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Le teorie economiche neo-liberiste


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resta il fatto che le due venete se volevano le potevano salvare, anche perchè non credo fossero

tanto più ladri degli altri. è che magari non avevano i santi giusti.

in ogni caso era un sistema che andava bene con il pil in crescita costante e la torta che si allarga

di continuo, cosa che ovviamente non può essere per sempre.

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https://melius.club/topic/25990-le-teorie-economiche-neo-liberiste/page/8/#findComment-1560046
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2 ore fa, extermination ha scritto:

@Savgal

vero! C’è però da dire che le banche italiane non erano poi cosi piene di spazzatura ( vale a dire crediti esposti in bilancio non adeguatamente svalutati con opportune poste a fondo svalutazione crediti ) erano relativamente stabili e rispetto ad altri paesi l'Italia aveva una minore esposizione sui mercati finanziari internazionali 

Peccato che ciò che ne segui fu una pesantissima crisi dell'economia reale.

Me lo ricordo bene, purtroppo. 

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25 minuti fa, extermination ha scritto:

Ok ma in un qualche libro ci sta scritto che il sistema bancario ( o se preferisci finanziario) può anche mettere in forte crisi il neoliberismo? 

dopo il 2008 quanto pensi che sia cambiato?

e quale alternativa si può pensare realisticamente di proporre in questo quadro economico e politico?

chi avrebbe la forza di farlo, è davanti a tutto questo che le analisi e le utopie lasciano il tempo che trovano.

chiacchiere.

ps

se non l'hai visto al tempo,  guardalo:

 

"il capitalismo è un male e non si può regolamentare il male"

 

 

 

 

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@extermination

 

Nel maggio 2009 Simon Johnson, capo economista del Fondo monetario internazionale nel biennio 2007-2008, affermò che un vero e proprio “colpo di stato silenzioso” delle principali banche era insito nelle risposte della politica alla crisi finanziaria globale. Johnson, che aveva lavorato per il Fondo in Russia, Corea del Sud e Thailandia, dove gli oligarchi imprenditoriali avevano stretto rapporti con i governi, intravedeva delle similitudini negli Stati Uniti, dove

  • gli interessi commerciali d'élite i finanzieri, in questo caso hanno rivestito un ruolo centrale nella creazione della crisi, facendo scommesse sempre piú grandi, con il sostegno implicito del governo, fino all'inevitabile collasso. Cosa ancor piú inquietante, oggi stanno usando la loro influenza per impedire proprio quelle riforme che sono necessarie, e in urgenza, per risollevare l'economia dal suo crollo in picchiata. Il governo sembra essere impotente, oppure non vuole agire contro di loro.

Secondo Johnson negli Stati Uniti c'era l'oligarchia più avanzata del mondo. Vedeva all'opera un processo ben più insidioso delle tangenti e della corruzione: «L'industria finanziaria americana ha acquisito potere politico accumulando una specie di capitale culturale un sistema di credenze [...l Ha beneficiato del fatto che gli addetti ai lavori di Washington erano già convinti che le grandi istituzioni finanziarie ei mercati dei capitali liberi fossero cruciali per garantire la posizione dell'America nel mondo». Prima della crisi finanziaria i regolatori riponevano la loro fiducia nella capacità delle banche di controllare il rischio. Tale regulatory capture, o «cattura del regolatore», come viene definita, si basava sul lobbismo e sull'influenza politica, con l'idea di fondo che la deregolamentazione sarebbe stata in grado di rendere il settore finanziario più competitivo. Wall Street e Washington erano legate a doppio filo, con un flusso circolare di dipendenti tra il Tesoro, la Federal Reserve e le istituzioni finanziarie, soprattutto Goldman Sachs. Johnson si disse convinto che «un'intera generazione di politici è stata ipnotizzata da Wall Street» e dai mercati finanziari non regolamentati, cosicché la risposta alla crisi era stata caratterizzata da «ritardi, mancanza di trasparenza e riluttanza a disturbare il settore finanziario [...] o a mettere in discussione la struttura di fondo del sistema che ci ha portati fin qui». Non ne era scaturita una forma di corruzione di minore entità, in cui delle regole fossero state infrante a fin di guadagno personale, ma si era invece trattato di corruzione in grande stile del sistema, con regole scritte da gruppi di interesse organizzati, influenti e ricchi che avevano danneggiato l'interesse pubblico.

