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7 minuti fa, mariovalvola ha scritto:

Rimane una stortura ragioneristica. Subordinare il diritto più alto a scelte meramente contabili/politche, è orrendo

permettimi di obiettare: se interessa realmente offrire il servizio a tutti, a prescindere dal censo, è necessario verificarne realisticamente la sostenibilità, altrimenti sono solo slogan e debiti, com'è stato fino a qualche anno fa, e tagli lineari e dolorosi quando ad un certo punto è finita la ricreazione (Europa, patto di stabilità).

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mariovalvola

@melos62 Comprendo perfettamente quello che sostieni ma i tagli lineari sono figli della stessa logica contabile. Prima spendi (spesso male) per tutto ciè che ti rende dal punto di vista elettorale e poi le briciole finiscono dove servono.

Se subordini un diritto costituzionale a leggi di bilancio ( ovviamente tecnicamente è tutto legittimo) dove le voci di spesa più discutibili prendono per un momento una singolare dignità, mi permetterai che si comprime oltretutto male questo diritto.

Di fatto, le discutibili missioni "di pace" all'estero, le spese per armamenti, i sostegni alla moribonda editoria, i "bonus vari", i rimborsi più o meno dovuti ai partiti, comprimono il diritto alla salute. 

Non incentivi alla spesa efficiente. Chi vuole spende male o fa la cresta come prima. Il problema è avere una sanità equa.

Se uno stato non solo può andare a debito ma può andere in deficit, i discorsi che vogliono paragonare l'equilibrio di uno stato a quello di un'azienda, cadono clemorosamente. Puoi andare in deficit ma per quello che la politica decide al momento. Questa storia di togliere sempre in termini di stato sociale anche se con gradualità, la trovo davvero offensiva. 

Intanto i soldi che stiamo prendendo a debito si vogliono spendere per il ponte di sullo stretto di Messina. Francamente non saprei cosa pensare.

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22 minuti fa, mariovalvola ha scritto:

Se uno stato non solo può andare a debito ma può andere in deficit, i discorsi che vogliono paragonare l'equilibrio di uno stato a quello di un'azienda, cadono clemorosamente

scusa il papiello. lo stato è un'ente di erogazione che ha come scopo il soddisfacimento dei bisogni dei propri cittadini., come la famiglia (Questo ovviamente vuol dire tutto o niente, e la costituzione affida al parlamento l'individuazione delle priorità, di quali siano i bisogni più importanti). Quindi,  diversamente dalle aziende profit, lo Stato non ha come scopo un bilancio in attivo (profitto), ma neanche ha scopo di deficit. Diciamo che il pareggio di bilancio, più che un fine, è ragionevolmente una delle condizioni necessarie per poter stabilmente garantire il soddisfacimento dei bisogni individuati dal parlamento e affidati all'esecutivo.  I deficit  - o meglio: i debiti - è lecito farli per investimenti, ovvero spese di utilità pluriennale che aumentino la capacità di fare reddito (nelle imprese) o la capacità di offreire servizi, per quantità o qualità. Immagina la spesa enorme per la rete stradale o ferroviaria o per la rete dati, quelli erano investimenti. Come la spesa per migliorare la qualità di istruzione e università, per la ricerca, per l'ambiente ecc. Migliorare, non mantenere lo status quo di un esercito di vetisettisti.  Tutto ciò che non amenta tale capacità non è investimento, ma solo spesa. In Italia si è passati dall'incestire in infrastrutture e servizi (anni '60 e 70', alla spesa pura e semplice di tipo clientelare, sostenuta dalla crescita del deficit. Si fanno mutui per comprare casa, non per pagare lo stipendio del portinanaio o  le bollette della luce e del gas. Nel caso del servizio essenziale della salute, nei limiti di bilancio che pure derivano da una previsione Costituzionale, trattandosi di spesa andrebbe creata una correlazione tra costi e mezzi per coprirli. Sono d'accordo che vada mantenuta e migliorata l'offerta dei servizi anche agli indigenti, ma considerando la sostenibilità complessiva del sistema che non può pensare di affidarsi in eterno al ripiano dell'Erario Statale, almeno non quando l' stato fa deficit tutti gli anni (siamo arrivati a 2700 milioni di debito pubblico, e non è che in piccola parte debito "buono".

