Savgal Inviato 2 ore fa Condividi Inviato 2 ore fa Una delle difficoltà maggiori che ho incontrato nell'insegnare storia è stata la radicata convinzione che gli uomini del passato fossero identici a quelli del presente, che i nostri comportamenti siano gli stessi dei nostri avi. Recentemente ho letto un libro che intendevo leggere da tempo, mi aveva incuriosito il titolo "La civiltà delle buone maniere" di Norbert Elias, un saggio storico e sociologico, che ho trovato molto interessante. L'autore focalizza l'attenzione su comportamenti che i libri di storia ignorano quelli legati alla quotidianità più banale. Tuttavia comportamenti che sono considerati marginali sono indicativi dei mutamenti avvenuti nei secoli, comportamenti che consideriamo una nostra seconda natura, ma che tale non è. E' stata l'ulteriore conferma di ciò che scriveva E. Durkheim: "In ciascuno di noi in proporzioni variabili c'è qualcosa dell'uomo di ieri; è proprio l'uomo di ieri che per forza di cose è predominante in noi, poiché il presente è solo poca cosa in confronto a quel lungo passato durante il quale ci siamo costruiti e del quale siamo l'emanazione. Solo che quest'uomo del passato non lo avvertiamo, perché è inveterato in noi; costituisce la nostra parte inconscia. Quindi tendiamo a non tener conto di esso né delle sue legittime esigenze. Al contrario, abbiamo una percezione vivida delle acquisizioni più recenti della civiltà, perché essendo recenti non hanno ancora avuto il tempo di organizzarsi nell'inconscio." Posterò alcuni stralci che mi hanno colpito e che mostrano come tortuoso sia stato il percorso verso la civiltà e quanta strada debba ancora essere percorsa. Link al commento https://melius.club/topic/28518-la-civilt%C3%A0-delle-buone-maniere/ Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Panurge Inviato 2 ore fa Condividi Inviato 2 ore fa N'altro libro da comprare, non se ne esce più. 1 Link al commento https://melius.club/topic/28518-la-civilt%C3%A0-delle-buone-maniere/#findComment-1702408 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Savgal Inviato 2 ore fa Autore Condividi Inviato 2 ore fa 3. La trasformazione dei costumi nel Rinascimento La soglia della sensibilità e il limite del pudore si sono spostati ai tempi di Erasmo? Il suo saggio sta forse a indicare che sono aumentati la sensibilità umana ed il riserbo che ci si aspetta gli uni dagli altri? Saremmo inclini a crederlo. Gli scritti degli umanisti sulle maniere da usare costituiscono in un certo senso un ponte tra quelli del Medioevo e quelli dell'età moderna. Anche il saggio di Erasmo, che costituisce un culmine tra gli scritti umanistici sui modi di fare, ha questa ambiguità. Sotto molti aspetti, è ancora pienamente nell'ambito della tradizione medioevale; infatti ritroviamo in esso una buona parte delle regole e prescrizioni appartenenti alla corrente tradizionale propria degli scritti cortesi. Ma, nello stesso tempo, contiene anche molte innovazioni. A poco a poco si sviluppa in esso quel concetto che avrebbe soppiantato quello cavalleresco-feudale di cortesia. Nel corso del XVI secolo, l'uso del concetto di «courtoisie» viene lentamente abbandonato dallo strato superiore, mentre diviene più frequente quello di «civilité», che nel XVII secolo è infine destinato a prendere il sopravvento, perlomeno in Francia. Ciò costituisce l'indice di un mutamento del comportamento di portata considerevole. Naturalmente, non ci fu una repentina sostituzione dell'ideale del buon comportamento con un altro del tutto differente. Il “De civilitate morum puerilium” di Erasmo, volendo per il momento prendere in considerazione questo saggio, sotto molti aspetti è ancora totalmente nel solco della tradizione medioevale. Infatti, in esso ritornano quasi tutte le regole della società cortese. Si continua a prendere la carne con le mani, anche se Erasmo ammonisce di servirsi di tre sole dita e non di tutta la mano. Ritorna la prescrizione di non gettarsi sul cibo come un animale, e altresì quella di lavarsi le mani prima di andare a tavola; ritornano le prescrizioni circa lo sputare, il soffiarsi il naso, l'uso del coltello e molte altre. È possibile che Erasmo avesse letto l'una o l'altra delle “Tischzuchten” in versi, o gli scritti dei chierici in cui erano trattate tali questioni. Certamente una buona parte di tali scritti era largamente diffusa, e non è probabile che fosse sfuggita ad Erasmo. Comunque abbiamo testimonianze più precise dei suoi riferimenti alla tradizione antica e, anzi, per il saggio in questione esse furono messe in evidenza già dai commentatori suoi contemporanei. Invece resta