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Gli italiani non sono oppressi dal Fisco


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2 ore fa, Savgal ha scritto:

 

Quanto ai redditi di autonomi, imprenditori e professionisti, nel 2006 (antecendenti ala crisi del 2008) sviluppai un calcolo sulla base dei dati aggregati forniti dal Ministero dell'economia, avendo ariferimento il mio modesto reddito del tempo (€ 22.500).
La percentuale dei redditi da impresa inferiori a € 15.000 era del 57,13% sul totale
Il numero di redditi inferiori a € 22.500 era di 1.358.549 su 2.377.917.
La percentuale di redditi superiori a € 100.000 era del 1,11%, per un numero di redditi superiori a € 100.000 pari a 26.382.
Per quanto riguardava i professionisti, la percentuale dei redditi inferiori a € 15.000 era del 31,86% sul totale.
Il numero di redditi inferiori a € 22.500 era di 298.163 su 935.714.
La percentuale di redditi superiori a € 100.000 era del 7,6%, per un numero di redditi superiori a € 100.000 pari a 71.115.

 

 Questo sono dati complessivi un po’ più aggiornati:

 

https://amp24.ilsole24ore.com/pagina/AEh1foRB

 

 

Nell’anno nero del Covid redditi autonomi più che doppi rispetto ai dipendenti. Solo il 4% dichiara più di 70mila euro

di Andrea Carli

Italia 2021, famiglie con piu' redditi ma minori risparmi
Dichiarazioni Iva: il volume d’affari dichiarato nell’anno d’imposta 2020 è stato pari a 3.195 miliardi di euro, in calo del 10,2%. Per agenzie di viaggio, attività di organizzazione e gestione di gite turistiche, tour operator e attività delle guide turistiche riduzione di oltre il 73%

 


Nel 2020, l’anno in cui la pandemia Covid ha stretto più la morsa,il reddito complessivo totale dichiarato ammonta a oltre 865,1 miliardi di euro (-19,4 miliardi rispetto all’anno precedente) per un valore medio di 21.570 euro, in calo dell’1,1% rispetto al reddito medio indicato l’anno precedente nelle dichiarazione dei redditi. A fotografare l’impatto della pandemia Covid sui redditi dei contribuenti è stato il Mef, e in particolare il Dipartimento delle Finanze, con un report sulle Dichiarazioni dei redditi persone fisiche (Irpef) e dichiarazioni Iva per l’anno di imposta 2020.

L’analisi territoriale conferma che la regione con reddito medio complessivo più elevato è la Lombardia (25.330 euro), seguita dalla Provincia Autonoma di Bolzano (24.770), mentre la Calabria presenta il reddito medio più basso (15.630 euro); anche nel 2020, quindi, rimane cospicua la distanza tra le regioni centro-settentrionali e il Sud.

Redditi 2020 autonomi più che doppi rispetto dipendenti

Dal report emerge un altro dato. Il reddito medio 2020 più elevato è quello da lavoro autonomo, pari a 52.980 euro, mentre il reddito medio dichiarato dagli imprenditori (titolari di ditte individuali) è pari a 19.900 euro. Il reddito medio dichiarato dai lavoratori dipendenti è pari a 20.720 euro, quello dei pensionati a 18.650 euro. Infine, il reddito medio da partecipazione in società di persone ed assimilate risulta di 16.450 euro. Va ricordato che per “imprenditori” nelle dichiarazioni Irpef si intendono i titolari di ditte individuali, escludendo pertanto chi esercita attività economica in forma societaria.

Circa 10,4 milioni di soggetti hanno un’imposta netta pari a zero

L’imposta netta Irpef totale dichiarata è pari a 159,3 miliardi di euro, (-3,5% rispetto all’anno precedente). Al netto degli effetti del bonus Irpef, l’imposta netta risulta pari in media a 5.250 euro e viene dichiarata da circa 30,3 milioni di soggetti, pari a circa il 74% del totale dei contribuenti. Circa 10,4 milioni di soggetti hanno un’imposta netta pari a zero. Si tratta - si legge in una nota del Dipartimento delle Finanze - prevalentemente di contribuenti con livelli reddituali compresi nelle soglie di esenzione, ovvero di coloro la cui imposta lorda si azzera per effetto delle detrazioni riconosciute dal nostro ordinamento. Inoltre, considerando i soggetti la cui imposta netta è interamente compensata dal bonus Irpef e trattamento integrativo, i soggetti che di fatto non versano l’Irpef salgono a circa 12,8 milioni.

