conservatori

Secondo il 65% degli intervistati il Vaticano influenza la politica mondiale. Tra gli elettori della Lega, il 37% ritiene che Bergoglio abbia diviso la Chiesa

04 Maggio 2025 alle 01:00


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Processione serale del 3 maggio in piazza San Pietro, prima del Conclave  (reuters)

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Il 65,3% degli italiani è convinto che oggi la Chiesa cattolica sia un’istituzione che ha una sua influenza sulla politica italiana, sulle sue scelte e i suoi indirizzi. Per il 53,8% di questi l’importante ascendente c’è sempre stato, mentre per l’11,5% questo legame nel nostro Paese si è reso più forte proprio negli ultimi anni. È ciò che emerge da un sondaggio di Only Numbers per la trasmissione Porta a Porta. 

Anche a livello mondiale il 52% dei cittadini riconosce l’influenza politica del Papa…

 

 

16 ore fa, paolosances ha scritto:

@UpTo11 @Velvet

Cosa c'entrano i vostri commenti su Giovanardi in questo thread?

Si parlava di cattolici in politica e dell'influenza della chiesa sulle nostre istituzioni per tramite loro. Il personaggio mi sembra un esempio emblematico in questo senso. Persona che ha sempre dimostrato la capacità di dialogo e confronto di un paracarri e come mostra la vicenda dell'auto di rara perspicacia.

Se fuori tema o fuori luogo si può tranquillamente rimuovere.

A proposito di politica, cito sempre Francesco:

Francesco: L’impegno, sì, ma anche i valori, attraverso un determinato stile di vita.

Quindi lei non si riferisce necessariamente all’impegno politico?

Francesco: Sì, può trattarsi anche di un impegno politico.

Intende dire che l’impegno è la condizione preliminare all’evangelizzazione?

Francesco: La politica è forse uno dei principali atti di carità. Perché fare politica vuol dire portare avanti i popoli. In uno dei dialoghi di Platone si parla della vera politica e della cattiva politica; i cattivi politici esistevano anche all’epoca: erano i sofisti. E nel Gorgia, per l’appunto, Platone disse a proposito dei sofisti: «Le parole e i discorsi…».

La demagogia…

Francesco: No, lui non usava quel termine spregiativo. «Le parole e i discorsi stanno alla politica come il trucco sta alla salute.» Ed è verissimo. La vera politica non è quella del bla bla bla, dopo di che si chiude la porta e si passa ad altro. C’è una storiella divertente che secondo me definisce alla perfezione la cattiva politica. Otto o nove politici di schieramenti diversi si riuniscono attorno a un tavolo per trovare un’intesa. Dopo ore di discussione riescono finalmente ad arrivare a un accordo. Ma al momento della firma, alcuni di loro sono già sotto il tavolo, impegnati a concluderne un altro…

...La Chiesa deve fare la carità, e i miei predecessori, Pio XI e Paolo VI, hanno detto che una delle forme più alte della carità è la politica. La Chiesa deve entrare nella politica «alta». Perché la Chiesa fa questo genere di politica. Quella che consiste nel far avanzare la gente su una proposta evangelica. Però non deve immischiarsi nella politica «bassa» dei partiti e in quel genere di cose. In compenso, molto spesso la bassa politica sfrutta la Chiesa. La sfruttano i fondamentalisti, come abbiamo visto. Pensi alla storia francese: quanti preti si facevano chiamare «Monsieur l’abbé»! E chi si nascondeva dietro quell’appellativo? Dei preti che servivano la corte e facevano bassa politica. Quelli non erano pastori. I veri pastori erano uomini come il curato d’Ars,3 o san Pierre Fourier,4 che era confessore di corte ma si teneva sempre in disparte. Aspettava che andassero da lui per parlare delle cose dello spirito. Lui non faceva bassa politica. A me non piacciono per niente i pastori e i preti da ricevimento, da aeroporto…

...C’è sempre un rapporto con la politica. Perché la pastorale non può non essere politica, ma può anche avere un rapporto con la «grande» politica: la Chiesa infatti deve fare politica, purché si tratti di politica con la P maiuscola, come ho detto. E all’interno della teologia della liberazione, certi componenti si sono smarriti, diciamo così, su vie partigiane, con dei partiti di estrema sinistra o con l’analisi marxista. Negli anni Ottanta padre Pedro Arrupe ha scritto una lettera contro l’analisi marxista della realtà, dicendo che non si poteva fare una cosa del genere in nome di Gesù Cristo. Una lettera meravigliosa. Quindi la differenza c’è, eccome, e la cosiddetta «teologia del popolo» – ma non mi piace nemmeno questa espressione – è stata l’alternativa proposta da certi teologi per fare del popolo di Dio un protagonista. Ed è questo che ha fatto il Concilio Vaticano II.

