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Melius Club

Una società di adolescenti


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39 minuti fa, extermination ha scritto:

l’ego è solo robba cattiva!!

Tutt'altro, il narcisismo patologico è riconducibile ad un ego disfunzionale

Mentre il narcisismo della norma, spesso è dovuto a caratteristiche che sono alimentate anche dal contesto sociale e culturale, tra i quali l'orgoglio, l'avidità e la volontà di potenza.

Pertanto, andrebbero trasformate queste motivazioni egocentriche

Comunque, per evitare di andare a parlare di spiritualità o simili, ho postato delle pagine di un testo interessante a tal riguardo, nel thread della good religion, a cui rimando gli interessati

  • Melius 1
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extermination

@LUIGI64 Te ad esempio, mi sembri ben fornito di consapevolezza con una solida identità, metti in discussione le tue convinzioni, consideri e coinvolgi le persone che hanno convinzioni diverse dalle tue, sei molto disponibile al dialogo con modi gentili …non ti manca ego “sano” - poi magari ho preso un bias 😭

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24 minuti fa, extermination ha scritto:

convinzioni diverse dalle tue, sei molto disponibile al dialogo con modi gentili …

Anche nella vita reale cerco di avere questo approccio, a volte non è facile e non ci riesco, ma la gentilezza fa miracoli

Qualora incontrassi dei muri, evito proprio di intraprendere determinati discorsi/argomenti

Se si avesse esigenza di parlarne, può farlo nei contesti giusti

In caso contrario, si rischia fortemente di essere frainteso e giudicato anche negativamente

Generalmente, nel quotidiano i discorsi affrontati sono ben altri 

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Ricordo di aver più volte scritto che il concetto di individuo, centrale nella rappresentazione che oggi si ha del mondo, aveva in passato, fino all'età moderna, una valutazione ben diversa dal presente e per nulla positiva. Quella di Aristotele postata sopra era una delle testimonianze, ma ve ne sono molte altre.

L'assenza di senso storico, di un passato sempre uguale al presente è una caratteristica negativa delle convinzioni popolari. La conseguenza ancor più negativa è che un passato uguale al presente impedisce di progettare il futuro.

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52 minuti fa, extermination ha scritto:

Pure unicità, autonomia e valore della persona son cose “cattive”?

Per quel che Ho imparato io il concetto di "individuo" è un'invenzione tipicamente occidentale.

Nelle altre culture si 'diluisce' nella  etnia, o nella tribù, o nel clan eccetera, e queste ultime sono le unità

di misura che contano.

IMHO credo che questa particolarità abbia contribuito fortemente

alla sua supremazia.

 

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@extermination

Non sono cose "cattive", solo che non si deve pensare che uomini e donne del passato si rappresentavano la società come i contemporanei la rappresentano ora.

Posto alcune righe che probabilmente ho già postato.

 

La diffidenza del mondo antico e medioevale nei confronti dell’individuo conseguiva dal fatto che questo era considerato come un elemento di turbamento dell’ordine sociale, soggetto che poteva innescare conflitti potenzialmente in grado di disgregare lo stesso ordine.

Per ordine sociale la filosofia politica intende la coesistenza pacifica dei soggetti, singoli o aggregati, in una società, con la conseguente accettazione delle istituzioni che la regolano. L’ordine sociale si manifesta anche nei rapporti tra i diversi soggetti sociali in relazione al ruolo da essi svolto nella gerarchia della società. In linea di massima nel mondo antico e medioevale, in cui dominava la comunità, la tradizione a questa connaturata e l’emarginazione delle pretese individuali, consentiva di limitare i conflitti, garantendo una coesistenza relativamente pacifica ed ordinata, fenomeno che nella storia e nella sociologia si definisce con il termine “consenso”. Con questo termine si deve quindi intendere l’adesione ai valori e la condivisione ed accettazione dei caratteri fondamentali dell’assetto politico, economico e giuridico di quella società, nonché le modalità con cui di distribuiscono i beni materiali ed immateriali. Da queste forme di distribuzione conseguono la collocazione nella gerarchia sociale, con le relative differenze nell’accesso ai beni.

Quanto sopra corrisponde metaforicamente all’aria che respiriamo, sono fenomeni in cui siamo totalmente immersi ed è per questa ragione che molto spesso non ne abbiamo piena consapevolezza.

