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9 Ottobre 1963 - Il Dramma del Vajont


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 Colgo l'occasione per segnalare che da diversi anni è in discussione al confine fra veneto e trentino la costruzione di un nuovo sbarramento idroelettrico, la diga del Vanoi.

Si è rispolverato un vecchio progetto SADE arenatosi come tutti gli altri in seguito alla catastrofe del Vajont.

Di recente la regione Veneto l'ha riproposto ed ha approvato una fase esecutiva per finalità principalmente irrigue; il bacino inonderebbe tutta la Val Cortella che in parte insiste nella regione trentina la quale oppone un netto diniego sia perchè si perderebbe una vasta area di territorio sia per presunti rischi idrogeologici.

 

https://www.ilpost.it/2023/07/14/trentino-veneto-diga-vanoi/

 

 

 

 

 

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Il 10/10/2023 at 10:53, kaos73 ha scritto:

Oppure questo progetto, anch'esso interrotto a seguito del Vajont:

Quel progetto nacque male, ben prima del Vajont si verificò il cedimento della volta di una galleria che doveva collegare il lago di Serodoli, il che provocò lo svuotamento del lago stesso.  

https://www.news.giudicarie.com/it/ricordi-preziosi/262-documenti-in-giudicarie,-la-nostra-storia/8280-14-ottobre-1954-serodoli-e-campiglio,-un-fatto-che-pochi-ricordano.html

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16 minuti fa, Velvet ha scritto:

Di recente la regione Veneto l'ha riproposto

Sei indietro di una puntata: Il progetto è congelato, la caduta di consenso e il potenziale rigore a porta vuota lasciato agli "alleati" di coalizione (che dal governo avrebbero potuto facilmente bloccare le concessioni intestandosene il merito) ha fatto venir  meno l'entusiasmo della maggioranza politica regionale. Il consorzio proponente d'ora in avanti saprà di aver contro la politica locale e centrale in entrambe le regioni, facilissimo quindi un rinvio sine-die (ovvero al giorno de San Casso) 

 

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18 ore fa, Velvet ha scritto:

sia per presunti rischi idrogeologici.

Mah, presunti mica tanto. Adesso non ricordo esattamente quale dovesse essere l'ipotetica estensione del bacino (per buona parte in territorio trentino) e l'ubicazione  della diga, probabilmente appena a valle del confine.

Comunque dalla carta di sintesi della pericolosità della PAT si evidenzia abbastanza facilmente come l'area non sia  immune da rischi. La prima mappa (purtroppo il sistema me la ruota in automatico) rappresenta la sintesi dei vari rischi associabili all'area, prevalentemente crolli. La seconda è relativa ai soli eventi franosi. Evidente la grande area in dx orografica a monte del bacino. Il fenomeno è noto da secoli per la presenza di un profondo piano di scivolamento tuttora attivo, con segni portati sui manufatti delle piccole frazioni (Ronco...) in via di spopolamento che sui tronchi ricurvi degli alberi. Peraltro, a monte dell'abitato di Canal S.Bovo più o meno due secoli fa ci un grande crollo con sbarramento completo del torrente Vanoi con formazione di un lago che si estese fino quasi alle porte di Caoria.

Avendo abitato in Primiero per i miei primi 15 anni nel periodo post alluvione del '66 posso tranquillamente affermare cha almeno all'epoca tali problematiche erano note anche ai sassi. Proporrei quindi a chi pensa di calare dall'alto soluzioni ripetutamente bocciate nel corso degli anni per problemi idrogeologici ben noti, di piazzarsi sotto la poltrona una bella bombetta, caricarla ed aspettare che scoppi, tanto per vedere l'effetto che fa. 

Vanoi .pdf.jpg

Vanoi 1.pdf.jpg

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Quando accadde la tragedia del Vajont (poi, da grande, ho saputo che era stata ampiamente temuta e "prevista") avevo 6 anni. Sono nato e vivo a Palermo, lontanissimo quindi dal Vajont, ma quelle immagini mi turbarono non poco; mio padre, che era friulano, quasi piangeva per lo choc pur essendo un uomo forte come una roccia. Questa tragedia mi è sempre rimasta impressa e anche io ho sperato che servisse da monito per il futuro: 1918 morti non si dimenticano facilmente, specie quando causati dall'ingordigia e dall'affarismo umano.

