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Guerra in Ucraina e rischio nucleare [thread unico]


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I ragazzi dell’ostello Putin: viaggio nei dormitori dell’ex repubbliche sovietiche dell’Asia

di Clara Valenzani

 

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«Lunedì mi sono laureato, martedì sono fuggito». Anatolij ha accantonato la corona di alloro, infilato i suoi vestiti in una valigia e preso in fretta un volo di sola andata. Quella valigia si trova ora al Wanderlust Hostel Riverside di Almaty, Kazakistan, in un dormitorio misto da dieci persone in cui la sera fa caldo, ed entra anche qualche zanzara. Quando inizia a raccontare la sua storia Anatolij è in sala, su una poltroncina di velluto color antracite, il viso inaspettatamente sereno. 

«Da studente, non potevo essere reclutato. Per questo sono partito quando ho terminato la facoltà di informatica». Il reclutamento di cui parla è la mobilitazione parziale indetta da Putin il 21 settembre 2022: tutti i cittadini tra i 18 e i 60 anni che hanno prestato servizio militare devono andare in Ucraina, a combattere. Un decreto vago, che sommato allo scoppio della guerra ha generato il più grande esodo russo dai tempi della Rivoluzione d’Ottobre: da 200 mila a forse un milione di espatriati, solitamente sotto i 40 anni. 

La maggior parte si è diretta nei Paesi russofoni dell’ex Urss, riempiendo gli ostelli per settimane, mesi: gli appartamenti costano troppo, o vengono chieste garanzie. Si è costretti a convivere con coinquilini che non si scelgono, a condividere le cucine, a bussare prima di entrare nei bagni. Tra questi ragazzi, Anatolij, partito senza il supporto del padre. 

«Per lui non era necessario: diceva che la guerra non è una gran cosa». I genitori vivono ancora a Uchta, nel nord della Russia. Dietro casa loro c’è un cimitero di prigionieri tedeschi: la città ospitò un gulag sotto Stalin; ora è tenuta in vita da un sottosuolo nelle cui arterie scorre metano. «Diventerà un paese fantasma: le condutture sono state bombardate, nessuno verrà più a lavorarci». Al Wanderlust c’è anche Vladimir: alto 1.90, biondo, due occhi così azzurri che mettono quasi soggezione. Sorride poco e parla ancora meno: lo stereotipo del moscovita. Eppure, ogni sera prepara il tè per tutti, premuroso. «Per me no, grazie, fa troppo caldo», esclama qualcuno. Vova lo gela con un’occhiata e gli piazza una tazza fumante tra le mani: impossibile rifiutare. Ha portato le bustine da Mosca, dove è rimasta la famiglia. 

«Ti manca, vero?» Fa spallucce: «I miei non capivano perché volessi partire, ma io non approvo quello che sta succedendo». Tra poco scadranno i suoi primi tre mesi in Kazakistan; dopodiché, se sarà ancora senza lavoro e senza visto, dovrà tornare in Russia per 90 giorni: una misura introdotta a gennaio 2023 per regolarizzare i numerosi ingressi in un Paese che condivide 6.800 km di confine, sei volte l’Italia, con l’ingombrante vicino. 

Il Kirghizistan è invece più permissivo: visto richiedibile ogni sei mesi, a 3 euro. Dmitry c’era già stato in vacanza, con la sensazione che sarebbe tornato: «Voglio andarmene da San Pietroburgo da tanto: la vita in Russia non è mai stata una passeggiata», dice quando lo incontriamo la prima volta nell’agosto 2022, al SilkRoad Hostel della capitale Bishkek. Fuori dall’ostello, bazar vocianti e cani randagi; dentro, letti a castello come testimoni del suo racconto, e un libro di Gabriel Garcia Marquez in cirillico sul comodino. 

