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Melius Club

L'audiofilo, il fango e la banana.


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14 minuti fa, Paolo 62 ha scritto:

Eppure capita. Come sia possibile che neanche i chiodi arrugginiti deteriorino il segnale in modo udibile non lo so.

A Roma pare sentano Radio Vaticana nei citofoni. Dopo l'audio nelle banane, mi sembra un'ottima cosa.:classic_biggrin:

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jackreacher
6 minuti fa, ilmisuratore ha scritto:

Tra il percepire (alla vista degli occhi) e il sentire (effettivamente con l'udito) ci passa di mezzo l'oceano

 

6 minuti fa, ilmisuratore ha scritto:

A vista commenti sperticati e descrizioni accuratissime sugli attributi sonori

In cieco tutto è svanito...come prevedibile, anche da parte degli ascoltatori piu esperti

Affinchè il nostro udito possa distinguere con certezza delle differenze, i segnali audio dovranno provocare delle differenze alle misure piuttosto macroscopiche 

L'audiofilia si basa per il 70% sulla percezione, ovvero quello che ci comunica il cervello (almeno per quanto concerne gli oggetti futili)

Da incidere su targa ed apporre alla porta d'ingresso di ogni appassionato di musica e di hi-fi "responsabile" e "consapevole" di cosa significhi ascoltare, musica registrata (su supporto o liquida), a casa propria.

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Potevano anche evitare di perdere tempo con un ulteriore test.

E' talmente ovvio ormai che le differenze percepite in ambito sorgenti ed amplificazioni (i cavi e accessori vari non li prendo nemmeno in considerazione) sono per almeno il 70-80 % purissima fantasia.

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appecundria

 

"La prova del chiodo arrugginito" di Renato Giussani
 

La "prova del chiodo arrugginito" non prevede alcuna misurazione. Non è mai stata raccontata su nessuna rivista, ma viene "tramandata oralmente" in vari forum su The Internet. Io l'ho raccontata ad amici e sicuramente l'ho pure scritta da qualche parte. Trattasi di un aneddoto che riguarda due "aitanti" progettisti della Hitachi in visita alla sede di Audio Review (quindi, anni '80). Erano venuti appositamente per presentarci i risultati di un lavoro durato parecchi mesi e consistente nella progettazione di un buon amplificatore Hi-Fi.
 

Bisogna ricordare che l'epoca era proprio quella nella quale anche le Case più serie e più attrezzate tecnologicamente avevano appena iniziato a dar retta alle argomentazioni più improbabili dei guru esoteristi più in voga allora, all'unico scopo di avere qualche argomentazione in più per vendere meglio i loro prodotti a chiunque. Ora certamente la situazione è molto più degradata e certe strane cose di allora verrebbero probabilmente prese sul serio perfino dalle migliori riviste specializzate. Ma allora eravamo ancora in grado di discernere abbastanza bene fra le proposte intelligenti (che in parecchi casi hanno condotto ad un reale miglioramento della qualità della produzione Hi-Fi, specie di alta gamma) e quelle idiote.
 

Dunque, i due giapponesini erano convinti di avere migliorato moltissimo "il suono" del loro amplificatore quando avevano tolto due piattine di ferro che fino ad allora erano servite per collegare elettricamente i transistor finali ai morsetti di uscita dell'apparecchio, cosa ottenuta avvicinando i transistor al pannello posteriore ed effettuando il collegamento direttamente con le piste di rame del circuito stampato.

Si trattava, dicevano loro, e ricordo io, di due piattine di acciaio per ciascun canale, di circa 2cm di lunghezza per 0,5cm di larghezza e 1 mm di spessore. La loro eliminazione, ripeto, avrebbe cambiato drammaticamente il suono in un modo perfettamente udibile.

Io, ora, a vostro uso e consumo posso calcolare la resistenza (max) di tali elementi in 0,0004 Ohm ciascuno, che fa un totale di 0,0008 Ohm per ciascun canale. Induttanza zero e capacità zero completano il quadro.

