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E intanto in Germania


Gaetanoalberto

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12 minuti fa, Savgal ha scritto:

L'oggetto è AfD e la Germania

e si vede che la va bene così.

quelli dell' est magari vogliono solo un lavoro decente e pagato il giusto senza tanti altri arzigogoli.

i brutti sporchi e cattivi di afd magari non lo sono nemmeno tanto

la weidel sta con una donna di origine straniera probabilmente musulmana

anche se non tanto praticante ed insieme hanno adottato due figli. non so meglio

di così cosa volete, manco nel piddi sono tanto avanti.

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Del resto, il socialismo e la democrazia che ci possiamo permettere in questa epoca, lo abbiamo più o meno raggiunto in Europa. La sinistra può solo conservare o poco di più.

Chiaro che quando uno non è contento della propria vita, si sfoga in qualche modo, io mangio roba dolce, altri votano cagnacci o come si chiama. 

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1 minuto fa, senek65 ha scritto:

Se l'idea è di reimmigrare l'immigrato 

Apprezzo sempre la tua intelligenza e pragmatismo, annoto una prima cosa per molti devastante e assolutamente indigeribile per non dire provocatoria e trova tu i peggiori aggettivi: anche tu (non è un caso) come argomento base hai citato immigrazione e remigration e non è un caso IMHO

4 minuti fa, senek65 ha scritto:

Se l'idea è di reimmigrare l'immigrato dedito ad attività illecito/criminali, non credo incontrerai persone non favorevoli a tale pratica.

Infatti su questo step n° 1 del programma remigration siamo perfettamente allineati

5 minuti fa, senek65 ha scritto:

Se l'idea è di reimmigrare tutti i clandestini non vedo grosse difficoltà "etiche".... forse però qualche "imprenditore" avrebbe di che lamentarsi se privato della sua quota di schiavi .

Anche su questo punto abbiamo la stessa visione mi pare: step n° 2 del programma innominabile

Mi stai forse facendo tu la nuova proposta della nuova sinistra che non vuole vedere i nipotini di Himmler e Rosenberg al potere tra pochi anni in tutto l'occidente?

 

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PL-L1000
18 minuti fa, audio2 ha scritto:

i brutti sporchi e cattivi di afd magari non lo sono nemmeno tanto

la weidel sta con una donna di origine straniera probabilmente musulmana

 

19 minuti fa, audio2 ha scritto:

meglio

di così cosa volete

Tutte note garanzie costituzionali. 

Mi hai rassicurato, grazie.

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mozarteum

Per ora e’ un danno temuto. Non vi sono riforme costituzionali in Germania all’orizzonte. Se dovesse governare -necessariamente in coalizione- Afd penso che possa attuare il programma anche con leggi ordinarie. La remigration di chi delinque o non e’ inserito ed il ridimensionamento dello stato sociale non richiedono modifiche costituzionali. Bastera’ dire che dopo il secondo figlio non si hanno piu’ sussidi e che questo vale per ogni cittadino, indipendentemente dal fatto se sia immigrato o no, che l’effetto e’ praticamente conseguito.

Quanto all’Italia non vedo nessuna deriva autoritaria al momento certamente ne’ per il referendum (al quale votero’ NO ma non perche’ sia un pericolo per la democrazia), ne’ per il decreto sicurezza, ne’ un domani per la riforma in senso presidenziale della Costituzione (e’ uno dei modelli adottati da democrazie avanzate).

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Germania: quanto è costata ai tedeschi, all’Europa e all’Italia la caduta del muro

di Milena Gabanelli e Danilo Taino

   

Quel tardo pomeriggio, mentre il Muro cadeva e Angela Merkel faceva la sauna settimanale, nessuno pensava alla produttività, alla disoccupazione, alla crescita dell’economia. Era il 9 novembre 1989, le ombre della sera erano già calate su Berlino, a Ovest e a Est, la barriera di mattoni, filo spinato e nidi di mitragliatrice che dal 13 agosto 1961 aveva spezzato la città si sgretolava. Il pensiero dei berlinesi e di tutto il mondo era per la vittoria della democrazia. Oggi sappiamo però che si apriva la lunga stagione, per la Germania socialista, della rincorsa per imitare e diventare uguale alla Germania dell’Ovest, democratica, capitalista, ricca.

 

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briandinazareth
6 minuti fa, mozarteum ha scritto:

Per ora e’ un danno temuto. Non vi sono riforme costituzionali in Germania all’orizzonte. Se dovesse governare -necessariamente in coalizione- Afd penso che possa attuare il programma anche con leggi ordinarie.

 

però dicevi esattamente la stessa cosa di trump

pensi che afd sia più democratica dei repubblicani americani e meno pericolosa?

non è abbastanza chiaro che siano neonazisti?

  • Melius 1
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Il prezzo della riunificazione si paga ancora oggi

All’inizio degli anni ‘90, i Länder della Ddr erano arretrati di decenni rispetto a quelli occidentali, per standard di vita, infrastrutture, capacità produttive, libertà di ricerca, innovazione, imprese capaci di stare sui mercati. Alla promessa di Kohl di elevare gli standard di vita al livello di quelli dell’Occidente non si può dire che non seguirono i fatti: ed è proprio qui che iniziano parecchi guai. Con atto di generosità tutta politica, Kohl decise, contro il parere di quasi tutti gli economisti, di trasformare i marchi dell’Est in marchi dell’Ovest alla parità, quando i primi avevano un valore inferiore.