A un anno di distanza Dmitry vive in Kirghizistan, fuggito dopo aver ricevuto la cartolina di reclutamento a casa dei genitori. «Il cambiamento è stato stressante, ma non troppo doloroso: lavoro da remoto come programmatore, e i kirghizi sono adorabili. Sento sempre la famiglia e gli amici: l’80 per cento di loro ha lasciato la Russia». 

Alcuni potrebbero essere vicini di casa di Artiom: giocatore professionista di beach volley, si sta ricostruendo una vita dall’altra parte del Mar Caspio, in Azerbaijan. In attesa di ricongiungersi con la moglie e i due figli piccoli si racconta dalla sala comune del Travel Inn Hostel di Baku, un pomeriggio in cui i 36° rendono impossibile stare all’aperto. Intorno, nessuno gli presta attenzione, tutti chini su MacBook e cellulari. «Io non odio Putin. Odio la sua scelta di entrare in guerra. Vengo dal lago Chanka, vicino Vladivostok, al confine con la Cina. Quando ero piccolo e il presidente era Eltsin una volta siamo rimasti sei mesi senza stipendio. Putin ha migliorato molte cose, ma ora non voglio rimanere e contribuire all’economia del mio Paese». E quelli che invece restano? C’è chi non ha un passaporto internazionale, chi ha motivazioni economiche, familiari, o non parla inglese. Tanti sono lobotomizzati dalla propaganda, concordano i ragazzi. E, aggiunge Artiom, «I russi sono come Ivan Durak (lo scemo protagonista di una fiaba di Tolstoj, ndr.) Non si fanno problemi. Quando sono arrivati i droni sul Cremlino la gente non era nemmeno preoccupata». 
 

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- A Tbilisi ci sono ovunque scritte anti-Putin

 

Lui, mentre lo ricorda, solleva il braccio e mostra la pelle d’oca. Aleksandr invece fa vedere la sua macchina fotografica, maneggiandola con mani delicate, da professionista. Ha una cicatrice sul lato sinistro della bocca e lo sguardo dolce. In totale, ha passato sei mesi in ostelli come il Fabrika Hostel di Tbilisi, Georgia: un edificio postindustriale alla moda, da 400 posti letto. In una tavola calda della capitale offre a tutti i kinkaliprima di addentarli; il sugo gocciola sul piatto. «Mi sento come un pellegrino senza punto di appoggio: tutto ciò che possiedo sta in una valigia, e la porto sempre con me. Mi ripeto: va tutto bene, non è l’Ucraina, non cadono le bombe». Ma forse bisogna avere pazienza, forse quando Putin non ci sarà più potrai tornare in Russia, Aleksandr. «No. È un paese malato, non voglio più farne parte». 

Oggi, la mobilitazione è ancora ufficialmente in corso. Un milione di esistenze sospese, compresse in valigie trascinate in giro per il centrasia: fuggiaschi lungo la Via della Seta, là dove un tempo c’erano mercanti e carovane. 


.

Clara Valenzani si è diplomata al master della RcsAcademy «Scrivere e fare giornalismo oggi. Il Metodo Corriere». L’articolo che pubblichiamo è stato premiato come migliore della settima edizione. Per informazioni e iscrizioni: RcsAcademy

 

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@maurodg65

Sai che novità. Difficile trovare persone contente di andare a combattere.  È sempre stato così ovunque. Si rischia la vita è umanamente comprensibile.

Parla anche degli ucraini reclutati con la forza dagli scagnozzi di Zelensky!

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Da "per Putin è finita" a "Putin è vicino ad una vittoria devastante" è stato un attimo.

 

 

 

 

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“La Russia di Putin è vicina a una vittoria schiacciante. Le fondamenta dell’Europa tremano. La controffensiva di Kiev si è conclusa con un fallimento. Questa potrebbe essere una nuova crisi di Suez per la NATO."

 

Questo e' il titolo e il sottotitolo dell'articolo allarmista del britannico Lord Daniel Hannan sul Sunday Telegraph. La cosa divertente è che questo pomposo signore solo 5 mesi fa scriveva sullo stesso giornale: “Putin è finito e il suo Paese presto andrà in pezzi”. Incredibile l'improvviso cambiamento di umore a Londra!

