Questo è un messaggio popolare. robem Inviato Lunedì alle 12:04 Questo è un messaggio popolare. Condividi Inviato Lunedì alle 12:04 A Napoli e in tutta la Campania i casi di epatite A sono letteralmente esplosi: dai tre registrati a gennaio si è passati a quasi duecento tra casi confermati e probabili a metà marzo, con oltre cinquanta ricoveri. I numeri parlano chiaro: l’incidenza attuale è più di quaranta volte superiore a quella media degli ultimi tre anni. Insomma, siamo davanti a qualcosa di preoccupante. L’origine del focolaio è nelle acque del golfo, nell’area flegrea tra Bacoli, Varcaturo e Nisida. L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno ha analizzato oltre centoquaranta campioni di molluschi provenienti dagli allevamenti di quella zona e ha trovato il virus dell’epatite A in otto di essi — sette lotti di cozze e uno di ostriche. Gli allevamenti contaminati sono stati immediatamente bloccati e le vendite sospese. Come sia arrivato il virus nelle acque degli allevamenti è ancora oggetto di indagine ufficiale. L’ipotesi più accreditata chiama in causa le cosiddette «scolmate»: le esondazioni di reflui fognari non depurati che in caso di piogge intense defluiscono direttamente in mare, aggirando i sistemi di depurazione. Nell’area flegrea, nei mesi precedenti, si erano verificate precipitazioni abbondanti e alcune segnalazioni di esondazioni fecali nelle acque costiere. Se quella catena di eventi è confermata, si tratta di un cortocircuito antico e irrisolto tra infrastrutture carenti e salute pubblica: un problema di fogne prima ancora che di cozze. Il sindaco di Napoli ha firmato un’ordinanza che vieta il consumo di frutti di mare crudi in tutti gli esercizi pubblici, con multe fino a ventimila euro. Una misura draconiana che racconta, più di qualsiasi comunicato, la gravità percepita della situazione. Il focolaio, tuttavia, si sta evolvendo. Dopo le prime settimane in cui quasi tutti i contagiati avevano in comune il consumo di molluschi crudi, ora i casi secondari si moltiplicano: persone che non hanno mangiato cozze ma che sono state a contatto con chi era già infetto. Il virus si è messo a camminare sulle proprie gambe, attraverso le mani, le famiglie, i bagni condivisi. È il momento più delicato di ogni focolaio. Per capire quello che sta succedendo bisogna partire dal protagonista: il virus dell’epatite A, indicato con la sigla HAV. È un virus piccolo, privo di involucro lipidico esterno, che appartiene alla famiglia delle Picornaviridae. Questa sua struttura «nuda» lo rende straordinariamente resistente: sopravvive nell’ambiente per mesi. Non è un microrganismo che si fa scoraggiare facilmente e questo, come vedremo, è importante per la diffusione del contagio perché rende inefficaci alcuni disinfettanti. Il bersaglio dell’infezione è il fegato dove il virus si replica e provoca un’infiammazione acuta che in casi gravi può compromettere seriamente la funzione dell’organo. Il decorso tipico è questo: dopo un periodo di incubazione che può durare dalle due alle sei settimane dal momento del contagio, compaiono i primi sintomi (quindi i casi che vediamo oggi sono riferiti a infezioni avvenute un mese fa!). La malattia esordisce come un’influenza: poi arriva il segno distintivo: l’ittero. La cute e il bianco degli occhi ingialliscono e il paziente sembra un evidenziatore Stabilo Boss (veramente), le urine diventano scure come il tè, le feci si scoloriscono fino a diventare quasi bianche. È il fegato che protesta, incapace di elaborare la bilirubina come fa normalmente, e questa invece di finire nelle feci (che rimangono bianche) finiscono nella cute (gialla) e nelle urine (scure). La buona notizia è che, salvo casi eccezionali, l’epatite A guarisce da sola, senza farmaci specifici, e questa è una grande fortuna perché non esiste un antivirale efficace contro questo virus. La cattiva notizia è che «guarire da soli» non significa «guarire in fretta». La malattia può durare settimane, a volte mesi. La stanchezza è debilitante, il fegato infiammato impone un riposo forzato, e chi ha un lavoro che richiede presenza fisica si ritrova fuori gioco per un periodo lungo e difficile. I pazienti ricoverati al Cotugno in questi giorni hanno in media tra i trentacinque e i cinquantacinque anni: persone sanissime, nel fiore degli anni, in piena attività lavorativa, messe a letto per qualche settimana. L’epatite