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L'ambiente conta meno dell'impianto


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1 ora fa, leonida ha scritto:

Questo, allo stato attuale, avviene nel 100% dei casi, dicendo 95% ho voluto mitigare la drasticità dell'affermazione.

Vedo che ti stai dimenticando del video di Toole che dice l'esatto opposto. Hai preso la parte che apparentemente poteva avvalorare la tua tesi, era invece un preambolo per arrivare al succo del discorso, a misura migliore corrisponde maggiore preferenza. A poco vale che non sia il 100%. Direi che è meglio non essere nella percentuale che manca ed il motivo mi pare intuibile. Che poi tu immagini che qualcuno, tolto il muggito lo rimpianga è una possibilità, rara, ma concreta. A fini della discussione irrilevante. Possiamo anche cercare uno quasi sordo e vedere cosa ne pensa del suono riprodotto dal  sistema di dufay. Ma avrebbe rilevanza? Ci interessa quell'uno o quasi tutti?

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2 ore fa, naim ha scritto:

Impostazione diversa: uno più brillante .... l'altro con, in confronto, un roll-off sulle acute ....

In questi casi è semplicissimo togliersi lo sfizio di verificare personalmente: basta far suonare ai due streamer del rumore rosa e con un computer con scheda audio acquisire, in analogico, l'output del DAC. Con un qualsiasi programma audio (ad esempio ARTA) si evidenziano subito eventuali diverse risposte in frequenza, dovute magari a qualche plugin che lavora sottotraccia, ed anche banali differenze di livello che spesso sono la vera causa delle differenze percepite.

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7 minuti fa, faber_57 ha scritto:

ed anche banali differenze di livello che spesso sono la vera causa delle differenze percepite.

Non si trattava di differenze di livello. Alzando il volume dello streamer che suonava più ''spento'', questo suonava più forte ma sempre in modo spento rispetto all'altro.

Io comunque non me ne stupisco, non è stata la sola volta che ho trovato differenze tra server, come le ho trovate tra streamer e MacBook .  

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2 ore fa, ilmisuratore ha scritto:

Visto che il tema principale è l'ambiente, una foto sulla qualità del sistema acustico comunque la vorrei postare, non per Dufay, il quale non è mai interessato alle cose serie, ma come esempio a cui si dovrebbe tendere [il piu possibile] per una riproduzione dei bassi e mediobassi perfetta, veloce, articolata ed estesa

 


 

Bella rappresentazione grafica dell’RT60 (=116-56).

La zona bianca a 350 mS sui 40 Hz come si interpreta? Il suono va sotto i 56 db e poi “riparte”??

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ilmisuratore
37 minuti fa, Collegatiper ha scritto:

La zona bianca a 350 mS sui 40 Hz come si interpreta? Il suono va sotto i 56 db e poi “riparte”??

Essendo una rappresentazione a 1/48 di ottava, la banda in cui il livello decade viene mostrata in modo molto selettivo

A circa 40 hertz [per la precisione il *buco* ricopre a malappena 2,5 hertz di banda tra 37 hertz e 39,5 hertz] avviene una microcancellazione, poi alle frequenze adiacenti ricompensata dal *riverbero* del locale

Per il nostro udito equivale come se per la vista volessimo cercare uno spillo in una grande spiaggia

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ilmisuratore
1 ora fa, faber_57 ha scritto:

In questi casi è semplicissimo togliersi lo sfizio di verificare personalmente: basta far suonare ai due streamer del rumore rosa e con un computer con scheda audio acquisire, in analogico, l'output del DAC. Con un qualsiasi programma audio (ad esempio ARTA) si evidenziano subito eventuali diverse risposte in frequenza, dovute magari a qualche plugin che lavora sottotraccia, ed anche banali differenze di livello che spesso sono la vera causa delle differenze percepite.

Sarebbe molto interessante, e come detto prima, non solo verrebbero fuori le differenze che si sentono, ma pure quelle che, anche se presenti, non si riuscirebbero a sentire

 

 

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Mighty Quinn

@ilmisuratore

Ci sono le differenze che possiamo sentire e che sentiamo

Ci sono le differenze che possiamo sentire e che non sentiamo

Ci sono le differenze che non possiamo sentire e che non sentiamo

Ma soprattutto, in hiend quasi sempre.....

Ci sono le differenze che non possiamo sentire e che sentiamo

 

Firmato: Donald Rumsfeld-Sabbatini 

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1 ora fa, grisulea ha scritto:

a misura migliore corrisponde maggiore preferenza.

Siamo a 88 pagine e come assolutamente  prevedibile nessuna convinzione o certezza viene e verrà minimamente scalfita.

 

Vogliamo una volta per tutte verificare attraverso i fatti, ossia attraverso una probante esperienza sensoriale la scientificità di questo assunto che ripeti ciclicamente con assoluta convinzione, confortato e supportato dal luogo comune che, con certezza, che a miglior misura debba necessariamente corrispondere un miglior ascolto?

