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Sei gare, sei ori


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Ricerca, materiali e orgoglio: la Norvegia degli atleti-monaci è una macchina da medaglie

di Marco Bonarrigo

18 feb 2026

Gli scandinavi si confermano padroni degli sport invernali: 31 medaglie vinte finora a queste Olimpiadi,: l’obiettivo è superarsi battendo il primato di 39 a Pyeongchang 2018

 

Un boato di delusione ha fatto tremare ieri pomeriggio le tribune di una Biathlon Arena che tra bandiere rosse con croce blu bordata in bianco e tifosi muniti di regolamentare elmo cornuto pareva teletrasportata dal tempio norvegese di Oslo-Holmenkollen. Il semidio Johan-Olav Botn (titolare della cattedra resta Ole Einar Bjørndalen, ritirato nel 2018) aveva appena mancato tre dei cinque bersagli nella sessione di tiro a terra della staffetta, inaudito per un cecchino da 95 centri su 100. Johan-Olav non ha fatto una piega: è ripartito e ha recuperato terreno passando poi la palla ai compagni Laegreid e Christiansen che hanno riagganciato tutti salvo la Francia: il minimo sindacale per i tifosi (un argento) è stato garantito, svedesi e finlandesi che si erano illusi di abbattere il mostro rimessi al loro posto. Trentunesima medaglia in questi Giochi: con 14 ori, 8 argenti e 9 bronzi, considerando il programma dei prossimi giorni, i norvegesi si confermano padroni del vapore. E i record nazionali di podi (39, Pyeongchang 2018) e ori (16, Sochi 2022) sono a rischio.

Per capire le ragioni del dominio norvegese nelle discipline di resistenza, spiega il biatleta Tommaso Giacomel, esperto della materia e della nazione scandinava per frequentazione continua, bisogna prima di tutto entrare nella loro cultura. «Quando un norvegese dice che porta i bambini a passeggiare — spiega Giacomel — vuol dire che sta via almeno due ore, una sciata di famiglia partendo da Oslo è una maratona di una giornata con zaino e brevi soste-panino, se la giornata si presenta con dieci gradi sottozero i bambini si svegliano all’alba pregustando l’impresa. Da noi i vicini chiamerebbero Telefono Azzurro, da loro si scandalizzano solo se li tieni davanti alla tv».

 

 

Ai migliori materiali, allenatori, ricercatori, si aggiunge una spinta a superare i limiti della fisiologia che non ha pari. Privi di grandi montagne dove far ossigenare i loro atleti, i norvegesi hanno ricreato l’altura artificiale rendendo ipossici i loro centri di allenamento e alcuni hotel e sono i maggiori utilizzatori di tende ipobariche per pompare al massimo i globuli rossi. La scomparsa del povero Sivert Bakken, il biatleta trovato morto con una maschera ipossica addosso nell’albergo del Trentino dove si allenava è stata bollata dalla federazione come «tragedia imprevedibile» ma il comitato olimpico di Oslo si è sempre opposto strenuamente (vincendo) ad ogni tentativo del Cio o dell’Agenzia Mondiale Antidoping di bandire l’allenamento in ipossia artificiale che qualcuno considera doping.

Ma a muovere i norvegesi non sono solo tecnologia e ricerca ma anche uno smisurato orgoglio nazionale. Quella del 22 febbraio 1994 nei calendari nazionali è stata a lungo una data listata a lutto: il giorno in cui quattro peones italiani (Maurilio De Zolt, Marco Albarello, Giorgio Vanzetta e Silvio Fauner) si permisero di bruciare al fotofinish la staffetta olimpica nel regno del fondo del Birkerbeineren Stadium di Lillehammer davanti al monarca Harald V. I padroni di casa avevano dominato quei Giochi dalla prima all’ultima gara ma il sappadino Fauner mise un piede davanti alla leggenda vivente Bjorm Daehlie sul traguardo. Lo Stadio piombò nel silenzio, i tifosi sulle gradinate piangevano.

I campioni norvegesi sono un incrocio tra super atleti e monaci. Da due settimane Johannes Hoesflot Klaebo che con nove medaglie d’oro nel fondo da domenica scorsa è il più medagliato di sempre negli sport invernali, vive da recluso nell’albergo di Franco Nones in Val di Fiemme, si muove solo con la mascherina e si fa portare i pasti in camera per evitare infezioni. Cambiando settore, Karsten Warholm che corre i 400 ostacoli come se gli ostacoli non ci fossero si allena a torso nudo nella neve per ripetere a sé stesso di essere invincibile mentre la Uno-X Mobility, il solo team professionistico di alto livello con corridori della stessa nazione, trova normale far pedalare gli atleti dalle parti di casa d’inverno.

