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Melius Club

Il Cambiamento climatico non può essere ignorato come problema …


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2 minuti fa, briandinazareth ha scritto:

Ricordiamo che il 97% degli scienziati e degli studi sottoposti a peer review dicono che almeno la metà del riscaldamento climatico è di origine antropocentrica.

Dove l’hai wikipardata questa bufala ?

briandinazareth
13 minuti fa, Roberto M ha scritto:

Dove l’hai wikipardata questa bufala ?

 

È meglio se ti informi prima di partire lancia in resta.

 

È vero che non ti interessa dei fatti e della reputazione, ma un po' di prudenza sarebbe intelligente averla.

 

Gli studi più recenti (2019 e 2020) parlano addirittura del 99%, altri studi parlano del 97%.

Quindi sono rimasto sul prudente.

 

Invece è totale il consenso di tutte le società scientifiche internazionali di climatologi.

 

Ma ero abbastanza sicuro che ti saresti rivolto al negazionismo.

 

Dopo le sparate su soros era chiara la deriva.

Questa del 97% degli scienziati che dicono che il cambiamento climatico e’ causato per almeno il 50% dall’uomo e’ una colossale bufala.

Sono proprio queste dichiarazioni false e questo atteggiamento ridicolo estremista da setta che annuncia la fine del mondo a rendere più difficile attuare politiche ambientaliste per contrastare l’inquinamento e il cambiamento climatico.

 

https://www.opinione.it/editoriali/2023/06/01/federico-punzi_consenso-climate-change-fake-news-bufala/

  • Melius 2

Nell’articolo dell’opinione linkato c’è anche la genesi, l’origine della Bufala del 97% di consenso, come e’ nata e perche’, numeri alla mano, e’ una falsità.

 

studio è quello pubblicato nel 2013 da John Cook e altri otto autori, che hanno preso in esame 11.944 articoli scientifici sul cambiamento climatico o il riscaldamento globale pubblicati tra il 1991 e il 2011.

In effetti, come ammettono gli autori stessi nell’abstract, nel 66,4 per cento di essi non si parla nemmeno di “riscaldamento globale antropogenico”. Il 32,6 per cento degli articoli sostiene l’origine antropica, lo 0,7 la nega e lo 0,3 per cento è incerto.

È tra questi ultimi articoli, che esprimono una posizione sul “riscaldamento globale antropogenico”, dunque, che si ottiene il numero magico del 97,1 per cento.

Ma come osserva correttamente il professor Battaglia, è il 97,1 per cento del 33,6 per cento, quindi in realtà solo un 32,6 per cento degli 11.944 articoli esaminati prende esplicitamente posizione a favore della teoria dell’origine antropica del riscaldamento globale o cambiamento climatico. In realtà, il professor Battaglia è stato fin troppo cauto e generoso.

Ad un ulteriore approfondimento, infatti, la bufala risulta essere ancora più clamorosa.

IL “CONSENSO” SCIENTIFICO

Innanzitutto, una premessa molto importante. Dobbiamo sempre tenere a mente che la scienza non avanza attraverso il consenso, a colpi di maggioranza. Ovviamente il consenso della comunità scientifica va preso sul serio e considerato, ma non può esaurire il dibattito scientifico. Sarà banale ricordarlo, ma ai tempi di Galileo Galilei, il “97 per cento” degli scienziati (non solo bigotti e superstiziosi) credeva fermamente che fossero il sole e gli altri pianeti a girare intorno alla Terra.

Se poi coloro i quali sostengono la causa umana del cambiamento climatico si aggrappano ad un consenso immaginario, basato su una falsa rappresentazione del dibattito scientifico in corso, ciò è ovviamente degno di nota. Dobbiamo inoltre far notare che l’articolo di Cook, come scrivono gli stessi autori, “è stato concepito come un progetto di citizen science da volontari che contribuiscono al sito web Skeptical Science, un sito che si occupa di contrastare lo scetticismoe la disinformazione sul riscaldamento globale antropogenico.

 

LO 0,3 PER CENTO

Entriamo ora nel merito. Ciò che emerge è che non solo l’articolo esclude arbitrariamente dal conteggio 7.930 studi che non prendono alcuna posizione sull’argomento. C’è di più: quel cosiddetto “97 per cento”, che abbiamo visto in realtà essere un 32,6 per cento, include tre diversi gradi di consenso alla teoria dell’origine antropica del cambiamento climatico. Solo gli studi che rientrano nella prima categoria sostengono esplicitamente che le attività umane sono la causa principale del riscaldamento. Nella seconda e nella terza categoria, che guarda caso includono la maggior parte dei lavori, rientrano quegli studi che riconoscono che le attività umane giocano un ruolo nel riscaldamento globale o cambiamento climatico, ma senza quantificarlo, o che le emissioni di gas serra sono responsabili del riscaldamento, senza tuttavia affermare esplicitamente che le attività umane ne siano la causa.