Nel 1991 fu introdotta la Solidaritätszuschlag – Soli –, una tassa del 5,5% sul reddito di tutti i cittadini tedeschi per finanziare la ricostruzione dell’Est. Di recente è stata ridotta (ma nel 2018 ha raccolto ancora 18,9 miliardi di euro) e nel trentennio ha finanziato uno spostamento di risorse da Ovest a Est per almeno duemila miliardi.

Nel giugno 1990, fu fondata la Treuhandstalt, alla quale fu dato il compito di ristrutturare 8.500 imprese di Stato della Ddr, con oltre quattro milioni di dipendenti. Furono privatizzate le caserme, le proprietà dei partiti, le case popolari, 2,4 milioni di ettari di terreni agricoli e foreste. In parallelo, partì un grande piano di infrastrutture che ha portato i Länder orientali ad avere strade, ferrovie, ponti, parchi, a rinnovare il 65% del patrimonio abitativo e all’eliminazione del 95% delle emissioni di anidride solforosa, delle quali la Ddr era il primo emettitore europeo.

 

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Il contributo dei capitali italiani

Uno sforzo gigantesco, al quale hanno contribuito investimenti non solo tedeschi, attratti dalle opportunità create dalla riunificazione e dalla ricostruzione. Dal 1991 alla fine del ‘98 – secondo l’elaborazione su dati di fonte Bundesbank elaborati dall’economista Roberto Violi – affluirono verso la Germania investimenti esteri per 1.247 miliardi di euro. Di cui 371 miliardi provenienti dai Paesi che avrebbero poi costituito l’Unione monetaria. Per quel che riguarda l’Italia, in quegli otto anni contribuì complessivamente con 39, 6 miliardi.

Il crollo dello Sme

Va ricordato che una conseguenza della riunificazione fu la crisi del Sistema monetario europeo (Sme) del 1992, che colpì in particolare lira e sterlina. «L’alta domanda pubblica e privata di capitali – scrisse il famoso economista Hans-Werner Sinn a metà Anni Novanta – fece aumentare i tassi d’interesse tedeschi rispetto a quelli di altri Paesi, incrementò l’attrattività del marco tedesco come moneta d’investimento e creò una forte pressione affinché si apprezzasse». Lo Sme, che stabiliva parità valutarie tra i Paesi europei, non resistette, il marco tedesco si rivalutò e la crisi politica che ne seguì diede una spinta decisiva alla moneta unica, già prevista nel Trattato di Maastricht del febbraio 1992. Le cancellerie europee, infatti, timorose della forza aumentata della Germania unita, avevano dato il via libera alla riunificazione proprio in cambio della rinuncia, da parte della Germania, alla sovranità monetaria.

Germania trent’anni dopo

In questo quadro i Länder orientali affrontano la corsa per colmare il divario con quelli occidentali: il deutschmark diventato fortissimo, le ristrutturazioni aziendali e i salari aumentati non rispondono alla realtà sul terreno, dove ogni cinque posti di lavoro, quattro scompaiono. L’industria manifatturiera è sostituita dai trasferimenti pubblici e dai nuovi investimenti, i quali però impiegano tempo a ricostruire un’economia. Intanto inizia l’emigrazione: un milione e novecentomila persone se ne vanno da Est a Ovest, i piccoli centri e le campagne spesso si spopolano, soprattutto le ragazze se ne vanno. Alcune città, come Lipsia e Dresda in Sassonia, partecipano alla ricostruzione con spirito imprenditoriale, e sono nate imprese ad alta tecnologia, altre zone rimangono ai margini.

Le grandi imprese stanno sempre a Ovest

Certo l’economia della ex Ddr non è mai stata così robusta, ma l’allineamento segna il passo. Ad esempio, a Est non ha il quartier generale nessuna delle trenta maggiori aziende tedesche quotate al Dax30. E delle 500 imprese più grandi della Germania, solo 37 sono basate nei Länder orientali, 17 se si esclude Berlino. Insomma il cuore economico tedesco continua a battere a Ovest. I due pezzi di Germania sono più simili, ma gli indicatori economici, sociali, culturali e politici raccontano che le differenze sono rimaste, nonostante l’enorme trasferimento di risorse, e che da una quindicina d’anni il processo di convergenza si è fermato.

Terreno fertile per la destra estrema

È in questa situazione di chiaro e scuro che maturano le insofferenze e le differenze politiche, che potrebbero diventare un problema serio per l’intera Germania: a Est, i partiti di estrema destra hanno raggiunto il 25% dei consensi.

Per ragioni economiche e sociali, ma forse anche per qualcosa di più complesso che si accende nella mente di chi deve sempre imitare, in questo caso l’Occidente. «Gli imitatori non sono mai persone felici – ha scritto il presidente del Centro per le strategie liberali di Sofia Ivan Krastev – Non possiedono mai il loro successo, possiedono solo i loro fallimenti».

 

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