Tratto sempre da ultimo libro citato

 

https://www.open.online/2025/05/03/papa-francesco-fedeli-crollati-meno-benedetto-xvi/
 

 

Papa Francesco all’inizio ebbe un boom di presenze alle udienze. Ma negli ultimi due anni fedeli crollati sotto quelli di Benedetto XVI

 

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I dati dal 2017 non venivano più pubblicati dalla Prefettura della Casa Pontificia, e ora che dopo la morte sono diventati tutti pubblici si capisce il vero motivo: il papa che piaceva tanto ai laici entusiasmava poco i cattolici

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Durante i pontificati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI la Prefettura della Casa Pontificia era usa a pubblicare, a fine dicembre, i dati della partecipazione dei fedeli agli incontri in Vaticano con il Pontefice. Con Francesco si è cominciato a fare lo stesso, ma dal 2017, senza che ne venisse spiegato il motivo, questa informazione non è stata più data. Ora forse se ne può capire il perché. Nei giorni scorsi, infatti, la stessa Prefettura della Casa Pontificia ha finalmente pubblicato tutti i dati, anno per anno, delle udienze pontificie nel corso del pontificato bergogliano.


Il picco nell’anno dell’elezione sgonfiato già in quello successivo. Poi la caduta continua.

L’inizio di Pontificato fu un boom clamoroso: 7,3 milioni nel 2013, 5,9 milioni nel 2014. Poi cominciò la discesa, ma sempre con numeri importanti: 3,2 milioni nel 2015 e 3,9 milioni nel 2016. Nel 2017, anno in cui la Prefettura cessò di rendere pubblici i dati, la diminuzione si fece più significativa. Si registrarono infatti 2,7 milioni di partecipanti, quasi 1,2 milioni di fedeli in meno. E successivamente i numeri diventarono sempre più esigui. Dopo gli anni del Covid (2020, 2021), nel 2022 ci fu un lieve rimbalzo (2,4 milioni) ma poi il numero scese sotto la soglia dei due milioni (circa 1,7 milioni sia nell’anno 2023 che nel 2024).

 

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Ratzinger non fece mai numeri record, ma nemmeno così bassi come l’ultimo Francesco

Con papa Benedetto non si ebbero mai i dati eclatanti registrati con Francesco, ma non arrivò neanche il crollo che si è avuto in questi ultimi anni, e comunque non si scese mai sotto i 2 milioni. Il numero di fedeli, infatti, dopo il piccolo boom iniziale (2,8 milioni nel 2005 e nel 2007, 3,2 milioni nel 2006), si mantenne costante, oscillando tra i 2,2 e i 2,5 milioni. Certo con Francesco le regole della pandemia hanno sicuramente avuto un peso, ma quando la vita pubblica e ripresa e il mondo è tornato a viaggiare, non c’è più stato il desiderio di andare in piazza San Pietro per sentire dalla sua viva voce l’uomo che guidava la Chiesa cattolica. Qualcosa si intuiva dalle immagini delle udienze diffuse dalla Santa Sede con utilizzo sempre più comune di riprese nel campo stretto per non dare impressione di una piazza San Pietro poco popolata.

 

 

 

 

 

https://www.fondazioneluigieinaudi.it/si-global-quello-che-bergoglio-non-capi-del-capitalismo/

 

Sì global, quello che Bergoglio non capì del capitalismo

 

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Nel giorno della sua morte, il Wall Street Journal ha così formulato l’epitaffio di Papa Francesco: “Si batteva per i poveri, favorendo idee che li mantenessero poveri”. C’è del vero. Il libero arbitrio e il principio della responsabilità individuale sono alla base dell’etica capitalista, che ha fatalmente condotto alla globalizzazione dei mercati. Ma capitalismo e globalizzazione sono state le bestie nere del Papa.

“Questa economia uccide”, ha scritto Francesco nel suo primo documento programmatico, la Evangelii Gaudium. “Non possiamo più confidare nelle forze cieche e nella mano invisibile del mercato. […] L’esclusione economica e sociale è una negazione totale della fraternità umana e un grave attentato ai diritti umani e all’ambiente”, ha aggiunto. Nell’enciclica sociale Fratelli tutti, pubblicata nel 2020, in piena pandemia, papa Francesco ha preso di mira il pensiero Liberale: “Il dogma neoliberale è povero, ripetitivo e inefficace… Il mercato da solo non risolve tutto, anche se a volte vogliono farci credere a questo dogma di fede neoliberale”. Nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium, del 2013, ha affermato: “Non possiamo più confidare nelle forze cieche e nella mano invisibile del mercato. La crescita in equità esige qualcosa di più della crescita economica”. In un incontro del 2024 con giovani economisti ad Assisi, ha dichiarato: “Il mondo dell’economia ha bisogno di un cambiamento”. Nel messaggio al World Economic Forum di Davos nel gennaio 2024, Francesco la mise così: “Com’è possibile che in un mondo globalizzato ci siano ancora persone che muoiono di fame, sfruttate, escluse, private dell’istruzione e dell’assistenza sanitaria di base?”. La globalizzazione, dunque non come cura ma come causa ai mali del mondo.

