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Melius Club

Una società di adolescenti


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briandinazareth
10 ore fa, extermination ha scritto:

di chi si batte "solo ed esclusivamente per vincere"; di chi pensa che "non conta altro che il risultato finale".

 

però il risultato finale della sua politica non è stato di grande impatto sull'economia mentre ha reso peggiore la vita di moltissime perrsone. 

dati alla mano.

inoltre è un pensiero infantile, 

10 ore fa, extermination ha scritto:

Quello di chi "non conosce il significato della parola sconfitta"

 

niente di tutto questo c'è nella vita vera delle persone.

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Il periodo Thatcher ha coinciso con quello Reagan 

Il consumismo e studio 54

Edonismo e fotti che fotto anch'io, altro che liberismo.

L'inizio del declino del walfare.

Hanno vinto loro, i soldi vincono sempre.

Sono frutto del diavolo, ma i credenti si riuniscono a Rimini per omaggiare il dio denaro 

Si questa società è pazza

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@extermination

Un mondo in cui ciascuno persegue il proprio interesse e i propri desideri  conduce allo “stato di natura” di Hobbes, nel quale gli uomini, a causa della loro “natura”, vivono in uno stato di guerra di tutti contro tutti (bellum omnium contra omnes), dove tutti pretendono di avere diritto su tutto. Questa guerra di tutti contro tutti, in cui l’uomo è lupo nei confronti dell’altro uomo (homo homini lupus).

Quella della Thatcher è una ipersemplifcazione che ignora quanto del passato sia inconsapevolmente interiorizzato nella quasi totalità degli uomini e della fragilità della coesione sociale

Il capitalismo, come osserva Weber, è un fenomeno storicamente specifico e distinto dalla semplice volontà di sopraffazione economica presente in ogni tempo e luogo. Esso si fonda su di un calcolo razionale finalizzato ad un guadagno sempre rinnovato. E’ tale calcolo a caratterizzare l’impresa capitalistica, che presuppone, a sua volta, il libero scambio, il lavoro formalmente libero, la possibilità di guadagno formalmente pacifiche, l’organizzazione dell’impresa in termini razionali ai fini del guadagno, la separazione dell’amministrazione domestica dall’azienda, la tenuta razionale dei libri contabili. Tutti questi elementi, ritenuti da Weber essenziali per il capitalismo, si ritrovano congiunti solo nell’Occidente moderno. 

Sebbene il capitalismo sia stato determinato fortemente dalle possibilità tecniche, Weber rifiuta che questo presupposto di tipo “materialistico” sia il solo ad aver prodotto il capitalismo. Weber cerca ciò che egli chiama "lo spirito del capitalismo" in quei presupposti culturali senza di cui non si sarebbe sviluppato e li trova in particolare nell’etica puritana, con la sua dottrina della predestinazione. Tale dottrina, se da un lato comporta l’inutilità dell’attività individuale e la totale sottomissione all’imperscrutabile volontà divina, d’altra parte comporta che il lavoro, pur non potendo salvare l’uomo torna ad incremento della gloria di Dio e perciò è da Dio stesso voluto. L'impegno nel lavoro del calvinista non è finalizzato al consumo, ma a provare le capacità di controllo e di sistematicità e da cui consegue indirettamente l’agire razionale. La capacità di guadagno finalizzata al reinvestimento diviene così un segno esteriore della propria predestinazione alla salvezza riscontrabile nella vita terrena (ascesi intramondana).  

Lo sforzo di Weber è di far emergere le correlazioni, le influenze esercitate dall’etica protestante sullo spirito del capitalismo, che mantiene la sua efficacia sugli individui anche quando si stanno dissovendo le origini religiose del fenomeno storico specifico. Alla spiegazione materialistica di Marx, Weber contrappone l’influenza religiosa. L’autore non intende tuttavia confutare la tesi marxiana circa le origini del capitalismo, che ritiene perfettamente legittima; non ritiene legittima la pretesa marxiana di porsi come l’unica spiegazione corretta e scientifica, tacciando le altre di ideologia.

L'etica puritana e il timore di Dio si sono totalmente dissolti e con essi ciò che limitava e conteneva al regressione allo "stato di natura" di Hobbes. Tantissimi sostengono di credere in Dio, ma nei comportamenti reali hanno elevato il loro io a dio e sono convinti in cuor loro di essere il flgli unico di queso dio. Sta avvenendo ciò che Nietzsche aveva anticipato circa 150 anni fa quando scriveva l'aforisma dello "Uomo folle" che annunciava la morte di Dio.

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Gaetanoalberto

Non credo ci sia da meravigliarsi troppo delle dinamiche per le quali gli uomini vanno in cerca di potere e solidità economica, con l'accento posto di più o di meno su uno dei due elementi.

Tra un attimo Brian ci spiegherà che le dinamiche evolutive hanno selezionato i soggetti, esaltando in ciascuno alcune caratteristiche favorevoli all'evoluzione, e mischiando i caratteri nel genere umano un po' come i ruoli nei formicai.

Una visione disincantata temo lo debba riconoscere come inevitabile.

Per questo, un po' per deformazione professionale ed un po' per indole innata, sono da sempre convinto che la componente regolatrice della convivenza, che pure deve essere parte del patrimonio biogenetico, sia fondamentale.