Le questioni relative all’ordine sociale ed al consenso sono state oggetto di riflessione già in Platone, che scriveva nella Repubblica: “Ti sembra che una Città o un esercito, o una banda di delinquenti o di ladri, o qualsiasi altra associazione che si formi allo scopo di delinquere, potrebbe combinare qualcosa, se al suo interno si comportasse al di fuori di ogni principio di giustizia? (..) L’ingiustizia, Trasimaco, è fonte di sedizioni, di odi, di conflitti fratricidi (..) sì da rendere impossibile ogni forma di reciproca collaborazione”. Platone intende per giustizia l’accettazione e lo svolgimento del proprio compito (ruolo) ed è esso a garantire l’unità dello stato e l’accordo nella comunità. Il problema che Platone si pone è come far coesistere individui con interessi diversi e conflittuali, evitando una guerra di tutti contro tutti condurrebbe alla distruzione della società. Egli giustifica la stratificazione sociale prima ricorrendo ad una “nobile menzogna”, poi alle caratteristiche dell’anima dei diversi soggetti. L’Atene di Platone è per alcuni caratteri simile alla nostra, non più una comunità, dissoltasi per via di quella che fu la prima esperienza di governo democratico. Fu esperienza breve, cui seguì il ritorno alle tradizionali forme di organizzazione politica.

Nel momento storico in cui le comunità si dissolvono, e con la dissoluzione l’adesione istintiva al loro ordine sociale, queste divengono società composte da individui potenzialmente in conflitto tra di loro. Tale conflitto potenziale pone il problema della costruzione del “consenso”, ossia di come costruire quella condivisione di valori e convinzioni fondamentali che consentono l’ordine sociale. Nel momento in cui tradizione e religione, connaturate all’ordine comunitario, non riescono più a garantire il consenso, nel momento in cui le relazioni fra gli individui sono prioritariamente definite dai contratti, diviene centrale il tema della condivisione di valori e convinzioni in grado di garantire un ordine sociale relativamente stabile.

 

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Il 01/09/2025 at 17:37, Savgal ha scritto:

Gli odi ciechi e la rabbia con cui si manifestano caratterizzano l’adolescente e l’utente compulsivo dei social.

Suvvia, non improvvisiamo in base a dei banali luoghi comuni!

:

Quella che chiami "rabbia" quasi sempre è un profluvio di parole in libertà causate da:

:

1) totale (o quasi) impunità del gesto

2) desiderio di causare una reazione (essere ignorati è un problema per chiunque)

3) sfogo del sentimento di impotenza nei confronti delle dinamiche socio-economiche (povertà percepita, cambiamenti sociali ritenuti "avversi" ecc ecc) 

4) sindrome del cane  ovvero istinto di avventarsi sull' essere percepito come debole 

:

La "rabbia" è una cosa seria, ti spinge all' azione, un chiaro esempio sono le cosiddette "manifestazioni" dove si bruciano effigi dei leader avversi, si appendono a testa in giù, li si rappresenta sporchi di sangue ecc ecc.

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extermination
27 minuti fa, Savgal ha scritto:

tema della condivisione di valori e convinzioni in grado di garantire un ordine sociale relativamente stabile.

l'UE promuove valori condivisi ( ne cito alcuni - democrazia, Stato di diritto - libertà - diritti umani) in grado di garantire un ordine sociale stabile e comune tra Stati membri e cittadini europei. Valori sanciti nei trattati che costituiscono la base dell'identità europea, “legando” gli Stati membri e indirizzandone l'azione verso la pace, la sicurezza e la solidarietà. ora però devo mangiar la pizza con il Fede 

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extermination

 

La società non esiste, esistono solo gli individui- il suo lascito è innegabile ed il suo pensiero, al netto delle decontestualizzazioni, offre spunti di incredibile valore. Perché la sua presenza ha nei fatti caratterizzato un'epoca, lasciandoci in dote una società radicalmente diversa. Resa diversa nel cuore e nell'anima, proprio dall'economia, traslando una delle sue considerazioni divenute celebri: "L'economia è il mezzo, l'obiettivo è quello di cambiare il cuore e l'anima". Ed è ciò che in molti le rimproverano. Aver contribuito a cambiare forse per sempre (e certamente non da sola) l'orizzonte ideale di milioni di persone, per il tramite del primato del mercato, della meritocrazia che diviene arrivismo, della ricerca del successo, della vittoria ad ogni costo. Non si tratta tanto di rintracciare nel pensiero di Margaret Thatcher quell'individualismo di matrice liberista che ha portato alla dissoluzione di concetti antichi e radicati nella coscienza occidentale da secoli, ma di comprendere fino in fondo la gerarchia valoriale del "migliore dei mondi possibili" da lei immaginato. Quello di chi "non conosce il significato della parola sconfitta"; di chi "sa quello che deve essere fatto e lo fa"; di chi "considera l'inattività un male e predilige l'azione"; di chi sa che "le cose si conquistano"; di chi "ama essere al centro delle cose" e "sa di meritarsi il successo che ha ottenuto"; di chi si batte "solo ed esclusivamente per vincere"; di chi pensa che "non conta altro che il risultato finale".

 

 

 

 

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