 

Ciò che è anche degno di nota è che anche in questa rubrica allarmista in stile “Capo, tutto è perduto!” l’autore non ha mancato di criticare il “dittatore” Zelensky, come stanno facendo adesso tutti i suoi colleghi. “All’improvviso” questo signore ha notato che l’Ucraina “è lungi dal soddisfare i nostri standard”. “All’improvviso” ha notato che lì i partiti russofili dell’opposizione erano banditi. E ora, scrive, “si teme che la repressione possa estendersi ai politici dell’opposizione filo-occidentale”. In particolare, Hannan scrive di essere stato a una conferenza dove non è arrivato Petro Poroshenko, che Zelensky non ha lasciato uscire dall'Ucraina.

 

Ma anche sullo sfondo di questi dettagli “improvvisamente” notati, il Signore continua a insistere sul fatto che in Ucraina l’“autocrazia” combatte contro la “democrazia”...

 

 

 

 

 

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https://www.reuters.com/world/european-lawmakers-send-plea-congress-ukraine-aid-2023-12-11/

 

 

La festa è finita e nessuno vuole pagare il conto.
Più di cento esponenti politici europei invieranno martedì una lettera congiunta alle loro controparti negli Stati Uniti, chiedendo al Congresso di sbloccare ulteriori aiuti militari all'Ucraina in un momento in cui i legislatori statunitensi hanno lottato per trovare un accordo.

 

La lettera aperta, esaminata da Reuters, è stata firmata dai politici di almeno 17 Paesi, tra cui Francia, Germania, Italia, Polonia e Irlanda, ed è un segno delle crescenti preoccupazioni in Europa per la continuità del sostegno statunitense all'Ucraina.

 

Il documento giunge proprio mentre il Presidente ucraino Volodymyr Zelenskiy si reca a Washington per esporre le proprie ragioni.

 

"Sentiamo le preoccupazioni espresse dai nostri amici americani. Per anni i leader americani, democratici e repubblicani, hanno chiesto agli europei di assumersi maggiori responsabilità per la propria sicurezza. Concordiamo con questa legittima richiesta", affermano nella lettera i legislatori, guidati da Benjamin Haddad, deputato francese del partito del Presidente Emmanuel Macron.

 

I legislatori europei, che comprendono anche il tedesco Michael Roth, presidente della commissione Affari esteri del Bundestag, e Giulio Tremonti, suo omologo italiano, hanno affermato che gli europei hanno contribuito quanto gli Stati Uniti all'Ucraina dall'invasione della Russia.

 

"Inoltre, le spese militari sono aumentate in tutta Europa", hanno dichiarato. "Gli aiuti militari americani, tuttavia, sono di importanza critica e urgenti". La prossima tranche di aiuti all'Ucraina è stata bloccata dalla richiesta del presidente della Camera dei Rappresentanti Mike Johnson e di altri repubblicani di non inviare altri fondi se prima non vengono prese misure per rafforzare il confine degli Stati Uniti con il Messico.

 

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@maurodg65 marò quante frottole che posti. Stai surclassando tutti in sti ultimi anni. Ricostruzione della storia a caz, ovviamente ciò che sta anteriormente al 17 febbraio 2022 lo diamo al gatto, e a ciò aggiungi n'infinita serie di altre gabelle.

Se lo scopo é convincere dei trogloditi con la clave, imho, a sto punto, manco loro convinci piú..

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 In Ucraina nuova crisi dí munizionamento 

 

Il Generale dell'AFU Tarnavskyi riferisce che vi è carenza di munizioni lungo "l'intera linea del fronte". Parlando con l'agenzia di stampa Reuters, ha detto che il paese non dispone di proiettili di artiglieria, in particolare per le armi dell'era sovietica. "I volumi di cui disponiamo non sono sufficienti, date le nostre esigenze", ha affermato. "Quindi li stiamo ridistribuendo. Stiamo riprogrammando i compiti che ci eravamo prefissati e riducendoli perché dobbiamo provvedervi." Ha aggiunto che la diminuzione degli aiuti militari stranieri stava già avendo un impatto sul campo di battaglia e costringendo a un cambiamento di tattica.

