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L'analfabetismo scientifico del classico: l'origine dei noncielodicono?


Messaggi raccomandati

3 minuti fa, wow ha scritto:

Come dice Moz è una questione di attitudini ... 

Vero, lo avevo scritto anche io. 
A me manca, oggi, il non avere studiato filosofia (greco e latino mooooolto meno) ma l’itis (e le medie anche) che ho fatto io e come l’ho fatto io non lo cambierei nemmeno tornassi indietro tre volte. Sia per interesse che per profitto.

A uno piace il calcio ad un altro il rugby. Importante è allenarsi tutta la vita per poi giocare degnamente il proprio campionato. 

1 minuto fa, Fabio Cottatellucci ha scritto:

Con questo dimostri a) di non capire il valore aggiunto di una versione originale e dell'allenamento del cervello e b) di pensare che quellid el Classico so' tutti impediti nella pratica, come se per truccare un motorino ci volesse lo Scientifico.
Questa la aggiungo alla lista che avevo pubblicato all'inizio 😁 

a Fabio, nessuno dice che so impediti, ma neanche me li puoi far passare per superman perché traducono dal greco  ...

E dai ...  

(Ho (avuto) genitori, moglie e nipote diplomati al classico, so (stati) gente normale, anche se hanno avuto me per figlio, consorte e zio...) :D

 

 

Fabio Cottatellucci
6 ore fa, Fabio Cottatellucci ha scritto:

Finora avevo letto che le studentesse del Classico fuggivano dai compagni coglioni per farsi montare dagli stalloni dell'ITIS, che gli uffici sono tutti pieni di imbranati che hanno fatto il Classico angariati da capi uffico superuomini che hanno fatto lo Scientifico, che quelli del Classico non sanno dividere il conto della cena per cinque e oggi, perla delle perle, che è il Classico ad alimentare l'ignoranza no-vax, che Platone tradotto è come studiarlo in Greco e che quelli del Classico non sanno controllare l'olio nella macchina.

Ragazzi, con questo riepilogo credo di aver chiuso, sono soddisfatto 🙂 .
Non seguirò più il thread perché è diventato ripetitivo; un caro saluto.

20 minuti fa, Paolo 62 ha scritto:

Sei poi sicuro che tutti siano abituati alla videoconferenza? Io no.

vabbeh anche il mio giardiniere non è abituato... ma stiamo parlando di insegnanti di rinomato liceo scientifico statale non di capaci ed onesti lavoratori. Io da un'insegnante di un quarto anno di  liceo lo pretendo ma proprio come prerequisito, fosse stato un mio dipendente lo licenziavo seduta stante per quello che ho visto (coi miei occhi).

Ma scherziamo?

Secondo me, la cosa più deleteria è ragionare a compartimenti stagni

Più interessante capire gli approcci /paradigmi di entrambi i metodi di conoscenza 

Anche se ipotizzo che per credere a certe fesserie, di fondo probabilmente è presente una qualche problematica emotiva/psicologica, esistenziale e/o sociale

6 minuti fa, Jack ha scritto:

A me manca, oggi, il non avere studiato filosofia (greco e latino mooooolto meno)

Paolo, non è un problema. Certe cose servono indubbiamente per crescere, ma l'università della vita credo ci abbia dato anche di più.

Allo stesso tempo, a 16/18 anni, un po' pensi alla fessa, un po' sei ancora ragazzino, certe cose (p.e. filosofia) ti sembrano montagne insormontabili, non le apprezzi e naufraghi un po' nel nozionismo.

Invece adesso che ho un po' più di tempo libero, ogni tanto prendo l'Adorno -Gregory - Verra  del Liceo, che conservo gelosamente, lo leggo, lo capisco e lo apprezzo...  

@wow si certo ma come dicevo n pagine indietro quei tre anni a 16 anni stanno alla vita come l'abbecedario alla treccani... sono piccola cosa quantitativamente ma senza l'abbecedario l'alfabeto per leggere la Treccani poi manca 🙂 .

