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Melius Club

Meloni apre la campagna elettorale 2027


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widemediaphotography
2 ore fa, appecundria ha scritto:

Carissimo, la mentalità per la quale tutto dipende dal Duce inviato dalla Provvidenza, è vecchia. Il capo, il partito, i gerarchi, i nemici, l'istituto Luce... tutto terribilmente vecchio...

Quindi, quali nuove prospettive può offrire un sistema fondato su liste bloccate, costruito ad arte per eliminare  la rappresentanza democratica e demolirne l’inviolabilità?
E cosa dire dell’abuso della delega, usata come strumento per consentire ai partiti di decidere contro ogni regola, contro ogni morale, lasciando agli elettori, privati di ogni potere reale, il solo compito di obbedire alle scelte precostituite.
Tutto terribilmente vecchio, ma noi non facciamo altro che assecondare, "perché la Costituzione non si tocca", ignorando le 49 precedenti volte in cui l'abbiamo già fatto, come per la riduzione del numero dei Parlamentari!

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appecundria
1 ora fa, widemediaphotography ha scritto:

come per la riduzione del numero dei Parlamentari

Sì questa fa parte delle torte preconfezionate pronte al lancio.

In questo caso ti induce in contraddizione perché mentre fai il verso a quelli "la Costituzione non si tocca" poi ti smentisci citando casi nei quali è stata toccata.

Questo a parte la semplice considerazione che il pasticciere ignora, ovvero che una cosa è una modifica quantitativa e altra è la qualitativa.

Ps Io ero tra l'indifferente e il contrario alla riduzione, d'altra parte quando fu stabilito quel numero ci voleva una settimana per arrivare a Roma da Matera. Una riduzione ci poteva stare.

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widemediaphotography
8 ore fa, mariovalvola ha scritto:

Timidamente, vorrei ricordare i criteri di calcolo adottati dall'ISTAT. Brandire questi numeri come strumento di propaganda, risulta un poco azzardato anche considerando le promesse non mantenute sulle pensioni.

Chi lavora un'ora viene considerato occupato

Chi è in cassa integrazione da meno di tre mesi é occupato

Chi non va in pensione perché la riforma non è arrivata risulta nuovo "occupato"

Chi ha due contratti part-time  conta come due occupati nella contabilità nazionale. 

Per interpretare correttamente l'apparente incremento dell'occupazione, basta vedere l'incremento del PIL e, così, si capisce che solo questi fenomeni possono vantarsi di dati davvero desolanti. In sintesi, i dati sono ovviamente corretti ma non possono venire impiegati come indicatore di benessere.

 

Altrettanto timidamente vorrei sottolineare che i dati ISTAT seguono i criteri EUROSTAT e gli standard ILO. Anche le ore lavorate per singola occupazione sono rilevate con parametri uniformi. Il confronto tra Italia, Spagna, Francia e Germania si fa sui numeri ufficiali, non sulla propaganda e  se li vai a raffrontare potresti rimanere molto sorpreso...:classic_wink:

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widemediaphotography
4 minuti fa, mariovalvola ha scritto:

@widemediaphotography non hai colto la logica. Il problema che non li puoi interpretare come vuole fare la nostra PdC. Nessuno discute i dati.

E come vuole fare? I dati sono dati e come diciamo nella sezione Audio: Le misure sono misure, le sensazioni altra cosa...:classic_biggrin:

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mariovalvola

@widemediaphotography non puoi, su quei dati, fare affermazioni sul miglioramento delle condizioni perché devi  considerare il PIL e le condizioni che hanno creato l'incremento. Il fatto che abbiano aumentato la permanenza dei lavoratori ultracinquantenni, crea un dato diverso. 

E' dare una valenza specifica che crea il problema. Il dato è neutrale. L'uso che ne fai, no.

