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Lezione sarda


Panurge

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Stiamo parlando di una situazione di emergenza, di una situazione nella quale chiunque può o avrebbe potuto osservare, senza essere un virologo, che gli impennamenti della curva pandemica sono avvenuti in coincidenza delle riaperture delle scuole che, specie per le superiori, hanno implicato che milioni e milioni di studenti la mattina salissero su bus, metro etc, si assembrassero prima di entrare a scuola, trascorressero, respirassero, tossissero, ridessero e parlassero per sei/otto ore in spazi ristretti alla distanza teorica di un metro, poi si ri-assembrassero nuovamente all'uscita, salissero nuovamente sullo stesso mezzo pubblico etc. etc.

Nessuno vorrebbe, né si augura di trasformare la DAD in una soluzione definitiva, siamo tutti coscienti della infungibilità della didattica in presenza, del diritto e della necessità, per i ragazzi, di confrontarsi personalmente e direi fisicamente (nel senso buono) con compagni e docenti.

Certo, ci sarebbe da rinvangare polemiche annose su visioni e priorità di certa politica che non riesce ad andare oltre alle colate di cemento e al ponte sullo Stretto, lasciando al contempo una nazione all'età della pietra dal punto di vista digitale.

Inutile rinvangare le polemiche sull'opportunità di far governare certi sviluppi strategici esclusivamente al profitto privato che ha fatto si che significative estensioni di territorio italiano, molte delle quali menano vanto di essere le più avanzate della galassia, tanto da volersene staccare, siano rimaste, dal punto di vista digitale, all'era precedente a quella della pietra.

Lo Stat che ci dev aiutara avrebbe potuto subordinare il rilascio di licenze oppure dei permessi ,anche per la realizzazione di una semplice antenna, alla copertura di un tot di kmq non coperti?

Oppure siamo sempre alle solite, e cioè che l'iniziativa privata sia sempre libera di depredare la ciccia buona e di lasciare macerie dove non c'è tornaconto economico?

Siamo in emergenza?

Lo Sato, le regioni o chi per esse, avrebbero potuto farsi parte attiva ed adottare procedure di emergenza per far realizzare impianti e ponti radio in modo da coprire queste zone.

In fin dei conti non stiamo parlando della realizzazione in cinque giorni (il sesto e il settimo si riposarono) di nmila posti letto all'interno della fiera di Milano. 

 

Detto questo, se ci sono zone d'Italia che non sono ancora cablate e quindi rendono impossibile la DAD:

a) in quelle zone si fa didattica in presenza. La pandemia sicuramente non sta picchiando duro sulle colline del Vicentino, a Caltanissetta o tra i butteri maremmani ma nelle grandi città (prevalentemente del nord), nelle pianura etc. 

b) si muove il coulo. Il mio Istituto ha stipulato piccole "convenzioni" (ci ho lavorato personalmente)  con i sindaci dei comuni il cui territorio è disagiato dal punto di vista digitale (collina torinese) grazie alle quali quei tre/quattro studenti in media del territorio hanno libero accesso, in orario scolastico e anche dopo,  ai locali dell'edificio comunale, della biblioteca comunale, della parrocchia ecc. che sono generalmente cablati via rete telefonica fissa alla rete internet. Si montano ripetitori wifi che possano coprire parte del paese e i ragazzi fanno scuola nella sede della pro loco.

c) si possono prevedere delle sovvenzioni o dei bonus per richiedere le coperture della zona a compagnie specializzate tipo Eolo o con tecnologie FWA.

ecc. ecc. ecc.

Circa il funzionamento delle piattaforme di videoconferenza posso garantire che ormai è da più di un anno che utilizzo Google Meet (e la relativa suite per la DAD) e non ho mai avuto alcun problema se non quando furono hackerati i server Google.

Non siamo tre o quattro persone in call ma normalmente, una trentina di persone. Molte delle quali, per inciso, me compreso, residenti nella digitalmente famigerata collina torinese. Nei Collegi docenti siamo più di un centinaio.

L'altra sera, ad una riunione in videoconferenza del condominio dove abita mia madre, uno dei partecipanti chiedeva con insofferenza (e con un pizzico di nostalgia dato che non usavamo più i segnali di fumo) se potevamo abbassare il volume dei microfoni (sic) perché, con le cuffiette, gli stavano scoppiando le orecchie.

Gli abbiamo fatto notare che poteva abbassare il suo volume delle cuffiette, ha chiamato qualcuno per effettuare l'operazione ed ecco che la piattaforma funzionò perfettamente.

Dietro sfoggiava una fornitissima biblioteca ... 🙂

 

  • Melius 1
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14 ore fa, audio2 ha scritto:

non so come tecnicamente possa essere possibile superare la problematica,

con le tecnologie FWA, togliendo ai comuni e ai vari comitati di tisanisti la possibilità di rompere i coglioni sulla installazione delle infrastrutture necessarie. 

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39 minuti fa, wow ha scritto:

a) in quelle zone si fa didattica in presenza. La pandemia sicuramente non sta picchiando duro sulle colline del Vicentino, a Caltanissetta o tra i butteri maremmani ma nelle grandi città (prevalentemente del nord), nelle pianura etc. 

Mica tanto. Qui in regione i focolai più perniciosi sono stati (e sono ancora) in piccoli comuni collinari e montani, spesso lontanissimi dai grossi centri.

Sappada ad esempio è stata in lockdown totale ancora prima della seconda ondata quando il resto della regione era in zona gialla.

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4 ore fa, audio2 ha scritto:

da me non hanno voluto tirare la linea

Hai mie tempi(Sip Telecom) mai vista rifiutare una linea se l utente(cliente oggi) pagava la extraurbanità(che non ripagava certo il costo)e magari poi costava alla società più di manutenzione che di quello che aveva percepito e/o percepiva con il canone e telefonate.Ho costruito(insieme ai colleghi, naturalmente)linee in montagna dove ti dovevi portane in spalla pali di 8m fra i boschi e piantarli con la "palamine"nel terreno roccioso.Abbiamo voluto giustamente tutti il privato per la concorrenza (?),ma sicuramente a scapito di qualcosaltro

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@nixie Vero. Nell'infanzia abitavo in una villetta isolata distante 700 metri in mezzo ai campi rispetto alla prima strada utile e la linea telefonica si fermava a circa 1km.

Ci volle un po' di tempo ma poi arrivarono a piantare i pali di legno in mezzo ai campi per tirare un cavo che serviva solo ed esclusivamente noi. 

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1 ora fa, nixie ha scritto:

Abbiamo voluto giustamente tutti il privato per la concorrenza (?),ma sicuramente a scapito di qualcosaltro

Infatti il privato non gode della componente di "servizio universale" del canone con la quale la SIP ha grassato gli italiani per mezzo secolo almeno.  Ci sarebbe da chiedersi piuttosto come mai alcune aree extraurbane andavano ancora a strowger su doppino, dato che la rete era stata pagata non una ma n volte. 

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1 ora fa, Velvet ha scritto:

arrivarono a piantare i pali di legno in mezzo ai campi per tirare un cavo che serviva solo ed esclusivamente noi. 

Il privato oggi troverebbe ad ogni palo il proprietario del campo col contratto d'affitto pronto. SIP era graziata dalla legge che gli consentiva il diritto di passaggio. 

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