ancora da esaminare più a fondo il ruolo che il saggio ebbe nella nutrita polemica umanistica su questi problemi della formazione umana. Ma quali che possano esserne le implicazioni letterarie, in questo contesto ciò che ci interessa riguarda soprattutto, ancora una volta, le implicazioni sociogenetiche. Certamente anche Erasmo non ha scritto il suo saggio soltanto raccogliendo elementi da altri libri; anch'egli, come chiunque altro rifletta su questi problemi, ha tenuto direttamente conto di un ben preciso codice della società, di un ben preciso standard delle buone e cattive maniere. Anche il suo saggio, insomma, è una raccolta di osservazioni tratte dalla vita della sua società. Anch'esso infine, come è stato detto, rappresenta «un po' l'opera di tutto il mondo». E, se non altro, il suo successo, la sua rapida diffusione, la funzione che assunse in seguito di manuale per l'educazione dei fanciulli, dimostrano quanto corrispondesse ad un'esigenza sociale e fino a che punto fossero in esso illustrati quei modelli di comportamento che, all'epoca, la società o, per essere più esatti, lo strato superiore della società esigeva. Era una società già «in via di transizione», e lo stesso vale per le opere sulle buone maniere. Già dal tono, dal modo di osservare le cose si nota che, nonostante il legame con il Medioevo, qualcosa di nuovo si sta verificando. È ormai scomparsa quella che noi definiamo «semplicita», cioè la netta contrapposizione tra «buono» e «cattivo», tra «pio» e «malvagio»; si ha una visione più differenziata, vale a dire un maggior riserbo circa le proprie manifestazioni affettive. Ciò che distingue una parte degli scritti umanistici affini, e soprattutto il saggio di Erasmo, da quelli del codice cortese non consiste tanto, o almeno non esclusivamente, nelle regole stesse che essi forniscono, e neppure nelle buone o cattive maniere cui essi si riferiscono; è innanzi tutto il tono con cui sono redatti, il modo con cui essi affrontano i problemi. Le stesse regole sociali del gioco, che nel Medioevo erano tramandate di bocca in bocca come un patrimonio non individuale, vengono ora espresse in altro modo, e con un'accentuazione che lascia intendere come colui che scrive non si limiti a tramandare il patrimonio tradizionale, quantunque abbia letto moltissimi scritti del Medioevo e soprattutto dell'antichità, ma trascriva ciò che ha osservato personalmente, ciò che rientra nelle sue esperienze. Se già non l'avessimo riscontrato nel “De civilitate morum puerilium”, l'avremmo rilevato già in precedenti scritti di Erasmo, nei quali questa fusione del patrimonio culturale medioevale antico con la sua esperienza diretta è espressa con evidenza e immediatezza anche maggiori. Già nei suoi “Colloquia”, che in parte si rifanno certamente a modelli antichi e soprattutto a Luciano in particolare nel dialogo “Diversoria” (Basilea, 1523) –, Erasmo qua e là espone alcune delle esperienze che rielabora poi nel linguaggio in questione. I “Diversoria” trattano della differenza tra i costumi in uso nelle locande tedesche e in quelle francesi. Ad esempio, raffigura la stanza da pranzo di una locanda tedesca: 80 o 90 persone siedono una accanto all'altra, e non soltanto si fa notare gente del popolino ma anche molti ricchi e nobili, uomini, donne, fanciulli, tutti insieme. E ciascuno fa quello che ritiene essergli necessario. L'uno lava le sue vesti e appende accanto alla stufa i panni bagnati; l'altro si lava le mani. Ma il bacile è così poco pulito, osserva il narratore, che per togliersi il sudiciume dell'acqua sarebbe necessario un secondo bacile. Olezzi d'aglio e altri odori sgradevoli si levano ovunque, e da ogni parte si è soliti sputare. Un tale si pulisce gli stivali sul tavolo. Poi si serve il mangiare. Ciascuno immerge il suo pezzo di pane nel vassoio comune, ne addenta un pezzo e poi lo immerge di nuovo. I piatti sono sporchi, il vino è cattivo, e se qualcuno ne vuole uno migliore l'oste gli dice: «Qui ho ospitato nobili e conti in quantità. Se non vi accomoda, cercatevi un altro alloggio». È soprattutto lo straniero a vedersela brutta: per prima cosa, gli altri lo fissano per tutto il tempo, come se fosse uno strano animale africano, e in generale la gente considera uomini soltanto i nobili del proprio paese. L'ambiente è surriscaldato, tutti sudano, esalano vapori e si asciugano il sudore. Certamente, in mezzo alla gente c'è qualcuno che è affetto da qualche malattia celata. Probabilmente dice un interlocutore la maggior parte soffre di mal spagnolo, e quindi non sono meno temibili dei lebbrosi. Gente coraggiosa risponde un altro se la prendono