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Il preamplificatore (attivo) ha ancora senso con le sorgenti digitali?


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2 minuti fa, grisulea ha scritto:

Per il più banale dei motivi, finisce in serie alla sorgente, se lo metti da 100 ohm pilota il finale, sempre che dietro ci sia quel che ci vuole, ma la sorgente non pilota il potenziometro, se lo metti da 5 o 10 kohm come vedo spesso, la sorgente non ha problemi ma poi il finale lo devi pilotare con 5 o 10 kohm. Insomma anche in questo caso si devono fare dei calcoli. E bisogna farsi apposta il commutatore, quelli in commercio è difficile siano meno di 10 kohm.

mmmhhhh....io ho un pot 50K log, e va una skeggia, ci ho attaccato di tutto, uno spettacolo

Tutti questi valori e considerazioni vengono da test e prove fatte? Io sono andato per via empirica, poche considerazioni iniziali

Innanzitutto ciao a tutti, questo è il mio primo post. 

L'argomento è molto interessante e la mia opinione è che la preamplificazione mantiene un suo senso nella misura in cui si desidera "scaldare" il suono: un preamplificatore valvolare nella catena, magari semplicemente regolato per guadagno unitario, consente di arricchire il suono con un po' di armoniche pari, quelle che per l'appunto scaldano la riproduzione delle valvole. 

 

I miei tre cent. 

1 minuto fa, Uncino ha scritto:

un preamplificatore valvolare nella catena, magari semplicemente regolato per guadagno unitario, consente di arricchire il suono con un po' di armoniche pari, quelle che per l'appunto scaldano la riproduzione delle valvole

oddio...faccio finta di non avere letto...:classic_biggrin: ma a molti qui il tuo discorso piace ed avrai parecchi like...

  • Haha 2
10 minuti fa, maxgazebo ha scritto:

non lo so...devo verificare, perchè?

Se lo chiedi non inizio certo una nuova pappardella. Me ne guardo bene. Ti suggerisco però di ridurre di almeno 10/20 volte il valore del potenziometro, impedenza di sorgente permettendo.  Se esce con 100/200 ohm usa tranquillamente un 3000 ohm.

39 minuti fa, maxgazebo ha scritto:

Comunque, magra consolazione lo so, credo siano pochissime le apparecchiature che hanno uscita variabile integrata del SoC

Le uscite variabili credo siano 99% fatte in questo modo, ecco perchè ho messo un pot passivo motorizzato

Non penso, ad esempio molti produttori che usano chip ESS Sabre utilizzano il volume digitale a 32 bit dello stesso chip: massimizzano la resa e risparmiano sugli altri componenti. Credo che valga anche per altri chip di conversione che offrono la stessa possibilità. Quel Marantz mi sembra un'eccezione piuttosto che la regola.

L’idea del preamplificatore passivo nasce con l’avvento dei giradischi digitali che hanno un livello di uscita abbastanza elevato (dell’ordine di 2 V per 0 dB «full scale») tanto da poter pilotare direttamente un amplificatore finale (che hanno in genere una sensibilità pari a circa 1 V) a cui è possibile collegarli con  l’interposizione del solo controllo di volume, costituito da un semplice attenuatore.

Questo evita il passaggio del segnale attraverso un ulteriore stadio di guadagno (il preamplificatore) fonte, in teoria, di possibili degradazioni della qualità musicale.
Una di queste degradazioni è il rumore che in uno stadio preamplificatore, che in genere amplifica il segnale di dieci volte (20 dB), è presente sia sotto forma di rumore termico prodotto dai dispositivi attivi, che di ronzio.

Perché questo rumore non degradi sensibilmente il rapporto S/N dei CD, che è in genere compreso tra il 93 ed i 115 dB, il rapporto segnale rumore dello stadio di
amplificazione deve essere superiore di almeno 6 dB rispetto a quello della sorgente.
Nei preamplificatori attivi un rumore così basso è difficile da ottenere, mentre i finali di potenza hanno generalmente un rapporto S/N di almeno 100 dB. Questo è uno dei motivi per cui si sceglie il pre passivo.

L’altro motivo è la mancanza delle distorsioni lineari e non lineari che in genere affliggono gli stadi attivi. La mancanza di amplificazione, però, se da un lato comporta dei vantaggi, dall’altro In questo caso una leggera amplificazione tornerebbe utha sicuramente uno svantaggio quando la fonte digitale è incisa ad un livello «prudenziale», ovvero mediamente troppo basso. Questo si verifica più spesso di quanto si creda (molti fonici registrano intorno ai -20 dB «digitali» con punte a -14 o -10) e non permette di avere un pilotaggio ideale dell’amplificatore di potenza.ile.

Quando si decide la costruzione di un pre passivo la scelta più importante è quella relativa alle impedenze di ingresso e uscita dell’attenuatore. La prima deve essere abbastanza elevata per non caricare gli stadi di uscita del lettore CD mentre la seconda deve essere abbastanza bassa per evitare cali nella risposta in frequenza dovuta ai cavi di collegamento col finale. Nella figura la riportiamo schematicamente le componenti che il segnale deve attraversare nel percorso dalla sorgente all’amplificatore finale in un pre passivo.

La maggioranza degli attuali lettori CD ha un’impedenza d’uscita che mediamente è di 200 ohm (anche se CD player come Wadia e Proceed sono caratterizzati da impedenze inferiori ad 1 ohm!!), per cui un’impedenza di ingresso di 3 kohm è più che sufficiente per non caricare l’uscita del lettore e per non avere eccessiva attenuazione del livello di ingresso.

