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Parliamo di Storia: Il referendum sulla momarchia e l’italia spaccata in due


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appecundria
1 ora fa, Roberto M ha scritto:

E invece no. Perche’ ?


ci sono varie interpretazioni storiche, ciascuna non irragionevole.

Anni fa feci un sondaggio tra i miei familiari che all'epoca votarono, il campione non era attendibile perché gli intervistati avevano per la maggior parte votato repubblica ed in più erano tutti napoletani.

Ad ogni modo, le ragioni del voto alla monarchia erano state: la simpatia ispirata da Umberto II, sopra ogni altra cosa, che a Napoli soggiornò per anni, abitò a Posillipo, ebbe tre figli e fu molto amato. Poi il giuramento di fedeltà fatto alla monarchia, la tradizione secolare, la posizione ambigua sia della Chiesa che della Democrazia Cristiana che finirono per avallare l'equazione repubblica = comunismo.

appecundria
1 ora fa, Guru ha scritto:

Voto di scambio? Potere di convincimento del clero?


nessuno dei due, so che ti sembrerà strano. Io poi non capisco una cosa: perché un norvegese può essere per la monarchia e un meridionale no, o c'è il voto di scambio o si fanno infinocchiare dai preti. Mah!

  • Melius 2

@appecundria Ho sempre pensato, magari sbagliando, che il cittadino meridionale tipo dell'epoca fosse piuttosto allineato al potere, contrariamente allo spirito ribelle del romagnoli, ad esempio. Ho anche sempre pensato, spero erroneamente, che all'epoca le masse meridionali vivessero ancora in gran parte nell'ignoranza, quindi più facilmente manipolabili dall'ordine costituito.

16 minuti fa, appecundria ha scritto:

Io poi non capisco una cosa: perché un norvegese può essere per la monarchia e un meridionale no, o c'è il voto di scambio o si fanno infinocchiare dai preti. Mah!

Su questo hai perfettamente ragione.

@Guru a grandi linee, in meridione c'erano grandi masse di popolazione che per una serie di fattori socioeconomici avevano altri pensieri per la testa che la politica (eseguivano tutto ciò che ordinava la chiesa e, in seguito, la DC), un ceto borghese, proprietari terrieri, nobili etc molto conservatori e gli immancabili progressisti (socialisti, comunisti anticlericali). Al nord più o meno la stessa cosa solo che si è verificato, per una serie di motivi, non ultimi l'industrializzazione e la ripresa partite nel dopoguerra, un più forte rigetto dell'esperienza fascista. Specie in Emilia Romagna, poi ci è stata una forte tradizione cooperativa e ovunque, più o meno, forse di meno in Veneto, il partito comunista, bene o male, ha favorito la formazione di una coscienza di classe e l'emancipazione dalle influenze clericali e conservatrici. 

  • Melius 1
34 minuti fa, appecundria ha scritto:

nessuno dei due, so che ti sembrerà strano. Io poi non capisco una cosa: perché un norvegese può essere per la monarchia e un meridionale no, o c'è il voto di scambio o si fanno infinocchiare dai preti. Mah!

Bruno, perché la nostra monarchia era roba da operetta. È il votato che determina il giudizio sul votante. Non si può essere, consapevolmente e razionalmente, a favore di una roba da operetta e paragonarsi così a un norvegese o a un britannico... 😄

4 minuti fa, wow ha scritto:

la nostra monarchia era roba da operetta

Questo mi sembra riduttivo.

Come ti spieghi che sia  De Nicola che Einaudi si dichiararono, prima del referendum, a favore  della monarchia.

Per divenire poi i primi due Presidenti della Repubblica.

appecundria
21 minuti fa, Guru ha scritto:

contrariamente allo spirito ribelle del romagnoli, ad esempio

se non vado errato, i romagnoli sono stati gli inventori delle rivolte popolari nel senso moderno del termine, forse al tempo di Napoleone. La provincia di Forlì-Rimini si vantava anche di essere la patria del Duce e la culla del fascismo. Insomma, teste calde. I meridionali diedero filo da torcere sia ai francesi che ai piemontesi per 10 anni ma era guerriglia, non rivolta popolare.

Gaetanoalberto

Lancio alcuni spunti. 

Temo per voi che ci ritroveremo da queste parti ancora con qualche idea diversa. 

In primo luogo osserverei che comunque vi furono non pochi voti per la Repubblica, con differenze regionali anche nel sud, ed indubbia prevalenza monarchica. 

Lancio anche una riflessione: la vera guerra passa dal Sud, con il movimento di eserciti e fronti. In questo contesto nasce la Repubblica Sociale Italiana, con capitale Salò. 

Il sud paga con maggiore miseria il prezzo di entrambe le guerre mondiali, per la sua natura prevalentemente agricola e per l'assetto fondiario. 

La prosecuzione della guerra vede protagonista la Repubblica Sociale. 

Io ricordo lo sguardo disilluso di mio padre, ed il suo "sunu tutti m'pugnu ri curnuti".

Non è che l'esperienza della RSI, questo naturale scetticismo di chi aveva subito le precedenti vicende di norma impoverendosi, accompagnato dalla naturale tendenza conservatrice e dall'estraneità rispetto alle discussioni e decisioni che come al solito avvenivano lontano, abbia in qualche modo influito? 

Non dimentichiamo che il regno aveva spostato la capitale a Brindisi e amministrato durante la fase luogotenenziale. 

La Repubblica poteva apparire l'ennesima fregatura? 

 

 

appecundria
2 ore fa, goldrake7 ha scritto:

aggiungo: o forse sognavano e speravano ad un ritorno di  "chiddu cà era na vota"


Umberto II dava quella impressione (così mi hanno detto i vecchi di famiglia), anche in chi votò repubblica.

1 ora fa, otaner ha scritto:

De Nicola che Einaudi

Sinceramente non lo so. Però i giudizi storici sugli ultimi decenni di monarchia italiana sono poco lusinghieri. E anche sui primi. 

1 ora fa, appecundria ha scritto:

ma era guerriglia, non rivolta popolare.

Più nobile 

31 minuti fa, wow ha scritto:

ultimi decenni di monarchia italiana sono poco lusinghieri

Concordo; resta il fatto che non capisco la posizione dei primi presidenti nei confronti della monarchia.

http://www.luigieinaudi.it/percorsi-di-lettura/lib/percorso-6/votero-per-la-monarchia.html




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