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Referendum 2025. Una grande possibilità al dunque


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12 ore fa, Gaetanoalberto ha scritto:

Niente, il suesteso post é bello così, magari un pizzico stuzzicante.

Non è affatto vero che un impresa che fa profitti non licenzi o che fa profitti elevatissimi paghi bene perché ha tutto l'interesse a tenere i lavoratori: Stellantis i profitti li fa e li distribuisce sempre, nelle fasi di calo della domanda mette in cassa integrazione, che è sostenuta come le pensioni e le invalidità grazie ai buchi inps ripianati con il gettito fiscale, di cui parte consistente proviene dai lavoratori stessi.

Nel 2022 la cassa integrazione è stata estesa anche ai lavoratori delle piccole imprese.

Non è affatto vero che questo garantisca solo i lavoratori, perché se l'impresa non potesse spostare i dipendenti a carico Stato in caso di crisi, farebbe una gran fatica a recuperare le capacità produttive all'aumento della domanda.

Quindi cosa proponi, di eliminare la Cassa Integrazione visto che a leggerti sembra essa sia un favore fatto alle imprese? 
Riguardo al resto le aziende non nascono per fare welfare ma per fare utili, quindi l’attenzione va rivolta, se si vuole garantire l’occupazione, verso quello che ogni economista sottolinea essere il problema delle aziende italiane, la produttività.

Ma se si preferisce pensare che si possa tutelare il lavoratore ed il lavoro obbligando l’azienda a non licenziare auguri e ricordatevi che nessuno può impedire ad un’azienda di chiudere e spostare la produzione altrove, anche in UE in paesi in cui è più profittevole investire.

Bisognerebbe obbligare i dipendenti, tutti i dipendenti, a lavorare almeno cinque anni come autonomi prima di passare ad essere dipendente, sarebbe propedeutico per comprendere come realmente gira il mondo e soprattutto l’economia e servirebbe in particolare ai dipendenti pubblici.

16 minuti fa, maurodg65 ha scritto:

Quindi cosa proponi, di eliminare la Cassa Integrazione visto che a leggerti sembra essa sia un favore fatto alle imprese? 
Riguardo al resto le aziende non nascono per fare welfare ma per fare utili, quindi l’attenzione va rivolta, se si vuole garantire l’occupazione, verso quello che ogni economista sottolinea essere il problema delle aziende italiane, la produttività.

Ma se si preferisce pensare che si possa tutelare il lavoratore ed il lavoro obbligando l’azienda a non licenziare auguri e ricordatevi che nessuno può impedire ad un’azienda di chiudere e spostare la produzione altrove, anche in UE in paesi in cui è più profittevole investire.

Bisognerebbe obbligare i dipendenti, tutti i dipendenti, a lavorare almeno cinque anni come autonomi prima di passare ad essere dipendente, sarebbe propedeutico per comprendere come realmente gira il mondo e soprattutto l’economia e servirebbe in particolare ai dipendenti pubblici.

Che guazzabuglio di idee: molte e confuse.

Al momento non ho tempo, e francamente nemmeno voglia, di risponderti punto su punto.

Mi limito a dire che un conto è aver introdotto delle norme, quelle del JA, di cui c'era effettivamente necessità. Era ed è assurdo e impensabile (oserei dire folle) che un'azienda fosse, di fatto, quasi costretta a tenersi a vita un dipendente. Per cui bel NO su questi punti secondo me è saggio.

Un altro è sproloquiare su il significato di fare impresa: cosa che a te riesce piuttosto bene. Tra l'altro credendo e pensando che facendo il lavoratore autonomo tu faccia impresa.

1 minuto fa, senek65 ha scritto:

Mi limito a dire che un conto è aver introdotto delle norme, quelle del JA, di cui c'era effettivamente necessità. Era ed è assurdo e impensabile (oserei dire folle) che un'azienda fosse, di fatto, quasi costretta a tenersi a vita un dipendente. Per cui bel NO su questi punti secondo me è saggio.

Su questo siamo d’accordo.

1 minuto fa, senek65 ha scritto:

Tra l'altro credendo e pensando che facendo il lavoratore autonomo tu faccia impresa.

Io non penso facendo l’autonomo di fare impresa, ma avendo fatto l’autonomo per 34 anni penso di aver capito che fare impresa non è come pensano quelli che nella vita hanno fatto solo i dipendenti e straparlano sputando sentenze e giudizi.

Tu con la tua azienda, se non facessi utili, saresti costretto a ridurre drasticamente i costi, anche licenziare come eventualità, oppure chiudere i battenti, mi sbaglio? 
È un’ovvietà ma sono curioso di sapere la tua risposta.

Aggiungo: più che fossilizzarsi su la tutela del posto di lavoro ad ogni costo, cosa improponibile, sarebbe opportuno concentrarsi su tutta una serie di categorie che hanno CCNL folli, con paghe base ridicole e condizioni di lavoro demenziali.

Anche la completa abolizione di determinate cooperative, che tradendo completamente l'idea originale di cooperativa, sono diventate un sistema di sfruttamente legalizzato.

 

  • Melius 1
1 minuto fa, senek65 ha scritto:

Aggiungo: più che fossilizzarsi su la tutela del posto di lavoro ad ogni costo, cosa improponibile, sarebbe opportuno concentrarsi su tutta una serie di categorie che hanno CCNL folli, con paghe base ridicole e condizioni di lavoro demenziali.