Ho visto e seguito con attenzione la "piece" di Paolini, ho visto il film... terribile, ma come già detto da altri, la storia non ci insegna nulla. Sono passato da Longarone, anni fa, ho visto da lontano la diga, anche io mi sono rifiutato di andarci anche se ho grande curiosità di "capire", ma non mi sembra opportuno, ho troppo rispetto per gli innocenti morti lì. Per dire che non ci si "ricorda" di nulla, ora hanno riattaccato con la litania trita e ritrita del Ponte sullo Stretto: so solo che poco più di 100 anni fa, a Messina c'è stato un terremoto disastroso, dell'11° grado della scala Mercalli, probabilmente un magnitudo 9 secondo la scala in uso oggi: le poche, vaghe notizie dell'epoca, danno una stima di circa 100.000 morti (alcuni dicono anche 120.000). Con questi numeri non ci sarebbe nemmeno da pensarla, una idiozia simile, in una zona sismica che più sismica non si può; ricordo di aver letto che la placca africana sul cui confine c'è tutta l'Italia "spinge" su quella europea ad una velocità di 25 millimetri l'anno... (scusate le imprecisioni scientifiche, non sono un geologo); a tutt'oggi, sia a Messina che a Reggio Calabria, gli edifici devono essere costruiti con norme antisismiche rigidissime, ben più rigide di quelle di altre zone sismiche d'Italia; gli edifici, generalmente, non superano quasi mai i due piani di altezza. E' proprio vero: la storia e le tragedie, sia naturali che provocate dall'uomo, non ci insegnano nulla...

  • Melius 2
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6 minuti fa, ediate ha scritto:

Sono passato da Longarone, anni fa, ho visto da lontano la diga, anche io mi sono rifiutato di andarci anche se ho grande curiosità di "capire", ma non mi sembra opportuno

Idem.

La storia l'ho conosciuta tramite mio padre che l'aveva seguita attraverso gli articoli e l'attività della Merlin. Quando ero bambino passavamo le vacanze in Cadore e mio padre ci raccontò la vicenda la prima volta che ci andammo passando da Longarone, sarà stato l'83 o giù di lì, quando ancora era un tabù.

Ci sono passato tantissime volte nelle vicinanze ma non sono mai salito alla diga e a Erto e Casso.

  • Melius 1
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Parzialmente OT ma neanche tanto, il dramma del Vajont lì intorno si portò via tutto, anche il cimitero di Maè.

Marco Zanuso assieme a due altri architetti fu incaricato di ricostruirlo e ne uscì un altro luogo di grande profondità spirituale che oggi si può visitare, il cimitero di Muda Maè.

 

Una sorta di necropoli scavata nel ventre della montagna, simbolo di eterna memoria.

 

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La ferita del Vajont è ancora aperta,  perché passando sulla diga, meraviglioso e perfetto esempio di ingegneria costruita nel posto sbagliato, la morfologia e la dinamica del disastro è lì,  ancora chiara ed evidente.

Consiglio a tutti di passare, almeno una volta.

Forse è stato il primo esempio eclatante di opera dell'uomo costruita sulla certezza che "tanto, cosa vuoi che succeda", fenomeno poi ripetuto in vari campi (il ponte Morandi è l'ultimo, ma non il solo).

Mio padre mi diceva sempre che passando per motivi di lavoro in quelle zone, a metà degli anni 50, quando della diga si iniziava a parlare, tra le gole strettissime del monte Toc, tutti gli anziani del luogo definivano il monte "marcio e inaffidabile ", e bofonchiavano.

Non sono stati ascoltati.

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Io sono nato due anni dopo il disastro, ma, essendo i miei nonni e mio padre, di Cortina ne ho sempre sentito parlare. Mia nonna diceva sempre di avere più paura dell'acqua che del fuoco!

Faccio solo una considerazione... da quello che si legge, i vecchi del paese lo "sapevano" che non era da fare... e, purtroppo, il mondo è pieno di "professori" che se ne infischiano bellamente del buon senso popolare. Senza fare tanta strada, quando hanno costruito il tratto di A27 da Vittorio Veneto nord a Belluno, pare che i vecchi del paese sconsigliassero di fare una galleria in una certa zona.... ovviamente i "professori" la fecero, per poi, a metà buco, rendersi conto che era franoso e passare ad altra zona.. con conseguente dispendio di tempo e soldi.

Altro esempio: per le tanto "agognate" olimpiadi a Cortina era previsto un impianto di risalita dal centro (zona cimitero) fino a Socrepes, per togliere traffico e congestione al parcheggio della seggiovia. Tale impianto sarebbe dovuto passare per Mortisa, una frazione notoriamente in area franosa (la strada che vi ci porta è continuamente in movimento). I "professori", dopo una serie di annunci mirabolanti sulla realizzazione dell'impianto, hanno scoperto che lì è altamente instabile e non si può fare.... bastava chiedere a qualsiasi vecchietto della zona!

 

 

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32 minuti fa, hifi_marco ha scritto:

il tratto di A27 da Vittorio Veneto

Il più grande scempio paesaggistico nelle alpi a memoria d'uomo. La val Lapisina completamente devastata da viadotti con piloni alti 35 metri ed oltre (che si stanno già sbriciolando ma vabbè...), il sottostante torrente Cervada inquinato dagli scarichi reflui della strada che portano le acque di dilavamento.

Eh ma bisognava portare più gente a Cortina.

Ora ce n'è troppa e tutta in coda ogni w/e , perchè poi a Ponte nelle Alpi l'autostrada finisce di botto....


Quando si dice appunto la lungimiranza. 

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