Quando e dove vorrai, e se vorrai,  potremmo verificare la presunta scientificità dei tuoi assunti, delle tue fonti, e quelle di chiunque altro abbia le tue stesse certezze e/o convinzioni

Tu in qualsiasi location ed attraverso qualsiasi sistema, con qualsiasi mezzo a tua disposizione produrrai la più perfetta delle curve, o quella che ritieni più idonea, da un x diffusore passivo, a me invece lascerai il tutto nelle condizioni originarie eliminando la correzione.

Sceglierai ovviamente tu gli ascoltatori che giudicheranno il risultato qualitativo di un x numero di registrazioni  provenienti da qualsiasi fonte, you tube compreso, , da quelle storiche dal 1910 a quelle di oggi. 

La location potrai sceglierla tu, preferibilmente un ambiente che consideri difficile o impossibile, o anche quello che credi ti avvantaggerebbe e  mi penalizzerebbe maggiormente.

 

 

 

 

 

  

 

 

 

  

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Mighty Quinn
4 minuti fa, leonida ha scritto:

Siamo a 88 pagine e come assolutamente  prevedibile nessuna convinzione o certezza viene e verrà minimamente scalfita.

Ma non è quello il punto anzi chissene!

pensa a tutte le cose utili che ha imparato Dufay! 

 Non è meraviglioso?

 

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ilmisuratore
29 minuti fa, leonida ha scritto:

produrrai la più perfetta delle curve, o quella che ritieni più idonea, da un x diffusore passivo, a me invece lascerai il tutto nelle condizioni originarie

Questo comunque non ha molto significato

Un sistema non genera soltanto alterazioni di non linearità di risposta, ma anche alterazioni legate alla qualità del segnale

A questo punto si potrebbe rigirare *l'offerta*

Si crea un sistema con cattive misure [che ne determinano la qualità] e poi te vedrai come [non] risolverle, poichè non potrai

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2 minuti fa, ilmisuratore ha scritto:

 

A questo punto si potrebbe rigirare *l'offerta*

Si crea un sistema con cattive misure [che ne determinano la qualità] e poi te vedrai come [non] risolverle, poichè non potrai

Esatto. 

 

37 minuti fa, leonida ha scritto:

Siamo a 88 pagine e come assolutamente  prevedibile nessuna convinzione o certezza viene e verrà minimamente scalfita.

Convinzione? Sono test altamente scientifici. E non miei. 

 

38 minuti fa, leonida ha scritto:

Quando e dove vorrai, e se vorrai,  potremmo verificare la presunta scientificità dei tuoi assunti,

Non sono miei.

 

39 minuti fa, leonida ha scritto:

da un x diffusore passivo,

Passivo? Siamo nel medioevo? Io ti porto un modesto diffusore passivo e poi porto qualcosa di decisamente eccellente attivo così che non ci saranno dubbi su quanto le misure pesano. Con ovviamente tutte le vie di mezzo. Se il sistema è circa quello hai voglia di dimostrare, son misure, non miracoli. Se intendi il singolo ambiente il discorso cambia poco, per renderlo adeguato, trattamenti a parte, serve un sistema complesso.  Nel medioevo si poteva magari usare la suggestione. Oggi ci sono i DSP in attivo. Ma se ancora non sei convinto ti ho già chiesto di togliere al mio sistema un picco di 18 db a 60 hz. Anche solo si non farmelo sentire, poco importa se rimane. Mai saputo come da te.

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@leonida in pratica la tua “posizione” è la seguente?

 

Qualora la motivazione di un fenomeno acustico non dovesse risultare spiegabile attraverso le comuni leggi fisiche che governano l'elettroacustica, generando quindi l'abituale ricorso ad illusioni et similia, dovrà, già da oggi, essere considerata l'ipotesi che la variazione risulti essere il prodotto di un fenomenologia capace di produrre variazioni di elaborazione del messaggio acustico ,molto spesso di entità ben superiori a quelle prodotte elettricamente dalle apparecchiature di riproduzione.
Le variazioni risultano essere perfettamente percepibili ed in modo ripetibile in quanto generate da aspetti fisici e fisiologici in un loro preciso rapporto causa effetto, valido erga omnes in quanto riguardante la fisiologia umana e quindi assolutamente non legate a peculiari aspetti soggettivi del singolo ascoltatore.

Ho scritto che la causa delle differenze percepite non risiede in una variazione elettrica del segnale, e per conseguenza non ha alcuna relazione con una variazione dell'onda che raggiunge il timpano.

