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un piano per smantellare la UE ?


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perchè il target dell'inflazione dell'Euro è il 2% e sono ormai anni che è fuori target, perchè l'euro non può fare ciò per cui non è stato progettato, ovvero proteggere da shock esogeni. 

Quindi si è vero l'inflazione è alta, perchè l'obiettivo del 2% che è quello desiderabile e preventivato non è stato rispettato.

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extermination

Fonte ISPI- aprile 2023

Tutti ormai abbiamo chiaro il pericolo dell’inflazione: i soldi depositati sul conto corrente un anno fa hanno perso tra il 5 e il 20% (dipende a che latitudine ci si trova in Occidente) del loro valore reale. Ma questo valore non si è polverizzato, bensì ha cambiato proprietario. Il rialzo dei prezzi determina infatti vincitori e vinti nella lunga catena che dalla materia prima arriva fino al consumatore finale. Se al supermercato raddoppia il prezzo di un litro di latte, a perderci è certamente il consumatore (di quanto dipende dall’elasticità della domanda) mentre a guadagnarci possono essere in molti: il supermercato stesso, il rivenditore all’ingrosso, l’allevatore, l’operatore di luce e gas che rifornisce la stalla, i pastori, e via dicendo.
 

Eurozona: le mosse delle aziende

Nell’Eurozona una crescente evidenza statistica sta portando alla luce che buona parte dell’inflazione è spinta dai profitti delle società, le quali – in alcuni settori – hanno in media alzato i listini più di quanto fosse necessario per coprire i maggiori costi di produzione. A scriverlo è stata la stessa Banca Centrale Europea (BCE) in un blog di tre economisti: i margini delle imprese hanno contribuito a più di metà del rialzo del deflatore del Pil (che esclude l’inflazione importata dall’estero) nel 2022, più di quanto hanno fatto i salari. I primi, anno su anno, sono infatti cresciuti del 9,4%, mentre le retribuzioni del 4,7. È una dinamica che la BCE definisce “eccezionale dal punto di vista storico”: negli ultimi vent’anni i profitti avevano contribuito a circa un terzo dell’inflazione domestica, mentre negli ultimi 12 mesi sono arrivati oltre il 60%. Fino all’inizio del 2022 è stata l’energia a fare da padrona, con un aumento degli utili rispetto al periodo pre-pandemia di oltre il 50%. Ma nell’ultimo anno altri settori si sono aggiunti alla corsa al profitto: il settore agricolo ha segnato un aumento di oltre un quarto, la manifattura, le costruzioni e i settori di distribuzione, trasporti e turismo di circa il 15%. In tutti i casi la crescita degli utili ha surclassato quella delle retribuzioni, rendendo per ora la spirale prezzi-salari meno preoccupante anche a detta di membri del comitato esecutivo della BCE come Fabio Panetta.

L’impennata dei profitti è ritenuta temporanea, ma non per questo meno preoccupante. Le aziende possono essere state portate a ricercare margini più alti dall’esplosione della domanda post-riaperture e dalla spinta ai consumi dovuta ai risparmi accumulati dalle famiglie nei mesi di lockdown, che ora stanno però per terminare. Assieme alle strozzature dal lato dell’offerta, questa combinazione ha fornito a molte imprese la possibilità di rialzare i prezzi per coprire i propri costi e talvolta anche oltre, incrementando i guadagni. Per di più in una condizione di rialzo generalizzato dei listini per i consumatori diventa più complicato comprendere se un determinato bene o servizio diventa più costoso per l’aumento delle spese di produzione o per la ricerca di un maggiore profitto da parte del produttore.

 

Banche centrali: due fronti anti-crisi

Il rimbalzo degli utili impensierisce i banchieri centrali per due motivi. Primo, tende a rallentare la discesa dei prezzi. Sebbene la componente energetica non sia più un fattore inflazionistico ma anzi contribuisca a ridurre la pressione, i prezzi degli altri settori rimangono alti e continuano a crescere leggermente. Complicando il lavoro dei banchieri centrali, determinati a riportare sotto controllo l’inflazione ma con gli spettri della recessione e della crisi bancaria all’orizzonte. Secondo, perché potrebbe innescare la ben più pericolosa e conosciuta spirale prezzi-salari se i lavoratori dipendenti iniziassero a ottenere anche in Eurozona aumenti retributivi più consistenti per far fronte al caro vita. In questo caso i costi di produzione salirebbero, come la pressione dei consumi, portando a un rialzo ulteriore dei prezzi. In fondo l’inflazione è tutta una questione distributiva – c’è chi ci guadagna e chi ci perde – ma se i prezzi rimanessero alti a lungo a perderci saremmo (quasi) tutti.