Dopo la crisi finanziaria l'amministrazione Obama sostenne le banche chiedendo ben poco in cambio. La reazione in termini di regolamentazione fu debole e contraddistinta da una marcata diversità di opinioni su come si doveva procedere …

Da "Il governo economico del mondo 1933-2023" di Martin Daunton.

Il sistema finanziario si regge sulle tesi neoliberiste, la crisi del 2008 è nei fatti una confutazione fattuale del neoliberismo, eppure poco è cambiato. E dubito che il "populismo plutocratico" di Trump (definizione di Daunton) modificherà lo stato delle cose.

Il tema non è ovviamente solo economico, è inevitabilmente politico. Ripeto quanto ho già posttao.

 

Nelle società vi è una frattura e questa diviene un importante elemento di identificazione politica che divide la stessa società in due. Vi sono coloro che temono più il potere dei singoli e sono propensi, per contenerlo, a che lo stato abbia strumenti per intervenire. Vi sono coloro che invece temono maggiormente il potere dello stato e sono più disposti a tollerare il potere dei singoli. Io mi colloco nel primo versante.

E “Più mercato possibile e tutto lo Stato che occorre”. 

 

 

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1 ora fa, Savgal ha scritto:

 “Più mercato possibile e tutto lo Stato che occorre

che vuol dire tutto e il suo contrario....

ma se mai si riuscisse a fare un sunto, cosa impossibile, quale sarebbe la sponda politica necessaria ad una riorganizzazione del sistema capitalistico che peraltro dovrebbe essere quantomeno continentale se non globale per essere praticabile.

mai visto nulla con la sinistra che sostanzialmente ha portato fino qui, figiriamoci a destra.

quindi si continuerà a parlarsi addosso, al limite promettere tanto ma, giocoforza, raccogliere pressoché nulla.

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Mi ricordo la lectio magistralis del rettore della Bocconi alla laurea di mio figlio..

i tempi sono cambiati così radicalmente che è profondamente anacronistico spezzare la dottrina economica in due tronconi, liberismo e dirigismo statale. Il fatto stesso che a scongiurare i peggiori fallimenti dei più grandi istituti bancari privati del mondo, siano intervenuti gli istituti centrali, cioè le banche pubbliche.. indica che il mondo economico, per essere compreso, oggi, ha bisogno non di due, sole, dottrine economiche, perché non ne basterebbero cento.

( e questo vale pure per la storiografia, dottrina sociale, filosofia, storia dell’arte, storia dell’architettura eccetera.. questa vera e propria accelerazione temporale dei fatti e degli accadimenti.. richiede una sforzo supplementare, quello di richiudere i nostri sacri testi formativi, cercando una forma d’equilibrio seppur precario, che ci garantisca la sopravvivenza in questo multisfaccetato caos dei valori.
(Ecco.. forse andrebbe riletto con rinnovata attenzione il Zarathustra, sono passati cent’anni e passa, ma questo si che è un testo di stringente attualità.)

 

  • Melius 1
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@alexis

vivaddio...

ogni tentativo di formalizzare e riassumere una realtà così complessa risulta una limitazione della comprensione, piuttosto che una via di comprensione.

oltretutto le variabili non sono gestibili in un piccolo sistema chiuso e ogni azione trova comunque un limite nel tempo, figuriamoci se inserite in un quadro di riferimento globale.

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1 ora fa, extermination ha scritto:

Siamo sulla strada giusta!

molto più realisticamente stiamo correndo su una strada ignota e verso meta ignota.

tocca adattarti con velocità inusitata, altrimenti vieni travolto da chi ti incalza da dietro nella corsa.

qua pare che per qualcuno sia possibile fermare la corsa e il tempo per aggiustare il mondo a proprio gusto.

 

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