 

Cosa viene omesso da Meloni:

Lavoratori rimasti al lavoro perché la riforma delle pensioni non è arrivata

Un'occupazione concentrata in settori a bassa produttività (turismo, commercio, PA)

Salari reali ancora sotto i livelli del 2019

Una produttività per ora lavorata che è calata, non cresciuta

Una povertà lavorativa che colpisce quasi un occupato su dieci.

Meloni non mente sul numero di occupati. Quel dato è corretto. Mente per omissione, presentando una metrica favorevole come se fosse l'unica che conta, e tacendo su produttività, salari reali e qualità del lavoro.

 

E' come misurare la distorsione armonica in astratto senza valutare quanto feedback hai inserito nel circuito alla faccia di chi crede ai numerini come dato qualitativo:classic_biggrin:

 

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fanno quello che possono, il confronto va fatto anche con gli altri paesi europei

non stanno tutti meglio di noi ed è ovvio che il governo dice che bravi che siamo

mentre l' opposizione dice che schifo che fate.

a parti invertite però sono stati quegli altri che hanno massacrato sia il lavoro che i lavoratori.

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appecundria
1 ora fa, widemediaphotography ha scritto:

Altrettanto timidamente vorrei sottolineare che i dati ISTAT seguono i criteri EUROSTAT e gli standard ILO.

 

Timostene

@SandroRossi_x

·

L’unico successo che non vi appartiene.

·

C’è un numero che questo governo ripete più di ogni altro. Lo tira fuori nei talk show, nelle conferenze stampa, nei post trionfali: la disoccupazione scende. 5,3%, minimo storico.   Prendiamo il grafico. Il loro grafico, quello dell’ISTAT, quello che sventolano come una bandiera. Leggiamolo. Stavolta senza la voce di Meloni sopra.   La discesa comincia nel 2017. Col Jobs Act, con la decontribuzione, con i governi Renzi e Gentiloni. Dal 12% al 10 in tre anni. Potete pensare quello che volete di quelle riforme, ma i numeri li hanno mossi. Quella traiettoria era già tracciata quando Giorgia Meloni stava ancora all’opposizione a dire che era tutto sbagliato.   Poi il Covid ha spaccato il mondo. Il mercato del lavoro è andato in apnea, il tasso è risalito, e per due anni non si è capito più niente. Nel 2022 la curva ha ripreso a scendere. Il rimbalzo post-pandemico, il PNRR, la ripresa europea.

Quando Meloni si è seduta a Palazzo Chigi la disoccupazione stava già calando. Lei è arrivata, si è messa comoda e ha detto: guardate come vado bene.   Solo che la curva non mostra nessuna accelerazione visibile. Guardatela: non c’è un punto in quel grafico in cui la discesa diventi più ripida dopo l’insediamento di questo governo. Il ritmo resta quello di prima, la traiettoria è la stessa.
Tra il 2023 e il 2024 la discesa rallenta, si vedono esitazioni, piccoli plateau.
La spinta si sta spegnendo. I numeri più recenti non lasciano dubbi: a febbraio 2025 gli occupati crescevano di 351mila unità rispetto all’anno prima.
A febbraio 2026, tredicimila. La crescita si è praticamente fermata, ma a Palazzo Chigi continuano a brindare.  
C’è una cosa che nessuno spiega mai quando vi agita quel 5,3% sotto il naso. Per l’ISTAT sei disoccupato solo se cerchi lavoro e sei pronto a iniziarlo. Se ti arrendi, se smetti di cercare perché tanto è inutile, sparisci. Non sei più disoccupato. Non sei niente. Diventi inattivo, esci dal conteggio. La disoccupazione può scendere anche per una ragione che non ha niente a che fare col lavoro: basta che una parte delle persone esca dal conteggio. Non è l’unico fattore, ma è un fattore reale, misurabile, e nessuno ne parla quando vi mostra quel numero. Nel 2024 gli inattivi tra i 15 e i 64 anni sono tornati a crescere: 56mila in più, 12 milioni e mezzo di persone fuori dal mercato del lavoro. Quelli che non cercano e non sono nemmeno disponibili sono aumentati di 175mila. Il tasso di disoccupazione scende, il tasso di inattività sale. Non è un successo. È un gioco di prestigio coi decimali.   Poi c’è la questione di chi lavora davvero, e come. L’aumento dell’occupazione lo reggono gli over 50. Più di 10 milioni, in parte perché la riforma Fornero li tiene al lavoro più a lungo, in parte per dinamiche demografiche che nessun governo controlla.

