Vai al contenuto
Melius Club

66 lavoratori attivi ogni 100 pensionati


Messaggi raccomandati

1 ora fa, pino ha scritto:

Ho trovato un articolo ( non Inps ) che parlava della pensione indiretta ( con un minimo di 15 anni versati )in caso di premorienza,

Nulla di nascosto, Sul sito INPS c’è tutto. Sono le stesse regole, percentuali e importi della reversibilità 

Qui

  • Thanks 1
Link al commento
https://melius.club/topic/14420-66-lavoratori-attivi-ogni-100-pensionati/page/5/#findComment-827488
Condividi su altri siti

Un art. di MF di questa settimana ( un po' lungo come post , ma l'articolo di MF rimane sul punto e vale la pena leggerlo, secondo me )

"Pensioni, l’Inps va verso il collasso. Come è stato possibile

Con 23 milioni di pensionati e altrettanti lavoratori i conti sono sull’orlo del dissesto. Come ci sono arrivati? Con il filo rosso delle cattive riforme: dallo stop al sistema a capitalizzazione fino a Quota 103 . Se il presidente del Consiglio Ivanoe Bonomi avesse saputo a che cosa il Paese sarebbe andato incontro decenni dopo, forse quel decreto luogotenenziale del marzo 1945, firmato da Umberto di Savoia, che faceva le veci di suo padre Vittorio Emanuele III, non avrebbe mai visto la luce. E oggi quello delle pensioni sarebbe tutto un altro film. Perché il baco nel sistema previdenziale italiano viene introdotto con quel provvedimento del quale si fatica a comprendere la ragione, considerando che la guerra non è ancora finita e nessuno è in grado di dire che cosa potrà accadere di lì a poco.

Pensioni, il filo rosso delle cattive riforme

Eppure il secondo governo Bonomi decide che è il momento di una riforma delle pensioni. Da quel momento il sistema a «capitalizzazione», per cui le pensioni si pagano con i contributi investiti (che quindi danno un rendimento e crescono), sarà parzialmente sostituito da un sistema a «ripartizione», per cui le pensioni si pagano invece con i contributi versati da chi lavora. Che non vengono investiti e non rendono nulla. L’Italia era a pezzi, l’economia era a pezzi, la finanza era a pezzi. Mantenere un sistema a capitalizzazione pura non avrebbe forse consentito di pagare le pensioni. Molto diversa però era la situazione nel 1969, quando uno dei governi di Mariano Rumor si rese autore di un’altra riforma: spazzando via la residua componente a «capitalizzazione» e decretando così che da allora in poi la previdenza pubblica avrebbe pagato integralmente gli assegni con il metodo a «ripartizione».

C’era il boom economico, e forse nessuno poteva immaginare che la società industriale sarebbe finita presto in crisi, che l’aumento dell’occupazione non sarebbe durata all’infinito, che il Paese avrebbe smesso di fare figli e la popolazione sarebbe invecchiata di colpo. Facendo implodere un sistema previdenziale concepito al tempo delle vacche grasse.

Forse. Resta il fatto che quei governi democristiani targati Rumor all’inizio dei mitici anni Settanta lo devastano letteralmente. Vero è che già nel 1965 i dipendenti pubblici potevano andare in pensione con soli 20 anni di contributi (25 per i dipendenti degli enti locali), ma il colpo di grazia arriva nel 1973 con le baby pensioni: bastano alle donne sposate 14 anni, sei mesi e un giorno.

 

Sembra che il pozzo sia senza fondo, ma intanto il metodo della «ripartizione» comincia a mostrare le prime crepe. Qualcuno capisce che il rapporto fra pensionati e occupati stava pericolosamente crescendo, il che potrebbe compromettere la possibilità di pagare le pensioni.

Ci prova il governo di Bettino Craxi, a mettere un freno alle baby pensioni. Ma i democristiani si oppongono. Tocca allora a Giuliano Amato, in quel terribile 1992, chiudere quella porta. Se non tutta, almeno in parte. Riesce a farlo perché il suo è un governo d’emergenza, e tutte le riforme in senso restrittivo da allora in poi vengono fatte, guarda caso, da governi tecnici o emergenziali.

Dopo quella di Amato, la riforma più radicale è quella del governo di Lamberto Dini, 1995. I lavoratori che nel 1996 non hanno ancora all’attivo 18 anni di contributi andranno in pensione con un nuovo sistema, che si chiama «contributivo». I loro assegni saranno pagati solo in proporzione dei contributi effettivamente versati e non, com’è sempre accaduto, in rapporto alle ultime retribuzioni.

Si pensa che sia la soluzione definita. Invece no. Ben presto si capisce che il «contributivo» non basta. Prima di tutto perché ci sono milioni di pensionati che incasseranno ancora assegni in base all’ultimo stipendio. Ma soprattutto perché la previdenza obbligatoria continua sempre a funzionare a «ripartizione», con miliardi di euro di contributi versati dai lavoratori che non rendono un euro ma servono soltanto a pagare le pensioni. E mentre i pensionati aumentano sempre di più, i lavoratori stabili invece diminuiscono.