allegramente e non se ne preoccupano. Ma questo coraggio è costato già parecchie vite. E che dovrebbero fare? Ormai ci sono abituati, ed un uomo di cuore non si libera delle sue abitudini. È chiaro che Erasmo, al pari di altri che prima o dopo di lui hanno scritto sul comportamento e il modo di contenersi, è innanzi tutto uno che raccoglie e riporta le buone e cattive maniere di cui trova esempio nella vita sociale. A questa devono essere fatte risalire le concordanze tra i vari autori, e parimenti le discordanze. Il fatto che questi scritti contengano in misura minore di altri, cui siamo soliti dedicare la nostra attenzione, le idee straordinarie di un individuo eccezionale, il fatto che l'argomento stesso li obblighi ad attenersi strettamente alla realtà sociale, conferisce a queste opere, in quanto fonti di notizie circa i processi sociali, la loro particolare importanza. Tuttavia le osservazioni di Erasmo sull'argomento, insieme a poche altre di altri autori del medesimo periodo, costituiscono un'eccezione tra gli scritti tradizionali sulle regole di comportamento; infatti, la sua esposizione di queste prescrizioni e regole, risalenti in parte a un periodo più antico, reca l'impronta della sua personalità. E proprio questo è, ancora una volta, un «segno dei tempi», l'espressione di una trasformazione della società, un sintomo di quella che, equivocando, viene definita «individualizzazione». Inoltre, mette in evidenza un altro punto: il problema del comportamento nella società a quell'epoca era diventato evidentemente tanto importante, che anche uomini eccezionalmente dotati e di grande fama non sdegnavano di occuparsene. In seguito, questi compiti tornarono in generale ad essere assunti da persone di secondo o terzo rango, le quali copiarono, svilupparono e ampliarono il già fatto, e si ricostituì, anche se non con la rigidezza che si era avuta nel Medioevo, una tradizione impersonale di libri sulle buone maniere. Parleremo ancora dei movimenti sociali cui si ricollegano i mutamenti del comportamento, dei modi di contenersi e dei confini di quanto è sentito come spiacevole. Ma vogliamo premettervi un riferimento, necessario per comprendere la posizione di Erasmo e quindi il suo modo di affrontare il problema del comportamento. Il saggio di Erasmo nasce in un'epoca di trasformazione dei gruppi sociali; è l'espressione di quella feconda età di trapasso che succede all'affievolimento della gerarchia medioevale della società, e precede la stabilizzazione della nuova gerarchia moderna. Rientra dunque in quella fase storica in cui l'antica aristocrazia cavalleresco-feudale è in decadenza, mentre è ancora in formazione la nuova aristocrazia assolutistica di corte. 1 1 Link al commento https://melius.club/topic/28518-la-civilt%C3%A0-delle-buone-maniere/#findComment-1702409 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Savgal Inviato 2 ore fa Autore Condividi Inviato 2 ore fa Non è certo facile rendere chiaramente visibile questo movimento proprio perché esso procede così lentamente e, per così dire, a piccoli passi, e per di più con numerose oscillazioni e deviazioni più o meno accentuate. Non basta osservare una per una le singole tappe in base alle testimonianze che ci sono pervenute circa il livello delle consuetudini e delle maniere in uso. Bisogna cercare di esaminare il movimento stesso come un tutto, o almeno un settore consistente di esso, secondo la tecnica dell'accelerazione. Bisogna cioè allineare un quadro dopo l'altro considerando secondo un determinato punto di vista il processo, la graduale trasformazione dei modi di comportamento e della situazione affettiva, il graduale spostamento dei confini di ciò che ci appare intollerabile. Tale possibilità ci è offerta dai trattati sulle buone maniere. Riguardo a singoli aspetti del comportamento umano, e in particolare dei costumi a tavola, essi ci offrono testimonianze dettagliate testimonianze su aspetti sempre uguali della vita sociale che vanno almeno dal XIII secolo al XIX o XX con qualche lacuna, anche se le date sono più o meno casuali. In effetti, qui è possibile allineare un quadro accanto all'altro e ricavare nel complesso singoli settori del processo. E si può considerare un vantaggio anziché uno svantaggio la possibilità di osservare modi di comportamento più semplici ed elementari, nei quali le variazioni individuali hanno uno spazio relativamente ridotto rispetto allo standard sociale. Queste “Tischzuchten” e trattati sulle buone maniere costituiscono un genere letterario assai peculiare. Esaminando queste testimonianze scritte del passato principalmente dal punto