Facendo riferimento alla figura la, con la formula che segue calcoliamo quanto vale tale attenuazione, provocata dal partitore formato da ZI e Rl, dove ZI è l’impedenza di uscita della sorgente e Rl è l’impedenza di carico:

Attenuazione = R1/(R1+Z1) (1)

sostituendo con i valori indicati precedentemente:

Attenuazione = 3000/(3000+200) = 0,94 equivalente a 0,5 dB circa.

Questo in ingresso. Vediamo che succede all’uscita dell’attenuatore.

L’impedenza di uscita di un attenuatore è data dal parallelo delle resistenze di partizione. Nella figura 1b queste resistenze sono indicate con Ra e Rb; Ra è la somma delle resistenze poste in serie tra l’ingresso e l’uscita, mentre Rb è la somma di quelle tra l’uscita e la massa, per cui la formula per il calcolo dell’impedenza di uscita è la seguente:

Z2 = (RaxRb)/(Ra+Rb) (2)

Quando le due resistenze sono uguali (nel nostro caso 1500 ohm ciascuna) si ha la massima impedenza di uscita che vale un quarto della resistenza totale.

Lo verifichiamo con la formula (2)

Z2 = (1500xl500)/(1500+1500) = 750 ohm

Calcolando il valore di attenuazione con la formula (2)

Attenuazione = 1500/(1500+1500) – 0.5  corrispondente a 6 dB

vediamo che la condizione più sfavorevole si ha quando la posizione della manopola del volume è posta a -6 dB, dove si ha la massima impedenza di uscita e di conseguenza il taglio più in basso della risposta in frequenza.

In figura 1a vediamo che gli elementi responsabili delle variazioni nella risposta in frequenza sono la Z2 ed il C2, che insieme formano un filtro passa basso, con
impendenza di 6 dB per ottava.

1 minuto fa, maxgazebo ha scritto:

va veramente uno spettacolo,

Sarà, magari con una rif che si ferma a 5000 hz, che dipende da dove posizioni la manopola del volume. Spettacolo. Ripeto fare una sorgente digitale senza pre necessita di verifiche. Farla senza pre con potenziometro messo tra sorgente e finale necessita di ulteriori verifiche, sia lato impedenza, sia lato tensioni di pilotoggio, sia lato risposta in frequenza. Discorso generale non necessariamente riferito al tuo caso. Ma con 50 kohm qualche verifica la farei. Che poi il classico orecchio di bocca buona non si accorga di nulla è tutt'altro paio di maniche. Avanti a caso. Vedi perché molti usano ancora il pre? Perché hanno fatto e fanno prove a caso. Se il caso gli ha fatto piacere con dicono che serve, se gli ha fatto piacere senza, dicono senza. Senza sapere perché e percome sono giunti a quella conclusione. In fondo quel che conta è gli piacia, giustamente.

@grisulea ma si, alla fine ognuno si tiene ciò che ha se è felice, non sono certo io a poter dire cosa fare, anzi me ne guardo bene

Posso dire di non fare testo perchè la risposta in casa mia la testo da sempre con analisi FFT, ma sarebbe una cosa da fare per tutti quelli che spendono tanti soldini per il sistema casalingo e magari ne spendono altrettanti per cambiare compulsivamente elementi perchè sembra sempre ci sia qualcosa che non va...basterebbe coinvolgere un professionista che viene con la strumentazione e fa queste verifiche nel proprio ambiente, dove spesso magari basta spostare un po' i diffusori con cognizione per trovare la quadra

Avendo un po' di "manico" al giorno d'oggi basterebbero anche un paio di tutorial su Youtube, una scheda audio USB ed un programma per analisi FFT, non è più roba da ingegneri

  • Melius 1

Ho un finale Musical fidelity ,un Classe’ e un pre musical fidelity , due pre autocostruiti di cui uno a valvole.

Per diversi anni ho usato un dac Teac con uscita variabile e mi sembrava che andasse bene così .

D’altronde da tecnico mi sembrava assolutamente inutile mettere un pre che poteva solo degradare il segnale, visto che tutto doveva funzionare in base a sensibilità del finale e uscita in volt del dac più che sufficiente.

Appena però ho inserito un pre di buon livello i finali  sembrano avere più potenza ,scena più ampia,bassi eccezionali,voci nemmeno a parlarne.Dinamica esplosiva.

Ora ho un dac molto migliore, e nel mio pre a valvole autostruito per esempio ogni miglioramento che apporto si sente perfettamente,come pure si sente mettendo pre diversi o migliori .

A mio parere non è assolutamente un problema di colorazioni per cui può essere solo più piacevole il suono,ma tutto può essere immensamente migliore con un pre 

di qualità superiore

Ripeto parlo anche da autocostruttore per cui se dovessi muovermi con la logica dovrei andare con un buon pre passivo 

Ma le mie prove con finali commerciali diversi mi hanno portato a pensare che il pre deve essere quanto meglio si possa prendere 

Poi se esistono finali che sono integrati senza potenziometro e dac stratosferici e costosi con un ottimo pre non saprei dire.

D’altronde perché c’è cosi interesse verso pre a quattro zeri ora che il digitale è la sorgente primcipale?

  • Thanks 1

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