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La Preside e il ministro


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briandinazareth

mattarella:

"Voi agite come fanno tante e tanti ragazze e ragazzi in Italia e in altri paesi, praticando solidarietà, impegno comune, facendovi carico dei problemi generali, capendo che non si vive da soli ma si vive insieme agli altri e ci si realizza insieme agli altri. Tutto questo è un antidoto, una diga, anche contro la violenza e per questo vi ringrazio, perchè indica un modello di vita che si contrappone a quello di prepotenza, sopraffazione, violenza. La vediamo purtroppo sovente: violenza nelle famiglie, violenza nelle abitazioni, violenza contro le donne, violenza in tante circostanze per strada, addirittura nei giorni scorsi davanti a una scuola contro ragazzi"

  • Melius 1
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briandinazareth
22 minuti fa, wow ha scritto:

Ma poi Valditale ha sospeso la prof o fa fatto l'ennesima retromarcia su Roma? 

(questo supererà la Azzolina) 

 

retromarcia naturalmente. 

ho visto l'intervista citata e il giornalista che l'ha fatta, che non conoscevo, ha fatto sembrare fede un premio pulitzer... forse guardo troppa poca tv ma il livello è allucinante.

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44 minuti fa, Jack ha scritto:

Non sono cayxi vostri le idee politiche degli studenti. Né vostre né dei professeuri. 


Mettetevi insieme tutti quelli che la pensano così e fate un bel colpo di Stato, poi stabilite come deve funzionare lo Stato secondo voi e noi tutti si ubbidisce. Non serve scrivere duecento volte sempre lo stesso post, bisogna agire.

  • Melius 1
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2 ore fa, LeoCleo ha scritto:
20 ore fa, Guru ha scritto:

Chiedo a chi simpatizza per questo governo, chi approva l'uso della minaccia da parte dei ministri?

Di questo passo, se tornerete al potere, alla frase “studiate che domani interrogo”, urlerete contro la minaccia del docente fascista!

Di questo passo la cosa potrebbe diventare realtà molto presto.

Nelle università fanno i comizi quelli che inneggiano alle brigate rosse, pertanto non mi stupisco di niente.

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14 minuti fa, appecundria ha scritto:

Mettetevi insieme tutti quelli che la pensano così e fate un bel colpo di Stato, poi stabilite come deve funzionare lo Stato secondo voi e noi tutti si ubbidisce. Non serve scrivere duecento volte sempre lo stesso post, bisogna agire.

Chiaro, sintetico e definitivo. 

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1 ora fa, briandinazareth ha scritto:

si, alla fine la colpa è dello studente che preso a calci mentre è a terra...

Brian, le colpe e le ragioni le stabiliranno gli inquirenti, ma come hai potuto vedere il video tagliato ad arte che mostrava un manifestante a terra mentre veniva scalciato era solo una parte del girato, le altre parti del video mostrano una rissa fra due gruppi contrapposti che si fronteggiano, entrambi responsabili alla fine. 

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1 ora fa, wow ha scritto:

Una condanna alla violenza non può essere incitazione alla violenza. 

Quella non era una condanna alla violenza, una condanna generica della violenza stigmatizzando l’accaduto sarebbe stato perfetto ed auspicabile, ma è stato fatto altro.

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Il dovere di sostenere
la scuola antifascista
Il fatto si racconta in breve. Il giorno 20 febbraio, davanti 
al liceo Michelangiolo a Firenze in via della Colonna, sei 
militanti di Azione studentesca, organizzazione vicina a 
Fratelli d’Italia, aggrediscono due studenti del collettivo di 
sinistra. L’eco, nelle dichiarazioni degli esponenti della 
maggioranza di governo, è “Solo una rissa, solo una rissa, 
solo una rissa. La domanda “Ha senso parlare di fascismo, 
con la destra al governo?” ammette, mi pare, un’unica 
risposta ed è “Sì, se destra e fascismo non sono sinonimi”. 

Il fascismo è un metodo. Il fascismo, che abbiamo 
processato solo sommariamente, è una attitudine mentale. 
Schernire è fascista. Minacciare è fascista. Confondere 
l’insegnamento o appiattirlo sull’indottrinamento è fascista. 
Come avrebbe detto Forrest Gump “Fascista è chi il fascista 
fa”, anche quando dice di essere altro. 