di vista di quella che siamo soliti definire «importanza letteraria», troviamo che esse nella maggior parte dei casi hanno un valore piuttosto ridotto. Ma se esaminiamo i comportamenti che una determinata società si aspettava dai suoi membri ed ai quali cercava di condizionarli, se prendiamo in considerazione il mutamento delle consuetudini, dei comandamenti sociali e dei tabù, allora queste norme, sia pur di scarso valore sul piano letterario, acquistano una rilevante importanza. Esse gettano infatti luce su certi momenti del processo sociale per i quali non possediamo molte testimonianze dirette, perlomeno riguardo al passato. Ci mostrano insomma quello che andiamo cercando, cioè quale fosse lo standard di consuetudini e di comportamenti che la società cercava in ciascun determinato periodo di imporre ai singoli. Questi poemetti e questi scritti sono di per sé strumenti diretti di «condizionamento» o di «modellamento» (Fassonierung), di adattamento del singolo a quei modi di comportamento che la struttura e la situazione della società in cui viveva rendevano necessari. E, insieme, additando i modi da biasimare e quelli da lodare, mostrano il divario esistente a quel tempo tra ciò che era considerato ben fatto e ciò che era considerato mal fatto. 1 Link al commento https://melius.club/topic/28518-la-civilt%C3%A0-delle-buone-maniere/#findComment-1702424 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
best_music Inviato 2 ore fa Condividi Inviato 2 ore fa Adesso, Savgal ha scritto: Una delle difficoltà maggiori che ho incontrato nell'insegnare storia Forse non riuscivi ad entrare in contatto con la tua audience, stante che: : (1) della impostazione più tradizionale (date battaglie ecc) sicuramente non fregava niente a nessuno (2) di quella tradizionale catto-eurocentrica ancor meno (3) di quella, sempre tradizionale, "de sinistra" (materialismo dialettico o come si chiama) zero ma proprio zero : Eppure oggi al pimo posto nella diffusione dei podcast ci sono le conferenze di storia. : Forse perché per appassionarsi occorre non avere l' impressione che qualcuno ti voglia inculcare le sue idee. Link al commento https://melius.club/topic/28518-la-civilt%C3%A0-delle-buone-maniere/#findComment-1702427 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Savgal Inviato 2 ore fa Autore Condividi Inviato 2 ore fa La vendetta di famiglia, la faida privata, non erano un fatto esclusivo dei nobili; nel secolo XV le città non sono meno funestate da queste guerre tra famiglie e gruppi. Anche i cittadini, anche il popolo minuto, i vari cappellai, sarti, pastori non ci mettevano molto a tirar fuori il coltello: Sappiamo bene come fossero violenti i costumi nel XV secolo, con quale brutalità la gente soddisfacesse le proprie passioni nonostante la paura dell'inferno, nonostante il freno costituito dalle distinzioni di classe e il sentimento dell'onore cavalleresco, nonostante la bonomia e la gaiezza delle relazioni sociali. Certamente la gente dell'epoca non si aggirava sempre con volto cupo, fronte aggrottata e aria marziale, a simboleggiare la propria bellicosità; al contrario, stavano magari scherzando tra loro, poi cominciavano a schernirsi, una parola tirava l'altra e all'improvviso dallo scherzo piombavano nella più tremenda faida. Parecchi aspetti che a noi appaiono contraddittori: l'intensità della loro devozione, la loro fortissima paura dell'inferno, i loro sentimenti di colpa, le loro penitenze, le incredibili esplosioni di gioia e allegria, il loro subitaneo infiammarsi e l'irresistibile violenza del loro odio ed aggressività, tutti questi aspetti, così come il rapido trascorrere da uno stato d'animo all'altro, sono in verità sintomi di una stessa struttura della vita emozionale. Gli impulsi, le emozioni si manifestavano in modo più libero, più diretto e scoperto di quanto sarebbe avvenuto in seguito. Siamo soltanto noi, divenuti più moderati, più misurati e più calcolatori, noi che nella nostra economia pulsionale abbiamo interiorizzato in misura assai maggiore come autocostrizioni i tabù sociali, a considerare contraddittorie la forza dispiegata di questa devozione e la violenza di questa aggressività e crudeltà. La religione, la consapevolezza che esiste un Dio Onnipotente dispensatore di pene e ricompense non sono mai state sufficienti, da sole, per «civilizzare» o moderare gli affetti. Al contrario: in ogni epoca la religione è «civilizzata» esattamente quanto la civiltà e lo strato sociale che la sostiene. E proprio perché in questa società medioevale le emozioni vengono espresse in un modo che oggi possiamo osservare ormai unicamente