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La devastante controffensiva Ucraina


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La distruzione del gasdotto potrebbe servire anche a impedire che questo possa essere sul tavolo a favorire un dopo putin. Cioè, si iniziano a bruciare i ponti.

A me fanno un po' paura perché ora è evidente che non sanno più che pesci pigliare.

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15 minuti fa, newton ha scritto:

A me fanno un po' paura perché ora è evidente che non sanno più che pesci pigliare.

 

È presa veramente malissimo, lasciando stare i contenuti che fanno venire il voltastomaco persino a una cloaca, basta leggere la disperazione nei volti di quei primati nazistoidi della TV di regime per capire che sono all'angolo. 

La situazione è esplosiva, è bene saperlo. 

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13 minuti fa, newton ha scritto:

 

La distruzione del gasdotto potrebbe servire anche a impedire che questo possa essere sul tavolo a favorire un dopo putin. Cioè, si iniziano a bruciare i ponti.

 

E’ la tesi di Rampini, secondo lui e’ stato Putin per mettersi al riparo dall’opposizione interna e dalle “colombe”.

Secondo me rischia di scavarsi ancora di più la fossa, e’ sempre più probabile che faccia la fine di Gheddafi.

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https://www.ilpost.it/2022/09/29/intercettazioni-soldati-russi-ucraina-new-york-times/?amp=1
 

Le conversazioni dei soldati russi intercettate in Ucraina

Le ha ottenute e verificate il New York Times: criticano il regime di Putin e ammettono gli orribili massacri di civili, tra le altre cose

29 Settembre 2022

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Il New York Times ha pubblicato una gran quantità di intercettazioni telefoniche fatte a soldati russi che si trovavano nella zona di Kiev nelle prime fasi della guerra. Le intercettazioni sono state fatte dall’esercito ucraino e poi date in esclusiva al New York Times, che ha trascorso oltre due mesi a tradurre ogni singola registrazione e a verificare – confrontando numeri di telefono, informazioni personali e profili sui social network – che a parlare fossero davvero soldati russi che si trovavano in Ucraina.

Le registrazioni risalgono a marzo, quando l’esercito russo aveva occupato varie cittadine attorno a Kiev, con l’obiettivo di conquistare la capitale ucraina. I soldati sono intercettati mentre parlano al telefono con parenti, amici e fidanzate, disobbedendo agli ordini dei loro superiori che vietavano le chiamate private.

I soldati parlano apertamente di come l’invasione sia di fatto bloccata, criticano il governo e il presidente Vladimir Putin per la decisione di invadere l’Ucraina, raccontano i terribili massacri di civili ucraini di cui sono stati complici, come quello di Bucha, e parlano degli abusi e dei saccheggi compiuti dall’esercito russo nei territori occupati dell’Ucraina.

Una delle parti più rilevanti delle intercettazioni riguarda le critiche dei soldati alla strategia di guerra russa, alle terribili condizioni dell’equipaggiamento, e soprattutto al governo di Vladimir Putin.

Alcune registrazioni confermano che i soldati non furono avvertiti dei piani di invasione se non poco prima di superare il confine ucraino. «Nessuno ci ha detto che stavamo andando a combattere. Ci hanno avvertito un giorno prima», dice Sergei a sua madre (tutti i soldati sono identificati soltanto con il nome, per proteggere la loro identità). «Ci hanno detto che saremmo andati a un addestramento. Questi bastardi non ci hanno detto niente», dice Alexsei alla sua compagna.

I soldati, inoltre, si accorgono molto bene che l’avanzata verso Kiev è ferma, e che l’invasione dal punto di vista della preparazione e della strategia è stata un errore. «Putin è uno stupido. Vuole conquistare Kiev. Ma non c’è possibilità che riusciamo a farlo», dice Alexandr. «La nostra posizione è una mezza pensione, per essere chiari. Ci siamo messi sulla difensiva. La nostra invasione è ferma», dice Sergei. Altri soldati parlano delle enormi perdite, degli errori commessi dai comandi militari, di come l’equipaggiamento sia vecchio e alcuni uomini siano costretti a spogliare i cadaveri dei soldati ucraini, che hanno attrezzature migliori.

