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Società e politica al tempo della morte di Dio


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31 minuti fa, Plot ha scritto:

..in tanti, a cominciare dagli usa (e a strascico anche noi)

ohibò, dici che si va oltre lo sventolare inutile di bandierine e simboli ( come, da noi, per la politica) per la percentuale residua che si indentifica ancora come credente?

i bisogni, gli affari, i mestieri, i rapporti umani, passano prima per il disegno divino?

non so come possa effettivamente andare negli Usa, realtà troppo variegata e per me di conseguenza sconosciuta, ma qui da me di certo le chiese sono generalmente praticamente vuote, di giovani legati alla religione in senso classico ce ne sono pochissimi, e i preti sono nero africani ormai in maggioranza, tale è la mancanza di vocazione in italia, e questo la dice lunga sul nostro paese.

1 ora fa, P.Bateman ha scritto:

Comunque ribadisco che per me la funzione coesiva delle religioni si fonda sulla ritualità comunitaria

non dico che siamo a livello dei cori dei tifosi allo stadio..., in ogni caso se provavi ad astenerti e comportarti diversamente, c'era l'enorme peso del giudizio negativo della comunità a costringerti a farti partecipare.

oggi, sopratutto per un giovane c'è il peso opposto.

conosco ad esempio diversi testimoni di Geova che non riescono a trattenere i loro figli dall'abbandonare la loro ritualità.

8 ore fa, dariob ha scritto:

E' una delle due ossessioni del tuo interlocutore, Luigi, l'altra è l'ignoranza da cui è circondato.

-

La sua visione (ripetuta) del terrore di precipitare all'indietro nella scala sociale (scala che vede solo lui peraltro)

ossia dell'impoverimento unito al rancore verso i più fortunati è una visione della vita

ben triste e irrimediabilmente priva di gioia.

  Ora, è pur vero che il Dio creduto giustificava e aiutava a sopportare la vita dei derelitti

di un tempo, ma vivaddio quelli di oggi (una minoranza della minoranza) hanno ben altre cose cui 'attaccarsi'.

L'idea che Dio, o gli Dei, facessero tollerare tranquillamente il proprio destino e la mancanza di speranza, cozza con le continue rivolte, proteste,  rivoluzioni e perfino guerre civili, susseguitesi nei vari secoli, che portarono talvolta a progressi e talvolta, quando soffocate, a regressi.

tutto questo è stato una costante nella storia umana ed ha attraversato nei secoli varie forme di rivendicazione.

 

La religione aveva senso per darsi un minimo di leggi, che poi fossero divine era un surplus per i Re e tutto il suo cucuzzaro.

Con esse si sottomettevano i plebei e tutti i poveracci.

Man mano che ci si accultura e ci si arricchisce il prete perde potere e la pagnotta o la casetta non serve più che te la trovi.

La religione cristiana non dico che sia nata con l'intento di sottomettere le masse ma di certo è stata usata per questi fini, il potere temporale della chiesa romana era presente, solo da un po' non più, resta il potere spirituale che per chi crede non è poca cosa.

Ma sempre di potere parliamo

La religione perde ogni senso nel momento in cui c'è un potere. 

11 minuti fa, loureediano ha scritto:

La religione cristiana non dico che sia nata con l'intento di...

era nata per superare l' ebraismo, che già allora era solo una fonte di problemi, l' islam uguale

poi i pretonazzi hanno sempre complicato tutto

@audio2

direi che il Cristo, come tutti i leader carismatici, e chi ne raccoglie l'eredità, aveva colto nel segno con le sue proposte.

faceva politica a suo modo.

anche oggi, checché se ne dica, la politica ha bisogno di leader per raccogliere consenso, poi, se le idee sono valide e condivise, si ramificano senza troppi problemi.

 

6 minuti fa, audio2 ha scritto:

fucina di problemi e rivolte

ah, quindi c'erano anche una volta e, dimmi, le folle si tenevano a bada più col Dio o col bastone?

tipo fra Silla e Mario, com'è finita?

poi sono arrivati i fucili e i cannoni, vedi il Beccaris.

insomma, io tutta questa rassegnazione nella storia non la vedo, chiaro che ci volesse il Masaniello di turno per accendere la miccia.

oggi meno bastone e meno fucili, poi basta un Grillo per scombinare le carte, dopodiché si usano altre forme di ricatto per controriformare.

13 minuti fa, audio2 ha scritto:

per i motivi che ti ho detto. all' epoca la palestina era una fucina di problemi e rivolte ( tanto per cambiare )

Quindi sarebbe nato da un'esigenza del potere di Roma , non mi pare che i romani ne abbiano guadagnato tanto visto che hanno iniziato presto a perseguitarli i cristiani ...

 

E Gesù , avrebbe convinto gli apostoli ad abbandonare tutto con delle chiacchere ?

 

credo poco per dire niente anche al tramandato, noi c'eravamo la al tempo ?

pensa ai vangeli apocrifi, non importa che siano veri o no.

chissà cosa è successo veramente, piglia adesso le dichiarazioni di netamerd,

ti sembrano veritiere anche solo in minima parte ? a me no, zero. però metti che 

tramite vari espedienti poi nella storia restino solo quelle, tra uno o due millenni

cosa si potrà pensare ? 

2 ore fa, LUIGI64 ha scritto:
10 ore fa, dariob ha scritto:

La sua visione (ripetuta) del terrore di precipitare all'indietro nella scala sociale (scala che vede solo lui peraltro)

ossia dell'impoverimento unito al rancore verso i più fortunati è una visione della vita

ben triste e irrimediabilmente priva di gioia.

Oltre alla razionalizzazione di tali ipotesi, supportate dagli autori citati, ritengo siano per lo più riconducibili al proprio vissuto personale

Col dovuto rispetto credo non abbiate colto il pensiero dell'opener.

@P.Bateman

 

Che la “gemeinschaft” si sia ormai quasi del tutto dissolta nella “gesellschaft” è un dato di fatto. Il concetto di comunità in contrapposizione a quello di società è del sociologo tedesco Ferdinand Tönnies.

La comunità ha alla base un complesso di relazioni tra coloro che ne fanno parte composte di identità comuni e ethos. Erano essi che reggevano l’identificazione, la dedizione, l’abnegazione, l’altruismo, che erano considerati atteggiamenti tipici, funzionali al perseguimento di interessi e fini collettivi, cui subordinare gli interessi e i fini individuali. La religione era un elemento costitutivo dell’identità comune e dell’ethos della comunità.

Ma i valori, le norme, i modelli di comportamento che in passato erano interiorizzati dai singoli e costituivano quei sottili fili che legavano tra loro uomini e donne e che assicuravano l’integrazione e la coesione della comunità si sono spezzati.

Inoltre le comunità storiche non erano egualitarie, anzi nella gran parte casi erano caratterizzate da un ordinamento gerarchico e da una stratificazione del prestigio, del potere e del reddito, accettati e riconosciuti dai suoi componenti.

La comunità è la tradizione, ma la società ha eroso e sostituito quasi del tutto la comunità.

Da quanto sopra emergono le contraddizioni di coloro che si richiamano alla tradizione, in particolare i movimenti populisti. Mancano un ethos e un’identità comuni (tranne l’individuazione del “nemico”) e vi è il rifiuto dell’ordinamento gerarchico, con la rivendicazione di un egalitarismo con ascendenze marxiste.

 




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