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Social-network, il cancro della nostra società


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Le colonnine blu a sinistra mostrano la quota di popolazione definita di “livello 1” o inferiore, nel 2012. I rombi neri sempre a sinistra indicano invece la quota di popolazione a quel livello o sotto a quel livello undici anni più tardi. Per chiarezza: quando si è a quello che l’Ocse definisce “livello 1”, si rischia di non capire dalle istruzioni nella scatola quale sia la corretta dose di una medicina da dare a un bambino; quando si è sotto al “livello 1”, si comprende il significato di una singola frase ma non necessariamente un concetto espresso in più frasi o la sua verosimiglianza.

 

@LUIGI64

 

La pervasività della società dei consumi ha convinto che il senso dell’esistenza, la “felicità”, consista nell'autonomia illimitata del desiderio individuale, in un mondo di individualismo egocentrico spinto ai suoi limiti estremi. Il mondo è rappresentato come un aggregato di miliardi di esseri umani la cui identità consiste nel perseguire i propri desideri individuali e il problema del giudizio e dei valori ridotto al solo denominatore della illimitata libertà individuale.

Il vocabolario dei diritti e dei doveri, delle obbligazioni reciproche, del sacrificio, della coscienza, dei premi e delle pene, si è progressivamente dissolto, non più compatibile con l’idea che il senso dell’esistenza consiste nella gratificazione immediata di ogni desiderio. Le pratiche e le istituzioni tradizionali (contrariamente a quanto si dice) nei comportamenti reali sono rifiutate quali criteri per ordinare la società e per definire i ruoli nella stessa, per vincolare le persone e per consentire la cooperazione e la riproduzione sociale.

Ma la convinzione che il senso dell’esistenza sia la soddisfazione di ogni desiderio individuale si scontra nel mondo reale con l’altrettanto reale impossibilità di soddisfarli. L’assurda convinzione che i codici etici debbano ridursi solo ad espressioni delle preferenze individuali si scontra con le regole del diritto che impongono dei vincoli che nel recente passato erano interiorizzate nei codici morali.

L’individuo atomizzato dinanzi all’impossibilità di gratificazione immediata dei suoi desideri e ai limiti alla libertà individuale accumula rabbia per questi ostacoli che sono insuperabili e l’individualismo egocentrico diviene un individualismo rabbioso.

 

  • Thanks 1
briandinazareth

@Savgal

 

qyuello che dici è coerente con il resto del discorso e affonda le radici proprio in come funziona la soddisfazione nel nostro cervello e gli effetti dell'esposizione costante e ossessiva alla dopamina. 

 c'è un libro molto interessante che parla proprio di questo e di come la gratificazione immediata sia effettivamente una dipendenza e da cosa è inniescata (quindi parla anche dei social, in profondità): "dopamine nation" di anna lempke. 

4 minuti fa, Savgal ha scritto:

Il mondo è rappresentato come un aggregato di miliardi di esseri umani la cui identità consiste nel perseguire i propri desideri individuali e il problema del giudizio e dei valori ridotto al solo denominatore della illimitata libertà individuale.

In sintesi, il problema è  riconducibile alle dimensioni  psicologiche ed esistenziali (filosofiche)

@briandinazareth

 

Nel tentativo di conquistare la nostra attenzione, di rastrellare più dati e fare più soldi, l’obiettivo delle aziende della Silicon Valley divenne insomma progettare siti o applicazioni che fossero in grado di manipolare il funzionamento del nostro cervello. Nel 2015 comparve anche una startup che prometteva di prendere un sito qualunque e modificarlo in modo da agganciare gli utenti: si chiamava Dopamina Labs. Infatti è stata la dopamina l’ingrediente segreto, il Sacro Graal della Silicon Valley di quegli anni. Cos’è la dopamina? È un neurotrasmettitore che gioca un ruolo importante nella nostra felicità visto che è associato al piacere, alla ricompensa, alla motivazione e che quindi ci induce a ripetere comportamenti che ci hanno dato quelle sensazioni. Esempio: quando non riusciamo a resistere e riprendiamo continuamente in mano lo smartphone per vedere se ci sono notifiche o controllare gli aggiornamenti di status dei nostri amici, stiamo semplicemente cercando una piccola scarica di dopamina. Esattamente come quando siamo davanti ad una slot machine e non riusciamo a smettere di azionare la leva sperando di vincere qualcosa.

