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Melius Club

Gli oggetti “particolari” che (purtroppo) vi ritrovate in casa vostra


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2 ore fa, lufranz ha scritto:
4 ore fa, meliddo ha scritto:

L'unica bruttura in casa mia indovinate chi è?

Tu ? 😁

No,  mi sono guardato bene e sono più che decente. Domani posto una foto*.

*Non mia, del pezzo horror, che però è davvero unico, e ve ne racconto la storia.

2 ore fa, Gaspyd ha scritto:

Vi vergognate? 

Ci vergogniamo sia degli oggetti che di vergognarci dei medesimi. 

Io di robaccia da borsellato da postare ne avrei in abbondanza, ma non è colpa mia. Se non fosse per la gentile consorte, sui mobili ci sarebbero praticamente solo oggetti di antiquariato elettronico e modellini di treni. 

 

Non posso postare la foto perchè non esiste più da anni, ma ricordo che quando mi sposai qualcuno ci regalò un "coso" che in teoria doveva essere un'insalatiera di plastica arancione semitrasparente, in pratica sembrava un lampadario da cucina (di quelli con la circolina fluorescente) rovesciato. 

Tra gli altri regali inutili ricevuti, una mezza dozzina di servizi da macedonia. Uno va bene, anche due, ma sei... eppure all'epoca i fruttariani non c'erano... boh...

 

Un oggetto meraviglioso che ricicciava sempre fuori a casa dei miei (credo fosse una sorta di regalo di nozze) era una fruttiera in pregiato legno di teak con al centro una piccola incudine elevata su un piedistallo e corredata dell'apposito martello, sempre in legno di teak.  Doveva essere uno schiaccianoci particolarmente elegante da mettere a centro tavola dopo i pranzi di fine anno, quando gli ospiti, finito il caffè dato fondo alla bottiglia di grappa, cominciavano ad annoiarsi alternandosi in distacchi verso la finestra socchiusa per fumare schifose nazionali-senza-filtro.  Il designer di quello schiaccianoci doveva essere un genio: A parte il contenitore, che doveva tenere le noci frammiste alle cocce di quelle frantumate, anche la posizione ed il metodo di apertura era furbissimo: Sotto i colpi del martelletto buona parte dei frantumi veniva proiettata nei meandre della stanza, e si ripresentava sotto ai piedi sino a maggio inoltrato. 

Il momento di maggior audience dei dopocena natalizi era però dato dalle prestazioni missilistiche del cugino Sandro, costui già abbondantemente maggiorenne realizzava razzetti mettendo a treppiede 3 cerini e avvolgendone la capocchia con un pezzo di stagnola ex-incarto della cioccolata. L'ordigno veniva acceso con un quarto cerino o con la brace di una sigaretta, e si levava lasciando dietro una scia di fumi solforosi. I miasmi si confondevano presto con quelli di sigaretta, di umani concentrati, di cibi ingollati, e di caffè corretto e contribuivano al clima di festa familiare...  poi non ci si cagava per il resto dell'anno. 

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