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IL DATO DI NOVEMBRE 2025 (STIMA FLASH)

L'Eurostat ha diffuso il dato preliminare sull'andamento dei prezzi al consumo in area euro a novembre 2025.

L'inflazione nell'area euro ha registrato un incremento annuale del 2,2%, in aumento rispetto al 2,1% di ottobre 2025 e stabile rispetto al dato dello stesso mese dello scorso anno. Il dato è stato leggermente superiore al consensus degli analisti. La componente servizi ha avuto la più rapida crescita (+3,5% rispetto a novembre 2024).

Su base mensile i prezzi al consumo nell'area euro hanno registrato un calo dello 0,3%.

Il dato core (che esclude cibo, energia, alcol e tabacco) ha evidenziato un incremento del 2,4% su base annuale.

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14 minuti fa, Amedeo.R. ha scritto:

perchè il target dell'inflazione dell'Euro è il 2% e sono ormai anni che è fuori target, perchè l'euro non può fare ciò per cui non è stato progettato, ovvero proteggere da shock esogeni. 

Quindi si è vero l'inflazione è alta, perchè l'obiettivo del 2% che è quello desiderabile e preventivato non è stato rispettato.

È Screenshot2025-12-03alle14_05_09.thumb.png.8cc14a13916130e2a6b663f55806e693.png

e' corretto . Gli shock esterni (covid , guerra in Ucraina) hanno determinato quel grafico che hai postato.

Nel fare l' analisi tu hai giustamente rappresentato dove il sistema non ha funzionato o quanto meno non ha tenuto,

pero' se proprio vogliamo essere precisi (per non banalizzare il fenomeno che stai riportando) dovresti anche altrettanto correttamente riportare che e' lo stesso sistema euro che ha "ammortizzato" gli shock esogeni facendo rete tra gli Stati con fondi PNRR e compagnia.

Puntualizzo perche' altrimenti sembra una di quelle discussioni euro si/euro no.

 

 

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3 ore fa, claravox ha scritto:

 

un giorno scopriremo perche' molti "filosofi" influencer tipo quello come si chiamava tale dieghe fuffaro e adesso questo si improvvisano economisti sempre "contro il sistema precostituito meinstreeeem".

Non ti voglio perculare in alcun modo e rimaniamo seri.

Mi dici per favore i primi 5-10 minuti di video cosa ti convince di questo tizio , perche' di castronerie dal pdv

macroeconomico ne serve tante sul tavolino.

Mi piacerebbe capire cosa ti ha colpito e perche'. 

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@criMan

Il periodo post-covid e l'aggressione all'Ucraina, con le conseguenze sul prezzo dell'energia, hanno prodotto una impennata dei prezzi imprevedibile.

In queste situazioni un intervento è una stretta monetaria, da cui consegue quasi sempre un rallentamento, se non una recessione, dell'economia, peraltro dopo due anni di caduta del PIL a causa del covid. Questo scrivono i testi e l'esperienza storica.

  • Melius 1
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Un'osservazione, ricordo che chi proponeva di uscire dall'euro prospettava la stampa di banconote per risolvere il problema del debito.

Ricordo che mio figlio, aveva quattro anni, dinanzi alla mia obiezione che non era possibile acquistare tutto quello che desiderava perché non avevamo tanti soldi, rispose che bastava andare dal bancomat e prenderli. 

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53 minuti fa, criMan ha scritto:

e' corretto . Gli shock esterni (covid , guerra in Ucraina) hanno determinato quel grafico che hai postato.

Nel fare l' analisi tu hai giustamente rappresentato dove il sistema non ha funzionato o quanto meno non ha tenuto,

pero' se proprio vogliamo essere precisi (per non banalizzare il fenomeno che stai riportando) dovresti anche altrettanto correttamente riportare che e' lo stesso sistema euro che ha "ammortizzato" gli shock esogeni facendo rete tra gli Stati con fondi PNRR e compagnia.

Puntualizzo perche' altrimenti sembra una di quelle discussioni euro si/euro no.

 

 

 

Io ho risposto a chi parlava dell'inflazione. 

Sul fatto che il PNRR sia stato un elemento positivo, molto positivo, anche se con molti limiti, sia burocratici, sia locali tutti i italiani, sono pienamente d'accordo ed è un elemento oggettivo su cui non si discute. 

Purtroppo lo shock esogeno, come l'aumento del costo dei beni di prima necessità, delle forniture e la carenza nel sottosuolo degli stessi non la colmi con il PNRR e sopratutto non la colmi un in un breve periodo. 

Tutte le industrie che sono costrette per forza di cosa ad usare il gas per la produzione, non gli puoi fornire i fornelletti elettrici acquistati con il PNRR per lavorare. Non ne esci dalla crisi, con i soldi del PNRR spesi per rifare il look ai siti internet o i lavori di microedilizia, per quanto possano essere utili. 

