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Melius Club

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Impiegato alla TNT Traco per tutta la durata del corso di laurea (cosa purtroppo necessaria a finanziarmi gli studi; per cui: in facoltà la mattina, e poi a compilare bolle di accompagnamento merce dalle 16:00 alle 22:00).

Dopo la laurea in legge, praticante notaio (2 anni), e poi collaboratore di studio di notai (nei successivi 4 anni).

Nel frattempo, anche pratica legale da avvocato.

Avvocato a Milano per 4 anni.

Notaio dal 2008 a oggi.

  • Melius 1
Renato Bovello
29 minuti fa, Capotasto ha scritto:

facoltà la mattina, e poi a compilare bolle di accompagnamento merce dalle 16:00 alle 22:00).

Dopo la laurea in legge, praticante notaio (2 anni), e poi collaboratore di studio di notai (nei successivi 4 anni).

Nel frattempo, anche pratica legale da avvocato.

Avvocato a Milano per 4 anni.

Notaio dal 2008 a oggi.

Tu sei troppo gentile con me . Sappi che apprezzo molto le tue parole e la tua stima . A quanto leggo devo riconoscere che il tuo cammino non è stato semplice e la tua attuale affermazione sicuramente non casuale . Insomma , ti sei fatto un bel mazzo e ora raccogli i frutti . Contento per te 

@Renato Bovello

Beh, la cosa simpatica e che all'inizio avrei voluto fare l'avvocato penalista. Avevo il mito di Perry Mason.

Poi scoprii che nessun avvocato si sognava minimamente di retribuire un praticante, ma in realtà neppure decentemente un dottore di studio.

E io non me lo potevo proprio permettere.

Dovevo guadagnare qualcosa, perché la mia famiglia non era esattamente benestante, e non poteva assolutamente mantenermi.

Già per arrivare alla laurea avevo dovuto lavorare.

Venni quindi a sapere che alcuni notai (non tutti in effetti, ma alcuni si) retribuivano addirittura i loro praticanti, e sicuramente i loro dottori/collaboratori di studio.

Così la scelta fu obbligata.

Iniziai quindi quel percorso non per vocazione, o per presunzione di potercela fare, ma solo perché allora risultò l'unico possibile.

Fare il percorso di avvocato è roba da ricchi.

 

 

Renato Bovello
1 ora fa, Capotasto ha scritto:

niziai quindi quel percorso non per vocazione, o per presunzione di potercela fare, ma solo perché allora risultò l'unico possibile.

Fare il percorso di avvocato è roba da ricchi.

Mi sento di dirti che oggi ,a distanza di parecchio tempo,le cose non sono per nulla cambiate. Proprio l'altra sera e' venuta da me una ragazza sui 35 anni che sta facendo pratica presso un grande ufficio legale .Mi raccontava di compensi da fame. La tua scelta e' stata vincente. Spero di rivederti presto. 

Il limite dei grandi studi legali e’ che, dal praticante al socio cooptato non fondatore, non si e’ liberi (ovviamente cambia molto la remunerazione).

che professione libera e’ quella dove i soci si aspettano un certo fatturato senza il quale esci?

La bellezza e il prestigio della libera professione sta nella liberta’. 
altrimenti le strade per guadagnare bene sono tante (concorsi di alta fascia, aziende ecc)

20 minuti fa, Renato Bovello ha scritto:

una ragazza sui 35 anni

Mi permetto di osservare che a quella eta’ si deve essere cassazionisti se si e’ bravi. Praticante e’ veramente fuori tempo

deve essere un caso particolare

Renato Bovello
3 minuti fa, mozarteum ha scritto:

Mi permetto di osservare che a quella eta’ si deve essere cassazionisti se si e’ bravi. Praticante e’ veramente fuori tempo

deve essere un caso particolare

Ti giuro che e' la medesima mia considerazione ma non essendo del mestiere non azzardavo altre ipotesi .In ogni caso, la sensazione generale e' che iniziare oggi la carriera di avvocato non sia cosa semplice. Forse piu' che in passato ma tu ne sai sicuramente piu' di me

Renato Bovello
7 minuti fa, mozarteum ha scritto:

La bellezza e il prestigio della libera professione sta nella liberta’. 