 

https://www.reuters.com/world/europe/ukrainian-troops-face-artillery-shortages-scale-back-some-operations-commander-2023-12-18/

 

 

 

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8 minuti fa, claravox ha scritto:

 In Ucraina nuova crisi dí munizionamento 

Il Generale dell'AFU Tarnavskyi riferisce che vi è carenza di munizioni lungo "l'intera linea del fronte". Parlando con l'agenzia di stampa Reuters, ha detto che il paese non dispone di proiettili di artiglieria, in particolare per le armi dell'era sovietica. "I volumi di cui disponiamo non sono sufficienti, date le nostre esigenze", ha affermato. "Quindi li stiamo ridistribuendo. Stiamo riprogrammando i compiti che ci eravamo prefissati e riducendoli perché dobbiamo provvedervi." Ha aggiunto che la diminuzione degli aiuti militari stranieri stava già avendo un impatto sul campo di battaglia e costringendo a un cambiamento di tattica.

https://www.reuters.com/world/europe/ukrainian-troops-face-artillery-shortages-scale-back-some-operations-commander-2023-12-18/

Troverai certamente qualcuno che sosterrà un hackeraggio della Reuters ad opera dei Servizi russi 😂

 

 

Però è molto interessante che le agenzie statunitensi battano adesso queste notizie che in realtà non sono affatto nuove.

  • Haha 1
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1 ora fa, claravox ha scritto:

 In Ucraina nuova crisi dí munizionamento 

Il Generale dell'AFU Tarnavskyi riferisce che vi è carenza di munizioni lungo "l'intera linea del fronte". Parlando con l'agenzia di stampa Reuters, ha detto che il paese non dispone di proiettili di artiglieria, in particolare per le armi dell'era sovietica. "I volumi di cui disponiamo non sono sufficienti, date le nostre esigenze", ha affermato. "Quindi li stiamo ridistribuendo. Stiamo riprogrammando i compiti che ci eravamo prefissati e riducendoli perché dobbiamo provvedervi." Ha aggiunto che la diminuzione degli aiuti militari stranieri stava già avendo un impatto sul campo di battaglia e costringendo a un cambiamento di tattica.

https://www.reuters.com/world/europe/ukrainian-troops-face-artillery-shortages-scale-back-some-operations-commander-2023-12-18/

Una cosa che spesso si evita di far sapere è il prezzo di queste munizioni, che unitamente alla scarsa capacità produttiva è la ragione per cui sono stati tirati i remi in barca.

Una granata ordinaria da 155 per un M777 (la granata base per gli obici NATO) costa circa 2000 dollari.

Una granata a grappolo per lo stesso costa invece 5000 dollari.

La cosa interessante è che le medesime granate russe costano 500 dollari quella base e 1000 quella a grappolo (che ovviamente hanno iniziato ad usare anche loro).

Quindi non solo fra Russia e Corea del Nord la capacità produttiva è cinque volte maggiore, ma ogni colpo di obice a loro costa 1/4.

Quindi una cosa è promettere un milione di colpi, altro è trovare due o tre miliardi per darglieli veramente.

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  • 2 settimane dopo...

https://www.politico.com/news/magazine/2023/12/27/biden-endgame-ukraine-00133211
 

 

 

Ora che gli aiuti statunitensi ed europei all’Ucraina sono in serio pericolo, l’amministrazione Biden e i funzionari europei stanno silenziosamente spostando la loro attenzione dal sostegno all’Ucraina con l’obiettivo di una vittoria totale sulla Russia al miglioramento della sua posizione in un eventuale negoziato per porre fine alla guerra, secondo un funzionario dell’amministrazione Biden e un diplomatico europeo con sede a Washington. Un tale negoziato significherebbe probabilmente cedere parti dell’Ucraina alla Russia.

