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Trump, siamo al solito: la Groenlandia ci serve per la nostra difesa


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2 ore fa, audio2 ha scritto:

c'è da tener duro fino alle loro elezioni di fine anno e poi chi vivrà vedra

io l' ho già detto da un pezzo che è ora di tornare a fare affari con la russia

@audio2 Io invece penso che sia arrivato il momento che l'Europa e la NATO tirino fuori gli attributi. Perché i pretesti di Trump per occupare la Groenlandia sono veramente puerili: "ci serve per la sicurezza nazionale" ovvero la solita scusa che gli USA utilizzano dal dopoguerra per occupare gli Stati del terzo mondo quando e come vogliono. Ma la Groenlandia fa già parte della NATO perché danese e sono già presenti basi NATO sul territorio, e questo dal dopoguerra. "Altrimenti Russia e Cina se la prendono" altra assurdità totale, come farebbero cinesi e russi a sbarcare e a impossessarsi di un territorio danese e NATO? La verità è una sola, è che Trump (traducete pure con: imprese americane) vuole impossessarsi delle ricchezze presenti nel sottosuolo della Groenlandia e questo significherebbe America più ricca e resto del mondo più povero, attenzione, non Russia e Cina, ma resto del mondo! Perché gli USA ai suoi alleati ha sempre lasciato le briciole, come avverrà anche con i pozzi del Venezuela. Pertanto gli Stati appartenenti alla NATO COMPATTI devono fare una sola cosa: se gli USA aggrediscono militarmente la Groenlandia, la NATO si scioglie subito e via tutte le basi USA dall'Europa. Di fronte a una simile apocalisse geopolitica vedrete che Trump ritornerà a più miti consigli perché verrebbe criticato anche dal suo stesso partito.

 

"Non vogliamo essere americani". La Groenlandia dice no a Donald Trump e lo fa con una presa di posizione totale della politica. Oggi, sabato 10 gennaio, in una dichiarazione congiunta si sono espressi i leader dei cinque partiti del territorio rappresentati nel parlamento locale. Il messaggio arriva a poche ore dall'ultimatum del presidente degli Stati Uniti: Trump ha ribadito le sue mire espansioniste, dicendo di voler "fare un accordo con le buone" per poi avvertire che "se non lo facciamo con le buone, lo faremo con le cattive".

"Non vogliamo essere americani, non vogliamo essere danesi, vogliamo essere groenlandesi", hanno scritto i leader dei cinque partiti. "Il futuro della Groenlandia deve essere deciso dal popolo groenlandese".

 

(LaPresse) Donald Trump non molla l'obiettivo Groenlandia. «La prenderemo con le buone o con le cattive», ha avvertito dalla Casa Bianca il presidente Usa che ha aggiunto: «Non vogliamo la Cina o la Russia come vicini». E ha spiegato: «Al momento non parlo di soldi per la Groenlandia, ma potrei. Faremo qualcosa che gli piaccia o meno, perché se non lo facciamo Mosca o Pechino prenderanno il controllo».

appecundria

President Trump on Greenland: “I’m a big fan of Denmark, but the fact that they landed a boat there 500 years ago doesn’t mean they own the land”...

 

Native Americans may have something to say about this...

maurodg65

Se la questione legata all’utilizzo strategico militare è già di fatto regolata da un accordo esistente resta la questione legata allo sfruttamento delle risorse della regione, che però è di competenza delle amministrazioni locali e non della Danimarca che, a questo punto, non avrebbe voce in capitolo.

maurodg65

https://www.fortuneita.com/2026/01/09/laccordo-che-apre-la-porta-della-groenlandia-agli-usa/
 

 

La Groenlandia, coperta di ghiaccio e patria di 56.000 persone, per lo più Inuit, è diventata cruciale per la difesa del Nord America grazie alla sua posizione sopra il Circolo Polare Artico, che garantisce l’accesso alle rotte navali e commerciali. Combinata con la sua abbondanza di terre rare, la nazione è diventata ambita da Trump, che vuole assicurarsela non solo per la ricchezza di risorse naturali, ma anche in funzione strategica contro le navi cinesi e russe che, secondo lui, si sono ancorate nella regione artica.

Per più di 80 anni, gli Stati Uniti hanno mantenuto una presenza in Groenlandia, divenuta parte fondamentale del loro rapporto sempre più stretto con la Danimarca e con la NATO. Durante la Seconda Guerra Mondiale, l’ambasciatore danese negli USA Henrik Kauffmann sfidò il governo danese controllato dai nazisti e negoziò un accordo per dare all’America accesso alla Groenlandia. Un presidio militare statunitense avrebbe impedito alle forze naziste di usare l’isola come ponte tra l’Europa e il Nord America.

L’intesa, che doveva sciogliersi dopo la guerra, fu invece rafforzata dalla creazione della NATO nel 1949, che obbligava gli USA a fornire difesa all’Europa contro le forze sovietiche. Un nuovo accordo nel 1951 confermò i diritti degli USA di stabilire aree di difesa in Groenlandia, vincolato alla continua esistenza della NATO. Nel 2004, l’accordo è stato aggiornato per includere la Groenlandia, che ha stabilito una certa autonomia nel 1979, come firmataria.