Dico sempre che piu' che un libero professionista ,io mi sento un professionista libero e ,credimi, c'e' una grossa differenza. Il mio "problema" e' che ho impiegato 18 anni a capire come dovevo fare il mio mestiere che ,ad oggi,ancora mi piace molto. L'unica cosa che un poco mi spiace e' l'immagine fortemente negativa che si associa ad un mestiere come il mio che ,se fatto con onesta'e attenzione implica una valenza sociale non secondaria . Immagine negativa ,comunque, in gran parte motivata 

  • Melius 1

Si non e’ semplice perche’ si e’ “industrializzata” la professione e la si e’ orientata verso il fatturato. 
In compenso non da piu’ alcun vantaggio tranne rari casi avere lo studio

di famiglia. 
i maggiori avvocati di oggi sono “uomini nuovi” anche se generalmente con buone famiglie alle spalle.

Per quanto riguarda me, ho sempre anteposto al lavoro -che peraltro svolgo con scrupolo e al massimo delle mie capacita’- un generale equilibrio di vita.

a 60 anni pensando alle cose che ho potuto fare lavorando il giusto credo d’aver azzeccato la formula adatta al mio carattere

La liberta’ nel lavoro e’ una condizione mentale piu’ che un “habeas corpus”.

la cosa mi fu chiara al servizio militare quando dovevo prendere ordini dai superiori (io laureato con passione per la classica da dozzinali ufficiali di complemento).

Capii che avrei accettato una sottoposizione solo da una persona autorevole in se’ e non per la posizione. 

Avendo una buona autostima (peraltro solo parzialmente fondata) alla fine ho risolto che la cosa migliore era non dipendere da nessuno.

E’ vero che il libero professionista dipende in un certo senso dai clienti, ma se se ne hanno in numero sufficiente nessuno di essi e’ condizionante ed in ogni caso se um giorno splende il sole….l’avvocato e’ fuori per una riunione.

c’e’ un diktat che pero’ il lavoratore autonomo deve perseguire: l’autonomia finanziaria.

bisogna insomma che a partire da una certa eta’ si raggiunga quella serenita’ di base che consenta di far fronte al necessario e anche al superfluo di prima fascia senza ambasce considerando anche la prospettiva di sempre possibili imcognite, crescenti con l’eta’.

Cio’ richiede capacita’ di risparmio nel tempo e soprattutto morigeratezza intelligente (ma non savonarolesca) di consumi.

Tutto rigorosamente imho

  • Melius 2
Renato Bovello
8 minuti fa, mozarteum ha scritto:

a 60 anni pensando alle cose che ho potuto fare lavorando il giusto credo d’aver azzeccato la formula adatta al mio carattere

Io,invece,ho forse peccato nel non aver mai avuto una particolare ambizione. Ho sempre preferito la qualita' della vita ad altre situazioni ma ,per carita',a me va benissimo cosi'. Ho passato una marea di tempo con il mio unico figlio e ne sono felice anche se ho dovuto rinunciare,giocoforza,ad un maggiore agio

A 30 anni ricordo avevo una certa ambizione, nel senso che mi ponevo alcuni traguardi materiali e professionali.

Poi piano piano sono stati raggiunti ad un livello che reputo soddisfacente e devo dire che si sono annacquate le pile. 
il carattere e’ quello che e’, indolente, contemplativo, centripeto, non inseguo il “mondo”, non mi piace la sfida e la competizione (se non quella tecnicamente necessaria alla professione che e’ confronto dialettico), conosco e ho sperimentato la curva del soddisfacimento dei desideri, non desidero altro se non “mantenere”.

Mi piace svegliarmi spensierato e senza

obblighi di alcun genere

neanche familiari, perdere tempo nell’ozio e nelle fantasticherie, godere del bello naturale e artificiale creato dagli uomini.

il tempo non e’ infinito e secondo me e’ un errore non tenerne conto.

Ma ad ognuno il suo

  • Melius 1
38 minuti fa, mozarteum ha scritto:

Questo neanche e’ vero

Forse non è vero in assoluto, ma quando ci provai io, subito dopo la laurea, mi scontrai con un sistema dove non era prevista alcuna retribuzione, anche a fronte di più ore dell'orologio passate in studio.

Io capisco che uno deve imparare, e che dovrebbe pagare lui per il privilegio di essere istruito, però anche tu capisci che se uno è figlio di un operaio e di una donna che va "a servizio" nelle famiglie dei Signori, non ti puoi assolutamente permettere di stare 2/4 anni senza incassare un centesimo.

Ma nemmeno 2 mesi, in effetti.

Il mondo del notariato, al confronto, è stato molto più corretto e democratico. Mi ha dato una possibilità, retribuendomi intanto anche per il lavoro in cambio svolto.

Poi, se hai qualche numero magari ci riesci nonostante le umilissime origini.

Non dicono tutti che in Italia l'ascensore sociale non funziona più per niente? Bene, nel mondo del notariato non è affatto vero.

 

  • Melius 1



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