tra i bambini, noi definiamo «infantili» le manifestazioni e gli atteggiamenti della gente di quel tempo. Qualunque sia il documento dell'epoca preso in esame, il quadro che ne risulta è sempre lo stesso: la vita nel Medioevo presenta una struttura affettiva diversa dalla nostra, l'esistenza è priva di sicurezza, poco ci si cura del futuro. In questa società chi non sapeva amare o odiare con tutte le sue forze, chi nel gioco delle passioni non sapeva farsi valere, poteva ritirarsi in un convento; nella vita secolare, diversamente, sarebbe stato altrettanto perduto di quanto, all'inverso in una società successiva e soprattutto nella vita di corte lo sarebbe stato colui che non fosse stato in grado di dominare le sue passioni, di celare i suoi affetti, di apparire «civile». In entrambi i casi, è la struttura stessa della società a esigere e modellare un determinato standard di dominio degli affetti: Noi - dice Luchaire - avvezzi a usanze e costumi pacifici, alla sollecita tutela che lo Stato moderno concede ad ogni singolo individuo, nella proprietà e nella persona, non riusciamo quasi a concepire una società talmente diversa. A quel tempo il paese era diviso in province, e gli abitanti di ogni provincia formavano per così dire una piccola nazione a sé, che detestava le altre. A loro volta, le province erano spezzettate in una quantità di signorie o feudi i cui proprietari si combattevano incessantemente tra di loro; non soltanto i grandi signori, i baroni, ma anche i piccoli castellani vivevano in fiero isolamento, ininterrottamente occupati a guerreggiare contro i loro “sovrani” o i loro pari, o i loro sudditi. Vi erano inoltre rivalità permanenti tra città e città, tra villaggio e villaggio, tra valle e valle, e guerre senza fine tra vicini, che sembravano scaturire dalla molteplicità stessa di queste unità territoriali. Questo quadro illustra con maggior evidenza quanto abbiamo finora esposto come affermazione generale, cioè il nesso fra struttura della società e struttura degli affetti. Non esisteva un potere centrale tanto forte da costringere gli uomini a essere più controllati. E quando in questo o quel territorio un potere centrale si consolida, quando su un territorio più o meno esteso gli uomini vengono costretti a vivere in pace tra loro, allora a poco a poco muta anche la struttura degli affetti e muta altresì lo standard dell'economia pulsionale. Allora ne riparleremo più diffusamente il relativo controllo il «riguardo reciproco» aumentano dapprima nella vita quotidiana, nella vita sociale normale. Lentamente, anche la possibilità di scaricare gli affetti nell'aggressione fisica viene limitata a determinate enclaves temporali e spaziali. Non appena il monopolio della sopraffazione fisica è passato al potere centrale, non è più possibile ad ogni individuo forte abbandonarsi alla gioia dell'aggressione fisica: ciò è concesso soltanto a pochi individui autorizzati dal potere centrale ad esempio al poliziotto contro il malfattore, oppure a grandi masse in periodi d'eccezione, di guerre o di rivoluzioni, in una lotta socialmente legittimata contro nemici esterni o interni. Ma anche queste enclaves temporali o spaziali della società «civile» nelle quali si concede una maggior libertà d'azione all'aggressività, soprattutto le guerre tra nazioni, sono divenute più impersonali e consentono sempre meno di scaricare l'emotività con l'immediatezza e la violenza con cui ciò era possibile nella fase medioevale. La moderazione e la trasformazione dell'aggressività, necessarie e obbligatorie nella vita quotidiana della società borghese, non potrebbero essere annullate tanto facilmente, neppure in queste enclaves, o meglio potrebbero forse essere più facilmente annullate se il combattimento diretto, fisico tra l'uomo e il suo odiato nemico non si fosse trasformato in un combattimento meccanizzato, che impone di saper controllare rigidamente l'affettività. Nel mondo «civile», l'individuo non può dare libero spazio alla aggressività, pungolata dalla vista del nemico, neppure in guerra; al contrario, qualunque sia il suo stato d'animo deve combattere seguendo gli ordini di un capo invisibile o visibile soltanto in modo indiretto, contro un nemico assai spesso invisibile o visibile soltanto in modo indiretto. E sono necessari un turbamento sociale o una grande miseria, è necessaria soprattutto una propaganda abilmente orchestrata per risvegliare in grandi masse di uomini e legittimare gli istinti soffocati nella vita «civile» d'ogni giorno, le manifestazioni pulsionali socialmente bandite, la gioia di uccidere e di distruggere. 