 

3 ore fa, nullo ha scritto:

un rappresentate Verisure, sempre dello scientifico, recentemente mi ha magnificato le doti di una batteria a stilo da 1500 mega amper

Se lo avesse fatto a me, sarebbe diventato un rappresentante di cibo per cani in pochi secondi.

45 minuti fa, Fabio Cottatellucci ha scritto:

Ragazzi, con questo riepilogo credo di aver chiuso.
Non seguirò più il thread perché è diventato ripetitivo; un caro saluto e un invito all'introspezione per darvi una risposta sulla domanda in grassetto, che da stamattina ancora non trova riscontro.

Fabio, non capisco perché una persona intelligente e stimabile come te, debba essere così incazzoso in una discussione improntata alla levità ...

Si scherza...

Se permetti non sono d'accordo che l'unico modo per capire e apprezzare Platone sia tradurlo dal Greco, che al classico si faccia matematica e che quella che manca si studia in qualche settimana ... 

Poi, sinceramente che razzo c'è da capire di Platone con il mal di testa per averlo tradotto dal Greco a 17 anni (ragazzi prodigio a parte), senza considerare che c'è gente (classico o no) che Platone non lo capisce manco in dialetto    🙂

8 ore fa, Martin ha scritto:

Gentile sosteneva convintamente che la scienza fosse solo in grado di dare misure, ma non risposte.

C'è chi è convinto che la scienza - e solo lei - serva a tutto, e chi era convinto che non servisse a niente.

Ad ogni fesso corrisponde un fesso uguale e contrario.

 

Noto, anche in questa discussione, che chi è privo (direbbe qualcuno mutilato :D ) di cultura scientifica o ne ne ha poca, ne abbia una idea approssimativa, che si ferma al nozionismo e ai tecnicismi e disquisisce amabilmente sulla sua importanza... 

(Non parlo di Fabio) 

 

il problema di base è che la compatibilità tra approccio "classico" e "scientifico" è prevista dai "classicisti" e negata dagli "scientifici".  Il punto cui arriverebbero a far a testate è quindi dialetticamente rinviabile, non annullabile. 

briandinazareth

io penso che il liceo debba servire a dare un'ampia cultura di base e gli elementi necessari al proseguimento degli studi, nella maniera più ampia possibile. 

in questo mi pare evidente che il liceo scientifico dia una visione più ampia rinunciando al greco ma col vantaggio di poter approfondire la parte scientifica, continuando a mantenere le altre ore umanistiche uguali al classico. 

insomma, se mi si vuol far credere che lo studio del greco sia generalmente preferibile e che darebbe una marcia in più rispetto a capire qualcosa di scienze, non abbocco. 😂

Noi pensiamo a Platone tradotto dal Greco ... 