Nelle intercettazioni si parla anche dei saccheggi che i russi commettono nelle case dei civili ucraini: «Che TV vuoi? LG o Samsung?», chiede Sergei alla sua ragazza. Yevgeni dice: «Sono dei caciocavallo di selvaggi, stanno rubando tutto». «Ma i nostri?», chiede l’interlocutore. «Ovvio, delle caciocavallo di TV […], dei caciocavallo di tritacarne, i cacciaviti e delle caciocavallo di valigie».

La parte certamente più notevole e terribile delle intercettazioni arriva quando i soldati parlano dei massacri di civili commessi dall’esercito russo, a cui loro hanno partecipato o che comunque hanno visto. Uno dei più grossi e terribili è quello di Bucha, un paese che si trovava appunto subito fuori Kiev, e dove sono state scoperte enormi fosse comuni.

Sergei dice alla sua fidanzata, parlando dei civili ucraini: «Li abbiamo arrestati, spogliati e abbiamo controllato i loro vestiti. Poi dovevamo decidere se liberarli. Se li liberavamo, avrebbero rivelato la nostra posizione… Così è stato deciso di sparargli nella foresta». «Gli avete sparato?». «Sì che gli abbiamo sparato». «Non potevate prenderli come prigionieri?». «Avremmo dovuto dargli da mangiare, e non ne abbiamo nemmeno per noi stessi».

In una conversazione successiva Sergei dice: «Ci hanno dato l’ordine di uccidere tutti quelli che vediamo… Ed è quello che facciamo. Uccidiamo tutti i civili che ci passano davanti e li trasciniamo nella foresta. Ormai sono diventato un assassino».

Alcuni soldati arrivano infine a capire che stanno combattendo una guerra basata su false premesse: il governo e la propaganda russi avevano assicurato loro che stavano andando a liberare l’Ucraina dai fascisti, ma si accorgono che in realtà stanno partecipando a una guerra d’invasione.

Sempre Sergei a sua madre: «Mamma, non abbiamo visto nemmeno un fascista qua… Questa guerra è basata su presupposti falsi. Nessuno ne aveva bisogno. Siamo arrivati qui e la gente viveva vite normali. Molto bene, come in Russia. E ora sono costretti a vivere nelle cantine». «Seryozha, non puoi essere così estremo. Capisco che sia spaventoso lì e che tu ti senta a disagio», risponde la madre usando un diminutivo di Sergei. «Cosa c’entra la paura con tutto questo? Qui pensiamo tutti la stessa cosa: non c’era bisogno di questa guerra».

L’occupazione dei paesi attorno a Kiev sarebbe durata poco: a fine marzo l’esercito russo, trovandosi in posizioni sempre più precarie, è stato costretto ad abbandonare tutto il territorio occupato nel nord dell’Ucraina, con una ritirata umiliante.

 

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Gaetanoalberto

Come diceva bene @maurodg65, chi di noi avrebbe scommesso sugli ucraini? Anche quelli più favorevoli adnaiutare la resistenza. 

Molti ritenevano gli aiuti sprecati. 

Alla lunga, i sacrifici sono una scommessa sulla caduta di Putin e la possibilità di una Russia davvero più vicina all'Europa. 

Auguro agli ucraini il coraggio di non demordere. 

Ogni tanto i regimi cadono. 

 

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Il video di prima dovrebbe essere guardato da tutti i campioni qua dentro che si fanno impupare con la denazificazione dell'Ucraina, che Bucha è una montatura, che non stanno facendo pulizia etnica quando e dove gli capita. 

Cioè i due pupazzi della propaganda televisiva sono due nazi in piena regola, vomitano frasi nazi senza alcuna ipocrisia, sbrodolano concetti aberranti che non ammettono equivoci di sorta: "c'è un milione di pervertiti e pedofili che possiamo mandare subito nel tritacarne (della guerra)".

Che poi gay e pedofili nello stesso calderone, manco la premiata ditta Morisi/Salvini dei bei giorni è arrivata mai a vette simili. 

E questi sono i lacchè di Putin in televisione, è lui che parla attraverso loro. 

@31canzoni    tu con tutte le tue belle teorizzazioni, buttaci un'occhiata ai due campioni della denazificazione. 

È molto istruttivo. 

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Ha inventato una nuova regola di gioco, se non riesco a vincere faccio un referendum ed e' mia.

Se lo facesse l'America avremmo stuoli di persone a percularli per i decenni a venire.

Ma lo fa il duce e avremo anche dei filo comunisti putiniani in TV che gli daranno ragione.

 

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