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mariovalvola

@melos62 una cosa è il debito. Altra il deficit.

Detto questo, se si parte con strumenti simili, si avrà sempre di più una sanità "mortuaria" per i poveri e una efficace per ricchi. I farmaci per le patologie cardiache, per le neoplasie, ecc., costano sempre di più. I vaccini, come è noto, pure. Bisognerebbe dare alle spese sanitarie un'altra priorità dopo i criminali tagli lineari "perché ce lo chiede l'Europa". Valutarle in funzione solo di una mera sostenibilità senza volere considerare gli effetti, significherà, a un certo punto la chiusura di molti servizi. Ovviamente le attività preventive sono le prime a saltare e si è visto con il dilagare del Covid19 cosa succede dopo. 

 

14 minuti fa, melos62 ha scritto:

almeno non quando l' stato fa deficit tutti gli anni (siamo arrivati a 2700 milioni di debito pubblico, e non è che in piccola parte debito "buono".

 

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7 minuti fa, mariovalvola ha scritto:

Altra il deficit.

certo, davo per scontata la differenza. Deficit ovvero disavanzo tra entrate e uscite, a lungo andare diventa o erosione del capitale netto (per uno Stato è un concetto astratto) oppure, nella prassi statale finanziamento mediante assunzione di debiti. Per questo dico che il debito monstre italiano deriva non da disavanzi creati per investimenti pluriennali e strategici, ma per tenere in piedi la spesa elefantiaca di un apparato statale autoreferenziale. Sui circa 800 milioni annui di spesa, la sanità incide per circa 100 miliardi, se non erro ( @Jack può correggerni) la scuola 60 miliardi, e ci sono almeno 200 miliardi annui di varie ed eventuali, ovvero il trogolo del clientelarismo politico. Razionalizzare ed ottimizzare, magari usando di più, con controlli ma senza ideologia, il convenzionamento coi privati che riescono a produrre il medesimo servizio ad un terzo del costo sostenuto dalla struttura statale, consentirebbe di aumentare i servizi  per tutti e farlo in equilibrio economico.

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33 minuti fa, melos62 ha scritto:

Sui circa 800 milioni annui di spesa, la sanità incide per circa 100 miliardi, se non erro ( @Jack può correggerni)

correzione blanda 110 in salita (vedremo i totali dopo covid... se e quando finirà). Più altri 50 circa di spese private... della serie che già oggi per curarsi un terzo del totale lo cacciano i singoli senza nessuna protezione di tipo mutualistico. 

Lo stato gna fa... il pensiero catto comunista ha chiesto troppo allo stato. Risultato: lo stato è anemico e chi ha qualcosa da dire va a dirlo all'estero, sempre più.

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2 ore fa, mariovalvola ha scritto:

Rimane una stortura ragioneristica. Subordinare il diritto più alto a scelte meramente contabili/politiche, è orrendo

quindi a me, che sono totalmente incapiente, va bene se la sanità me la pagate voi pensionati e lavoratori?

Ottimo...

cambio idea quindi: sistema universalistico pagato ad irpef (e debiti)😎

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mariovalvola

@melos62 D'accordo ma:

Il privato non si accollerà mai servizi sanitari troppo onerosi per una visione troppo imprenditoriale dell'attività.

Limitare a un ipotetico equilibrio la spesa sanitaria, significa accettare e aggravare una situazione che è, in sé, esplosiva. 

In un contesto dove l'evasione fiscale la fa da padrona, ridurre il tutto a un equilibrio francamente sintetico creerà solo ingiustizia già in parte in essere per gli enormi tempi d'attesa per qualunque esame ( altro caso di prevenzione impossibile). 

 

 

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