I dati, però, mal si conciliano con i giudizi papali. Così, alla rinfusa.

Secondo la Banca Mondiale, la povertà estrema è passata dall’85% nel 1800 al 9% odierno. La mortalità infantile è scesa dal 44% nel 1800 al 4%. Milioni di persone, in particolare in Asia orientale e nell’Africa subsahariana, hanno beneficiato della crescita economica legata all’apertura dei mercati globali. La Cina, che ha abbracciato gradualmente forme di economia di mercato pur mantenendo un sistema politico autoritario, ha tolto dalla povertà oltre 800 milioni di persone negli ultimi 40 anni. Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, l’aspettativa di vita è aumentata ovunque: a livello globale, si è passati da circa 52 anni nel 1960 a oltre 72 anni nel 2020. Anche l’alfabetizzazione ha visto un netto miglioramento: nel 1950 solo il 56% degli adulti sapeva leggere e scrivere; oggi, il tasso globale ha superato l’86% (Unesco, 2023). La mortalità infantile è crollata. Secondo l’Unicef, il numero di bambini morti prima dei 5 anni si è ridotto da 12,5 milioni nel 1990 a 5 milioni nel 2021. Secondo la Fao, la percentuale di persone denutrite nel mondo è scesa dal 19% negli Anni ’90 a circa il 9,2% nel 2022, nonostante l’aumento della popolazione globale. Secondo la Banca Mondiale, il Pil globale pro capite è più che raddoppiato dal 1990 ad oggi.

L’integrazione commerciale ha favorito la crescita economica nei Paesi in via di sviluppo. Ad esempio, il Vietnam ha visto un aumento del Pil pro capite di oltre 8 volte dal 1990 al 2020 grazie alle esportazioni e agli investimenti internazionali. I vaccini contro malattie come il morbillo, la poliomielite e l’epatite B hanno salvato milioni di vite grazie a partenariati pubblico-privati e finanziamenti internazionali (GAVI, OMS). I decessi per malaria sono diminuiti del 47% tra il 2000 e il 2015 (WHO), in parte grazie alla cooperazione internazionale e alla disponibilità di farmaci a basso costo. Il lavoro minorile è diminuito del 38% dal 2000 a oggi (ILO, 2022).  La frequenza scolastica globale nella scuola primaria è salita dal 75% nel 1990 ad oltre il 90% oggi (Unesco). La percentuale della popolazione mondiale con accesso all’elettricità è salita dal 71% nel 1990 al 91% nel 2021 (Banca Mondiale). Secondo l’Oms, tra il 2000 e il 2020 oltre 2,6 miliardi di persone hanno avuto accesso a fonti sicure di acqua potabile grazie ad investimenti infrastrutturali e alla cooperazione internazionale. Il numero di persone con accesso a servizi igienico-sanitari adeguati è cresciuto di oltre 1,8 miliardi tra il 2000 e il 2020. Dai dati Unesco, risulta che il tasso globale di istruzione femminile nella scuola primaria è oggi quasi pari a quello maschile, con un rapporto di 0,97. Nei Paesi a basso reddito, la partecipazione delle donne alla forza lavoro è salita dal 32% nel 1990 al 45% nel 2020. La mortalità materna globale è calata del 38% tra il 2000 e il 2017 (OMS) grazie all’accesso a cure sanitarie moderne. Secondo l’Indice di Sviluppo Umano (HDI) dell’Onu, dal 1990 al 2021 oltre 130 Paesi hanno registrato miglioramenti continui. Paesi come Bangladesh, Etiopia e Ghana hanno compiuto progressi notevoli grazie alla crescita economica e alla liberalizzazione del commercio. Secondo l’Indice di Libertà Economica della Heritage Foundation, i Paesi con maggiore apertura al libero mercato hanno un reddito medio pro capite oltre sette volte superiore rispetto a quelli non liberi.

Insomma, il capitalismo e la globalizzazione hanno radicalmente migliorato la qualità della vita degli “ultimi” cari papa Francesco nelle “periferie” del mondo da lui più volte evocate. Si può discutere, naturalmente, degli effetti che la globalizzazione ha sortito nei paesi cosiddetti ricchi. Effetti perlopiù devastanti. Ma non erano questi l’oggetto della “cura” del Papa “terzomondista”.

 

 




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