«Non bisogna farsi tradire dalle impressioni — conclude l’argento olimpico Tommaso Giacomel — perché io che con loro ci vivo, mi ci alleno e a volte ci vado in vacanza so che sono persone sensibili, fragili, umane. Quando è morto Sivert Bakken molti suoi compagni hanno smesso di allenarsi, di gareggiare, di pensare al futuro. E adesso tutto quello che vincono lo dedicano a lui. Sanno perdere, fanno i complimenti a noi avversari con sincerità, amano lo sport perché amano la vita».

 

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piergiorgio
17 minuti fa, Martin ha scritto:

I nordici hanno una grande scuola per quanto riguarda la fisiologia degli sport di resistenza, un terreno  di coltura ottimo per atleti dalle caratteristiche eccezionali come Klæbo, e i risultati lo dimostrano. 

Non direi proprio, se non nello sci di fondo. Altri atleti norvegesi di vertice in sport di resistenza (maratona, ad esempio) non ce ne sono. Qualche fenomeno qua e là,tipo ingebritsen, warholm, kristoffersen, haaland, ma in altre specialità, come peraltro ce ne sono in tutte le nazioni. Klaebo, come dhaelie in passato, è un altro fenomeno, capace di vincere dalla gara sprint alla 50km.

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20 ore fa, Panurge ha scritto:

Klaebo è davvero Superman, credo non sia mai successo prima.

lo straordinario è che vince, da sempre, tutte le gare sprint, quindi è un velocista nato, e poi si permette di vincere anche le gran fondo.

Un po' come se Bolt oltre ai 100 metri avesse vinto anche i 10.000.

Sovrumano, anche perché di gente che al nord fa sci di fondo ... ce n'è.

Ma vince tutto lui, leggendario e quasi senza spiegazioni.

  • Melius 1
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Innanzitutto complimenti a Klaebo, atleta straordinario, bello da vedere, ancor più dal vivo (un paio di settimane fa in allenamento) dotato di un'elasticità, una reattività di piede che in vita mia, in tutt'altro sport ho visto solo a Heile Gebriseleise. E comunque una testa da campione vero. Per il resto la narrativa del super campione che cannibalizza le gare ed i suoi avversari è senza dubbio specchio dell'orgoglio di un'intera nazione sugli sci, nazione che nel tentativo di innalzare sempre più l'asticella dei propri obiettivi sta portando questo sport ad un evidente declino. E lo fa in ogni modo, monopolizzando la FIS, adattando i format di gara, le distanze, i punteggi alle migliori caratteristiche dei propri atleti. In nome dello spettacolo sono quasi sparite le gare a cronometro 8a favore delle mass start), da sempre l'essenza del fondo, guarda a caso proprio in concomitanza all'apparire sulle scene di un certo Petter Northug dal quale poi Klaebo ha rilevato il testimone (superandolo di gran lunga per numero di vittorie). Le gare sprint, all'inizio pensate come una delle varie specialità rappresentano per numero all'incirca metà del calendario di Coppa del Mondo.  Le distanze di gara sono state progressivamente ridotte, sparita la 30 km, la 15 km, la 50 km solo mass start, questo per garantire la parità di genere. I russi che alle Olimpiadi di Pechino avevano vinto parecchio sono fuori dai giochi da 4 anni ed i primi sponsor della loro esclusione sono proprio i norvegesi. Percorsi ufficiali che praticamente mai corrispondono alla distanza dichiarata. La 10 km Olimpica è stata vinta 20'36'' se non erro... A 30 km/h nello sci di fondo diventa praticamente impossibile spingere con le braccia, figuriamoci sul tracciato di Lago con tutti quei dislivelli e discese che costringono a frenare parecchio per via delle curve. Ma le televisioni gradiscono finestre brevi, non superiori a 25 minuti, facendoci poi credere che gli atleti siano letteralmente super uomini (o donne) inavvicinabili. Ciliegina sulla torta, il divieto dell'uso del fluoro in scioline e paraffine introdotta da due o tre stagioni, fattore che ha permesso alla Swix (colosso norvegese) di acquisire la maggior parte dei competitors. Benissimo il tema ambientale, peccato che poi molte squadre girino per l'Europa con trucks a due piani e centinaia di sci a disposizione per ogni singolo atleta. Peccato, perché il fondo è uno sport meraviglioso e lo dimostrano proprio i tanti supporter norvegesi, che incrociavo in questi giorni sulle piste, con i loro zainetti, con la tecnica, cultura sciistica e voglia di stare all'aria aperta. Peccato perché se nelle tre edizioni precedenti dei mondiali di sci nordico disputate a casa mia, in val di Fiemme, ho sempre visto più di una gara, questa edizione olimpica l'ho completamente evitata, quasi anche in TV. Ripeto, Klaebo è un atleta immenso, probabilmente il migliore nel suo sport (al pari forse di Bjorn Dhaelie), ma non ha bisogno che gli sia apparecchiata la tavola per creare una leggenda, svilire uno sport per cucirlo come un abito sul suo rappresentante più riconoscibile... E' come se sulla Streiff di Kitzbhuel introducessero una sezione ad half pipe per permettere alla Eileen Gu di vincere!  