A viaggia per via oro-fecale. Significa che il virus si trova nelle feci di chi è infetto, e arriva a contagiare un’altra persona attraverso la bocca. La catena del contagio sembra ripugnante descritta così, ma nella pratica quotidiana è molto più sottile: non serve un contatto diretto. Basta una mosca. Basta un alimento toccato da mani non lavate. Basta l’acqua contaminata da scarichi fognari. Basta un mollusco che ha filtrato acqua sporca. I molluschi bivalvi — cozze, ostriche, vongole— sono filtri biologici per natura. Pompano grandi quantità d’acqua per nutrirsi di plancton, e in questo processo concentrano tutto ciò che l’acqua contiene, compresi i virus. Se l’acqua dell’allevamento è contaminata da scarichi fognari, il mollusco diventa un concentratore di agenti infettivi. Non si vede, non si sente, non si odora. L’ostrica contaminata è identica a quella sana. Cucinata, non è un problema: il calore distrugge il virus. Cruda, è un rischio. È esattamente questo il meccanismo alla base del focolaio napoletano: le piogge intense avrebbero causato lo sversamento di reflui fognari non depurati nelle acque costiere della zona flegrea, dove le cozze filtrano continuamente. Il virus presente nelle feci delle persone infette — ignare di esserlo, nella fase pre-sintomatica in cui la contagiosità è massima — è finito nell’acqua, nelle cozze, e da lì nei piatti dei ristoranti e nelle tavole di casa. Ma le cozze non sono l’unica via. L’epatite A può diffondersi attraverso l’acqua potabile contaminata, le verdure irrigate con acque non depurate, la frutta non sbucciata, le insalate. In Italia qualche anno fa un focolaio rilevante fu associato ai frutti di bosco surgelati importati dall’est Europa. La trasmissione interumana diretta, attraverso le mani, è la modalità che alimenta i cosiddetti casi secondari: chi ha avuto un familiare malato, chi ha condiviso un bagno, chi ha toccato superfici contaminate senza poi lavarsi le mani. È per questo che i contagi continuano ad aumentare anche dopo che gli allevamenti contaminati sono stati bloccati: il virus ha già trovato una seconda strada. La prevenzione ha due livelli: quello immediato, che riguarda i comportamenti, e quello a lungo termine, che riguarda la vaccinazione. Sul fronte dei comportamenti, il calore è il nemico del virus. Il calore intenso, non quello tiepido. Gli studi di laboratorio sono inequivocabili: il virus dell’epatite A viene inattivato in pochi secondi a ottantacinque gradi centigradi, e in circa quattro minuti a settanta gradi. Questo vuol dire che i molluschi devono essere cotti a fondo, non scottati. Una cozza aperta al vapore per trenta secondi non è cozza cotta: è cozza tiepida. Per rendere sicuro un frutto di mare ci vuole una bollitura prolungata — almeno cinque minuti a fuoco vivo — o una cottura in forno ad alta temperatura. Il guscio che si apre non è un indicatore di sicurezza: è solo un segnale che il muscolo si è rilassato. Il virus, a quella temperatura, potrebbe essere ancora vivo e vegeto. Il lavaggio delle mani — accurato, con acqua e sapone — è l’altra arma quotidiana. Prima di cucinare, dopo essere stati in bagno, dopo aver toccato superfici potenzialmente contaminate. I gel alcolici, tanto diffusi dopo la pandemia, non sono efficaci contro il virus dell’epatite A: il suo involucro «nudo», privo di lipidi, lo rende resistente all’alcol. Solo l’acqua e il sapone funzionano. Per fortuna, abbiamo un vaccino. Il vaccino contro l’epatite A esiste da decenni ed è uno dei più sicuri e ben tollerati in assoluto. È composto da virus inattivati — uccisi, quindi incapaci di causare malattia — a cui viene aggiunto un sale di alluminio che funge da adiuvante, cioè da amplificatore della risposta immunitaria. Viene somministrato con un’iniezione nel muscolo. Lo schema standard prevede due dosi: la prima, e poi un richiamo da sei mesi a un anno dopo. Con la sola prima dose la protezione compare entro due o tre settimane ed è già molto alta — nell’ordine del novantacinque per cento. Con il richiamo, l’immunità si estende a più di vent’anni. Il vaccino è sicurissimo, praticamente non ha effetti collaterali degni di menzione. Il vaccino può essere somministrato a partire da un anno di età, ed è raccomandato per chi viaggia in paesi a rischio e per chiunque si trovi in una situazione di rischio elevato. Come quella di essere a Napoli in questo momento. Il vaccino