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Una manovra per la classe media


Muddy the Waters

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Ma non e’ neanche questione di retribuzione.

E’ una questione di liberta’ mentale, di totale indipendenza nell’organizzare il tempo, le vacanze ecc.

E anche quella sensazione bellissima che tutto cio’ che ti permetti e ti circonda e’ dovuto all’apprezzamento professionale che di te fa un certo mercato in liberissima concorrenza senza tutela alcuna.

E’ una condizione diffcile (difficile non mollare e arrivare) ma bella.

Ovviamente nelle professioni e’ relativamente meno difficile restare a galla rispetto a un imprenditore una volta “arrivati”

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extermination
59 minuti fa, mozarteum ha scritto:

Ma non e’ neanche questione di retribuzione.

E’ una questione di liberta’ mentale, di totale indipendenza nell’organizzare il tempo, le vacanze ecc.

 Certamente ! Ma per cullarti in quella che definisci libertà mentale devono esserci le condizioni fisiche.

Buoni clienti che pagano e che pagano bene dunque poche beghe nella gestione del credito e un carico di lavoro che ti consenta quella " naturale'  libertà mentale di cui parli. Se la mente, come invece spesso accade nell'autonomo, è impegnata su 100 altri fronti e preoccupazioni ( non da ultimo quantità e qualità della clientela ed annessa remunerazione dei beni- servizi venduti) stai fresco e ce n'è di che da non dormirci la notte.

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Gaetanoalberto

Non so se sono già intervenuto a vanvera anche in questo TD. 

Mi sembra in corso l'ennesima distinzione tra Oriazi e Curiazi (dipendenti e autonomi) . 

Ho vissuto entrambe le condizioni. 

Tra l'altro, dovendomi occupare anche di istruzione, ricordavo che qualunque attività umana può essere svolta in posizione d'indipendenza oppure di autonomia. 

Distinguere a volta è difficile, poiché il margine di libertà, responsabilità ed autonoma organizzazione varia molto, e non dipende dalla partita Iva. 

Non a caso la Cassazione, che si trova spesso davanti al dilemma di qualificare un certo rapporto, ricorre ai cosiddetti "indici di subordinazione", che sono molteplici. 

Senza stare a fare i saputelli, potremmo dire che dello stesso "rischio di impresa", che ovviamente corre in maggior misura l'autonomo almeno per la responsabilità debitoria, non è indenne il dipendente, che a volte affonda insieme all'impresa che va male. 

Quanto alle soddisfazioni ed all'autonomia di organizzazione, dipende molto dalle singole fattispecie. 

Quali che siano le personali preferenze (in un mondo libero, possiamo scegliere), meglio non generalizzare. 

Un medico ha grandi responsabilità (o piccole) sia o meno dipendente.

Siccome si parla di sistema fiscale ad esempio, può essere legittimo trattare un po' diversamente le diverse tipologie di reddito, in relazione alla diversa natura dell'attività, se volessimo in qualche modo compensare il maggior rischio. 

Forse però non è la strada giusta, ma proprio la più sbagliata, quella di passare per il "nero" implicito. 

Poi è abbastanza giusto il tema introdotto da @Savgal: premessa la possibilità di un trattamento legislativo anche differente, non è opportuno premiare l'inefficienza. 

Qualche tentativo di indirizzare l'economia verso la formazione di attività di dimensioni più grandi sì è fatto, ma viene molto combattuto da chi svolge attività di piccole dimensioni. 

Penso sia un fattore di arretratezza economica. 

Edit: letto @extermination, direi che a non dormir la notte sono (alcuni) autonomi e dipendenti. 

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54 minuti fa, mozarteum ha scritto:

E’ una questione di liberta’ mentale, di totale indipendenza nell’organizzare il tempo, le vacanze ecc.

qui in lombardia vedo imprenditori milionari fare una settimana di vacanza l anno

piu lavorano e fanno lavorare e piu vorrebbero lavorare e far lavorare. tanti  non riescono ad avere una vita al di fuori del lavoro

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briandinazareth
1 ora fa, mozarteum ha scritto:

E’ una questione di liberta’ mentale, di totale indipendenza nell’organizzare il tempo, le vacanze ecc.