Il 4% dei contribuenti dichiara più di 70.000 euro

Analizzando i contribuenti per fasce di reddito complessivo si osserva che circa il 27% dei contribuenti, che dichiara circa il 4% dell’Irpef totale, si colloca nella classe fino a 15.000 euro; in quella tra i 15.000 e i 70.000 euro si posiziona circa il 70% dei contribuenti, che dichiara il 67% dell’Irpef totale, mentre solo circa il 4% dei contribuenti dichiara più di 70.000 euro, versando il 29% dell'Irpef totale.

Flessioni più o meno marcate per tutti i principali redditi medi

Tutti i principali redditi medi accusano flessioni più o meno marcate: dal -11% dei redditi d’impresa, al -10% di quelli da partecipazione, -8,6% da lavoro autonomo, mentre più contenuto è il calo per i redditi da lavoro dipendente (-1,6%); fa eccezione il reddito medio da pensione, in aumento del 2%. Relativamente al numero di contribuenti, si registra un aumento del numero di pensionati (oltre 58.000 soggetti in più, +0,4%), effetto del meccanismo di “quota 100” (legge 26/2019) che ha anticipato temporaneamente il raggiungimento dei requisiti per il pensionamento. Diminuisce invece il numero di lavoratori dipendenti (circa 287.000 in meno); più in dettaglio, la flessione dei lavoratori a tempo indeterminato è dello 0,4%, mentre coloro che hanno contratti a tempo determinato diminuiscono del 3,8%. Nel 2020 l’ammontare del reddito da fabbricati soggetto a tassazione ordinaria ammonta a 24,8 miliardi di euro, con una riduzione del 5,3% rispetto all’anno precedente, anche a causa dell’aumento dell’utilizzo della tassazione sostitutiva (cosiddetta “cedolare secca”).

Addizionale regionale media, nel Lazio il valore più alto: 630 euro 

L'addizionale regionale Irpef ammonta nel 2020 a circa 12 miliardi di euro (-2,6% rispetto al 2019). L'addizionale regionale media è pari a 420 euro. Il valore più alto si registra nel Lazio (630 euro), il valore più basso si rileva in Sardegna (270 euro). L’addizionale comunale ammonta invece complessivamente a circa 5 miliardi di euro, in diminuzione dell'1,6% rispetto al 2019, con un importo medio pari a 200 euro, che varia dal valore massimo di 260 euro nel Lazio, al valore minimo di 90 euro in Valle d’Aosta.

Dichiarazioni Iva: volume d’affari pari a 3,1 miliardi di euro, in calo del 10,2%

Sono circa 4,2 milioni i contribuenti che hanno presentato la dichiarazione Iva per l’anno d’imposta 2020, in leggero aumento rispetto all'anno precedente (+0,3%). Nell'anno d'imposta 2020 appare evidente come ci si trovi di fronte ad un anno molto particolare, in cui sia a livello totale che in ogni tipologia di soggetto dichiarante si riscontra una marcata contrazione delle principali grandezze Iva, quali il volume d’affari, il totale acquisti, la base imponibile e l'Iva di competenza, a causa dell’impatto della emergenza sanitaria sull’economia italiana. Il volume d’affari dichiarato nell’anno d’imposta 2020 è stato pari a 3.195 miliardi di euro, in calo del 10,2%. Circa il 60% del volume d’affari è costituito dalle operazioni imponibili, pari a 1.896 miliardi di euro (-10,2% rispetto al 2019). Nel dettaglio, la divisione di attività che comprende le agenzie di viaggio, le attività di organizzazione e gestione di gite turistiche, i tour operator e le attività delle guide turistiche ha subito una riduzione di oltre il 73% del volume di affari; in quella che include il trasporto aereo o spaziale di passeggeri o di merci la contrazione è stata del 61%, mentre la fornitura di alloggi per brevi periodi a visitatori e viaggiatori evidenzia una riduzione di oltre il 50%.

Crescono attività di trasporto e consegna pacchi e studi di architettura e ingegneria 

Fin qui, chi è stato travolto dalle misure restrittive messe in campo per arginare la corsa dei contagi nel pieno della pandemia. C’è però l’altra faccia della medaglia: il monitoraggio del Mef registra un incremento per la divisione che include i servizi postali e le attività di corriere quali il ritiro, il trasporto e la consegna di pacchi (+40%), a seguito dell’intensificarsi del commercio a distanza. L’incremento di oltre il 45% dichiarato nella divisione che comprende le attività degli studi di architettura e di ingegneria appare invece legato ai nuovi incentivi fiscali Irpef, quali il “bonus facciate” e i primi interventi per il “superbonus energetico”.