La situazione continua a rimanere difficile, ma a dispetto di ciò tutti i governi cercano di trovare scappatoie per allargare le maglie senza far vedere i buchi. La ragione? In un Paese che invecchia, gli anziani sono il motore del consenso politico.

Ecco allora un governo Berlusconi che fissa di colpo a 57 anni e 35 di contributi il limite per le pensioni di anzianità (introdotte nel 1965!), ma garantendo mostruosi aumenti di stipendio ai lavoratori che rinviano il pensionamento: le aziende non pagheranno i contributi previdenziali, trasferiti tutti nella busta paga. Serve ad ammorbidire il famoso «scalone» imposto a chi per andare in pensione deve aspettare il cinquantasettesimo compleanno. Ma al governo ritorna il centrosinistra, e la prima riforma è l’abolizione dello scalone. A spese ovviamente dei contribuenti.

Fino a quando, vent’anni dopo il fatidico 1992, si sfiora un’altra volta la crisi finanziaria. Arriva il governo di Mario Monti, che partorisce la riforma più dura dell’epoca repubblicana. Si bloccano gli esodati e le rivalutazioni, mentre l’età pensionistica viene legata all’età anagrafica: più è lunga l’aspettativa di vita, più tardi si va in pensione.

Ora siamo oltre i 67 anni

Dieci anni prima l’Inps ha inghiottito l’ente di previdenza dei dirigenti d’azienda, sull’orlo del dissesto. E adesso è la volta dell’Inpdap. L’ente dei dipendenti pubblici che con i contributi riesce a malapena a coprire il 50 per cento delle pensioni finisce a sua volta nell’Inps. Ma sono palliativi. È chiaro che nemmeno la riforma di Elsa Fornero eviterà a lungo andare il collasso. Nonostante questo, i governi successivi non cessano di spalancare altre crepe. Non c’è un esecutivo che non conceda a qualche categoria sgravi contributivi, aprendo una falla che ora ha raggiunto 17 miliardi l’anno. Spuntano grimaldelli come l’Ape sociale e l’opzione donna per aggirare il blocco delle pensioni di anzianità.

Poi, appena sei anni dopo la dolorosa riforma Fornero, una nuova terribile mazzata. È la quota 100, che consente di andare in pensione a soli 62 anni con 38 di contributi. Per la Lega di Matteo Salvini è la contropartita del reddito di cittadinanza preteso dal Movimento 5 stelle. E pazienza se il debito previdenziale implicito va in orbita. Non contenti, da allora si cercano altre strade, sempre sulla medesima traiettoria, per favorire i pensionati. Quota 102, quota 103… Senza rendersi conto che le prospettive sono catastrofiche. Già oggi a fronte di 23 milioni di lavoratori si pagano in Italia circa 23 milioni di pensioni. Mentre l’Inps, ora commissariata dal governo Meloni, continua a inglobare enti devastati dalla «ripartizione». L’ultimo in ordine di tempo, quello dei giornalisti. Se non si cambia il sistema, tornando alla «capitalizzazione», i nostri figli e nipoti difficilmente avranno pensioni degne di questo nome.

 

 

Poi abbiamo avuto anche altri problemi( cose in cui i tuonatori odierni, anche qui presenti,  han inzuppato alla grande)

Link al commento
https://melius.club/topic/14420-66-lavoratori-attivi-ogni-100-pensionati/page/5/#findComment-827491
Condividi su altri siti

@Jack  Gli italiani sono fra i popoli più ricchi del mondo (almeno fino a quando non saranno costretti a ripianare l’enorme debito pubblico). Il nostro tenore di vita è mediamente alto, sui nostri conti correnti ci sono tantissimi soldi (e siamo uno dei popoli con più proprietà immobiliari). Contemporaneamente anche i pessimisti hanno ragione, la società italiana è allo sfascio: l’inverno demografico ci condanna se non all’estinzione almeno ad un sempre più notevole ridimensionamento (civile, economico , culturale). La crisi demografica deriva dal benessere economico, vale per tutti i popoli benestanti, e d’altronde i bei tempi andati in cui si facevano undici figli erano quelli del chinino e della pellagra. Per uscire dalla crisi o convinciamo le nostre figlie a non studiare e realizzarsi professionalmente così che possano dare figli alla patria, o decidiamo finalmente di gestire l’immigrazione come fanno i popoli più furbi.

  • Melius 1
Link al commento
https://melius.club/topic/14420-66-lavoratori-attivi-ogni-100-pensionati/page/5/#findComment-827497
Condividi su altri siti

Mi domandavo quale percentuale di ragazzi delle nuove generazioni riusciranno a superare i 35 36 anni di contributi nell'arco della loro vita lavorativa prima di arrivare a 67 anni. Le pensioni saranno sempre più striminzite sia per questo che per altri motivi già accennati da alcuni forumers.