E anche quella sensazione bellissima che tutto cio’ che ti permetti e ti circonda e’ dovuto all’apprezzamento professionale che di te fa un certo mercato in liberissima concorrenza senza tutela alcuna.

 

è che tu vedi il lavoro dipendente, almeno ad un certo livello, ancora con la visione fantozziana 😂

 

  • Haha 1
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5 ore fa, stefanino ha scritto:

tredicesima liquidazione vanno messi in conto

vanno anche messi in conto gli insoluti che il dipendente non sa neanche cosa siano

Magari, sia mio padre che tre miei fratelli, in ditte diverse, un bel giorno hanno trovato la saracinesca abbassata, mesi di paga persi, ferie perse, tredicesima addio. Il rischio c'è per tutti.

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7 ore fa, Savgal ha scritto:

Vi è poi una massa di autonomi che sono tali solo sulla carta, con un solo committente che li tratta come dipendenti, stabilendo in molti casi anche l'orario di lavoro. Questa è una stortura che deve essere sanata per via legislativa.

Con tale modalità lavorativa si configura una relazione datore di lavoro-dipendente ed in realtà lo è anche per quei lavoratori "affittati" dai propri datori di lavoro sulla carta a società che non intendono assumere ulteriori lavoratori, ma che di questi hanno bisogno. C'è tutta una serie di sentenze, pochi anni fa un istituto bancario torinese ed una multinazionale con sede principale nel milanese, sono state condannate ad assumere lavoratori di fornitori che li avevano licenziati.

Non è un caso che non venga più richiesta la presenza su base oraria o giornaliera, ma la presenza per milestone progettuali.

Senza nascondersi dietro ad un dito, parlo per il settore per il quale lavoro, fa comodo alle aziende avere un "polmone" di lavoratori dei quali potersi eventualmente sbarazzare in caso di contrazione delle necessità, e fa comodo agli autonomi (chiamati esterni o contractor) per il guadagno più alto a fronte del rischio di trovarsi inoccupati per periodi più o meno lunghi.

7 ore fa, Savgal ha scritto:

L'imprenditore è un lavoro difficile, che richiede qualità particolari. Il tempo dell'operaio che dopo qualche anno si inventa imprenditore è ormai passato. Il Paese ha bisogno di meno imprese, ma meglio strutturate e con dimensioni coerenti con le economie di scala adeguate all'attività svolta.

Concordo.

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7 ore fa, mozarteum ha scritto:

E’ una questione di liberta’ mentale, di totale indipendenza nell’organizzare il tempo, le vacanze ecc.

E anche quella sensazione bellissima che tutto cio’ che ti permetti e ti circonda e’ dovuto all’apprezzamento professionale che di te fa un certo mercato in liberissima concorrenza senza tutela alcuna.

E’ una condizione diffcile (difficile non mollare e arrivare) ma bella.

 

Devi paragonare il tuo livello professionale e retributivo con il paritetico livello di un lavoratore dipendente e, inoltre, l'organizzazione del lavoro è molto cambiata negli ultimi 15 anni. Non parlo di catena di montaggio.

Giusto per fare un esempio, io non ho obbligo di presenza e di orario, lavoro per obiettivi. Ovviamente nè io nè te possiamo permetterci di lasciare in braghe di tela i nostri clienti per andarcene spensieratamente la mare o a teatro.

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3 ore fa, grisulea ha scritto:

un bel giorno hanno trovato la saracinesca abbassata, mesi di paga persi, ferie perse, tredicesima addio. Il rischio c'è per tutti.

Il rischio ovviamente c'è per tutti. In caso di fallimento, i lavoratori dipendenti sono i primi creditori ad essere in qualche modo "pagati" dal curatore fallimentare, ammesso che ci sia trippa per gatti. La liquidazione è coperta dal fondo di garanzia dell'INPS.

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