1 Link al commento https://melius.club/topic/28518-la-civilt%C3%A0-delle-buone-maniere/#findComment-1702443 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Velvet Inviato 2 ore fa Condividi Inviato 2 ore fa Fateme un riassunto. Comunque quando apro la porta ad una bella ragazza e la lascio passare prima di me il gesto è ancora apprezzato con un sorriso e un grazie nel 2026, state parlando di questo? Link al commento https://melius.club/topic/28518-la-civilt%C3%A0-delle-buone-maniere/#findComment-1702444 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Savgal Inviato 2 ore fa Autore Condividi Inviato 2 ore fa @Velvet A titolo di esempio, di non sputare per terra, di rispettare delle regole a tavola, di compiere i bisogni corporali in privato, di contenere gli impulsi aggressivi, ciò che definiamo educazione, autocontrollo, rispetto degli altri. Link al commento https://melius.club/topic/28518-la-civilt%C3%A0-delle-buone-maniere/#findComment-1702460 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Velvet Inviato 2 ore fa Condividi Inviato 2 ore fa 2 minuti fa, Savgal ha scritto: di non sputare per terra Abbiamo un problema con i cinesi, è che sono una miliardata quindi è un casino convincerli. 1 Link al commento https://melius.club/topic/28518-la-civilt%C3%A0-delle-buone-maniere/#findComment-1702466 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Savgal Inviato 2 ore fa Autore Condividi Inviato 2 ore fa @Velvet Elias cita documenti in cui sputare sul pavimento di una casa era considerata cosa normale. Link al commento https://melius.club/topic/28518-la-civilt%C3%A0-delle-buone-maniere/#findComment-1702471 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Velvet Inviato 1 ora fa Condividi Inviato 1 ora fa Vabbè, senza ricorrere ad Elias la "sputacchiera" in Italia era ornamento fisso di tutti i locali pubblici fino al dopoguerra inoltrato. Così come gli avvisi scritti a caratteri cubitali appesi alle pareti "vietato sputare sul pavimento", cosa che a casa ovviamente era consentita. A volte mi meraviglio di come sia scarsa la conoscenza generale del passato recentissimo. 1 Link al commento https://melius.club/topic/28518-la-civilt%C3%A0-delle-buone-maniere/#findComment-1702472 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
briandinazareth Inviato 1 ora fa Condividi Inviato 1 ora fa 6 minuti fa, Velvet ha scritto: Abbiamo un problema con i cinesi, è che sono una miliardata quindi è un casino convincerli. c'è stata una campagna molto forte sul tema e ha creato una spaccatura generazionale importante. gli anziani lo fanno, mi dicono meno di un tempo, ma te ne accorgi perché il caricamento della scatarrata la fanno tutti nello stesso identico modo (curioso, sembra un rito )... i giovani guardano con disprezzo questa pratica ed è molto difficile vederne qualcuno che lo fa, magari accade nelle campagne un po' più remote. rimane l'orrore dei popoli asiatici che ho conosciuto all'idea stessa che qualcuno in pubblico possa soffiarsi il naso ed espellere del muco, ancora di più se in un fazzoletto di stoffa che poi viene riposto in tasca. in effetti, se ci pensi senza il nostro filtro culturale, fa abbastanza schifo... 6 minuti fa, Velvet ha scritto: abbè, senza ricorrere ad Elias la "sputacchiera" in Italia era ornamento fisso di tutti i locali pubblici fino al dopoguerra inoltrato. Così come gli avvisi scritti a caratteri cubitali appesi alle pareti "vietato sputare sul pavimento", cosa che a casa ovviamente era consentita. dobbiamo ringraziare la tubercolosi se questa abitudine è stata dimenticata... Link al commento https://melius.club/topic/28518-la-civilt%C3%A0-delle-buone-maniere/#findComment-1702476 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Martin Inviato 1 ora fa Condividi Inviato 1 ora fa 9 minuti fa, Velvet ha scritto: Così come gli avvisi scritti a caratteri cubitali appesi alle pareti "vietato sputare sul pavimento" Sono solo 60enne ma ho fatto in tempo a vedere sui mezzi pubblici le targhette in alluminio "vietato sputare", a testimonianza di antiche italiche tradizioni che evidentemente così antiche non erano... Coi cartelli "vietato sputare per terra" probabilmente c'era chi sputava sui vetri per il puro piacere di sollevare la questione in punta di diritto. Link al commento https://melius.club/topic/28518-la-civilt%C3%A0-delle-buone-maniere/#findComment-1702478 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