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7 minuti fa, Panurge ha scritto:

la lotta con le scioline faceva parte del gioco.

Quanti aneddoti. La tecnica classica è quasi un paradosso, è affascinante. Non si smette mai di imparare, di affinare la tecnica ed adattare la propria sciata alle condizioni della neve e a quella dei propri sci. PS. (O.T.): A proposito di olimpiadi e format televisivi.. Ma è mai possibile ridurre in quel modo lo sci alpinismo?? Nulla contro gli atleti...

 

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10 minuti fa, Panurge ha scritto:

quelle rare giornate

In questi giorni di olimpiadi ho conosciuto un canadese fondista..  sto seriamente considerando di andarlo a trovare con la famiglia, anche solo per il gusto di utilizzare la verde polar (-10°C -30°C) che non ho più potuto utilizzare almeno dal 1990, in Finlandia...

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1 ora fa, kaos73 ha scritto:

Quanti aneddoti. La tecnica classica è quasi un paradosso, è affascinante. Non si smette mai di imparare, di affinare la tecnica ed adattare la propria sciata alle condizioni della neve e a quella dei propri sci. PS. (O.T.): A proposito di olimpiadi e format televisivi.. Ma è mai possibile ridurre in quel modo lo sci alpinismo?? Nulla contro gli atleti...

Cos'é che non é stato rovinato in montagna? Quando parcheggi al mattino e già senti 'tunz-tunz-tunz-tunz' in lontananza..

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2 ore fa, kaos73 ha scritto:

Ma è mai possibile ridurre in quel modo lo sci alpinismo?? Nulla contro gli atleti...

in effetti la gara di sci- alpinismo non mi è piaciuta; snatura , con la sua frenesia e brevità, il senso di quella disciplina.

Davvero sembrava Giochi senza frontiere che noi boomer ricordiamo bene.

Ma è inevitabile che nel mondo di oggi le TV e le esigenze del pubblico sono tassative e condizionanti.

Gare di 2 ore in mezzo al nulla, nel bosco..chi le guarda ? E se non si guardano , niente TV, niente pubblicità, niente sponsor.

E niente soldi, che pure per gli atleti sono importanti (è giusto che gente che si allena 6 ore al giorno per anni e di fatto non può fare altro nella vita trovi anche un ristoro economico..).

Oggi vanno le gare brevi, di 2-3-5 minuti, frenetiche, in tante manche, da inframezzare con spot pubblicitari.

Non ci sono alternative, ci si deve adeguare, ...i grandi campioni emergono lo stesso.

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58 minuti fa, maverick ha scritto:

Non ci sono alternative, ci si deve adeguare

Mah, fino ad un certo punto. Senz'altro vero che le televisioni generiche puntano a quello e solo a quello. E' anche vero che le TV tedesche o scandinave, ad esempio, passano ore e ore a raccontare le peculiarità di un trampolino per il salto con gli sci rispetto ad un altro, l'esposizione al vento e quant'altro in modo che lo spettatore possa avere un'infarinatura di ciò che sta guardando. Stesso dicasi del biathlon, ed in effetti molte tappe di tali circuiti si trasformano in eventi molto seguiti e proficui per gli organizzatori. Nel fondo nulla di tutto questo: per compiacere una certa federazione si è snaturato uno sport, rinunciando completamente alla narrazione del gesto ed affidando lo "spettacolo" all'unico momento dello sprint finale, dimenticandone l'essenza. E' come se nel GIro o nel Tour de France si corressero unicamente o quasi tappe di pianura, annullandone completamente l'epica e la possibilità del tifoso di scendere in strada, incitare il proprio beniamino incrociandone magari lo sguardo. Non ci sarebbero stati i Bartali, Coppi, Merckx, Pantani, Pogadcar  e via dicendo. Corresse oggi Bjorn Dhealie, fisicamente forse il più forte fondista mai apparso (visti i suoi strabilianti test sul lattato) faticherebbe a trovare posto in nazionale. Al di là del mio gusto e della mia opinione che può benissimo essere non condivisa, il problema è che, questo sci di fondo, con i suoi format "moderni" è sempre meno voluto e apprezzato a livello televisivo: molte TV e sponsor si sono defilati negli ultimi anni, anche in Norvegia, costringendo questa stessa federazione a rinunciare dall'autunno scorso alla nazionale giovanile. Esattamente l'opposto di ciò che accade nel biathlon... 

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