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Una società di adolescenti


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extermination

 

Come dicevo in altro 3d ( ma quà ci azzecca di più) Si osservi quanto può cambiare la personalità del Signor Rossi nella vita professionale rispetto a quella che il Sig. Rossi manifesta nella vita sociale ( più adolescenziale!?- giusto per riprendere il titolo)

Pur essendo pienamente consapevole della diversità delle due “comunità” ( intendendo l’azienda una comunità) e dei diversi aspetti e meccanismi che le regolano, credo varrebbe la pena di un approfondimento. Ma a breve inizia anche per me la giornata lavorativa…

 

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briandinazareth
3 ore fa, loureediano ha scritto:

La solitudine non è né una condanna né una malattia.

 

beh, in realtà ha molte cose in comune con la malattia, o meglio, è prodromo alla malattia, all'invecchiamento precoce e alla morte :classic_biggrin:

collegandomi al discorso sulla longevità, la solitudine è forse il fattore più importante nel rischio di morte prematura.

ma capisco benissimo quello che dici e io, nonostante sia molto sociale, ho necessità fisica di spazi di solitudine abbastanza frequenti.

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Scusa Brian ma quel che dici dimostra inequivocabilmente che studiare fa male.

Se la solitudine non è una scelta ma una condanna, allora si è come dici, ma se la solitudine è una precisa scelta, oltretutto se dopo aver fatto una vita ultra sociale e piena di soddisfazioni viene il momento di tirare i remi in barca perché tutto è diventato gia fatto e visto.

A 64 anni ti vuoi mettere a discutere di filosofia come facevi a 20?

Basta e avanza questo social.

  • Melius 1
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briandinazareth
2 minuti fa, loureediano ha scritto:

Se la solitudine non è una scelta ma una condanna, allora si è come dici, ma se la solitudine è una precisa scelta, oltretutto se dopo aver fatto una vita ultra sociale e piena di soddisfazioni viene il momento di tirare i remi in barca perché tutto è diventato gia fatto e visto.

A 64 anni ti voi mettere a discutere di filosofia come facevi a 20?

 

non sto criticando la scelta, dicevo solo che è molto dannosa per il cervello e per il corpo. 

ma non sono neppure un salutista, quindi per me nulla osta. 

non capisco il discorso del tutto già fatto e già visto, ma forse è più una questione mia e della mia pesante  neurodivergenza :classic_laugh:





 

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"E per natura lo stato è anteriore alla famiglia e a ciascuno di noi perché il tutto dev'essere necessariamente anteriore alla parte: … È evidente dunque e che lo stato esiste per natura e che è anteriore a ciascun individuo: difatti, se non è autosufficiente, ogni individuo separato sarà nella stessa condizione delle altre parti rispetto al tutto, e quindi chi non è in grado di entrare nella comunità o per la sua autosufficienza non ne sente il bisogno, non è parte dello stato, e di conseguenza è o bestia o dio."

Aristotele

 

  • Thanks 1
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2 ore fa, loureediano ha scritto:

64 anni ti vuoi mettere a discutere di filosofia come facevi a 20?

Che ci sarebbe di male

Anzi, alcune cose a 20 anni non interessano (giustamente) e si hanno anche molte più difficoltà a capirle

È una ricerca che dura una vita, spesso non è neanche sufficiente

Certo, poi sono punti di vista

Se studi e approfondimenti sono interpretati come un inutile fardello, meglio fare altro

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3 ore fa, briandinazareth ha scritto:

beh, in realtà ha molte cose in comune con la malattia,

IMHO dipende dall'età, in questo sono molto d'accordo con@loureediano .

Sono anche d'accordo con te sul fatto che possa essere prodromo di una chiusura patologica.

Dipende...dal grado di isolazionismo e da come vivi : in pace o no.

-

Certo, dopo tanta vita sociale per tanti anni, come tutti del resto, può arrivare, un rigetto provocato

dalla noia della ripetizione, e del 'già fatto'.

Personalmente non sopporto più la folla, e i contatti inutili in quanto non interessanti.

 

 

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Le condizioni sociali prevalenti tendono a far affiorare i tratti narcisistici che, in gradi diversi, sono presenti in ciascuno, condizioni che hanno trasformato anche la famiglia, che è fattore determinante della struttura profonda della personalità.

Una società che teme di non avere un futuro non può essere attenta ai bisogni delle nuove generazioni e il senso di discontinuità storica, che caratterizza la percezione del tempo e del passaggio generazionale della nostra società, ricade sulla famiglia con effetti particolarmente devastanti.

Gli sforzi dei genitori affinché i loro figli si sentano amati e desiderati non riescono a nascondere una freddezza di fondo, l'indifferenza di chi ha ben poco da trasmettere alla generazione successiva e considera come prioritario il proprio diritto alla realizzazione di sé. Il distacco emozionale, congiunto ai tentativi per convincere il bambino della sua posizione di privilegio all'interno della famiglia, costituisce una base eccellente per la formazione di una personalità narcisistica.

Tramite la famiglia, i modelli sociali si riproducono nella personalità. Gli ordinamenti sociali sopravvivono nell'individuo, sepolti nella sua psiche sotto il livello del conscio, anche dopo che sono diventati oggettivamente indesiderabili e non necessari. La percezione del mondo come di un luogo pericoloso e inaccessibile, sebbene nasca dalla realistica consapevolezza della precarietà della vita sociale, è rinforzata dalla proiezione narcisistica delle pulsioni aggressive verso il mondo esterno. La convinzione che la nostra società sia senza futuro, se per alcuni aspetti si basa su una visione dei pericoli che ci attendono, è conseguenza della incapacità narcisistica di identificarsi con le generazioni future o di sentirsi inseriti nel corso della storia.

Dall'indebolimento dei vincoli sociali, originato dallo stato di conflitto sociale dominante, consegue la difesa narcisistica contro la dipendenza dalla società in cui si vive. Una società conflittuale e violenta tende a produrre uomini e donne nel loro intimo profondamente antisociali. Sebbene il narcisista si conformi alle norme sociali, lo fa molto spesso solo in ragione della paura di una punizione esterna. In molti casi si rappresenta come un fuorilegge e vede gli altri sotto la stessa luce, ossia come fondamentalmente disonesti e infidi, o credibili solo a causa delle pressioni esterne.  

L'etica dell'autoconservazione e della sopravvivenza psichica priva di prospettive future ha le sue radici non solo nelle condizioni oggettive della contesa economica e nel disordine sociale, ma anche nei sentimenti soggettivi di vuoto e di isolamento. Essa riflette la persuasione originata dalla proiezione delle angosce interiori nonché della percezione della realtà delle cose in cui non poche volte nei rapporti umani dominano l'invidia e la sopraffazione.

Il culto dei falsi rapporti personali tramite i social nasconde una totale diffidenza nei rapporti umani. L'ideologia del proprio “io” al centro di tutto, superficialmente ottimistica, lascia trapelare un profondo sconforto e la rassegnazione. È la fede di chi non ha più fede.

 

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