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21 ore fa, vizegraf ha scritto:

Allora, dato che sei un esperto, fammi un po' la storia di questo che è l'unico che ho.IMG_4173.thumb.jpeg.b81fcc5355409cfb4af771d042845770.jpeg

Pensavo, se l'orologio è del 1962 il bracciale dovrebbe essere a rivetti, invece questo non lo sembra... Che tu sappia è stato sostituito nel corso degli anni?

Io rimango sempre dubbioso nei confronti della corona punzonata sulla clasp, tu @releone71che ne pensi? Per quanto la foto sia scadente non mi sembra un problema della stessa.

Pure il trizio sul quadrante mi sembra applicato in modo grossolano più che gonfiato dall'umidità, c'è stato un intervento?

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@vizegraf Non è in atto nessuna sfida, semplicemente sto cercando di inquadrare un orologio che ha particolari che non mi tornano. Ti ho chiesto se il bracciale è stato sostituito negli anni (cosa molto comune) perché quelli che Rolex produceva nel 1962 avevano sui fianchi delle maglie le teste dei rivetti, che qui non ci sono; questa tipologia di bracciale si riconosce anche da una foto frontale. In gergo chiamiamo "trizi" i punti di pasta al trizio applicata in prossimità degli indici delle ore e sulle lancette, che illuminandosi al buio consente la lettura dell'ora anche in questa condizione.

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Altra cosa: nel 1962 la scritta Rolex sul quadrante era di dimensioni più piccole, come questa in foto:

spacer.png

Quindi anche il quadrante, ammesso che sia originale, è di epoca successiva. Ora non ricordo in che anno la scritta è stata ingrandita, ma di certo nel '62 c'era quella piccola.

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Se ti metti appresso ai dettagli più minuti rischi di diventar matto. Quelle che si leggono in giro sono linee guida ma, all'atto pratico, i fornitori della maison erano diversi.  Difficile determinare uno standard identico per tutti i fornitori, considerati i macchinari dell'epoca. Nel caso dei quadranti, ad esempio, la vita utile di uno stampo era limitata, per cui gli ultimi lotti tirati da quel dato stampo non avevano la stessa qualità dei primi. Un'altra pratica del tempo poi era quella di recapitare gli orologi smontati. Avrebbe provveduto il negoziante ad assemblare alla bisogna movimento con cassa e bracciale. In definitiva è ragionevole guardare un orologio d'epoca nel suo aspetto complessivo.

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3 ore fa, Rimini ha scritto:

Intendi cassa e bracciale. Il movimento non era mai a parte.

Cassa e bracciale è fin troppo scontato. No, arrivavano anche le ébauches fuori cassa. È una pratica che si è rarefatta man mano che si son fatte strada le politiche di marketing "moderne", infarcite di protezionismo parossistico al fine di gonfiare l'aura di esclusività a tutto vantaggio del profitto. Pensa a quei gioiellieri che solevano marchiare i quadranti col loro nome, ad esempio Cuervo y Sobrinos di Cuba per citare un marchio rispolverato di recente. Oppure reincassavano in metallo prezioso ordinato su richiesta (e recante il marchio della ditta ovviamente) le ébauches. Pensa a certe modifiche messe in atto dal negoziante dietro input della clientela. Il modello Spaceview del Bulova Accutron nasce così e, dato che fa tendenza, la casa recepisce lo stilema del quadrante trasparente e fa uscire i modelli ufficiali. Un tempo c'era molta più fluidità nel settore. Oggi le maisons più prestigiose, ormai facenti parte di grossi gruppi industriali, non solo non forniscono più i ricambi agli orologiai indipendenti ma hanno persino decimato i centri assistenza ufficiali. Praticamente ti obbligano a rimandare l'orologio in fabbrica per la revisione periodica. La stortura, oltre alla pretesa economica esorbitante, è che l'orologio te lo rifanno nuovo non solo dentro ma anche fuori. Il ché, nel caso di un bel pezzo d'epoca mantenuto in ottime condizioni come quello di vizegraf, fa perdere fascino all'oggetto. Poi ci stupiamo se l'appassionato avanza dubbi sull'autenticità di quel tale orologio... 

  • Melius 2
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3 ore fa, releone71 ha scritto:

arrivavano anche le ébauches fuori cassa

In generale, però, arrivavano completi. Non ricordo che, dagli anni '60 in poi, siano arrivati orologi da assemblare, che avrebbe comportato grossi problemi di affidabilità e costanza di qualità. Anche all'epoca nel periodo di garanzia non ci poteva mettere mano nessun altro che non fossero i centri autorizzati. 

È vero che c'erano molte fabbriche (tipo Lemania e molte altre) che lavoravano su commissione di chiunque e consegnavano secondo le richieste del cliente ma le grandi case consegnavano gli orologi finiti e montati in ogni sua parte. 

Ordini per serie speciali erano possibili ma solo per casi (e clienti) speciali.

Questa è la mia esperienza.

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Sul restauro estetico degli orologi sono d'accordo che una piacevole dose di segni d'uso è meglio che una rimessa a nuovo profonda. Ma l'orologio vintage (come le auto, le elettroniche, ecc) deve sempre evidenziare un buon stato di conservazione generale, sia estetica che funzionale. Uno orologio che manifesta profondi segni d'uso, bracciale consumato e lasco, ecc. evidenziando già a prima vista incuria e maltrattamenti,  perde qualsiasi fascino ed interesse.

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Concordo, l'indirizzo preso dalle marche svizzere, non solo quelle di alta gamma, ha preso una piega che non mi piace per niente e sembra voler puntare ad un rapporto con il cliente finale quasi dittatoriale.

Al momento sembra vogliano, ove possibile, spazzare via gran parte dei concessionari tradizionali, lasciando all'acquirente solo la possibilità di scelta tra boutique di proprietà del marchio od il canale online.

Per vari motivi non sono convinto che funzioni o, almeno, che possa funzionare per tutti ma il rapporto futuro che vogliono imporre mi fa gelare il sangue.

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34 minuti fa, Rimini ha scritto:

Non ricordo che, dagli anni '60 in poi, siano arrivati orologi da assemblare, che avrebbe comportato grossi problemi di affidabilità e costanza di qualità.

Il dopoguerra è stato senz'altro il punto di svolta per l'orologeria di classe come la vediamo (o subiamo) oggi. Sì, sicuramente negli anni '60 certe politiche più restrittive erano già in atto, prevalentemente da parte delle case più prestigiose. Salvo iniziativa privata. Il cliente, si sa, ha sempre ragione (v. il caso Bulova Accutron). 

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