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Perché i cavi necessitano di un periodo di rodaggio?


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acusticamente
1 ora fa, cactus_atomo ha scritto:

di solito   i fissati con l'importanza del rodaggio sostengono che un cavo tenuto fermo per un period lungo debba essere rodato di nuovo

Io non lo sostengo perché nella mia esperienza un cavo non usato da tanto ci mette molto meno di quello nuovo a tornare con le sue caratteristiche. In genere poche ore, tipicamente sotto le 10.

  • Haha 1
14 minuti fa, acusticamente ha scritto:

nella mia esperienza un cavo non usato da tanto ci mette molto meno di quello nuovo a tornare con le sue caratteristiche. In genere poche ore, tipicamente sotto le 10.

Comunque qualcosa deve fare … chiamala ripresa, chiamalo rodaggio, chiamalo come vuoi … ma confermi che un cavo che non viene usato ha bisogno di un nuovo assestamento … più breve del primo, ma c’è …

qualcuno per questi fenomeni parlava di microcristallizzazioni superficiali che muovendoli stile colf

che fa casino si spezzano quindi si devono riformare.

io il rodaggio da nuovo lo sento, poi entro le 10/20/40 ore al massimo si stabilizza tutto e dopodichè

non cambia più niente.

@alexis mmmmmmm … le auto dopo un pò si rompono, i cavi si ossidano, le amanti invecchiano … ogni cosa con i suoi tempi ma , chi prima e chi dopo, va rottamata … anche noi ! 🥸

Dei tre “oggetti” elencati i cavi sono quelli con vita operativa più lunga: se avete dei soldi da investire meglio farlo nei cavi !!! 😎

  • Haha 1
acusticamente
18 ore fa, Pippo87 ha scritto:

ma confermi che un cavo che non viene usato ha bisogno di un nuovo assestamento … più breve del primo, ma c’è

Al di là del fatto che la mia esperienza possa far ridere qualcuno, ma giustamente c’è libertà di risata, così è quello che ho sempre sentito negli anni.

Come effetto più evidente un cavo non usato da molto produce un suono calante sui medio-alti, che si riassesta nel giro di pochissime ore.

Mi incuriosirebbe avere una interpretazione eventualmente psicologica, che però abbia una sua logica.

  • Thanks 1
Il 14/11/2022 at 16:58, cactus_atomo ha scritto:

sostengono che un cavo tenuto fermo per un period lungo debba essere rodato di nuovo,

C'è del vero in questo. 

Il tempo e l'uso alterano le caratteristiche meccaniche, chimiche ed elettriche di un cavo. Salvo gli effetti dell'invecchiamento dei materiali, gli altri non sono permanenti, dunque è vero che il cavo "perde il rodaggio" almeno in parte.

Se non ci credete, chiedete ad un fabbricante di cavi speciali industriali, loro di queste cose ne tengono conto in fase di progettazione. 

Quello da dibattere è:

- se gli effetti di tali alterazioni siano percepibili a orecchio.

- come mai queste alterazioni portino sempre un miglioramento dell'esperienza di ascolto. 

  • Thanks 1
5 ore fa, acusticamente ha scritto:

Come effetto più evidente un cavo non usato da molto produce un suono calante sui medio-alti, che si riassesta nel giro di pochissime ore.

Mi incuriosirebbe avere una interpretazione eventualmente psicologica, che però abbia una sua logica.

 

La prova del 9 sarebbe da fare su di un cavo ed un brano che non sia su supporto analogico.

 

1. Si prende il cavo nuovo/fermo da tempo e si registra con un loopback il segnale.

2. Si ripete l'operazione a parità ovviamente di impianto e di warm-up delle elettroniche

 

Si sommano i segnali (perfettamente sincronizzati) ed uno lo si mette in controfase.

Aldilà del rumore di fondo, non si sentirà nessun suono se il cavo si sta comportando allo stesso identico modo, mentre si udirà l'eventuale differenza se i cavi presentano differenze elettriche.

 

 

Non ci sono misure da fare, non ci sono effetti psicologici...Se ci sono differenze, le avrete lì davanti alle vostre orecchie.

  • Thanks 1
Il 14/11/2022 at 18:48, acusticamente ha scritto:

cavo non usato da tanto ci mette molto meno di quello nuovo a tornare con le sue caratteristiche

Ripeto, questo è assodato.

Il mistero è un fenomeno reale ma inudibile che invece viene udito.

Per farla breve, la domanda non è "come fai ad udire una cosa che non esiste" bensì "come fai ad udire una cosa che non dovresti essere capace di udire".

Non è proprio la stessa cosa. 

1 ora fa, appecundria ha scritto:

" bensì "come fai ad udire una cosa che non dovresti essere capace di udire".

Perdona, il problema è a monte: bisognerebbe, bisognerebbe, prima, ammettere, o escludere, la possibilità che il sistema percettivo in certe condizioni possa (apposta lo ripeto), sbagliare.

Naturalmente, nel mondo della ricerca (volevo scriverlo con la R miuscola ma... transeat) ,quando si fanno sperimentazioni, studi, test, in cui è implicato l'apparato sensitivo umano, questo viene sempre tenuto in debita considerazione.

Qui... ecco, si fa diversamente...


P.S.

non sto parlando di sordità, non sto dando dell'allucinato a nessuno.

La percezione dell'individuo è sempre vera, ma... "sua".

Come tale, lo dico sempre, io la rispetto in pieno. Quale che sia.

 

13 minuti fa, scroodge ha scritto:

ammettere, o escludere

Naturalmente il sistema percettivo è limitato, a meno di non essere punti da un ragno radioattivo  🙂

anzi, penso che forse lo è ancora di più quando ha a che fare con suoni non naturali (che in 200mila anni abbiamo imparato a decodificare e interpretare).

acusticamente

@scroodge  il problema è anche, e forse soprattutto quando si arriva a descrivere una propria esperienza, di attribuzione di valore.
Spero sia ormai accettato che la maggior parte dei resoconti su esperienze con i cavi sia unicamente una “nostro” racconto (come scrivi tu “una sua percezione”) con nessuna pretesa di legge.  Ma allora, se giustamente si accetta la relativa precarietà e fallacità delle sensazioni umane, cosa si dovrebbe fare ?  Smettere comunque di raccontare ?  Anche se una percezione umana non è un grafico sulla carta che si può esporre, rimane che il fenomeno ha una sua rilevanza e, a mio parere, anche la legittimità del racconto.

  • Melius 2
acusticamente

@appecundria giusto.  
Nelle mie discussioni cerco di proporre non la negazione ma una integrazione tra due modi di approcciare il nostro ascolto.

Nella media sembra però che predomini la contrapposizione, la negazione e talvolta lo scherno.  Forse non ci sono vie d’uscita…

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