Quando a possibilità di nascita di qualsiasi altro inconsueto tipo di alterazione del segnale audio (20-20000 Hz), trattandosi di un amplificatore da meno di 100 Watt, io non ne vedevo e non ne vedo tuttora. Mentre vedo molto bene la possibilità che i giapponesini, dopo aver tolto quei brutti pezzettini di ferrocarbonio, abbiano certamente "sentito" il miglioramento che dichiaravano.

E allora sono passato all'azione in modo molto semplice. Il loro ampli era collegato con dei nostri cavi di rame sufficientemente lunghi alle casse che stavamo usando.
E allora, senza farmi molto notare, ho semplicemente staccato un cavo dall'ampli ed ho interposto un corto spezzone sempre di rame. Tutto come prima. Poi ho staccato lo spezzone di un canale dal cavo che raggiungeva la cassa ed ho interposto un chiodo (di ferro), bello piegato e parzialmernte arrugginito, che avevo trovato a terra lì dietro. Loro erano fra me e le casse.

Tenendo ben stretto il chiodo (lungo non meno di 5cm) sui cavi con le dita, le case suonavano senza incertezze. A questo punto ho fatto suonare solo il canale "in prova" e ogni tanto toglievo il chiodo riconnettendo i cavi di rame fra loro e poi lo reinserivo (cicli di qualche decina di secondi ciascuno...). Ogni volta chiedevo ai tecnici se sentissero qualcosa... Magari non le eclatanti differenze che di cui avevano parlato... Ma "qualche differenza"... Come ben sapevo, i giapponesi sono (o forse erano) fondamentalmente onesti: mi dissero che non si sentiva nessuna differenza, ma che il sistema per sentirle non era quello. Secondo loro si doveva ascoltare molto a lungo. Poi cambiare la situazione ben sapendo cosa si stava facendo e riascoltare a lungo, sempre in due, naturalmente.

Ecco: questa è proprio il tipo di prova che consentirebbe di sentire perfino le voci dei defunti...! OK? Come condurre la prova con il filtro che vibra deve essere ancora discusso e deciso, ma naturalmente nel modo più differente possibile da quello che avevano usato i giovani progettisti giapponesi della grande Hitachi.

 

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Fin troppo facile: l’album sarà stato questoIMG_1597.jpeg.d6dbf173b0711ed52c16a3660eaee271.jpeg

Poi ripreso dal vivo e “mangiato” 

IMG_1598.thumb.jpeg.263f3bed1e3cdcd85834c8d60b049d60.jpeg

Ricordo poi l’espressione gergale USA “bananas!”

Per il fango eccellenti risultati con lui: 

IMG_1599.thumb.webp.2bc00745b2194cd1c41f38468323d9c7.webp

(Muddy Waters per chi non conoscesse…)

Poi non venite a parlare di suono attufato… 

Comunque 3D divertente, grazie a tutti. 

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jackreacher
21 minuti fa, appecundria ha scritto:

Mentre vedo molto bene la possibilità che i giapponesini, dopo aver tolto quei brutti pezzettini di ferrocarbonio, abbiano certamente "sentito" il miglioramento che dichiaravano.

Esatto, hanno sentito e non realmente ascoltato.

.

Ps: alla fine glielo hai venduto il chiodo storto ed arrugginito? :classic_laugh:

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48 minuti fa, appecundria ha scritto:

aneddoto che riguarda due "aitanti" progettisti della Hitachi in visita alla sede di Audio Review (quindi, anni '80). Erano venuti appositamente per presentarci i risultati di un lavoro

Quindi eri a lavorare li' agli albori della storia di Audioreview... Il cerchio si stringe... :classic_love:

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Mighty Quinn
1 ora fa, Revenant ha scritto:

talmente ovvio ormai che le differenze percepite in ambito sorgenti ed amplificazioni (i cavi e accessori vari non li prendo nemmeno in considerazione) sono per almeno il 70-80 % purissima fantasia

Mi limiterei al 98%,

Nel caso di elettroniche nella media. 

Unica possibile anomalia se si usano elettroniche moooolto tarocche e/o estremamente limitate 

Sui cavi poi manco vale la pena insistere si sa da sempre che non contano una mazza, ma accorati e sinceri entusiasmi e innamoramenti da una parte e pubblicità e sottobosco dall' altra pompano la fantasia, purissima altissima e levissima 

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