PL-L1000 Inviato 1 ora fa Condividi Inviato 1 ora fa Quando i pavimenti erano in terra battuta (non occorre andare indietro di secoli) la suddetta pratica aveva il fine concreto di consolidare la superficie e limitare la polvere. Link al commento https://melius.club/topic/28518-la-civilt%C3%A0-delle-buone-maniere/#findComment-1702479 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Velvet Inviato 1 ora fa Condividi Inviato 1 ora fa 1 minuto fa, Martin ha scritto: fatto in tempo a vedere sui mezzi pubblici le targhette in alluminio "vietato sputare", a Vero, anch'io che ho qualche anno in meno. Ma rimangono comunque molte testimonianze fotografiche e cinematografiche in tal senso. Così come per il celebre Keine gegestaende aus dem fenster verfen nei treni che tanto ci allietava da ragazzi. Link al commento https://melius.club/topic/28518-la-civilt%C3%A0-delle-buone-maniere/#findComment-1702483 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
gibraltar Inviato 1 ora fa Condividi Inviato 1 ora fa 41 minuti fa, Savgal ha scritto: , è necessaria soprattutto una propaganda abilmente orchestrata per risvegliare in grandi masse di uomini e legittimare gli istinti soffocati nella vita «civile» d'ogni giorno, le manifestazioni pulsionali socialmente bandite, la gioia di uccidere e di distruggere. Questo passaggio mi pare che rappresenti in modo inquietante la situazione che l'Occidente, come noi lo intendiamo, sta attraversando in quest'ultimo periodo. Spero vivamente di sbagliarmi... Link al commento https://melius.club/topic/28518-la-civilt%C3%A0-delle-buone-maniere/#findComment-1702484 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Savgal Inviato 1 ora fa Autore Condividi Inviato 1 ora fa Certamente, anche nella società «civile» queste pulsioni, in una forma bensì più «raffinata», più razionalizzata hanno il loro posto legittimo e ben delimitato. E questo caratterizza assai bene il tipo di trasformazione che si verifica parallelamente alla civilizzazione nell'economia affettiva. Ad esempio, il piacere della lotta e l'aggressività trovano un'espressione socialmente consentita nelle competizioni sportive. E ciò vale soprattutto allorché si tratta di «essere spettatori»>, ad esempio di incontri di boxe, in quel sogno a occhi aperti in cui lo spettatore si identifica con quei pochi individui cui è concesso uno spazio limitato e rigorosamente regolato per scaricare la propria emotività. Questa possibilità di godere appieno (ausleben) dei propri affetti facendo da spettatore o perfino da ascoltatore, ad esempio ascoltando un resoconto alla radio, è un tratto assai caratteristico della società «civile». Esso ha contribuito allo sviluppo del libro e del teatro, ed è stato decisivo nel determinare il ruolo del cinematografo nel nostro mondo. La trasformazione di quella che in origine era una manifestazione di gioia attiva e spesso aggressiva nella più passiva e costumata gioia di far da spettatore, cioè in una mera gioia degli occhi, ha inizio già con l'educazione dei giovani, con i precetti miranti a condizionarli. Nell'edizione della Civilité di La Salle del 1774, è detto ad esempio (p. 23): I bambini amano toccare con le mani le vesti e le altre cose che gradiscono: bisogna correggere in loro questa avidità e insegnargli a toccare soltanto con gli occhi ciò che vedono. Ormai questa prescrizione è divenuta del tutto ovvia: l'uomo moderno è caratterizzato in sommo grado dal fatto che attraverso un'autocostrizione di origine sociale gli viene proibito di abbandonarsi alla spontaneità di afferrare ciò che desidera, ciò che ama o odia. Questa necessità ha concorso in modo decisivo a modellare tutti i suoi gesti, per quanto notevoli possano essere in tal senso le differenze tra una nazione occidentale e l'altra. Abbiamo già esposto in precedenza come, nel corso del processo di civilizzazione, l'uso dell'olfatto, la tendenza a odorare le vivande o altro abbia subito una limitazione, come se si trattasse di un aspetto animalesco. Ora vediamo qui un'altra di quelle interazioni a seguito delle quali un nuovo organo dei sensi, la vista, acquista nella società “civile” un'importanza tutta particolare. Al pari dell'orecchio, anzi forse più di esso, diviene mediatore della gioia proprio perché nella società «civile» il soddisfacimento immediato del desiderio viene limitato da una serie di divieti e barriere. Ma anche nell'ambito di questo spostamento delle manifestazioni pulsionali dall'azione diretta alla mera attività di spettatore si rileva una ben precisa parabola della moderazione e della trasformazione dell'affettività. Ad esempio l'incontro di boxe, per limitarci ad esso, rispetto a spettacoli di epoche passate, è un'incarnazione estremamente moderata delle apparentate tendenze all'aggressività e alla crudeltà. Un esempio del XVI secolo può essere