A fare da bastian contrario è rimasta solo la scuola, fuori è tutto mainstream

Il Foglio Quotidiano

17 Nov 2021

Marco Lodoli

P ochi giorni fa cercavo di spiegare Adam Smith, teorico del liberismo economico, del “laissez faire”, e anche ideatore della suddivisione del lavoro, che non è più seguito dall’inizio alla fine dall’artigiano, ma viene scomposto in tanti minimi segmenti, ognuno dei quali ignora cosa c’è prima e cosa c’è dopo. “Non so se avete mai visto la divertentissima e terribile scena di ‘ Tempi Moderni’, con Charlie Chaplin alla catena di montaggio…”, ho aggiunto, e intanto sulla Lim cercavo lo spezzone del film. Tra questi miei studenti di diciotto, diciannove, venti anni, nessuno aveva mai visto “Tempi moderni”, e fin qui niente di troppo strano. Più strano, forse, è che nessuno avesse mai sentito nominare Charlie Chaplin. “Ma come, il vagabondo con la bombetta e il bastoncino… ‘ Luci della città’, ‘ Luci della ribalta’, Chaplin, uno dei più grandi artisti della storia del cinema, uno dei più grandi artisti in assoluto del Novecento, un poeta…”. Niente, non pervenuto. Qualcosa di simile mi è capitato in un’altra classe, in cui spiegavo come poesia e musica a un certo punto si sono separate, ma per tanto tempo sono state unite, come ad esempio nella poesia provenzale, tra i trovatori. “E del resto – ho aggiunto – an - cora oggi ci sono cantanti che hanno scritto testi meravigliosi, considerati importantissimi anche dal punto di vista letterario. Pensate che tre o quattro anni fa il Premio Nobel per la Letteratura è stato assegnato a un cantautore americano, Bob Dylan. L’avete mai ascoltato?”. No, mai, nessuno aveva mai sentito nominare Bob Dylan. “Sono cose vecchie”, mi ha detto Mirella, “cose del tempo suo, professo’, a noi non ci interessano, è tutta roba in bianco e nero…”. Persino i Beatles sono pressoché ignoti, e De Sica ( Vittorio), Fellini, e Picasso. Da tanto ho questa impressione, quasi sempre confermata dai fatti: ormai gli studenti seguono soltanto il Presentismo. Non so se esiste una corrente artistica con questo nome, non credo, ma ci siamo capiti: vale solo ciò che esprime la pura attualità, il resto sono vasi etruschi, polvere culturale, roba stipata nei magazzini chiusi a chiave del passato. Il tempo si è definitivamente spezzato in due, corre un crepaccio profondissimo e senza ponticelli tra oggi e ieri. E ieri è veramente ieri, non un secolo fa, un film, una canzone, un’opera dello scorso anno è già inghiottita dalle fauci dell’oblio, è già cibo per vecchi. A scuola è importante lasciare da parte ogni forma di indignazione, non bisogna mai scandalizzarsi, cadere nel comodo sentimento della nostalgia, “ai miei tempi, quand’ero giovane…”: mai. Però è necessario cercare di capire come stanno le cose, in che modo oggi si forma una nuova coscienza. Oggi, per quanto mi sembra di capire, la cultura deve obbedire alle regole dell’intratteni - mento. Quelle ricerche originali, a volte provocatorie, a volta complesse, perseguite dagli artisti del Novecento non arrivano più ai miei studenti: sono percorsi ormai persi nel nulla. Eppure nelle periferie, a Roma come altrove, si sono sviluppate forme espressive straordinarie, a Centocelle ad esempio, come racconta benissimo Valerio Mattioli nel libro “Remoria”, sono nati il punk, la techno, il rap, per un desiderio artistico ed esistenziale che andava necessariamente controcorrente. A ogni ragazzo il mondo così com’è ha sempre fatto schifo, quello che gli veniva offerto dalla televisione, dalla cultura ufficiale, dai padri veniva rifiutato in nome di una autenticità più intensa e sofferta, più viva. Mi sembra, lo dico con cautela e pronto a essere smentito, che ogni diversità venga riassorbita in cinque minuti, senza alcuna possibilità o desiderio di resistenza. Ogni libertà viene fatta salire sulla giostra che gira, gira e stordisce. Vedo Ghali che fa la pubblicità di Mcdonald’s, Sfera Ebbasta di siti di incontri, i Måneskin a fare smorfie sotto qualsiasi riflettore. “E’ il mondo d’oggi, professo’, bisogna divertirsi e fare i soldi, solo questo conta veramente…”. Forse ha ragione Mirella, oggi il mondo gira così, a fare i bastian contrari si passa per moralisti bacucchi. E quindi Chaplin e Bob Dylan e Fellini non possono insegnare più niente, non possono commuovere, sono anticaglie arrugginite che generano solo pensieri pesanti e parecchia noia, e forse anche il tetano. Ma così, paradossalmente, è la scuola a produrre controcultura, sono i professori più ostinati che insistono a mostrare film, a leggere libri, a proporre musica che oggi è sabbia negli ingranaggi della società dello spettacolo. La scuola è underground, mentre fuori è tutto accomodante mainstream.

 

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