anti-epatite A non fa parte del calendario vaccinale italiano, a differenza di quanto avviene in altri paesi europei e negli Stati Uniti, dove viene somministrato a tutti i bambini. Se lo fosse, focolai come quello di Napoli probabilmente non si sarebbero verificati. Quello che sta accadendo a Napoli è la storia di un virus prevenibile con un vaccino sicuro ed efficace, che viene aiutato da infrastrutture fognarie insufficienti e da una copertura vaccinale praticamente inesistente. La risposta non è solo l’ordinanza del sindaco che vieta le cozze crude — giusta, necessaria, urgente. La risposta risolutiva è molto più semplice: una siringa, due dosi e venti anni di protezione. 4 8 Link al commento https://melius.club/topic/28871-focolaio-di-epatite-a-a-napoli-la-situazione/ Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
ferrocsm Inviato Lunedì alle 12:08 Condividi Inviato Lunedì alle 12:08 3 minuti fa, robem ha scritto: La risposta risolutiva è molto più semplice: una siringa, due dosi e venti anni di protezione. Altrettanto semplice è per il Kent e la meningite dei ragazzi o lì è più complicata? Link al commento https://melius.club/topic/28871-focolaio-di-epatite-a-a-napoli-la-situazione/#findComment-1725223 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
robem Inviato Lunedì alle 12:17 Autore Condividi Inviato Lunedì alle 12:17 @ferrocsm Molto più complicata. Il focolaio più ampio di meningite B negli UK, avvenuto nel 1985, ha contato 85 casi in quattro anni. Qui abbiamo oltre trenta casi in una settimana. Sta succedendo qualcosa di nuovo che non comprendiamo ancora. Link al commento https://melius.club/topic/28871-focolaio-di-epatite-a-a-napoli-la-situazione/#findComment-1725229 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
ferrocsm Inviato Lunedì alle 12:20 Condividi Inviato Lunedì alle 12:20 6 minuti fa, robem ha scritto: Sta succedendo qualcosa di nuovo che non comprendiamo ancora. Domanda un poco stupida, dovrei andare per lavoro (spero sia l'ultima) i primi giorni di Aprile a Birmingham, meglio rinunciare? Link al commento https://melius.club/topic/28871-focolaio-di-epatite-a-a-napoli-la-situazione/#findComment-1725232 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
robem Inviato Lunedì alle 12:29 Autore Condividi Inviato Lunedì alle 12:29 @ferrocsm A meno di sviluppi imprevedibili, no. Puoi andare tranquillamente. Link al commento https://melius.club/topic/28871-focolaio-di-epatite-a-a-napoli-la-situazione/#findComment-1725244 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
UpTo11 Inviato Lunedì alle 12:43 Condividi Inviato Lunedì alle 12:43 25 minuti fa, robem ha scritto: @ferrocsm Molto più complicata. Il focolaio più ampio di meningite B negli UK, avvenuto nel 1985, ha contato 85 casi in quattro anni. Qui abbiamo oltre trenta casi in una settimana. Sta succedendo qualcosa di nuovo che non comprendiamo ancora. Anche per questo una punturina sarebbe sufficiente, corretto? Link al commento https://melius.club/topic/28871-focolaio-di-epatite-a-a-napoli-la-situazione/#findComment-1725253 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
robem Inviato Lunedì alle 12:51 Autore Condividi Inviato Lunedì alle 12:51 @UpTo11 esiste un vaccino sicuro e molto efficace contro il meningococco B, peraltro inventato da un italiano (Rino Rappuoli). E' stato autorizzato nel 2015 quindi i ragazzi che erano in discoteca non erano vaccinati. 2 Link al commento https://melius.club/topic/28871-focolaio-di-epatite-a-a-napoli-la-situazione/#findComment-1725264 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
criMan Inviato Lunedì alle 20:43 Condividi Inviato Lunedì alle 20:43 focolaio anche a Latina. Probabilmente sempre partito da cibo contaminato. Link al commento https://melius.club/topic/28871-focolaio-di-epatite-a-a-napoli-la-situazione/#findComment-1725809 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
robem Inviato ieri alle 17:08 Autore Condividi Inviato ieri alle 17:08 @criMan A questo punto potrebbe essere anche una trasmissione da uomo a uomo: tieni conto che i casi che si diagnosticano oggi avvengono in pazienti che si sono infettati più o meno un mese fa. 2 Link al commento https://melius.club/topic/28871-focolaio-di-epatite-a-a-napoli-la-situazione/#findComment-1726492 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
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