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Consiglio: uno stato dove emigrare per stare tranquillo


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44 minuti fa, audio2 ha scritto:

cioè come dalle nostre parti quando ero piccolo io 

Non so darti torto dato che io pur non avendo autobus su cui salire a 6 anni me la facevo a piotte da casa a scuola quattro volte al giorno, perché io sono della generazione che a mezzogiorno tornava a casa a mangiare e alle 2 del pomeriggio di nuovo a scuola, ma ti garantisco che avrei preferito mille volte l'autobus, dato che la mia maestra abitava la casa appena sotto la mia e durante il tragitto mi interrogava sulle tabelline, ma si può essere più sadici nei confronti di un bimbo?  C'è però ad onor del vero da scrivere che io non abitavo e abito in una grande città, ma in un piccolo paesino di provincia ed è molto più facile fidarsi a lasciare i bimbi un poco più liberi, anche se noto che oramai anche qui tutti i bimbi indigeni vengono portati dalla mamma o dal papà a scuola in auto e se non sono i genitori è lo scuola bus, chi invece se la fa ancora a piotte sono i bimbi pakistani che da noi sono parecchi.    

Tener presente circa i tassi di suicidio, che in molti paesi la pratica costituisce uno stigma sociale fortissimo per tutta la famiglia, oltre ad avere talvolta pesanti conseguenze. Ad esempio in certi ordinamenti la moglie di un suicida eredita solo in minima parte mentre il grosso va alla famiglia di provenienza.  

A questo si aggiunge spesso lo stigma religioso. Anche nella chiesa cattolica per lungo tempo non si potevano celebrare funerali di suicidi. 

Questo provoca una diffusa riluttanza nel dichiarare le vere cause di morte, sostenuta da corruttela dei funzionari addetti e comunque da sistemi amministrativi approssimativi ed inefficienti.

Il tasso sucidiario zero di certe realtà dove la raccolta quotidiana dei cadaveri fa quasi parte della nettezza urbana dipende anche da questo. 

@ferrocsm era tutto diverso. siccome la prima elementare l' ho fatta lontano da casa ma in centro dove lavorava mia madre che aveva orari compatibili e mi accompagnava, quando non poteva andavo e tornavo da solo in autobus, dall' estrema periferia. la prima volta lei non voleva a nessun costo e mi sono dovuto impuntare contro mia madre ( a 6 anni ahahahah ) a spiegargli metro per metro e fermata per fermata che conoscevo benissimo la strada anche meglio di lei e con mia chiosa finale: guarda che sono minorenne, non minorato. lei che diventa viola e mio padre li di fianco che rideva sotto i baffi. aahahaha, son passati quasi 50 anni e la scena me la ricordo come se fosse ieri. se succede adesso e capita qualcosa al pargoletto mi sa che ai genitori gli tolgono la patria potestà.

A Venezia, che gode di una situazione particolarissima, si è comunque diffusa la paturnia di accompagnare i bimbi  a scuola (talvolta proseguendo alle medie) direi da fine anni '90. 

Prima poteva capitare che figli e genitori facessero un tratto assieme nel percorso casa-scuola e casa-lavoro, ma non oltre. Già a cominciare dalla 2a media un ragazzo accompagnato dai genitori sarebbe stato di certo zimbellato senza pietà dai compagni. 

Più che da ragioni di sicurezza, gli accompagnamenti sono cominciati per motivi edonistici. I concept veicolati sono i seguenti: : Ho tempo per portare i figli a scuola. - Non devo timbrare cartellini, io. - Altri lavorano per me. - Sono libero. 

Infatti i primi a farlo furono taxisti, gondolieri, albergatori, camabiavalute, croupier...  a seguire l'inevitabile pandemia di wannabes.😁

adesso alle elementari credo che sei obbligato, e se in uscita non c'è chi - debitamente registrato con foto e riconosciuto - ti preleva, non ti mollano. ed ecco come si crea una generazione di diminuiti. poi lasciamo anche perdere la faccenda dell' inserimento che è meglio altrimenti sclero.

e poi il tasso di natalità cala, epperforza, solo al pensiero di dover sottostare a tutta sta roba e sta gente qua

ti si rinsecchiscono le gonadi.

  • Melius 1

@audio2 io e mia sorella siamo rimasti a casa da soli che avevo 9 io e 5 lei, faceva ancora l’asilo e andavamo e tornavamo a piedi... il bello di stare in un paese (sul lago). Lei metteva la sedia appoggiata alla cucina, ci saliva e faceva le bistecche con una sottiletta sopra e l’uovo alla cereghina.

Io apparecchiavo e lavavo i piatti. Abbiamo fatto tutte le elementari così.

C’era volontà di costruire qualcosa ed ognuno faceva la sua parte.

Adesso manco a 20 anni.

Un vecio del polesine, contadino diventano ricco con i campi e tanto lavoro, quando veniva a trovare la figlia nostra amica a proposito del nipote le diceva « cavalo gnudo e mandalo fora sto bambin de sèra » 😆

  • Melius 2
52 minuti fa, ferrocsm ha scritto:

di idiosincrasia verso i figli?

Ma no, sono bellissimi (quando riescono bene altrimenti sono dolori), sono io che non sopporto nessuna forma di obbligazione anche quelle in teoria care.

Sembra egoismo ma e’ una forma di altruismo quella di risparmiare agli altri le inidoneita’ proprie

 

 

  • Melius 1

@Martin quotone. I miei non l’hanno avuta pesante come me ma neanche dolce... nei limiti della decenza vanno temprati se se ne vuol cavare qualcosa si buono, buono per loro ovviamente.

Han fatto tutti le medie a 20 km nel capoluogo - la scuola locale è diventata uno schifo - e si sono alzati alle 6 da soli e da soli sono andati al bus di linea, poi bus cittadino, andata e ritorno. Dagli 11 anni... deposito sul banco un caiser 😁




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