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"Farò campagna per l'astensione"


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Una delle cose più insensate che si sente è l'affermazione per cui solo le elezione politiche sarebbero dovere civico mentre i referendum no.

Il voto è voto e la democrazia diretta, rara, è significativa.

I referendum sono passati dal vaglio della Cassazione e della Corte Costituzionale e sono un carrozzone costoso.

Per cui è un dovere andare a votare, scegliendo il si o il no.

Quella dell'astensione, dell'invito ad andare al mare per non raggiungere il quorum è una vecchia porcheria contraria ai nostri doveri civici

  • Melius 2
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@Jarvis Ho votato tutto il votabile, dalla maggiore età, tornando dalle ferie, ritardando la partenza. E cosa ho ottenuto? Inciuci, ribaltoni, indicibili accordi, voltagabbana, promesse non mantenute, ecc. 
La mia tessera elettorale é sempre più vicina ai Rotoloni Regina. 

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comunque se quella volta hanno messo il quorum, si vede che un motivo c'era, o più di un motivo.

invece sarà interessante vedere quanta gente va a votare e quanto sarebbe la percentuale alle

politiche delle forze che hanno promosso i referendum.

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8 minuti fa, Jarvis ha scritto:

Per cui è un dovere andare a votare, scegliendo il si o il no.

Quella dell'astensione, dell'invito ad andare al mare per non raggiungere il quorum è una vecchia porcheria contraria ai nostri doveri civici

Questo fa chiarezza anche su alcune caxxate che girano al riguardo dell’astensione:


https://pagellapolitica.it/articoli/refedendum-cittadinanza-lavoro-promuovere-astensionismo-illegale

 

 

L’invito all’astensione

Così come è legittima l’astensione dal voto, è altrettanto lecito l’invito pubblico a non votare, poiché rientra nella più ampia libertà di manifestazione del pensiero garantita dalla Costituzione. L’articolo 21 stabilisce che «tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione».

Questa libertà trova un limite nell’articolo 98 del già citato “Testo unico sulle leggi elettorali”, che riportiamo integralmente: «Il pubblico ufficiale, l’incaricato di un pubblico servizio, l’esercente di un servizio di pubblica necessità, il ministro di qualsiasi culto, chiunque investito di un pubblico potere o funzione civile o militare, abusando delle proprie attribuzioni e nell’esercizio di esse, si adopera a costringere gli elettori a firmare una dichiarazione di presentazione di candidati o a vincolare i suffragi degli elettori a favore od in pregiudizio di determinate liste o di determinati candidati o a indurli all’astensione, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da lire 600.000 a lire 4.000.000» (corsivi nostri). L’astensione al voto di cui parla questo articolo vale anche per i referendum abrogativi.

Ma che cosa significa «indurre all’astensione» mediante «abuso delle proprie attribuzioni e nell’esercizio di esse»? Facciamo qualche esempio per capirlo meglio. Induce all’astensione, abusando dei propri poteri, un sindaco che adotta una specifica ordinanza per ostacolare l’accesso alle urne ai suoi concittadini o non fa installare i seggi; un pubblico ufficiale che manomette i registri elettorali o che promette a determinate persone alcuni benefici in cambio del loro impegno a non votare; un sacerdote che condiziona la somministrazione di un sacramento al fatto che chi lo vuole ricevere non vada a votare. 

Da questi esempi si capisce che un conto è la propaganda per l’astensionismo come manifestazione di opinione, un altro conto è un’azione organizzata volontariamente per forzare il libero convincimento dell’elettore. 

Dunque, i titolari di una carica pubblica – come il ministro Tajani – che dichiarano di non voler votare a un referendum, o che si augurano il suo fallimento, o ancora che invitano ad astenersi dal voto, non abusano del loro potere violando la libertà di voto degli elettori. E così non commettono il reato previsto dall’articolo 98 del “Testo unico sulle leggi elettorali”. I titolari di una carica pubblica sono liberi di promuovere una determinata scelta politica e di chiedere a chiunque di seguirla, perché questo significa esprimere un’opinione politica, come tale insindacabile.

Nonostante questo, secondo alcuni, i titolari di cariche pubbliche ed esponenti delle istituzioni sarebbero tenuti comunque a un dovere di correttezza costituzionale che suggerirebbe loro di non invitare all’astensione. Vent’anni fa, in un’intervista con il manifesto, il costituzionalista Gaetano Silvestri aveva detto che è «lecito» astenersi, aggiungendo però che bisognava distinguere «tra l’esercizio e l’invito all’astensione», che secondo Silvestri è una «scorrettezza», in quanto «un incitamento a non far funzionare correttamente un istituto di democrazia diretta», qual è il referendum. «E poi non partecipare è segno di indifferenza, e l’appello all’indifferenza è proprio una contraddizione in termini», aveva dichiarato Silvestri. 

Peraltro, si potrebbe sostenere che in un Paese con un tasso di astensionismo sempre più alto, le istituzioni dovrebbero fare di tutto per incentivare il voto. E a ciò potrebbe aggiungersi che, in base alle norme sopra richiamate, la volontà della maggioranza dovrebbe formarsi nel procedimento deliberativo, e non al di fuori di esso, pur essendo pienamente lecita la scelta del “non-voto”.

 

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@maurodg65

 

Non chiarisce proprio un bel nulla perché sono solo opinabilissime tesi avvocatesche per legittimare delle carognette che non hanno il coraggio di confrontarsi andando a votare e facendo una scelta precisa, ma vogliono vincere facile contando sul non raggiungimento del quorum costitutivo facendo leva sull'ignavia delle persone 

7 minuti fa, LeoCleo ha scritto:

La mia tessera elettorale é sempre più vicina ai Rotoloni Regina. 

 

Ti capisco. Sicuramente hai anche la via della scheda nulla 

  • Melius 2
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