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Società e politica al tempo della morte di Dio


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2 ore fa, Savgal ha scritto:

Tornando al tema del thread, il mondo in cui la morale era retta dalla sacra intimidazione sta morendo, ed è ciò che ha anticipato Kant quando scriveva contro le morali eteronome. 

Ciò comporta che tutto deve essere ricondotto a quanto avviene sulla vita terrena. Nel momento in cui ingiustizie e disparità non possono più essere motivate da una vita dopo la morte, ingiustizie e disparità non possono più essere accettate e tollerate. La struttura della società deve possedere una piena e compiuta razionalità ed essere priva di ingiustizie e di discriminazioni. Al centro vi è la persona quale soggetto universale e non più in quanto componente di una artificiosa comunità.

Non riconoscere nell'altro la dignità della persona è la prima delle forme di discriminazioni. Anche il nazismo giustificava sé stesso con la frase "Gott mit uns" ed altri fenomeni storici e sociali più vicini utilizzano la stessa forma di giustificazione.

prof, detto e ribadito piu volte, è chiara la visione.

è stato risposto più volte che li tenevi a bada più col bastone che con Dio, tant'è che ogni tanto li andavano a prendere nei palazzi, quelli che li facevano soffrire in terra.

questo nonostante l'ignoranza diffusa, di certo a livelli che oggi, per quanto esista, non c'è più. abbiamo una consapevolezza che va oltre quella di classe come individui e siamo capaci di veicolarla in partiti e movimenti.

oggi il mondo nostro è regolato nei rapporti un poco meglio che in passato, ma il magma bolle sempre ed è pronto a fuoriuscire dietro un qualche stress.

il problema, prof, è che tocca riscrivere le regole quando la storia impone cambiamenti, e le regole non sono e non saranno mai universali.

possa tu citare Dio o una qualche perversa ideologia di destra o di sinistra, o perfino fra nord e sud.

lo scontro fra soggetti e fazioni, forte, debole, o strisciante è una costante.

Kant, con l'imperativo categorico, ha solo cercato e trovato un imbroglio per la mente, non esiste alcuna possibilità di una omologazione totale della popolazione che parta dal ragionamento di ogni singolo appartenente.

ps

oggi siamo prossimi ad un cambiamento di quelli che spostano gli equilibri.

 

2 ore fa, LUIGI64 ha scritto:

Ognuno in trincea a difendere il territorio

..  e qualcuno a guardare esterrefatto la partita a ping pong.

non sia mai che ci sia un piccolo barlume di ascolto reciproco, e/o di apprendimento ( e quantomeno rispetto) della varietà di idee in campo.

29 minuti fa, nullo ha scritto:

barlume di ascolto reciproco, e/o di apprendimento ( e quantomeno rispetto) della varietà di idee in campo.

Il rispetto, nei limiti del possibile, deve essere sempre presente

Con la consapevolezza che ognuno non si muoverà di un cm.😂

Cerco di integrare la dimensione oggettiva (scienza) senza negare le esperienze spirituali soggettive (ma universali) , esperienze che taluni svalutano relegandole nella dimensione irrazionale, se non patologica (narcisismo) dell'essere umano

C'è chi aggiunge e amplia, chi invece riduce e toglie...

Punti di vista ☺️

 

1 ora fa, LUIGI64 ha scritto:

senza negare le esperienze spirituali soggettive

Come si fa a negare le esperienze spirituali che, per quanto soggettive possano essere, aiutano a vivere meglio, migliorano il tuo benessere mentale e fisico, favoriscono la tua pace interiore, ti aiutano a rafforzare le connessioni ed i legami con gli altri, favoriscono la gestione dello stress, contribuiscono ad una maggiore  resilienza e consapevolezza di se stessi…ed altro ancora, di positivo.

