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Storia di una malata terminale..


Renato Bovello

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@Renato Bovello il mio più grande rammarico è non essere riuscito a ripotare a casa il babbo dopo la caduta. Due mesi ininterrotti di ospedale con bollettini altalenanti ci avevano sfiancati, soprattutto mamma. Quando hanno detto: non possiamo fare più nulla, solo dimetterlo... è crollato il mondo addosso. Tentare di allestire una stanza ospedaliera in casa? Trovare infermieri fissi, fisioterapista, un medico, macchinari per aspirare il muco dai polmoni, un sollevatore, letto traspirante... per carità tutto si può fare, ma non ce la siamo sentiti. E' stato accudito amorevolmente in una RSA, altri due mesi orrendi in cui non l'abbiamo lasciato mai un giorno da solo, dalle 8 del mattino alle 8 di sera, trasgredendo l'orario visite con la necessità di doverlo imboccare. Ovviamente, come da articolo, non solo negli ospedali ma anche nelle RSA i vecchi muoiono quasi sempre di notte, e ti arriva la telefonata. Ma poi pure mamma, in casa, nel suo letto, ci ha svegliati alle 3 del mattino... per un bicchiere d'acqua... che non ha fatto in tempo a bere. 

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@LeoCleo si, rispetto e la consapevolezza di avere fatto tutto quanto umanamente possibile. In aggiunta il fatto che, per pura fortuna, mio Padre e mia Madre quando sono andati avanti mi avevano vicino. Una magra consolazione, ma si vive anche di queste cose.

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1 ora fa, luimas ha scritto:

ma  si può obbligare una persona a subire l'accanimento terapeutico ?

Ovviamente no:

Cita

In Italia, un paziente ha il diritto di rifiutare le cure mediche, anche se ciò potrebbe avere conseguenze gravi, fino alla morte. Questo diritto è sancito dall'articolo 32 della Costituzione, che riconosce la libertà di scelta terapeutica, e dalla legge 219/2017, che disciplina il consenso informato e le DAT (Disposizioni Anticipate di Trattamento). Tuttavia, il rifiuto deve essere espresso in modo consapevole, informato e attuale, dopo che il paziente è stato adeguatamente informato sui rischi e le alternative.  (sintesi effettuata da Google)

.

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Renato Bovello
2 ore fa, LeoCleo ha scritto:

. E' stato accudito amorevolmente in una RSA, altri due mesi orrendi in cui non l'abbiamo lasciato mai un giorno da solo, dalle 8 del mattino alle 8 di sera, trasgredendo l'orario visite con la necessità di doverlo imboccare.

Ti conosco e so che hai fatto tutto quello che era giusto fare. Lascia solo lo spazio al ricordo senza alcun rimpianto

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3 ore fa, Renato Bovello ha scritto:

Io penso che la nonna vorrebbe tanto starsene nel lettone di casa sua, senza aghi nelle vene, senza sedativi che le bombardano il cervello, e chiudere gli occhi portando con sé per l’ultimo viaggio una lacrima dei figli, un sorriso dei nipoti e non il fragore di una scorreggia della vicina di letto.
Regaliamo ai nostri vecchi un atto di amore, non cacciamoli di casa quando devono morire.

questo intervento mi porta indietro di 1 anno; nel giro di 6 mesi ho vissuto la medesima, straziante ma inevitabile esperienza, prima con mio papà 92 enne, poi con mamma, solo di pochi anni più giovane.

Credo non si possa generalizzare,  dipende da caso per caso ; quando ho portato mio padre in ospedale, l'ultima volta, dopo 2 mesi di assistenza e cura domiciliare, perché fosse seguito negli ultimi momenti di vita nel modo più appropriato (cosa che a casa non sempre è possibile fare, bisogna essere sinceri) egli stesso, con serenità mi disse "non voglio più tornare a casa, qui mi seguono benissimo, voglio morire qui...".

E se ne è andato serenamente, di notte;  purtroppo non ero lì quando ha esalato l'ultimo respiro, l'avevo lasciato solo poche ore prima; è un piccolo rammarico, ma così è andata.

Con mia mamma non è stato molto diverso, ma le ultime settimane le ha trascorse in un hospice, anche lei accudita in modo amorevole dal personale, bravissimo.

Questa volta ero lì, a tenerle la mano, come ho fatto praticamente per tutto l'ultimo periodo di vita; da figlio unico è stato un periodo tremendo, ma ho la serenità di averla accompagnata al meglio di quanto potessi umanamente fare.

Scusate la divagazione personale, ma la ferita è ancora fresca, ..anche se il ricordo è tenero e dolce; arrivati ad una certa età occorre anche accettare con serenità che non siamo eterni,  e che lo stare globalmente bene per 90 anni, andandosene serenamente senza troppo soffrire, è già una grazia.

 

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