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La devastante controffensiva Ucraina


Roberto M
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In questo momento ai confini con l'URSS c'e' un problema di immigrazione da gestire.

Russi che scappano dall'URSS putinesca.

L'UE deve decidere anche su questo prima che ogni paese faccia a modo suo.

 

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Devo confessare un sottile godimento nel vedere le file di giovani russi scappare dal paese per paura di essere arruolati. Però ero combattuto, da un lato pensavo che assolutamente farei la stessa cosa, da un altro gli avrei detto ben vi sta, lo avete anche votato il fetente.

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Sarà meglio che sto alcolizzato di popolo si svegli a buttar giù il branco di mafiosi che li governa, e il loro capo. Perché a breve non si potrà più tornare indietro e pagheranno tutti un prezzo esagerato.

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2 ore fa, esoteria ha scritto:

milioni di iracheni uccisi

Sei fuori di almeno un ordine di grandezza, a seconda delle fonti si va da un minimo di 20.000 ad un massimo di 100.000 incluse le pulizie etniche perpetrate dagli iracheni stessi. Verosimilmente persero la vita 100.000 militari e 20.000 civili. E non dimentichiamo il migliaio di kuwaitiani ammazzati dall'esercito di Saddam.

Semmai hanno fatto più morti, forse davvero milioni di civili, le sanzioni economiche contro il regime di Saddam Hussein. Ma non è di questo che stiamo parlando.

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https://www.ilfoglio.it/esteri/2022/09/24/news/mobilitazione-e-disperazione-pure-i-fedelissimi-di-putin-non-vogliono-diventare-carne-da-macello-4473183/

 

Mobilitazione e disperazione. Pure i fedelissimi di Putin non vogliono diventare carne da macello

24 set 2022

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Milano. Giornalisti, piloti, studenti, ferrovieri, deputati, informatici: nel caos della chiamata alle armi, sta diventando sempre più chiaro che nessuno può sentirsi al sicuro, e che stavolta Vladimir Putin ha deciso che la guerra non si farà soltanto con le mani dei più poveri e sottomessi abitanti delle province remote. Migliaia di lettere di coscrizione stanno arrivando perfino ai finora intoccabili moscoviti e pietroburghesi, mentre nella capitale è in corso uno scontro tra le varie lobby per proteggere i propri componenti dalla mobilitazione. Dopo i dipendenti dell’industria bellica, ieri sono stati esentati dalle trincee i dipendenti dei “media sistemici”, cioè quelli propagandistici, troppo impegnati a convincere i russi ad andare a morire in guerra.  Nessuna esenzione invece per gli agenti dell’Fsb: ogni sede regionale dovrà mandare in Ucraina il 10 per cento del proprio organico, e per i piloti dell’Aeroflot, in buona parte ex militari, mentre dalle diverse regioni russe arrivano notizie di operai e tecnici prelevati direttamente dalle miniere e dalle fabbriche. La macchina militare ereditata dall’ex Armata rossa ha cominciato a funzionare a pieno regime, macinando vite a centinaia e migliaia: in alcune zone della Siberia sono stati chiamati alle armi praticamente tutti i maschi giovani dei villaggi, e secondo Meduza l’ordine è di prelevare uomini soprattutto dalle campagne remote. Nonostante le promesse del ministero della Difesa, la mobilitazione è tutt’altro che “parziale”. Diversi reclutati hanno raccontato di aver sentito i responsabili dei commissariati militari che l’obiettivo della chiamata alle armi è di mobilitare 1,2 milioni di uomini, in tre fasi che si concluderanno a novembre, per dare ai centri reclute il tempo di smaltire una massa enorme di nuovi soldati in turni di sole due settimane di addestramento.

 

 

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Candidati ad essere carne da macello. Se si soveasero 'svegliare' come é auspicabile,  al regine puttaniano rimarrebbe poco da vivere.

(Il refuso é voluto)

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Il 23/9/2022 at 11:24, Roberto M ha scritto:

 PEPPINIELLO APPULO de bergerac (FG) prima dice :  «io sono stato favorevole all’invio di armi.» adesso dice  «basta invio di armi, nessuno può garantire che Putin non userà l’arma nucleare».

se è favorevole lui: inviare armi è cosa giusta, doverosa, saggia, coraggiosa e meritevole

ma quando la direzione generale della ministero della propaganda russa ordina di paventare fino allo svenimento il pericolo dell'uso di armi nucleari, allora peppiniello apullo de bergerac (FG) vira sul "tutti allineati e coperti" nel ripetere il mantra della resa, togliendo alla resistenza ucraina anche i tempera-matita

l'invito a non resistere, la resa, quella cosa che imposta alla Polonia, fu scatenante per la SECONDA guerra mondiale

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16 minuti fa, Panurge ha scritto:

Mobilitare è facile,

Non troppo.