Oggi gli USA hanno una sola base militare in Groenlandia, la Pituffik Space Base, rispetto alle circa 50 presenti al culmine della Guerra Fredda. Ma se gli USA volessero espandere la loro presenza per motivi di sicurezza nazionale, come suggerito da Trump, ciò richiederebbe negoziati con la Danimarca e la Groenlandia, ha detto Olesen. Storicamente, tali negoziati sono stati amichevoli. “In termini pratici, c’è stata una tendenza da parte danese e groenlandese a guardare sempre alle richieste di sicurezza statunitensi in Groenlandia con molta buona volontà e molta apertura”, ha detto.

Il Primo Ministro danese Frederiksen, citando l’accordo del 1951, ha implorato l’amministrazione Trump di smettere di parlare di prendere il controllo della Groenlandia. “Abbiamo già oggi un accordo di difesa tra il Regno e gli Stati Uniti, che dà agli Stati Uniti ampio accesso alla Groenlandia”, ha dichiarato Frederiksen in un comunicato nel fine settimana. “Esorto quindi vivamente gli Stati Uniti a fermare le minacce contro un alleato storicamente stretto e contro un altro paese e un altro popolo che hanno detto molto chiaramente di non essere in vendita”.

Garret Martin, docente e condirettore del Transatlantic Policy Center all’American University, ipotizza che l’insistenza di Trump nell’ignorare l’accordo del 1951 a favore della forza militare o di offerte d’acquisto (nonostante i funzionari danesi abbiano ripetutamente affermato che il paese non è in vendita), sia un’estensione della filosofia della “diplomazia delle cannoniere” del XIX secolo che il presidente ha adottato con il Venezuela. Nel caso della Groenlandia, Trump potrebbe voler inviare un messaggio alla Danimarca: gli USA hanno capacità militari superiori che sono disposti a dispiegare.

“Trump crede, ed è spesso molto propenso a sottolinearlo, negli Stati Uniti come leva di potere”, ha detto Martin a Fortune. “Ed è possibile che stia cercando di dire alla Danimarca: ‘Guardate, siete in una posizione di debolezza. La Groenlandia dipende fondamentalmente da noi. Perché dovremmo avvalerci di quelle formalità quando in realtà siamo noi il giocatore chiave?'”.

Le tattiche di Trump potrebbero anche derivare dal desiderio di rivendicare i metalli delle terre rare sepolti in profondità sotto il ghiaccio groenlandese, una questione diventata più urgente per Trump dato che la Cina detiene il 90% delle terre rare di cui il mondo ha bisogno.

Anthony Marchese, presidente della Texas Mineral Resources Corporation, ha detto a Fortune all’inizio di questa settimana che la speranza del presidente di estrarre quelle terre rare è quasi una fantasia. La parte settentrionale della Groenlandia è estraibile solo per sei mesi all’anno a causa delle condizioni meteorologiche insidiose e le costose attrezzature minerarie dovrebbero resistere mesi in quel clima gelido. “Se hai intenzione di andare in Groenlandia per i suoi minerali, stai parlando di miliardi su miliardi su miliardi di dollari e tempi estremamente lunghi prima che ne venga fuori qualcosa”, ha detto.

Secondo Olesen, il desiderio di Trump per le terre rare, così come la sua urgenza per la sicurezza nazionale, possono essere affrontati dai funzionari danesi e groenlandesi attraverso i negoziati, rendendoli una preoccupazione minore. Il problema sorgerà se la più grande motivazione di Trump per muoversi in Groenlandia fosse una dimostrazione simbolica di potenza militare piuttosto che richieste specifiche che possono essere risolte tramite la diplomazia. “È difficile scendere a compromessi con l’espansione territoriale”, ha detto Olesen.

 

 

36 minuti fa, maurodg65 ha scritto:

resta la questione legata allo sfruttamento delle risorse della regione, che però è di competenza delle amministrazioni locali

eccerto come  no, meno di 60 mila persone compresi i pinguini che tratta alla pari con la merica.

maramao.

maurodg65
13 minuti fa, keres ha scritto:

Che novità, lo sapevamo tutti, mancavi tu. 

Il problema forse è che la vuole tutta per sé. 

Cosa sapevi? Guarda che quanto sopra riportato sarebbe carta bianca agli USA sul piano militare lasciando agli Inuit la scelta di trattare lo sfruttamento commerciale delle risorse naturali in autonomia dal Governo danese, almeno a quanto si legge.

9 minuti fa, audio2 ha scritto:

eccerto come  no, meno di 60 mila persone compresi i pinguini che tratta alla pari con la merica.

maramao.

Esiste un accordo tra Danimarca e Groenlandia che regola le concorrenze nei diversi ambiti, la difesa alla Danimarca e le risorse naturali con il loro sfruttamento alle amministrazioni locali della Groenlandia, quindi agli Inuit.

Cosa c’entra trattare alla pari? La Groenlandia potrebbe sottoscrivere un accordo commerciale con gli USA per lo sfruttamento delle sue risorse dietro compenso.


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