Quello che è certo è che non c’è una politica attiva di questo governo dietro quel numero. Intanto i giovani vanno nella direzione opposta: tra dicembre 2023 e dicembre 2024 gli under 35 hanno perso quasi 160mila posti di lavoro.

A febbraio 2026 tra i 15 e i 24 anni sono spariti 118mila occupati in dodici mesi. Non è un’oscillazione, è una tendenza. Tra gli under 35 gli inattivi crescono più degli occupati: ragazzi che non lavorano e hanno smesso di cercare.
Meloni parla di boom dell’occupazione giovanile citando i dati del rimbalzo post-Covid, quando tra il 2021 e il 2023 i giovani erano effettivamente cresciuti. Solo che quel rimbalzo si è esaurito, e da un anno i numeri dicono il contrario di quello che il governo racconta.   Il Rendiconto INPS 2024 completa il quadro: otto nuove assunzioni su dieci sono a termine. Su 8,1 milioni di contratti, 6,5 milioni non garantiscono niente. Puoi avere il record degli occupati e un paese dove la gente non sa se lavora il mese prossimo. Nel modello italiano le due cose convivono benissimo.   Questo governo il mercato del lavoro non lo ha riformato. Incentivi temporanei, aggiustamenti, roba da decreto omnibus. Nessuna riforma di sistema. Ha tagliato il Reddito di Cittadinanza col pugno duro di chi crede che la povertà sia una colpa, senza capire che quel taglio avrebbe dovuto far salire la disoccupazione: togli un sussidio, la gente torna a cercare lavoro e rientra nel conteggio dei disoccupati. Se il numero è sceso lo stesso è perché la domanda di lavoro correva già da prima, trascinata dalle riforme di chi li ha preceduti.   Un ultimo paradosso. Dal 2021 l’ISTAT usa criteri più severi per contare gli occupati, come chiede l’Europa. Con i vecchi criteri, quelli in vigore quando governava il centrosinistra, i numeri sarebbero stati più generosi. Questo governo viene misurato con un metro più stretto e raccoglie comunque i frutti di chi c’era prima. Se contassimo come contavamo, i risultati di quelle riforme sarebbero ancora più evidenti.   Ecco cosa resta quando togli la propaganda. Il numero che questo governo ostenta non gli appartiene. Porta la firma di riforme che Meloni ha passato anni a demolire nei comizi. Il Jobs Act era un regalo ai padroni. La decontribuzione era assistenzialismo. Il PNRR lo hanno rallentato e mutilato. Eppure ne raccolgono ogni frutto, con la disinvoltura di chi eredita una casa e va in giro a dire di averla costruita con le proprie mani.   È il meccanismo più vecchio della politica italiana: le riforme producono effetti in cinque, dieci anni. Chi le fa paga il prezzo del consenso. Chi arriva dopo incassa i risultati. Lo scarto tra il tempo delle politiche e il tempo della propaganda è lo spazio esatto in cui questo governo si è installato.   Questa è la verità che quel grafico racconta, se avete il coraggio di leggerlo. La curva scendeva prima di voi. La crescita la reggono i sessantenni che non possono andare a casa. I giovani spariscono. Gli inattivi crescono. La spinta si esaurisce. L’unico successo che avete non è vostro.   Quello che succederà quando non ci sarà più niente di ereditato da consumare lo scopriremo presto. Il sospetto è che quel giorno i grafici smetterete di mostrarli.

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