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Le teorie economiche neo-liberiste


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1 ora fa, nullo ha scritto:

ogni tentativo di formalizzare e riassumere una realtà così complessa risulta una limitazione della comprensione, piuttosto che una via di comprensione

Non è  così, fin dall'ottocento non c'è politica economica che non abbia avuto alla sue spalle i più grandi economisti delle varie epoche come consulenti a libro paga di banche centrali, ministeri e organizzazioni internazionali, poi i politici potevano più o meno aderire, ma il tentativo di dare una caratura scientifica alle decisioni c'è sempre stato e continua ad esserci. La complessità della materia non implica l'abbandonarsi a istinto e caso, il momento attuale è decisamente fuorviante e atipico, almeno così appare.

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1 ora fa, Panurge ha scritto:

complessità della materia non implica l'abbandonarsi a istinto e caso, il momento attuale è decisamente fuorviante e atipico, almeno così appare.

non ho scritto che si deve andare ad istinto.

ho inteso scrivere parte di quello che hai detto nella seconda parte della frase.

sopratutto quando non sei un attore in grado di coondizionare il gioco, tanto meno di seguire in velocita ciò che cambia repentinamente come scenario.

un esempio in tal senso è la Ue.

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@extermination

Se ti è possibile leggi "Il Grande Crollo" di John K. Galbraith. Rimarrai sorpreso di come si impari poco dagli errori del passato.

 

A seguito della crisi del '29 fu emanata nel 1933 negli Stati Uniti. La Glass-Steagall Act, che prende il nome dai suoi promotori, il senatore C. Glass e il deputato H.B. Steagal che portò ad una profonda riforma del sistema finanziario. La riforma era incentrata sulla netta separazione delle banche in base all’attività svolta: banche commerciali autorizzate a svolgere esclusivamente attività bancarie, cosiddette attività commerciali, raccogliendo depositi tra il pubblico indistinto, e banche d’affari, autorizzate a svolgere esclusivamente attività di investimento, cui era vietata la possibilità di utilizzare come fonte di finanziamento i depositi raccolti presso il pubblico indistinto.

La Glass-Steagall Act fu di fatto abrogata attraverso nel 1999 del Gramm-Leach-Bliley Act, che abolì la netta separazione tra le banche commerciali e le banche di investimento. Ciò che avvenne nel 1929 si è ripetuto nel 2008.

 

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Ho segnalato "Il grande crollo" di John K. Galbraith,un breve passaggio, per mostrae come poco sia cambiato in circa 100 anni

___

 

Sembra indiscusso, modificando un famoso luogo comune, che nel 1929 l'economia era fondamentalmente malsana. È una circostanza d'importanza primaria. Molte erano le cose che non andavano bene, ma cinque punti deboli devono avere esercitato un influsso particolarmente profondo sul disastro finale. Eccoli.

1) La cattiva distribuzione del reddito. Nel 1929 i ricchi erano indubitabilmente ricchi. Le cifre non sono del tutto soddisfacenti, ma sembra certo che il 5 per cento della popolazione con i redditi più elevati ricevesse quell'anno approssimativamente un terzo dell'intero reddito personale. [...] Questa distribuzione del reddito estremamente diseguale significava che l'economia era basata su un alto livello d'investimento o su un alto livello di spese in oggetti di consumo di lusso, o su entrambi. I ricchi non possono comprare grandi quantità di cibo. Se vogliono utilizzare quanto ricevono, devono impiegarlo in oggetti di lusso o, mediante l'investimento, in nuovi impianti e in nuove iniziative. Investimenti e spese di lusso sono entrambi soggetti, inevitabilmente, a influenze più capricciose e a maggiori fluttuazioni della spesa per vitto e alloggio dell'operaio che guadagna 25 dollari alla settimana. Questa coppia, spese di lusso e investimenti, era particolarmente sensibile, si può supporre, alle sconvolgenti notizie della borsa nell'ottobre 1929. [...]

2) Il mondo degli affari americano negli anni venti aveva aperto le sue braccia ospitali a un eccezionale numero di improvvisatori, concussionari, imbroglioni, impostori e truffatori. Era, nella lunga storia di tali attività, una specie di alta marea del furto societario. [...]

 

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Un corollario al modello keynesiano rovesciato, ossia al debito privato per sostenere i consumi.

Nel modello keynesiano la spesa pubblica, peraltro destinata ad investimenti pubblici, deve svolgere un ruolo anticiclico. Preso atto della instabilità ciclica dell'economia capitalistica, l'intervento pubblico svolge una funzione anticiclica, ossia interviene quando consumi ed investimenti rallentano e accumula risorse quando queti si espandono.

Il modello keynesiano rovesciato interviene sui consumi con l'incremento del debito dei privati e si sostiene con il continuo incremento dello stesso debito. Non svolge quindi la funzione anticiclica, quindi temporanea del modello di Keynes.

Il quesito è fino a quando i cittadini statunitensi (e non solo) potranno continuare ad indebitarsi?

Cosa accadrà quando un numero sempre maggiore di loro non sarà in grado di onorare i debiti?

(Relata refero: quando sono in difficoltà nell'onorare il debito gli statunitensi sono invitati a rivolgersi ad un altro istituto di credito con cui sottoscrivono un nuovo mutuo ancora maggiore rispetto a quello che non sono in grado di pagare.)

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8 minuti fa, Savgal ha scritto:

Cosa accadrà quando un numero sempre maggiore di loro non sarà in grado di onorare i debiti?

che qualcuno rimarrà col cerino in mano, di norma tititolari del credito, o chi aveva prestato a quest'ultimi il denaro.

è sempre successo così, tranne il caso di pesanti interventi statali per chiudere qualche buco che possono avere più o meno ragione d'essere.

quale sia la novità, forma e grandezze a parte, non si capisce.

 

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Gaetanoalberto
22 ore fa, nullo ha scritto:

quale sia la novità, forma e grandezze a parte,

Beh, la grandezza è un elemento non secondario.

L’esperienza storica poi conclude per un trasferimento del rischio alla collettivitá (lo Stato), quando il soggetto privato soccombe.

Tra le pieghe, rimane incollata alle mani e ben nascosta dei più furbi una rilevante quantità di denaro (anticamente si diceva profitti privati, perdite pubbliche).

Al di là delle considerazioni etiche, c’è sempre la possibilitá che le crepe del sistema una volta tanto lo facciano crollare davvero.

Credo che la tesi di fondo sia però che una più equilibrata distribuzione della ricchezza ed una riduzione delle asperità neoliberiste darebbero migliori garanzie di benessere generale.

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@Gaetanoalberto

È una tesi su cui convergono tutti gli autori dei libri letti recentemente. La quota di ricchezza si sta spostando dai salari ai profitti e ciò soprattutto a danno dei salari operai.

Se in USA si vuole fare davvero qualcosa che aiuti la working class sarebbe sufficiente elevare il salario minimo di 7.5 dollari ora, inferiore a quello di fine anni Sessanta, che oggi varrebbe 10 dollari ora, a 15. La stessa discussione dovrebbe essere aperta in Italia. Ma è cosa di cui subito fortemente. Il tema uguaglianza ed equità è estraneo ai discorsi populisti.

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