C'è poi tutta la questione di un altro shock esterno che il PNRR non può scalfire nemmeno minimante: la montagna di soldi che stiamo versano a fondo perduto in Ucraina ed il fatto che si attuano politiche sconclusionate e contrapposte, come le sanzioni e la riduzione di acquisto di gas dalla Russia e poi ti ritrovi la Francia che aumenta dell'83% le importazioni dalla Russia stessa in un solo anno. Qui manca una politica energica comune, qproblemi, che non li ripristini nemmeno con 20 PNRRR. 

O meglio abbiamo avuto una politica energetica ideologica per 20 anni tutta spinta e votata alle rinnovabili, voglio vedere come si lavora il metallo, il vetro, la ceramica, la chimica senza gas...

Risultato? prezzi alle stelle industrie e famiglie in crisi. 

 

 

 

 

 

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briandinazareth
20 minuti fa, Amedeo.R. ha scritto:

O meglio abbiamo avuto una politica energetica ideologica per 20 anni tutta spinta e votata alle rinnovabili, voglio vedere come si lavora il metallo, il vetro, la ceramica, la chimica senza gas...

 

questo non è granché vero, purtroppo, avremmo dovuto fare molto di più e non ragionare solo fino all'indomani mattina. 

i paesi con più rinnovabili al momento sono quelli che hanno minori difficoltà di apporviggionamento energetico e meno dipendenza geopolitica, ma comunque il problema non si pone più: fortunatamente la ue adesso sta cominciando a fare sul serio con le rinnovabili, ma tutto il mondo è in ritardo infinito rispetto alla cina che ha pure abbattuto i prezzi dell'energia in questo modo.

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34 minuti fa, briandinazareth ha scritto:

 

questo non è granché vero, purtroppo, avremmo dovuto fare molto di più e non ragionare solo fino all'indomani mattina. 

i paesi con più rinnovabili al momento sono quelli che hanno minori difficoltà di apporviggionamento energetico e meno dipendenza geopolitica, ma comunque il problema non si pone più: fortunatamente la ue adesso sta cominciando a fare sul serio con le rinnovabili, ma tutto il mondo è in ritardo infinito rispetto alla cina che ha pure abbattuto i prezzi dell'energia in questo modo.

 

Si infatti le industrie automobilistiche tedesche mandano avanti le fonderie con il solare e con l'eolico, idem per la chimica, il vetro, la ceramica, il cemento, l'agroalimentare con i fertilizzanti, i forni industriali, gli essiccatoi, le concerie, le cartiere.  

->Chi è obbligato a lavorare con il gas, per motivi tecnici, non lo può sostituire con il rinnovabile.

 

Puntare solo al rinnovabile, manda alle stelle il prezzo, perchè il prezzo lo fa il generatore più costoso, quindi in genere il petrolio o derivati.

Il rinnovabile costa poco produrlo ma viene venduto a tanto--> quindi grande profitto...ma se non punti subito forte,  su una fonte energitica che impatta sulla curva di merito, non mandi avanti il paese, perchè chi produce non può farlo con prezzi esorbitanti per l'energia. La guerra ha impennato i profitti sulle rinnovabili, perchè la curva di merito si è impennata, in poche parole la paghi sempre di più pur essendo molto economica da produrre. Quindi quello che tu indichi come un vantaggio è di fatto un grande svantaggio. 

C'è bisogno di trovare un giusto mix. 

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briandinazareth
1 minuto fa, Amedeo.R. ha scritto:

Si infatti le industrie automobilistiche tedesche mandano avanti le fonderie con il solare e con l'eolico, idem per la chimica, il vetro, la ceramica, il cemento, l'agroalimentare con i fertilizzanti, i forni industriali, gli essiccatoi, le concerie, le cartiere.

 

1) Chi ci lavora con il gas, non lo può sostituire con il rinnovabile.

 

non devi fare il 100% di rinnovabile infatti, ma tutto quello che puoi alimentare in quel modo si. è abbastanza banale.

 

2 minuti fa, Amedeo.R. ha scritto:

2) puntare solo al rinnovabile, manda alle stelle il prezzo, perchè il prezzo lo fa il generatore più costoso, quindi in genere il petrolio o derivati.


di questa frase non comprendo il senso... puoi spiegarti meglio?

per abbassare i prezzi delle rinnovabili occorre semplicemente renderle maggioritaria o esclusive per tutti gli usi per i quali si può. 
è una questione di mix e indirizzamento. 

e stiamo sempre non considerando il fatto dell'enorme valore aggiunto della  minore dipendenza geopolitica.



 

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