La Repubblica Italiana, per chiarire cosa intendo con 
“processare sommariamente”, ha prosperato, in quanto 
post-fascista, su strutture amministrative e architettoniche 
pensate ed erette durante il fascismo. La riforma Gentile, 
definita da Mussolini “la più fascista delle riforme” (così, 
nella Circolare ai prefetti delle città sedi universitarie del 6 
dicembre 1923), è una riforma scolastica rimasta 
sostanzialmente inalterata fino al 1962. 
Con un balzo in avanti di trentacinque anni, arriviamo al 
1997, anno in cui viene emanata la legge Bassanini (invero le 
leggi, ma così sia) con la quale si intende riformare la 
pubblica amministrazione. Per quanto riguarda le 
competenze dei dirigenti scolastici, la legge sancisce, tra 
altre, l’autonomia didattica declinata nella capacità di 
perseguire gli obiettivi generali e particolari del sistema 
nazionale d’istruzione nel rispetto della libertà 
d’insegnamento, della libertà di scelta educativa da parte 
delle famiglie e del diritto di apprendere da parte degli 
studenti. Un tentativo di defascistizzare la scuola. In tal 
senso — il senso dello Stato, come altro definirlo — la 
comunicazione con numero di protocollo 197 del Liceo 
Scientifico Statale Leonardo da Vinci del 21 Febbraio scorso, 
avente a oggetto “i fatti di Via Colonna” indirizzata agli 
studenti e, per conoscenza, a famiglie, docenti e personale 
scolastico altro, della dottoressa Annalisa Savino, dirigente 
scolastica, non va oltre ciò che compete ai dirigenti 
scolastici. Anzi, rappresenta esattamente ciò che ad essi 
compente. Di cui hanno diritto e dovere, responsabilità 
amministrativa e culturale, cose tutte che non riguardano 
loro in sé ma loro in quanto dirigenti della pubblica 
amministrazione di una repubblica democratica e 
antifascista. La lettera, nel metodo, è un appello 
all’attenzione, a valutare se quella rissa, possa essere anche 
altro. “
Siate consapevoli che è in momenti come questi che, 
nella storia, i totalitarismi hanno preso piede e fondato le 
loro fortune, rovinando quelle di intere generazioni. Nei 
periodi di incertezza, di sfiducia collettiva nelle istituzioni, 
di sguardo ripiegato dentro al proprio recinto, abbiamo tutti 
bisogno di avere fiducia nel futuro e di aprirci al mondo, 
condannando sempre la violenza e la prepotenza”.
Stacco. Come nel cinema. Cut. Il Ministro dell’Istruzione e 
del Merito, Giuseppe Valditara, commentando la 
comunicazione della dirigente scolastica, dichiara “È una 
lettera del tutto impropria, mi è dispiaciuto leggerla, non 
compete a una preside lanciare messaggi di questo tipo e il 
contenuto non ha nulla a che vedere con la realtà: in Italia 
non c’è alcuna deriva violenta e autoritaria, non c’è alcun 
pericolo fascista, difendere le frontiere non ha nulla a che 
vedere con il nazismo. Sono iniziative strumentali che 
esprimono una politicizzazione che auspico che non abbia 
più posto nelle scuole; se l’atteggiamento dovesse persistere 
vedremo se sarà necessario prendere misure
”. Tralasciando 
le polarizzazioni e gli arrocchi riscontrabili sia nella lettera 
della preside (tuttavia sta lì, conosce il territorio e i suoi 
umori) che nella dichiarazione del Ministro (nazismo?), 
lascia perplessa l’idea di scuola che traspare dalle parole di 
Valditara. Soprattutto, la lettera, nel metodo, compete alla 
preside. La scuola pubblica, la cui principale differenza 
rispetto a qualsiasi altro organismo o istituto formativo, mi è 
sempre parsa anteporre il discorso sul metodo al discorso 
sul merito, lancia messaggi (utilizzo le parole di Valditara) e 
contenuti che, in effetti — e questo sta scritto nella 
Costituzione e nelle leggi dello Stato di cui Valditara è 
Ministro — non hanno a che vedere solo con la realtà, ma si 
occupano dell’immaginazione, della prospettiva, 
dell’analisi, soprattutto, ribadisco, dell’immaginazione. 
Immaginazione civile consistente, per esempio, nel non 
accontentarsi di definire rissa una aggressione, ma nel 
chiedersi se quel fatto non sia sintomo o avvisaglia di un 
altro. Si avanza per ipotesi, anche approssimate. E non 
ammettere l’approssimazione, il dubbio e i tremori che tutti 
ci abbracciano è, nel metodo, il modo per infragilire la 
democrazia. Compito del Ministro — ma finora non è riuscito 
a nessuno dei suoi predecessori — è realizzare una scuola 
pubblica libera, democratica e antifascista in grado di 
attuare il mandato costituzionale rendendo un grande

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