Nella storia assistiamo a momenti di maggiore anarchia e individualismo, ad altri di più alta ricerca del consenso, ma anche a lunghi periodi in cii prevale l'imperativo del più forte e dei suoi sodali.

Le organizzazioni umane replicano le caratteristiche dei componenti, anche dal punto di vista della storicizzazione citata.

É un ciclico ripetersi del conflitto inevitabile tra libertà e regola, individuo e società, forza e ragione e, in definitiva, conflitto o pace.

Sono parte della nostra natura e ciclicamente si ripresentano vincenti.

É abbastanza ingenuo pensare che il risultato in termini di benessere possa essere lasciato al caso, perché il compito della politica sarebbe proiettare lungo lo sguardo al fine di creare le condizioni migliori per difendere il progresso.

Purtroppo però, non esiste "una" politica, ma una pluralità, e tutte rappresentano, purtroppo, gli stessi schemi di cui si è detto per l'individuo.

Nelle democrazie la partecipazione resta essenziale, ma la consapevolezza di questa essenzialità è influenzata sempre dalle dinamiche citate, ed è dunque alterna, o spinge nell'una o nell'altra direzione.

Tornando ai problemi attuali, non sono soltanto eterogenerati, ma anche intrinseci del nostro agire politico.

Per dirla in breve, la colpa è vostra.

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@Gaetanoalberto

Propendo per la tesi di Ferdinand Tönnies in cui la Gesellschaft si è sostituita alla Gemeinschaft, la società dei rapporti impersonali ha preso il posto della comunità, tesi condivisa anche Hobsbawm ne "Il secolo breve".

Viviamo in tempi del tutto nuovi, che non hanno reali precedenti nel passato. 

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Gaetanoalberto

@Savgal Fidati di Gaetanalbertenstein. Nessun fenomeno si ripresenta esattamente identico, ed ogni filosofia cerca di dare un senso ovvero di porsi criticamente rispetto ad un presente che è sempre frutto di un passato con elementi più o meno innovativi e di rottura.

Egoismo ed altruismo, isolamento e socialità, si combinano.

Di fronte al nuovo c'è uno sgomento iniziale che si accompagna al caos,  un assestamento, forme di reazione e di sistematizzazione.

Narcisisticamente da un po' vi sto suggerendo di incaricarmi di risolvere,

almeno nei meandri di questo forum, ma fate

resistenza narcisistica.

  • Haha 1
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1 ora fa, Gaetanoalberto ha scritto:

Narcisisticamente da un po' vi sto suggerendo di incaricarmi di risolvere,

almeno nei meandri di questo forum, ma fate

resistenza narcisistica.

😂👍

Chissà se la tendenza alla  Gesellschaft, può essere ricondotta anche ad un certa mancanza di senso, attualmente abbastanza diffuso 

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briandinazareth
7 ore fa, Gaetanoalberto ha scritto:

Tra un attimo Brian ci spiegherà che le dinamiche evolutive hanno selezionato i soggetti, esaltando in ciascuno alcune caratteristiche favorevoli all'evoluzione, e mischiando i caratteri nel genere umano un po' come i ruoli nei formicai.

Una visione disincantata temo lo debba riconoscere come inevitabile.

Per questo, un po' per deformazione professionale ed un po' per indole innata, sono da sempre convinto che la componente regolatrice della convivenza, che pure deve essere parte del patrimonio biogenetico, sia fondamentale.

 

La tua ultima parte non è infatti in contrasto con la visione disincantata, anzi.

C'è un aspetto importante dell'evoluzione umana che spesso si trascura: siamo animali sociali e culturali.  

Non avremmo le nostre caratteristiche senza la cultura,  a partire dall'esempio dall'uso del fuoco e il suo tramandarsi, per nulla scontato.  Senza questo niente cervello grande ad esempio.  

 

 

Ma anche la morale,  sviluppata attraverso la reputazione e il gossip, che ci ha reso molto meno aggressivi reattivamente, permettendo società con molti più membri.  

 

 

E le società più numerose significano maggiore trasmissione culturale,  sviluppo dei racconti e delle organizzazioni,  sviluppo della tecnica e della conoscenza, amicizia,  altruismo oltre alla propria cerchia genetica ecc.

 

 

Anche la menopausa (importantissima) la nostra neotenia che deriva dalla nostra autodomesticazione e tantissime altre cose che dimostrano che la cultura e la società non sono applicate sopra la nostra biologia,  ma si sono sviluppate assieme, dal momento in cui le prime trasmissioni culturali sono risultate efficaci (probabilmente molto prima del linguaggio)

 

c'è un libro molto bello che parla di questo che consiglio sempre (tutti quelli che lo hanno letto mi hanno ringraziato: :) )

Il segreto del nostro successo di josef henrich. 

 

Racconta l'essenza della questione nurture vs nature che fa, esplodere la testa per la profondità e le implicazioni

 

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La convinzione un po' infantile, connessa all'anima, è che un soggetto privo della socializzazione primaria diviene come Tarzan. Il caso del ragazzo selvaggio dell'Aveyron e di Genie, i soli in cui si è documentata l'assenza di una socializzazione primaria, dicono il contrario. Siamo umani perché siamo "bios politikos", animali sociali, al di fuori di una comunità saremmo non molto diversi dagli altri animali.

https://www.gabriellagiudici.it/i-ragazzi-selvaggi/

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Genie_(ragazza_selvaggia)

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