Ad oggi, una diversa interpretazione dello stesso fenomeno acustico è considerata, almeno in un caso, illusione.
Uno studio scientifico, pubblicato quest'anno, per la prima volta, dimostra la possibilità di una diversa elaborazione da parte del cervello della stessa informazione acustica, qualora questo risulti sottoposto a particolari condizioni di influenza fisica, riscontrabili abitualmente nella vita reale.
Non accludo il link, per non banalizzare l'aspetto scientifico della ricerca, compiuta dal massimo esperto mondiale riguardo l'interazione luce/cervello

Niente quindi probabili o improbabili fantasie dell'ascoltatore, niente fenomeni illusori, si tratta di scienza , che permette , nell'ipotesi di una razionalizzazione delle cause distorcenti la corretta interpretazione del fenomeno acustico, il raggiungimento di risultati enormemente superiori grazie alla possibilità di un progressivo avvicinamento fino al raggiungimento dell'originale linearità uditiva, pesantemente alterata a causa dell'avvento della corrente elettrica.

L''elettroacustica, ha oggi, in base a mie personali conoscenze, un'aspetto assolutamente marginale riguardo la possibilità del raggiungimento di una elevata o elevatissima qualità di riproduziome, elevatissima in quanto potenzialmente capace di imitare o addirittura superare le sensazioni prodotte dal suono live non amplificato.
Se quest'ultima affermazione dovesse apparire eccessiva e fuorviante se non delirante, ipotesi normale allo stato attuale, si consideri che, ammessa l'esistenza di fenomenologia distorcente la corretta interpretazione, anche la percezione acustica del vivo risulterebbe essere soggetta agli stessi fenomeni alteranti.
Il suono reale , prodotto dal vivo da uno strumento non amplificato, non risulterà quindi quello percepito dall'ascoltatore, quello che gli risulterà sarà una versione con gli stessi difetti e le stesse caratteristiche di un impianto di riproduzione, accendere o spegnere o cambiare il cavo di una lampada presente nella stanza dove si esibisce un pianistà, produrrà una nuova, differente percezione del suono dello stesso strumento.

Ad oggi si attribuiscono all'acustica classica il 100% della conoscenza delle cause che determinano il come si ascolta in una stanza o in un auditorium.
Oggi, personalmente, mi risulta che oltre il 50% delle cause del come si ascolta in un determinatp ambiente, riguardino altra fenomenologia, assolutamente sconosciuta.


In conclusione: il suono percepito, vivo o riprodotto, a causa di una precisa fenomenologia, non risulta essere lo stesso esistente in quella situazione, ma una versione percepita sostanzialmente in modo alterato dall'ascoltatore, ed assolutamente non paragonabile alla qualità di quanto avrebbe dovuto percepire.
La qualità percepita, rispetto alla qualità e quantità di informazioni potenziali, mi risulta essere ben inferiore a quella del formato mp3.
Sto affermando che , non per sua colpa, ma a causa di precisi fenomeni, il cervello elabora le informazioni sonore con una qualità inferiore all'MP3.
Ovviamente per poterlo affermare devo avere la possibilità di confrontare le due versioni. Dovrò quindi essere in grado di ottenere tutt'altro risultato da quello apparente, intervenendo sull'origine dei fenomeni distorcenti senza, pertanto, alcun cambiamento elettroacustico nel sistema di riproduzione.


Giuseppe Scardamaglia

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Salve,

ero convinto di partecipare ad un forum di Audiofili, cioè di appassionati dell’ascolto della musica , in questo caso riprodotta , ai  quali piace ascoltarla  al meglio e trarne piacere , adoperandosi per ottenere il massimo dalle apparecchiature che, nel limite delle risorse disponibili, riescono ad assemblare.

Appassionati dell’ascolto dunque , del buon ascolto ,corroborato dall’ esercizio e dall’ affinamento del proprio apparato uditivo e degli altri sensi  coinvolti in questa ricerca del piacere .

Apparato uditivo, sensi, percezione …parliamo di noi , siamo noi al centro di tutto , siamo allo stesso tempo fruitori e giudici ; siamo noi, sono i nostri sensi , le reazioni agli effetti dell’ascolto della musica  che stabiliscono se i nostri sforzi hanno ottenuto il risultato sperato se , il tempo dedicato, i denari spesi, sono riusciti ad innescare  quel fenomeno  che, nell’ascolto della musica  dal vivo avviene per. natura quasi sempre ed in quella riprodotta invece  più raramente :  l’attivazione del meccanismo del piacere.

Ora però , dopo quasi novanta pagine , scopro che la maggior parte degli scriventi non si fida di se stesso , non usa le proprie orecchie , non attiva i propri sensi , non se la sente di valutare quello che sente ;   preferisce affidarsi a strumenti, al feedback captato da un microfono, all’analisi di un software , a dei numeri, a dei grafici .

Siamo giunti quasi al sovvertimento dei ruoli, la mia funzione di utilizzatore finale e di arbitro viene subordinata o addirittura sostituita dal giudizio della valutazione strumentale, che non viene più utilizzata come  eventuale ausilio a sostegno dell’analisi di un problema  rilevato all’ascolto , ma utilizzata preventivamente ed in termini assertivi   .

E se il giudizio all’ascolto e quello rilevato non dovessero coincidere ?

Nella logica dei più dovrei soccombere io.

Mi dispiace, I don’t agree

 

Saluti, Fabrizio.

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