Un successivo studio del 2015, a firma David Legates e altri due autori, ha revisionato gli stessi 11.944 articoli scientifici esaminati da Cook, scoprendo che solo uno 0,3 per cento di essi (1,6 per cento escludendo i lavori che non si esprimono sull’argomento) sostiene la teoria delle attività umane come causa principale del riscaldamento globale, spacciata invece per verità scientifica al 97 per cento nel dibattito pubblico.

Sorprendentemente, rileva questo studio, Cook e i suoi collaboratori avevano essi stessi contrassegnato solo 64 articoli (lo 0,5 per cento degli 11.944 esaminati) a sostegno di questa tesi. Nessun articolo a sostegno della catastrofe imminente.

CONSENSO IMMAGINARIO

Dunque, l’articolo di Cook e soci, da cui trae origine la pretesa dei Verdi e degli attivisti, ha alimentato una falsa rappresentazione del consenso scientifico sulle cause del riscaldamento globale o cambiamento climatico. Il 97 per cento è un numero senza alcun fondamento. La stragrande maggioranza degli studi esaminati o non si esprime, o non ritiene le attività umane la causa principale, ma al più una concausa.

 

 

briandinazareth

@Roberto M

 

Dovresti informarti meglio anziché credere ad ogni cosa che trovi su internet per avvalorare le tue tesi, ti riferisci ad un vecchio studio, del 2013, dopo quello c'è ne sono stati molti altri.

Tra l'altro l'analisi che riporti e totalmente inventata...

 

Ma basta fare un giro sui siti di tutte le associazioni scientifiche internazionali di climatologia per capire quanto il negazionismo sia più minoritario addirittura di quello sul COVID.

1 ora fa, 31canzoni ha scritto:

Ma chi credi di prendere per il cūlus con questa narrazione per idioti. Trumpianamente contemporaneamente il problema non c'è ed è colpa degli ecologisti. Un ragionamento alogico e ideologicamente fascista. Ci sta e soprattutto è tutto chiaro.

Non hai chiaro un caxxo, farnetichi stupidaggini senza senso e le ammanti da rivelazioni, ma sono solo colossali fregnacce che dimostrano solo quanto non ragioni sui problemi ma tu parta in quarta con il tuo solito delirio ideologico.

 

appecundria
1 ora fa, hfasci ha scritto:

Secondo i climatologi, questi milionesimi di atmosfera aggiunti (forse) per colpa dell'uomo

1 ora fa, hfasci ha scritto:

Da vecchio (e quindi rincoglionito) informatico amante più dei dati più che delle parole

Diciamo che ami i dati prodotti da te stesso. 

Mi raccomando tutti a rottamare i vostri Diesel brutti sporchi e cattivi 

E intanto c’è chi ha fiutato l’affare e si gonfia il portafoglio, fatta la legge trovato l’inganno.

https://www.ilsole24ore.com/art/il-nuovo-business-quote-emissione-AE1TJLi

 

https://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/fallimento-sistema-europeo-quote-co2-convincere-imprese-355292.htm

 

Le grandi aziende manifatturiere acciaio, cemento, petrolio e alluminioquindi alcuni dei più inquinanti, hanno per venti lunghi anni inquinato con il permesso, per così dire. Ma come è stato possibile? Ricostruisce il prima parte dell’inchiesta Di le Monde che le aziende inquinanti hanno ricevuto Unione Europea quote di emissione di CO2 gratuiteche avrebbe dovuto essere ridotto nel tempo, per incoraggiarli a ridurre le proprie emissioni gas serra. Suona paradossale se pensiamo alla massiccia campagna “verde” con cui l’Unione Europea intende realizzare a transizione ecologica estrema, e con tanto di direttive folli come quella famigerata sull’efficienza energetica delle abitazioni. Grazie al sistema di supporto dell’Unione Europea, secondo le stime di Fondo mondiale per la fauna selvaticaanche loro 98,5 miliardi di Euro sono passati nelle casse delle multinazionali inquinanti; solo un quarto di questo importo (25 miliardi euro) è stato destinato all’azione per il clima. Il sistema, quindi, come sempre accade, è nato con le migliori intenzioni, tuttavia in breve tempo si è trasformato in tale strumenti finanziari che consente ai beneficiari di aumentare i propri profitti rivendendo tali azioni.