 

 

Link al commento
https://melius.club/topic/14420-66-lavoratori-attivi-ogni-100-pensionati/page/5/#findComment-827555
Condividi su altri siti

8 ore fa, andpi65 ha scritto:

Da quel momento il sistema a «capitalizzazione», per cui le pensioni si pagano con i contributi investiti (che quindi danno un rendimento e crescono), sarà parzialmente sostituito da un sistema a «ripartizione»

Questo è stato l'errore che ha portato a tutti i problemi di oggi…l'unica soluzione decente è tornare ad un vero sistema a capitalizzazione, meglio ancora se privato, in cui più fondi pensione gestiscono i capitali dei lavoratori in concorrenza tra loro…lo stato dovrebbe esclusivamente garantire il rispetto di poche regole di buon senso…e defiscalizzare tutti i contributi fino a quando le rendite saranno effettivamente utilizzate…

Link al commento
https://melius.club/topic/14420-66-lavoratori-attivi-ogni-100-pensionati/page/5/#findComment-827572
Condividi su altri siti

I fondi privati in Italia ( questo è il punto ) andrebbero a finire come quelli Statunitensi,salta una banca,e saltano i fondi.

Dovremmo volgere lo sguardo verso Francia e Germania.

I soldi son stati versati ,la cassa pensioni doveva rimanere tale.

Io ero un semplice quadro il mio montante pensionistico è molto alto ci si acquistano due ville o quattro appartamenti.

Dove sono andati a finire i soldi,perchè da dipendente privato,sono stati versati dalla mia ex azienda.

Adesso il problema della nostra classe politica è il premierato,e gli altri che si fottano.

Link al commento
https://melius.club/topic/14420-66-lavoratori-attivi-ogni-100-pensionati/page/5/#findComment-827595
Condividi su altri siti

43 minuti fa, Velvet ha scritto:

 

Mi pare siamo nel regno di utopia 

 


sono purtroppo d’accordo con te, vado per i 57, ero (politicamente) un giovane di belle speranze sono ormai disilluso. Ma cosa succederà se, come paese, andremo ancora avanti così? Il debito pubblico cresce a dismisura, non abbiamo politiche di sviluppo, passiamo da un’emergenza all’altra, della qualità della classe politica (tutta) nemmeno a parlarne, inverno demografico, emigrazione qualificata non compensata da immigrazione di qualità. Sono invecchiato guardando alla TV i modèllini del ponte di Messina… adesso che si avvicina il momento della pensione discuto di insostenibilità della spesa previdenziale. O ci iniettiamo due cc di utopia, oppure moriremo distopici.

  • Melius 1
Link al commento
https://melius.club/topic/14420-66-lavoratori-attivi-ogni-100-pensionati/page/5/#findComment-827635
Condividi su altri siti

2 ore fa, ferdydurke ha scritto:

Questo è stato l'errore che ha portato a tutti i problemi di oggi

come sempre ho scritto io che un sistema a capitalizzazione oltre ad averlo gestito l’ho anche apprezzato - assaporato - sulla pelle 😁

ma hanno ragione anche @Velvet che sottolinea la estrema difficoltà di passare da uno all’altro oggi ed anche @keres che sottolinea la situazione di occupazione intermittente tipica del paese, o perché si perde il lavoro o perché questo è in nero

Le soluzioni ci sarebbero, ma ci vuole tempo e perizia. Cose che non vedo né nell’elettorato né nell’amministrazione 

Link al commento
https://melius.club/topic/14420-66-lavoratori-attivi-ogni-100-pensionati/page/5/#findComment-827701
Condividi su altri siti




  • Badge Recenti

    • Membro Attivo
      simo15
      simo15 ha ottenuto un badge
      Membro Attivo
    • Ottimi Contenuti
      Paky33
      Paky33 ha ottenuto un badge
      Ottimi Contenuti
    • Membro Attivo
      Oscar
      Oscar ha ottenuto un badge
      Membro Attivo
    • Badge del Vinile Verde
      jackreacher
      jackreacher ha ottenuto un badge
      Badge del Vinile Verde
    • Contenuti Utili
      Sognatore
      Sognatore ha ottenuto un badge
      Contenuti Utili
  • Notizie

  • KnuKonceptz

    Kord Ultra Flex speakers cable

    Rame OFC 294 fili 12 AWG

    61dl-KzQaFL._SL1200_.jpg

  • 42 Diffusori significativi degli anni ‘70

    1. 1. Quali tra questi diffusori degli anni '70 ritieni più significativi?


      • Acoustic Research AR-10π
      • Acoustic Research AR-9
      • Allison One
      • B&W DM6
      • BBC LS3/5a
      • Dahlquist DQ10
      • Decibel 360 Modus
      • ESS AM-T 1B
      • IMF TLS 80
      • JBL L300 Summit
      • Jensen Model 15 Serenata
      • KEF 105 Reference
      • Linn Isobarik
      • Magnepan Magneplanar SMG
      • Magnepan Magneplanar Tympani 1
      • Philips RH545 MFB Studio
      • RCF BR40 & BR55
      • Snell Type A
      • Technics SB-10000
      • Yamaha NS-1000M

×
×
  • Crea Nuovo...