Mobilitare significa sopratutto logistica e lì mi pare che i Russi non brillino.

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Mi chiedo quante perdite abbia avuto l'Urss. Per arrivare a fare nuovi reclutamenti penso siano  nell'ordine delle decine di migliaia. 

Non certo i 4000 5000 dichiarati. 

Che sarebbero sempre tanti per una guerra che doveva finire con la resa immediata in 5 7 giorni. 

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Gli italiani è capitato di sentire qualche giornale sinistroide estero  chiamarli razzisti e fascisti. 

Si pulissero la bocca solo a nominare il nome "italiano". 

Eccoveli i fascisti ,i russi. 

Il popolo russo si è tenuto il duce con le sue scorribande sanguinarie finché non ha toccato il popolino benestante. Purché carne da macello erano le popolazioni morte di fame e analfabete. 

Il vero razzismo. 

Se vogliono redenzione caccino loro il duce. 

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Alla fine va detto chiaramente che il popolo russo ad oggi è complice e pienamente responsabile tanto quanto lo sono il loro governo ed il loro leader nella tragedia Ucraina e nella tragedia interna che si sta consumando in queste ore, ha la possibilità di redimersi in parte rovesciando Putin, ora la palla passa a loro e possono decidere di incidere o di limitarsi a seguire passivamente il corso degli eventi, ma lo scrivemmo al tempo quando si parlò di Euromaiden, nessuna rivoluzione avviene in modo incruento e nessuna rivoluzione può avvenire senza l’appoggio popolare.

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Aggiornamento sui reclutamenti , piu' che reclutamenti si puo' ormai parlare di Rastrellamenti.

I Russi non hanno capito (o non vogliono capire) che sono in un regime dittatoriale e ora pagano dazio.

Capito la cosa si fanno leggi con forti incentivi economici per chi decide di andare al fronte.

LA STAMPA;

 

Russia Unita e comunisti ieri hanno proposto alla Duma una legge su 300 mila rubli (poco più di 5 mila euro) da pagare ai neosoldati, che vedranno tutelato anche il loro posto di lavoro e sospeso gli eventuali mutui, cancellati in caso di morte. Soldi che andrebbero ad aggiungersi a quelle spese militari che, secondo indiscrezioni raccolte da Bloomberg nel governo russo, dovrebbero costituire dal 2023 il 40% del bilancio russo. In altre parole, i russi potrebbe presto trovarsi a scegliere tra la trincea e la miseria.

 

Una situazione che produce conversioni inattese, come quella del leader ceceno Ramzan Kadyrov, che ha proposto di interrompere la mobilitazione popolare per mandare al fronte la metà degli effettivi dei vari enti repressivi: tra poliziotti, Guardia nazionale, Fsb e altri servizi segreti, ma anche magistratura, guardia di finanze, polizia penitenziaria, messi dei tribunali e innumerevoli altri bracci armati del regime, si potrebbero radunare almeno 2,5 milioni di uomini già addestrati all'uso delle armi.

 

Una proposta che tiene conto della rabbia che i russi cominciano a provare: ieri a Omsk le neoreclute hanno aggredito gli agenti della Guardia nazionale - la polizia politica che Putin ha creato e affidato alla sua ex guardia del corpo Valery Zolotov proprio per reprimere il dissenso - che cercavano di spingerli sui pullman dell'esercito: «Perché non venite a combattere insieme a noi?», gridavano. 

 

Putin si trova ora di fronte a un dilemma irrisolvibile: mandare al fronte i suoi pretoriani, riempiti di soldi e privilegi per renderli leali, o rischiare di polverizzare il poco consenso popolare che gli resta mandando padri di famiglia al fronte e manganellando ragazze alle manifestazioni. È probabile che gli toccherà fare entrambe le cose, per tentare di vincere una guerra che ritiene fatale perdere. 

 

Del resto, nei 23 anni precedenti una guerra di conquista gli aveva sempre fatto recuperare l'amore dei russi, ma stavolta anche l'annuncio dell'annessione di nuovi territori - a Mosca si parla di un discorso di Putin alle Camere il 30 settembre, a conclusione dei «referendum» nelle zone occupate dell'Ucraina - potrebbe non sortire l'effetto magico nei russi troppo impegnati a mettersi in salvo per sognare il ritorno dell'impero sovietico.

 

 

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