Lo schema della frode legalizzata

Così, dopo otto mesi di inchieste da parte dei giornalisti del prestigioso quotidiano francese, con il sostegno economico del fondo Giornalismo d’inchiesta per l’Europa (IJ4EU), osservando in particolare i casi di Francia e Spagna e le relative operazioni delle società, si sono resi conto che nell’ambito del sistema di scambio delle quote di emissione (SEQE-EU-ETSaccadevano cose strane. È successo, infatti, che le stesse società hanno rivendutoalcune loro quote, che erano gratuite, ricordiamolo, «per centinaia di milioni di euro, a volte miliardi”. E, tecnicamente parlando, è tutto legale. E quindi, dopo un percorso già avviato nel 1992 con il vertice di Rio de Janeiro su ambiente e sviluppo sostenibile, finché, in 2005, L’Unione Europea “ha creato da zero un mercato che non era mai esistito prima. È la prima volta nella storia dell’umanità», dice Tommaso Pellerin-Carlindirettore del programma Europa delInstitut de l’économie pour le climat. La fase pilota del sistema europeo di quote gratuite era già iniziata 2003. Quindi, dicevamo, ogni anno da vent’anni l’Unione Europea ha deciso di assegnare quote gratuite di CO2 alle imprese (in base ai gas serra che si stima emetteranno nell’anno successivo). Una quota equivale a una tonnellata di CO2. Lo schema della truffa legalizzata, questo piccolo trucco, funziona così: dopo un anno gli impianti industriali devono restituire un numero di quote pari alle loro effettive emissioni di CO2.

Un piccolo regalo ai fondi di investimento

Se hanno emesso più CO2 del previsto, possono farlo acquisire quote aggiuntive da aziende che non hanno utilizzato tutte le proprie, secondo il principio “chi inquina paga”concepito dai creatori di questo mercato; al contrario, se hanno emesso meno CO2 del previsto, possono farlo rivendere le azioni eccedenti che detengono. Proprio come quei tossicodipendenti che rivendono il Metadone fuori dai Sert, se vogliamo tracciare un parallelo. Ora che il quadro, per quanto fosco, è più chiaro, è necessario citare testualmente: “Il governo avrebbe potuto benissimo recuperare i soldi generati dalla vendita delle quote per compensare le attività inquinanti in modo rispettoso dell’ambiente, abbassare l’IVA o ridurre l’imposta sul reddito. Ma non è stata questa la scelta fatta, lasciando invece le aziende libere di operare”, dichiara Julien Hanoteau, professore di economia e sviluppo sostenibile presso la Kedge Business School dell’Università di Aix-Marsiglia. Tutto questo si rivela un enorme regalo per loro fondi di investimento speculatori specializzati nei mercati del carbonio, che scommettono su queste azioni, che vengono scambiate ogni mattina alle 11: il prezzo del carbonio era inizialmente 7 euro per tonnellata, è salito a 24 euro nell’agosto 2008 ed è ora in giro 100 euro. 
 

L’assoluta mancanza di trasparenza

Per aggiungere altre ombre a un contesto molto poco chiaro, la cessione delle quote è soggetta al sigillo del segreto commerciale e, inoltre, le transazioni finanziarie effettuate da ciascuno dei 18.000 siti industriali che hanno beneficiato di quote gratuite sono pubblicate retrospettivamente dall’UE con un tre anni di ritardo. Di conseguenza, per riprendere l’esempio citato da Le Monde, un gruppo superinquinante come Arcelor Mittal ha sempre ricevuto più quote gratuite di quante ne ha emesse in CO2: in totale, secondo i registri EUTL, tra il 2005 e il 2019 il colosso dell’acciaio ha venduto 3,7 miliardi di euro di azioni e ne ha acquistati 1,8 miliardi. ArcelorMittal France ha rifiutato di confermare queste cifre.
 

2 ore fa, hfasci ha scritto:

CO2 in atmosfera, rispetto agli altri componenti gassosi, si misura in parti per milione, cioè in milionesimi.

Attualmente nell'aria vi sono 417 milionesimi di CO2, quindi circa 4 parti su 10.000, pari allo 0,04%

L'incremento di CO2 in un anno  (2020 - 2021) è stato di 1,8 parti per milione, cioè meno di 2 milionesimi.

Secondo i climatologi, questi milionesimi di atmosfera aggiunti (forse) per colpa dell'uomo formerebbero una specie di "cappa" che imprigionerebbe il calore.... eccetera eccetera.

Quindi, secondo te, il climate change è causato da un aumento della co2 in atmosfera dello 0,04%/anno ed intorno a questa tesi si è raccolto un ampio consenso scientifico? 

1 ora fa, claravox ha scritto:

autore di 5 articoli scientifici su riviste internazionali

Si parla di 88 mila articoli sottoposti a peer review e tu rispondi con Pippo Baudo? 

Ma veramente siete convinti di vivere in un grande Truman Show con Soros e Bill Gates? 

Ospite
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