molto efficace: è stato scelto tra una quantità di altri esempi perché mostra un'incarnazione di questa crudeltà che si appaga dello spettacolo, nella quale il piacere di tormentare compare allo stato puro, senza alcuna giustificazione razionale e senza mascherarsi da punizione o mezzo di correzione. Nella Parigi del XVI secolo, uno dei festeggiamenti del giorno di S. Giovanni consisteva nel bruciare vivi una o due dozzine di gatti. Era una festa molto famosa, e il popolo vi faceva ressa. Veniva suonata una musica allegra e, sotto una specie di impalcatura, preparato un grande rogo. All'impalcatura si appendeva un sacco oppure una cesta con dentro i gatti. Quando il sacco o la cesta cominciavano a bruciare, i gatti precipitavano sul rogo e bruciavano vivi, mentre la massa attorno giubilava nell'udire i loro urli e miagolii. Di solito erano presenti anche il re e la corte. A volte si lasciava al Re o al Delfino l'onore di dar fuoco al rogo. E sappiamo che una volta, su espresso desiderio di Carlo IX, fu catturata e bruciata insieme ai gatti anche una volpe. Del resto, non si tratta certo di uno spettacolo più crudele del rogo degli eretici, oppure della tortura e delle esecuzioni capitali pubbliche. Ma, come abbiamo detto, sembra più crudele soltanto perché qui la gioia di tormentare un essere vivente si manifesta allo stato puro, scopertamente, senza alcuno scopo o alcuna giustificazione razionale. La ripugnanza che suscitano in noi simili divertimenti, anche soltanto nel sentirli menzionare, e che è del tutto “normale” dato lo standard attuale della regolazione degli affetti, ci dimostra ancora una volta sino a che punto si sia storicamente trasformata l'economia affettiva. Nello stesso tempo, ci consente di individuare con notevole chiarezza un aspetto di tale trasformazione: cioè che molti spettacoli, che un tempo suscitavano piacere, suscitano adesso ripugnanza. Oggi, come un tempo, si tratta soltanto di sensazioni individuali. Il rogo dei gatti giorno di S. Giovanni era un'istituzione sociale così come gli incontri di boxe o le corse dei cavalli nella società odierna. Allora come ora, i divertimenti che la società si procura incarnano uno standard sociale affettivo nel cui ambito sono ricompresi tutti i condizionamenti individuali, nonostante tutte le differenze che possono esistere tra di essi; chiunque esca dai confini dello standard sociale degli istinti passa per “anormale”. Così, oggi sarebbe considerato “anormale” chiunque volesse divertirsi come gli uomini del XVI secolo mettendo al rogo i gatti, ad esempio, e ciò perché il normale condizionamento dell'uomo in questa nostra fase della «civiltà» impedisce di manifestare piacere per una tale azione, attraverso una paura interiorizzata come autocostrizione. Ancora una volta, è un meccanismo psichico semplice quello in base al quale avviene la trasformazione storica della vita affettiva: manifestazioni dell'istinto o del piacere non desiderate dalla società vengono minacciate e punite mediante misure che suscitano l'avversione o la rendono comunque dominante. Nella costante ricomparsa dell'avversione suscitata da una qualsiasi minaccia di punizione, e nell'acquisita abitudine a questo ritmo, la dominante dell'avversione inevitabilmente si assocerà ad un determinato comportamento, che in origine poteva anche essere apportatore di piacere. Così, l'avversione e la paura suscitate dalla società che è rappresentata oggi, ma non certo sempre né esclusivamente, dai genitori lottano contro un piacere celato. Quella che abbiamo già messo in evidenza nei suoi diversi aspetti come progressione del limite del pudore, della soglia della ripugnanza dello standard affettivo, può essere stata messa in moto da meccanismi di questo tipo. Resta ora da esaminare più da vicino quali trasformazioni della struttura sociale siano state propriamente provocate da questi meccanismi psichici, quali trasformazioni delle eterocostrizioni siano state avviate da questa “civilizzazione” delle manifestazioni affettive e del comportamento. Link al commento https://melius.club/topic/28518-la-civilt%C3%A0-delle-buone-maniere/#findComment-1702485 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Savgal Inviato 1 ora fa Autore Condividi Inviato 1 ora fa @gibraltar Ricordo di averti già risposto che la civiltà rimane un leggero mantello che copre la barbarie, è sufficiente un colpo di vento sufficientemente forte perché quel mantello voli via. Link al commento https://melius.club/topic/28518-la-civilt%C3%A0-delle-buone-maniere/#findComment-1702494 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Messaggi raccomandati