In Sardegna la più marcata riduzione del volume di affari (-33,6%)

Per quanto riguarda la distribuzione territoriale del volume d’affari, le prime due regioni per numerosità di dichiaranti (Lombardia e Lazio) contribuiscono per circa il 46% al volume d’affari totale nazionale ed entrambe manifestano una variazione negativa pari, rispettivamente, a -9,7% ed a -15,6%, mentre la più marcata riduzione del volume di affari è dichiarata in Sardegna (-33,6%),regione dove hanno una quota importante le attività legate al turismo. Per l'anno d’imposta 2020, l’Iva di competenza è risultata pari a 101,6 miliardi di euro, in calo del 7,3% rispetto all’anno precedente, con una base imponibile pari a 650,1 miliardi di euro, (-9,4%).

 

 

 

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12 minuti fa, audio2 ha scritto:

la lista delle spese fa a occhio 410 miliardi

Hai ragione l’ho fatto velocemente a mente ed ho sbagliato.

 

6 minuti fa, audio2 ha scritto:

ne mancano più di 600 per arrivare al totalone che sta sopra i 1000

Non sono poco più di 800 miliardi complessivi? 

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erano 800 qualche anno fa, in aumento costante, poi dal covid in poi stiamo ben sopra i 1000

forse riducendo la spesa a 900 annui ce la possiamo ancora fare, compreso l' aumento dei tassi

altrimenti falliamo che forse è l' unica via per uscirne

fallendo si devono tagliare le pensioni in essere e lo stipendio degli statali

amen, ce ne faremo una ragione

  • Melius 1
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@Martin

La lettura del bilancio, sono sufficienti le tabelle, è lettura sicuramente istruttiva. Peraltro le voci erano quelle principali. Non è un segreto di stato, è una legge, l'ultima è la L. 234/2021 https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2021/12/31/21G00256/sg

Il bilancio dello Stato è cosa diversa dal bilancio INPS, che è ente autonomo. Anche i bilanci INPS non sono un segreto di stato https://www.inps.it/docallegatiNP/DatiEBilanci/Bilanci-e-rendiconti/bilancipreventivi/Documents/Tomo_I_Preventivo_originario_2022.pdf

In assenza di dati certi le discussioni rischiano di reggersi sul nulla.

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@Velvet

Non ho idea di quanto anni abbia, io ho superato i 60 e una cosa a cui penso è cosa lascerò ai miei figli e ai miei studenti (che considera anche figli e figlie). Ciò che purtroppo osservo è un dilagare di forme di egoismo che in non pochi casi assumono la forma di egoismi generazionali. Sulle pensioni nessuno di coloro che è prossimo o oltre i 60 anni si preoccupa di quanto costeranno alle prossime generazioni. Nel momento in cui sostengo che il calcolo debba essere esclusivamente alaborato sul montante, immediatamente scattano argomentazioni tipicamente populiste (cosa prendono i politici, i ricchi, ecc.) e la controargomentazione che quelle sono una goccia nel mare e che la misura ha un valore simbolico più che sostanziale, cade nel vuoto.

  • Melius 2
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6 ore fa, Savgal ha scritto:

Sulle pensioni nessuno di coloro che è prossimo o oltre i 60 anni si preoccupa di quanto costeranno alle prossime generazioni. Nel momento in cui sostengo che il calcolo debba essere esclusivamente alaborato sul montante, immediatamente scattano argomentazioni tipicamente populiste (cosa prendono i politici, i ricchi, ecc.) e la controargomentazione che quelle sono una goccia nel mare e che la misura ha un valore simbolico più che sostanziale, cade nel vuoto.

Le pensioni dovrebbero essere gestite da fondi privati come negli USA (una delle poche cose che fanno bene) così si eliminerebbero in un colpo tutti problemi…ognuno riceverà sulla base di quanto ha versato e amen. Con oltre 40 anni di contributi pari al 33% della retribuzione lorda investiti a lungo termine bene ci sarebbero pensioni principesche senza pesare sul bilancio statale. L’INPS si potrebbe preoccupare dell'assistenza di chi ho problemi che dovrebbe comunque ricadere sulla fiscalità generale…questi discorsi dei pensionati che rovinano le nuove generazioni li trovo populisti e qualunquisti, chi ha pagato ha diritto di ricevere una pensione adeguata … se no che si è pagato a fare?

  • Melius 1
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11 minuti fa, ferdydurke ha scritto:

chi ha pagato ha diritto di ricevere una pensione adeguata … se no che si è pagato a fare?