 

Questo meccanismo - la produzione di dopamina - si verifica ogni giorno con un sacco di cose che ci fanno stare bene e ci rendono la vita migliore; e con alcune che invece non ci fanno affatto bene e che creano dipendenza, come l’alcol, le droghe e, in certi casi, i social network. Succede questo: l’algoritmo dai nostri comportamenti impara continuamente quali contenuti ci generano una piccola scarica di dopamina, e quindi fa in modo di farceli trovare rinnovati ogni volta che apriamo una certa app. Senza accorgercene, siamo fregati. Felici e fregati.

(Riccardo Luna)

 

  • Melius 2
cactus_atomo

@Savgal non dimenticare che la montalcini era uno scienziato. quao è nato internet lo usavano i militari e le università per anni non ci sn stati virus perchè gli accademici non erano interessati ad un uso illegale di internet. la montalcini ci ha visto un favoloso strumento per la cndvisione della conscena ma internet è come una serrturache pre tutte oe porte, se non ci son ladri è una gran comodità, se ci sono diventa un cavallo di troia. 

l'invenzione della stampa è alla baseanche della rifrma protstante, prima di gutemberg i libri erano ostosissimi, nessun fmigli normale poteva permetterso una bibbia o un vangelo e quindi mai abrevve potuto liberamente cercare di interpretare le scritture. 

i nativi digitali tendono a fidarsi ed a sovrastimare la rete, co vorrann almeno due generazini erchè si riesca a comrendere come usaròa senza farsi travolgere. 

6 minuti fa, cactus_atomo ha scritto:

ma internet è come una serrturache pre tutte oe porte, se non ci son ladri è una gran comodità, se ci sono diventa un cavallo di troia. 

La differenza l’hanno fatta gli smartphone e con essi i social, solo con i PC e la rete fissa non sarebbe accaduto nulla di ciò che è poi successo. 

La colpa è anche dei social e di come funzionano. Non che siano da buttare ma se ci mettono su video cretini o peggio sfide pericolose i proprietari dovrebbero toglierli e invece non lo fanno: perchè? perchè non gliene frega niente se poi i ragazzi si fanno male o si ammazzano: basta guadagnare.

cactus_atomo

@Paolo 62 i social danno dipendenza come e più di alcol fumo gioco droghe, fanno nascere tempeste in un bicchiere d'acqua, se litico con la mia compagna (nssuno dei due frequenta i social) il ftto  a conoscenza di pochi se sono un ssiduo dei social tutti si sentono in diritto di interferire- non stare sui forum in maniera ossessivo compulsivA dovrebbe essere un regola

@cactus_atomo Assolutamente vero. E' che ci si fa l'abitudine e vale anche per questo forum. Lo si apre per vedere se ci sono reazioni negative a quanto abbiamo scritto e poi si guardano le novità. Sta a noi non perderci troppo tempo.

@LUIGI64 Scriveva Platone nella "Repbblica"

«A mio parere la giustizia è ciò che abbiamo posto come dovere assoluto sin dall'inizio, quando abbiamo fondato la
città, o comunque una forma di questo dovere; se ti ricordi, abbiamo stabilito e ripetuto più volte che nella città ciascuno
deve svolgere una sola attività, quella a cui la sua natura è più consona».
«Sì , l'abbiamo detto».
«Inoltre abbiamo sentito ripetere da molti, e l'abbiamo ripetuto più volte noi stessi, che la giustizia consiste nel
compiere il proprio dovere e non impegnarsi in troppe faccende».
«Abbiamo detto anche questo».
«Perciò, caro amico», seguitai, «è probabile che la giustizia consista in certo qual modo nel compiere il proprio
dovere. Sai da che cosa lo arguisco?» «No: dimmelo», rispose.
«Mi sembra», spiegai, «che nella città, oltre alle virtù che abbiamo preso in esame, cioè temperanza, coraggio e
saggezza, resti ancora quella che dà alle altre la facoltà di nascere e una volta nate di conservarsi, finché è presente in
loro. E abbiamo appunto detto che se avessimo trovato le altre tre virtù, quella restante sarebbe stata la giustizia».
«E' inevitabile», confermò.
«Se però», aggiunsì , «si dovesse decidere quale elemento contribuisce più di tutti con la sua presenza a rendere buona
la nostra città, sarebbe difficile scegliere tra la comunanza d'intenti dei governanti, la salvaguardia nei soldati della
legittima opinione su ciò che è temibile e ciò che non lo è, l'accortezza e la vigilanza nei governanti, o piuttosto il fatto
che ciascuno, il fanciullo, la donna, lo schiavo, l'uomo libero, l'artigiano, il governante, il suddito, assolva il proprio
compito senza impegnarsi in troppe faccende».




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