  • Melius 1
9 ore fa, LUIGI64 ha scritto:

Ritengo che i non credenti, possano ricondurre tutto a cause psicologiche e/o biologiche, mentre i credenti anche a motivazioni che rientrano nella dimensione del trascendente

si può affermare che un credente abbia fede, se ha fede inquadra gli accadimenti in modo conseguente.

chi non crede, cerca spiegazioni che spesso vanno oltre il muro dei limiti della conoscenza umana, non può quindi che rassegnarsi ad una posizione di sospensione del giudizio se e quando è assennato, o formulare ipotesi ( spesso fantasiose) sulle risposte fisiche e psicologiche del credente, e questa è però una strana forma di bisogno da parte del NON credente, teme forse per le sue posizioni?

siamo ancora troppo complessi da spiegare in maniera compiuta per quanto la scienza abbia fatto passi avanti, e la scienza revisiona spesso le sue posizioni.

 

 

Intanto....l’Università di Bologna — la più antica del mondo occidentale — apre le sue aule alle tradizioni filosofiche dell’Asia. All’interno del corso di laurea in Filosofia, infatti, gli studenti possono oggi seguire insegnamenti come Religioni e Filosofie dell’Asia Orientale e Filosofie dell’India e dell’Asia Orientale, corsi integrati che offrono una panoramica approfondita sul pensiero cinese, indiano e buddhista

...«Studiare le filosofie asiatiche significa mettere in discussione le nostre abitudini mentali», spiega un docente del corso. «Significa aprirsi a una pluralità di modi di pensare, di vivere, di intendere il rapporto tra sé e il mondo».

Filosofie d’Oriente, quando il pensiero asiatico entra nell’università - RSI https://share.google/6G5MdZCe2YR9EpGMX

21 minuti fa, nullo ha scritto:

sospensione del giudizio

Da quello che leggo, approccio che raramente viene preso in considerazione

Probabilmente, l'essere umano su tali questioni ha bisogno di certezze, sia nell'adesione ad una fede, o nell'adozione di un atteggiamento scettico o ateo

Gaetanoalberto

I giuristi hanno parzialmente risolto una questione: non si può usare la prova testimoniale per provare un fatto negativo, tipo "non è accaduto".

É più facile provare un fatto positivo che una negazione.

Anche M. Bitbol (filosofo della scienza francese, direttore di ricerca presso il CNRS -Centre National de la Recherche Scientifique-) pare molto interessato all'"irrazionale"

La più elementare delle ragioni addotte è che interrompendo la propria attività di pensiero, l’individuo umano si espande al di là dei propri limiti personali, diventando ricettivo a un totalmente altro che potrebbe cogliere l’occasione per manifestarsi in lui; si mette in ascolto dell’“intimo”, cioè di ciò che è ancora più profondo della propria interiorità personale; e si immerge nel silenzio per prestare attenzione ad un verbo che si presume non abbia nulla a che fare con le parole del linguaggio articolato. Un’altra ragione connessa è che Dio, questo ideale regolatore della maggior parte delle correnti della vita contemplativa, così come della morale kantiana, non è, forse, altro che ciò che si mostra alla coscienza ordinaria come vertigine di assenza. L’uomo, affermano i fondatori del giudaismo hassidico, unendo tra loro le due ragioni menzionate, deve diventare vuoto come un corno d’ariete scavato servendo da richiamo annunciatore (un shofar in ebraico), se vuole permettere “alla voce divina di risuonare in lui”. Deve “annullare il suo io, svuotarsi di sè stesso” per realizzare infine che egli “dimora nel seno stesso del nulla” della vita divina. L’autore anonimo del testo mistico medievale in lingua inglese, The Cloud of Unknowing, non dice altro quando indica che la pratica dell’orazione ha come unico scopo di stendere “una nube di oblio tra voi e tutta la creazione”, e di prepararvi, attraverso ciò, a contemplare questo “nulla” nel suo “non luogo”, che il senso interiore riconosce come “tutto”. 

Tratto da:

 

IMG_20250929_203011.jpg

16 ore fa, LUIGI64 ha scritto:

pratica dell’orazione ha come unico scopo di stendere “una nube di oblio tra voi e tutta la creazione”,

questa "tecnica", come altre, operano in tal senso, però funzionano anche se non sei credente.

cambia forse il significato che si da alla esperienza.




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