Il problema è quanto si riceve Vs quanto si è pagato.

In molti casi finora il bilancio ha presentato un lievissimo squilibrio.

Praticamente in tutti quelli andati in pensione col retributivo, che ricade sulle generazioni successive amen.

  • Melius 1
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19 minuti fa, ferdydurke ha scritto:

chi ha pagato ha diritto di ricevere una pensione adeguata … se no che si è pagato a fare?

Questo è sacrosanto ,  ma sei troppo intelligente per non sapere che oggi i trattamenti pensionistici sono molto più favorevoli della somma (pur attualizzata) dei contributi versati, ..cioè  di quello "che si è pagato".

Il vero risultato del "ho pagato x e ricevo x" lo vedremo fra quindici -vent'anni , quando la maggioranza dei pensionati sarà a regime del sistema contributivo.

E prenderà il 30% in meno, in media, di quanto prende un pensionato oggi con lo stesso reddito lavorativo.

Fino che avremo sul groppone milioni di pensionati baby andati in pensione  con lo stipendio degli ultimi anni di carriera, i conti saranno sempre sballati, anche se ovviamente non è colpa loro,  .. hanno sfruttato le leggi che c'erano allora.

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5 minuti fa, Velvet ha scritto:

Il problema è quanto si riceve Vs quanto si è pagato.

Il problema è che nei bilanci dell'INPS c’è tanta assistenza, che dovrebbe cadere sulla fiscalità generale e magari dovrebbe essere gestita da un ente separato. Se si togliesse l'assistenza ( pensioni sociali, di inalidità, prepensionamenti etc.) non ci sarebbero problemi di sorta.

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2 minuti fa, maverick ha scritto:

Questo è sacrosanto ,  ma sei troppo intelligente per non sapere che oggi i trattamenti pensionistici sono molto più favorevoli della somma (pur attualizzata) dei contributi versati, ..cioè  di quello "che si è pagato".

Prova a farti due conti utilizzando semplicemente un interesse composto legale e vedrai che alla fine dei 40-45 anni di contributi rimane un bel malloppo che se fosse amministrato dai feroci fondi pensione americani ti farebbe vivere alla grande

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Adesso, ferdydurke ha scritto:

e vedrai che alla fine dei 40-45 anni di contributi

Certo .. 40-45 anni di contributi.

Non 19 , o 24, .. o 30 di una marea di categorie speciali che per decenni sono state elargite.

Io ho quasi 60 anni.., andrò in pensione fra 8 anni, ma ho molti compagni di scuola delle elementari, militari , carabinieri o altre categorie,  che sono in pensione da 6-7 anni, ..alcuni anche di più .

  • Melius 2
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nel 2022 - 40 anni in ritardo sui paesi più previdenti - in Italia è ancora tutto basato sulla ripartizione. E fosse solo quello… la ripartizione fatta a comodo ed uso della politicanza. Il sistema pensionistico italiano non ha né capo né coda, l’avrò scritto 100 volte. Ma non vedo uno prendere la vanga e staccare la testa a chi ha permesso e permette tutto questo. Di pensioni di capitalizzazione nemmeno se ne parla. 
Che sia col primato delle prestazioni - retributivo come lo chiamate qui - o col primato dei contributi - contributivo non cambia granché come sistema perché anche nel secondo caso il monte contributi di ognuno è solo virtuale: il rendimento con cui si calcola la rendita pensionistica è un assunto politico non un rendimento da investimento. 
Ma è inutile che continui a menarla, sta cosa è questione di finanza un po’ evoluta, qua già il calcolo di un rendimento obbligazionario è un problema 😁
Dico solo ancora due cose:

- le pensioni di capitalizzazione NON dipendono dal rapporto tra attivi e pensionati

- L’aspettativa di vita media aumenta di 6 mesi ogni due anni. Anche a bocce occupazionali ferme (stabili) per tenere equilibrio finanziario ogni dieci anni si deve aumentare l’età pensionabile di due anni e 6 mesi. Oppure abbassare il tasso di conversione dei contributi versati conseguentemente. 
Ma il rapporto attivi - pensionati arrivando il babbolone dei boomers verrà sconvolto. Devastato. 
Nessuno ve lo dice ma i contributi arriveranno al 45-50% e l’età pensionabile a 72-75 anni intorno al 2040.

Altro che quote 100, 1000 € e taglio del cuneo fiscale. 
Questo è il più grande problema italiano perché è finanziariamente irrisolvibile evitare i numeri di cui sopra. 
Un bel pippone me lo sono speso pure io. 
 

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