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Gin boom: moda passeggera o tendenza consolidata?


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Ho sempre sostenuto che due regine inglesi arrivate a superare i novant'anni attaccate alle bottiglie di London Dry non potessero avere tutti i torti.

Per questo nella dispensa non mancano 6/7 bottiglie diverse di Gin (handcrafted come dicono quelli che se ne intendono) da utilizzare alla bisogna. Con moderazione, di tanto in tanto, il gin tonic è un eccellente pre-pasto ma anche un ottimo corroborante di fine serata con amici.

Il whisky (non mancano nemmeno quelli in dispensa) è cosa diversa, da fruizione individuale e un po' onanistica. Dicono da meditazione, ma che catzo c'è da meditare in fondo ?

 

Comunque il Gin nelle sue varianti da intenditori è cosa recentissima, la moda è partita da un antiquario londinese il quale, schifato da un gin tonic pessimo servitogli in un pub negli anni '90 si è inventato uno suo gin "taylored" di alta qualità. Prima di questo c'era quasi solo gin industriale dei soliti 4/5 marchi, per lo più di qualità dozzinale. 

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a casa solo liscio, mi piace acquistarne una bottiglia prodotto localmente quando vado all'estero; ne ho dalla norvegia, dal belgio, dalla danimarca, dall'inghilterra, poi una bottiglia di Etsu giapponese e ne ho appena terminato uno italiano che mi è stato regalato di cui però non ricordo il nome.

All' iper Tosano, che ha appena aperto dalle mie parti, c'è una corsia intera solo dedicata ai gin.

Lo alterno d'inverno con un buon whisky, naturalmente torbato (Port Charlotte, ho la scorta in casa).

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