Anche la completa abolizione di determinate cooperative, che tradendo completamente l'idea originale di cooperativa, sono diventate un sistema di sfruttamente legalizzato.

Questo te lo quoto tutto.

P.S. La questione cooperativa come la racconti è un problema di decenni fa.

5 minuti fa, maurodg65 ha scritto:

u con la tua azienda, se non facessi utili, saresti costretto a ridurre drasticamente i costi, anche licenziare come eventualità, oppure chiudere i battenti, mi sbaglio? 

E' un'ovvietà, come giustamente dici.

D'altra parte non è nemmeno ammissibile che un'azienda, sia piccola ma sopratutto media o grande, abbia come unico faro, il moltiplicare l'utile a tutti i costi.

Perché abbiamo esempi lampanti di come esistano azienda con ottimi bilanci e ottimi utili che comunque delocalizzano .

Come sempre la realtà è complessa e necessiterebbe di equilibrio e non di slogan: da una parte e dall'altra.

4 minuti fa, maurodg65 ha scritto:

La questione cooperativa come la racconti è un problema di decenni fa.

Esistono tutt'ora

La Russa sui referendum: «Farò propaganda perché la gente resti a casa».
Il Pd: «Atteggiamento eversivo»

La dichiarazione del presidente del Senato a una iniziativa di Fratelli d'Italia a Firenze.

 

È inaccettabile che la seconda carica dello Stato faccia certe dichiarazioni. 

extermination

I licenziamenti di natura economica nel 2023 raggiungono quota 523.656 con un calo del 6,86% sul 2022. Lo rileva l’Inps nell’Osservatorio sul precariato secondo il quale si riducono anche le dimissioni. Le cessazioni di contratto per scelta del lavoratore rimangono sopra i due milioni, sono state, infatti, 2.138.104 con un calo dell’1,95% sul 2022.

- licenziamenti di natura economica, vale a dire licenziamenti per giustificato motivo oggettivo (licenziamenti individuali motivati da esigenze di riorganizzazione aziendale, crisi, o altre ragioni che rendono impossibile la prosecuzione del rapporto di lavoro.

Gaetanoalberto
56 minuti fa, maurodg65 ha scritto:

nessuno può impedire ad un’azienda di chiudere e spostare la produzione altrove,

Ai tempi sono perfino state incentivate a farlo con apposite agevolazioni a favore della "internazionalizzazione"

58 minuti fa, maurodg65 ha scritto:

le aziende non nascono per fare welfare

E non lo fanno, o meglio, quelle che lo fanno e che curano il benessere dei dipendenti (ce ne sono) sono le meglio posizionate anche in tema di produttività.

1 ora fa, maurodg65 ha scritto:

economista sottolinea essere il problema delle aziende italiane, la produttività.

Certo, che é un elemento distinto dal costo del lavoro, richiedendo capacità d'impresa ed investimenti.

Alle volte sembra che la miriade di incentivi e finanziamenti percepiti mantengano alti solo i compensi del management e i profitti della proprietà, e non si traducano in miglioramenti della produttività.

Detto questo, mi tiri dentro una polemica verso le imprese che non nutro affatto, e poi le norme su cui incideranno i quesiti non hanno a che fare né con minore produttività né con un aumento del costo del lavoro.

Ma stai tranquillo, non passeranno.

La mia è una provocazione per sostenere che chi dice di voler tutelare il lavoro e le classi più deboli e che questo è oggi appannaggio della destra non andrà a votare.

E la destra attualmente al governo, non ha la politica globale di riforma cui fai cenno e di cui si potrebbe discutere, eventualmente anche dopo una bacata al referendum.

Non si può sostenere un'economia solo comprimendo i redditi, riducendo le garanzie o facendo ricorso smodato al lavoro a termine, lasciando intoccate le pensioni ed anzi aumentando la rosa dei beneficiari o gli importi, e scaricando sullo Stato le gestioni  fallimentari.

Gaetanoalberto
1 ora fa, maurodg65 ha scritto:

che fare impresa non è come pensano quelli che nella vita hanno fatto solo i dipendenti

Dovessi per caso riferirti a me, ho avuto un'agenzia di assicurazioni e ho fatto l'avvocato 😀

Ho proprio il massimo rispetto di chiunque lavori, a qualunque titolo.

Peró un'anomalia italiana studiata nel mondo é la sopravvivenza della micro imprenditorialità.

Questa spesso nasconde inefficienza, che non è sempre dovuta, come sembra leggersi da alcuni tuoi interventi, al fatto che i lavoratori non producono.

Esiste una selva di norme su cui intervenire (permessi, 104, permessi studio etc), in particolare nel pubblico.

Posso garantirti che tutti, questo governo compreso, non potendo permettersi un aumento dei redditi, si limitano ad aumentare i benefici di altro tipo.

Ripeto: quando cominceremo ad occuparcene ?

Io sono seduto sulla riva del fiume, passerà il referendum come passó la riforma costituzionale. Presumibilmente si trasformerà in un autogol che farà da sponda a maggiore flessibilità. Sento già i commenti.

Il debito crescerà, lo Stato impugnerà qualche altra legge regionale sul fine vita e reintrodurrà l'obbligo del precetto pasquale, e saremo tutti felici e contenti, perché di ben altro ci si deve occupare.




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