Pubblicamente la Casa Bianca e il Pentagono continuano a ripetere che non c’è alcun cambiamento ufficiale nella politica dell’amministrazione, che continuano a sostenere l’obiettivo dell’Ucraina di costringere l’esercito russo a lasciare completamente il paese. Ma, insieme agli stessi ucraini, i funzionari statunitensi ed europei stanno ora discutendo il ridispiegamento delle forze di Kiev dalla (in larga parte) fallita controffensiva del presidente ucraino Volodymyr Zelensky in una posizione difensiva più forte contro le forze russe nell’est. Questo sforzo ha comportato anche il rafforzamento dei sistemi di difesa aerea e la costruzione di fortificazioni, sbarramenti di filo spinato, ostacoli anticarro e fossati lungo il confine settentrionale dell’Ucraina con la Bielorussia. Inoltre, l’amministrazione Biden è concentrata a far ripartire rapidamente l’industria della difesa ucraina per fornire quelle armi di cui l’Ucraina ha disperatamente bisogno e che il Congresso degli Stati Uniti è restio a sostituire. 

Il funzionario dell’amministrazione ha dichiarato a POLITICO Magazine questa settimana che gran parte di questo spostamento strategico verso la difesa ha lo scopo di rafforzare la posizione dell’Ucraina in qualsiasi negoziato futuro. “Questa è stata la nostra teoria per tutto il tempo: l’unico modo in cui questa guerra finisce alla fine è attraverso il negoziato”, ha detto il funzionario, un portavoce della Casa Bianca a cui è stato concesso l’anonimato perché non sono autorizzati a parlare a verbale. “Vogliamo che l’Ucraina abbia la mano più forte possibile quando ciò avverrà”. Il portavoce ha sottolineato, tuttavia, che non sono ancora previsti colloqui e che le forze ucraine sono ancora all’offensiva in alcuni luoghi e continuano a uccidere e ferire migliaia di soldati russi. “Vogliamo che siano in una posizione più forte per mantenere il loro territorio. Non è che li stiamo scoraggiando dal lanciare una nuova offensiva”, ha aggiunto il portavoce.

Per Biden, gestire una guerra di quasi due anni nel bel mezzo di una dura campagna elettorale – con l’ex presidente Donald Trump e altri candidati repubblicani che deridono apertamente i suoi sforzi – si rivelerà nella migliore delle ipotesi . Mentre aiuta l’Ucraina a passare a una posizione più difensiva, l’amministrazione Biden non sembra voler concedere alcun vantaggio a Putin dopo aver insistito dall’inizio della guerra nel febbraio 2022 che sostiene pienamente la vittoria di Zelensky su Mosca.

 


 

 

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Direi fallita per intero.

L'unico obiettivo che era nei piani ad essere stato effettivamente conquistato, Robotyne (82 giorni contro le 48 ore previste) lo hanno nuovamente perso quasi per intero, e non in 82 giorni ma in poche settimane.

È ovvio che a un certo punto bisogna anche staccare la spina, sia per evitare che continuino ad accumularsi morti e devastazioni privi di ragione, ma anche perché le difficoltà economiche della UE non consentono di finanziare a tempo indeterminato una guerra che con troppa faciloneria si era creduto di poter liquidare nel giro di pochi mesi.

 

in alcuni luoghi e continuano a uccidere e ferire migliaia di soldati

 

scopo della guerra non è uccidere un grande numero di soldati nemici, ma conquistare e tenere territori, possibilmente ricchi e/o strategici.

l'Ucraina non è in grado di conquistare nulla.

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pero qualcosa manca.

la russia, anche se appoggiata da korea del nord da come era partita non sembrava messa granche bene.

tiene botta solo per gran numero di carne da macello?  se avevano scarsita di munizioni per chiamare in causa pinponp? come sempre ne sappiamo quasi niente di quel che c'è sotto.

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